Filosofia presocratica e socratica/La nascita greca della filosofia

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Indice

[modifica] Grecia contro Oriente

La filosofia, intesa come indagine critica e razionale, appare come il "grande parto" del genio ellenico[1][2].

Se infatti il sapere orientale ha un carattere religioso e tradizionalistico, riservato alla classe sacerdotale e legato ad una tradizione sacra, la sapienza greca si differenzia, presentandosi come una ricerca razionale che scaturisce dalla libertà individuale: ogni uomo libero può filosofare[3].

Alcuni potrebbero obbiettare che i Greci abbiano sviluppato la filosofia in forme analoghe all'Oriente, così come era stato fatto per la religione, l'arte, la scienza e l'organizzazione militare; tuttavia, per quanto in questi ambiti i Greci abbiano raggiunto livelli molto elevati e si possa stabilire se e quanto siano stati ripresi dall'Oriente, la filosofia è un fenomeno che "non solo [...] non ha presso i popoli orientali l'identico corrispettivo, ma nemmeno qualcosa che analogicamente sopporti il paragone"[4].

Reale tenta anche di confutare le tesi di una presunta derivazione della filosofia dall'Oriente[5]:

  • Nessun filosofo in epoca classica accenna ad una derivazione della filosofia greca dall'Oriente
    Lo stesso Platone cita più volte la sapienza orientale, e i personaggi presenti nei suoi dialoghi si richiamano più volte all'autorità di un sapere molto più antico di loro; tuttavia evidenzia lo spirito pratico e non fine a sé stesso del sapere egiziano, rispetto a quello greco.
  • I Greci non erano capaci, prima del periodo ellenico di Alessandro Magno, di tradurre lingue straniere (e non ne avevano l'intenzione, rammentando la loro concezione di barbaro).
  • La conoscenza orientale è più simile a una sapienza per eletti che, come la filosofia greca, a un'analisi della realtà con la ragione.
    Anche se alcuni presocratici parlano di una mentalità "collettiva" che si ferma all'apparenza ingannevole e non ragiona (Eraclito parla di uomini a due teste, e Parmenide indica due vie: la via della sapienza non è percorribile facilmente), a nessun uomo libero (non schiavo, secondo la concezione greca) è preclusa la ricerca della verità intesa come il filosofare.

Lo stesso processo avvenne per alcune conoscenze scientifiche prese da popoli orientali, come la matematica dagli Egizi e l'astronomia dai Babilonesi. Entrambe le scienze avevano infatti scopo pratico nei luoghi d'origine, e furono i Greci ad elevarle a un livello teorico.

Questo non preclude ovviamente una "visione del mondo" propria dei popoli orientali, allo stesso modo in cui ogni uomo si pone delle domande di fronte alla realtà e a sé stesso. Tuttavia i Greci sono stati i primi a produrre testi scritti di filosofia e a vedere nella filosofia una libera indagine critica e razionale[3].

[modifica] La gestazione della filosofia

Se la filosofia si sviluppò proprio in Grecia nei secoli VII-VI-V a.C. è perché furono raggiunte date condizioni che lo permisero. Le influenze che portarono al parto della filosofia sono l'arte, la religione e le condizioni socio-politiche, nelle forme uniche sviluppatasi in quel periodo.

[modifica] L'arte

Fu soprattutto la poesia a influenzare la filosofia: poesia omerica, di Esiodo e lirica. L'Iliade e l'Odissea sono infatti poemi di formazione abbastanza diversi da altri testi sacri simili, quali la Bibbia. Infatti Omero possiede un grande senso di armonia e proporzione, cerca le cause dei fatti accaduti (per quanto siano ragioni mitico-storiche) e prova a illustrare tutta la realtà. L'importanza di Esiodo deriva dal fatto che fu il primo a cercare con la ragione il "principio primo" da cui tutto ebbe inizio. Infine i poeti più propriamente lirici influirono ponendo il concetto di limite, di giusta misura, quel "nosce te ipsum" ("conosci te stesso") del tempio di Apollo che diventerà il motto di Socrate.

[modifica] La religione

Sulla religione le cose si complicano. Se parlo di "religione greca" vengono subito in mente Marte, Apollo e compagnia bella, ossia gli dèi omerici. Ma la religione omerica, pubblica, è solo una faccia della religiosità greca. La religione pubblica non era infatti che un'amplificazione ed idealizzazione dell'uomo comune, che riconduceva a dèi antropomorfi (e possedenti vizi e virtù umani) tutti gli avvenimenti della natura.

Ma molte persone non erano soddisfatte da tale religione, sentendola lontana. Per questo vennero creati i "misteri", tra i quali i più ricordati (e i più influenti) sono quelli orfici. Essi ebbero una grande influenza sulla filosofia per il rifiuto della mortalità dell'anima, predicata invece dagli dèi omerici. I misteri indicavano un forte dualismo tra il corpo, destinato a perire, e l'anima. Ma tale anima era in realtà un demone, caduto nel corpo per una colpa originaria, destinato a sopravvivere e a reincarnarsi. I misteri orfici promettevano ovviamente di liberare l'anima dal corpo, dicendo che gli iniziati avrebbero avuto un premio dopo la loro morte (ed i non-iniziati, ovviamente, una pena). L'obiettivo finale era il ricongiungimento con gli dèi. I misteri orfici ebbero una forte influenza su Pitagora, Eraclito e soprattutto Platone. E si immagini la filosofia senza la "seconda navigazione" di Platone !

Inoltre l'assenza di una serie di dogmi sacri o di una casta sacerdotale furono ostacoli in meno da superare affinché la filosofia potesse affermarsi.

[modifica] Le condizioni socio-politiche

L'uomo greco, non schiavo, era completamente libero. La maggior parte delle civiltà precedenti a quella greca sono infatti monarchie stataliste e accentratrici, dominate da una cultura dal carattere autoritario e tradizionalista[1].

La civiltà greca è invece caratterizzata da forme di governo aristocratico e con numerose città-stato. In questa ottica il cittadino greco, più svincolato da legami sia con il potere che con la religione, è capace di darsi autonomamente un ordinamento politico. In questo tipo di società, caratterizzata dal cambiamento e dalla messa in discussione, può nascere la filosofia, tanto più la società stessa è dinamica.

Questo spiega perché la filosofia non sia nata nella società spartana (tipicamente più rigida e tradizionalista) mentre sia nata prima nelle colonie che nella madrepatria. A questo si deve aggiungere la prosperità delle colonie stesse: fu infatti il benessere economico che spinse i ceti medi a cacciare i proprietari terrieri dal potere e a darsi un ordinamento.

[modifica] Qualche nozione sulla filosofia

Il contenuto della filosofia è tutta la realtà sia presa nell'insieme sia nel particolare, distinguendosi da qualunque scienza che è, per definizione, limitata a un solo campo: in questa ottica, tutte le scienze fanno parte della filosofia.

Tale realtà viene studiata tramite la ragione, il logos (il vero discorso, la vera ragione, il giusto pensiero) studiando gli eventi concreti. La filosofia è la riduzione della realtà a logos e ha l'unico scopo di conoscerla e di contemplarla. Come disse Aristotele, "Tutte le scienze sono più necessarie di questa, ma nessuna è superiore". Essa è infatti, anzitutto, contemplazione disinteressata; è, altresì, sapere dei fondamenti: dell'essere(es. la metafisica come dottrina delle cause ultime delle cose), del conoscere (la gnoseologia e la logica come studio dell'origine o della validità ultima delle nozioni e dei ragionamenti), dell'agire (l' etica e la politica come studio dei motivi e degli scopi ultimi dell'azione individuale e sociale): fin dall'inizio fu perciò considerata la "regina" del sapere.

In realtà se partiamo dalla analisi etimologica della parola filosofia, notiamo subito che la filosofia è amore per la sapienza, sapienza che non è riconducibile all'erudizione o alla mera conoscenza logica e/o discorsiva, ma di un sapere che riguarda ogni aspetto dell'essere umano, un sapere realizzativo non sintetizzabile in delle formule sintetiche e scientiste. Qui si nota la vicinanza alle filosofie/religioni orientali il cui unico scopo è l'elevazione dell'uomo verso la verità e la luce assoluta.[citazione necessaria]

[modifica] Storia della filosofia presocratica

La filosofia presocratica ha un lento percorso di continua ascesa. I primi filosofi (di cui ci restano comunque poche notizie) sono coloro che cercano il "principio primo", identificandolo spesso con un elemento terrestre; la prima rivoluzione viene con il concetto di "essere", introdotto da Parmenide.

Il gruppo di filosofi che va da Talete a Democrito è chiamato naturalista, perché cerca di determinare la natura dell'essere e del divenire. Vengono poi i sofisti (sapienti) che, pur perdendosi nel relativismo, capiscono che l'attenzione deve essere più incentrata sull'uomo. Il vero passo decisivo lo fece Socrate che unì a un certo oggettivismo lo studio dell'uomo. Ma, come lo indica il nome stesso, è già escluso dai pre-socratici.

[modifica] Fonti per lo studio della filosofia

Le principali fonti di cui dispongono gli storici della filosofia sono:

  • le opere e i frammenti dei filosofi. Tra questi ad esempio ricordiamo Platone, che in testi come l'Apologia di Socrate riporta le parole del suo maestro in difesa delle accuse di empietà e di corruzione dei giovani. Un altro è Aristotele, autore della "Metafisica", il primo saggio di storiografia filosofica.
  • le testimonianze di scrittori successivi, i doxografi (da doxa = opinione) che hanno riportato nel tardo periodo della filosofia greca le opinioni dei filosofi che li avevano preceduti.

[modifica] Note e bibliografia

  1. 1,0 1,1 Abbagnano, pag. 21
  2. Reale, pag. 23
  3. 3,0 3,1 Abbagnano, pag. 20
  4. Reale, pag. 23
  5. Reale, pagg. 23-29

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