Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: Marina

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Copertina
CoA Marina Militare Italiana.svg

La Marina Militare (inizialmente nota come Marina Militare Italiana, ma da qualche anno l'ultima parola è stata omessa), insieme ad Esercito Italiano, Aeronautica Militare (idem) ed all'Arma dei Carabinieri (da poco indipendente dall'Esercito propriamente detto), costituisce una delle quattro Forze Armate italiane: ad essa sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali ed internazionali. La sua funzione non è peraltro unica: in mare sono presenti anche la Guardia di Finanza e le Capitanerie di porto.

Al 2006 la Marina comprende un organico di 34.513 persone, di cui 5.063 ufficiali, 14.550 del ruolo marescialli, 3.350 del ruolo sergenti, 11.550 volontari di truppa. Nelle scuole e nelle accademie ci sono 748 allievi.

La Marina italiana nacque con la denominazione di "Regia Marina" il 17 marzo 1861, a seguito della proclamazione del Regno d'Italia da parte del parlamento di Torino. Dal 1946 in seguito alla proclamazione della Repubblica ha assunto la nuova denominazione Marina Militare.

Il dopoguerra[1][modifica]

Le rovine della sconfitta[modifica]

Alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia si presentava come una Nazione devastata da cinque anni di guerra, ma la svolta che si ebbe con l'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'accordo di cooperazione siglato a Taranto il 23 settembre 1943, permisero alla Marina di avviare un lungo e complesso processo di ricostruzione. Nonostante l'importante contributo delle forze navali italiane durante il periodo di cobelligeranza, la Marina versava in condizioni drammatiche, con le infrastrutture e le installazioni in gran parte inutilizzabili, e con i porti minati o ingombri di relitti affondati. Il personale, però, sebbene avesse visto pochissima attività, non era particolarmente scaduto: dopo le crisi del 1943, tutto sommato rimase disciplinato, nonostante che la terribile inerzia delle grandi navi italiane, esiliate lontano dalla patria.

Nel 1945 l'inattività dovuta a due anni di inerzia, Le unità navali disponibili alla fine della guerra erano in numero sufficiente, ma in uno stato di efficienza che risentiva del conflitto bellico e dell'anzianità di servizio.

Ad un certo punto della guerra, dopo la fine delle ostilità in Europa si parlò anche di una spedizione navale(nel luglio 1945), perché gli italiani avevano anche aperto le ostilità contro il Giappone, una mossa ovviamente politica che avrebbe visti i problemi pratici. Nell'ambito della Marina se n'era parlato a lungo, e la cosa era stata ventilata anche agli Alleati. Così quel mese l'ammiraglio De Courten lo propose al governo e questo lo inoltrò agli Alleati. Ad ogni modo, l'offerta italiana era fin troppo velleitaria: le due corazzate maggiori (ITALIA e V.VENETO), 7-8 incrociatori, 9 cacciatorpediniere e 6 torpediniere.

L'esperienza italiana della VIII Divisione Navale dell'Atlantico con gli incrociatori aiutava, ma non era certo sufficiente. Ma la vera ragione era lo svincolo del sequestro delle navi da battaglia moderne nel limbo dei Laghi Amari. Ma non fu possibile.

Questa flotta, ancorché avesse avuto il 'placet' politico, non poteva essere considerata efficiente così com'era. C'erano molti problemi: c'era da aggiornare la dotazione elettronica, raddobbare le navi, addestramento e quant'altro. Inoltre, le corazzate erano inattive da anni, confinate secondo la volontà inglese nei Laghi Amari fin dal '43. Anche se fossero stati aggiornate, le navi italiane avevano alcuni problemi basici: l'autonomia e la scarsa dotazione di munizioni erano tra queste, sarebbe stato necessario aumentare notevolmente la dotazione di proiettili e aggiungere qualche migliaio di tonnellate di nafta, altrimenti, con un'autonomia di circa 4.000 miglia nautiche in crociera limitata, non c'era certo da contarci molto durante la campagna del Pacifico e le sue immense distanze, che mettevano a dura prova anche le navi angloamericane. I potentissimi cannoni da 381/50 mm avevano solo 74 colpi per nave e non c'erano probabilmente riserve, per cui sarebbe stato necessario fabbricarle ex-novo, non un compito così facile perché i cannoni Alleati non erano in genere da 15 in, ma da 14 o 16 (356 o 406 mm), eccetto che le vecchie munizioni britanniche.

A parte questi problemi tecnici, ce n'erano anche altri.

Anzitutto quello politico: i britannici, che avevano combattuto più a lungo e con maggiore impegno durante la guerra contro l'Italia, aveva subito dure perdite contro l'Asse nel Mediterraneo. E non avrebbero gradito che l'Italia, sconfitta e costretta all'Armistizio, avesse trovato modo di figurare, in qualche modo, come una 'Potenza vincitrice' del conflitto. Per cui non avrebbero mai voluto sentir parlare di un'Italia cobelligerante al di fuori del teatro del Mediterraneo. Inoltre gli italiani non avevano molto da mostrare, per le ragioni di cui sopra. Si pensò persino di mandare nell'Estremo Oriente una formazione di bombardieri CANT Z.1007 (Ter?), ma anche questa possibilità venne presto abbandonata.

La guerra finì presto: nell'agosto del '45 i giapponesi si arresero e a quel punto ogni sogno di gloria venne meno.

Restavano le macerie, e quelle erano tante.

Le navi erano in molti casi piuttosto giovani: i 3 incrociatori leggeri 'Regolo', sei torpediniere, 19 corvette e 7 sommergibili avevano meno di 5 anni, ma in generale si trattava di unità con meno di 10 anni di servizio, a parte le tre vecchie corazzate ammodernate e qualche unità minore.

Tutto sommato non era male, e non venne nemmeno schiantata la fermezza morale degli equipaggi, che pure era fiaccata da tre anni di guerra sanguinosa, con la suprema umiliazione dell'affondamento della RM Roma con circa 1.500 vittime: proprio il giorno dopo l'Armistizio la Marina perse la sua prima corazzata. Il giorno dopo, le potenti navi italiane entrarono nel porto di Malta, e fu davvero umiliante entrare nel Grand Harbour dopo tanti anni di ostilità: gli assedianti erano ora prigionieri degli assediati. Eppure, nonostante questo e la lunga e tediosa inattività, l'organismo aveva tenuto.

De Courten, Ministro e Capo di Stato Maggiore dopo la deposizione di Mussolini del 25 luglio 1943, stimava che sarebbe stato necessario avere una forza postbellica di circa 250.000 tonnellate.

Ma altri erano i problemi, e certo la distruzione delle infrastrutture non aiutava a pianificare un futuro così poderoso. I porti dell'Italia settentrionale erano rimasti sotto le bombe di continuo nel 1940-45, e ora erano un ammasso di macerie. Nel solo porto de La Spezia c'erano oltre 300 relitti e l'Arsenale aveva 80 edifici distrutti e 182 danneggiati. Idem per Genova, Trieste e così via.

Nel frattempo c'erano state delle ristrutturazioni strutturali della Marina, come lo Stato Maggiore, riordinato già durante il periodo di cobelligeranza, mentre il territorio era ora ripartito nei distretti di Taranto, La Spezia, Napoli, più i comandi autonomi di La Maddalena, Messina e Venezia. I marinai e gli ufficiali della Regia Marina erano oramai lontani da casa da anni, tra di loro c'erano 7.000 ufficiali permanenti, 4.000 di complemento, 55.000 del Corpo Equipaggi. Erano lontani da casa da anni, e non si poteva tenere queste persone ancora lontane da casa. De Courten calcolò che la Marina postbellica avrebbe avuto bisogno di 2.800 ufficiali e 40.000 marinai. Ma smobilitare così tanto personale in quel caos era difficile da farsi molto più che a dirsi.

La Marina, più in generale, tendeva a non dare molta importanza alla tragedia che aveva subito e combattuto: di fatto si pianificava il futuro con una certa continuità rispetto al 1940. Le Marine erano e sono spesso organizzazioni piuttosto isolate rispetto al mondo esterno, ma presto dovette ricredersi allorché gli si presenterà il conto finale di questa sconfitta.


Al 1/1/46 l'elenco delle navi era questo:

  • 5 corazzate: le tre vecchie unità ammodernate 'Andrea Doria', 'Caio Duilio', 'Giulio Cesare', e le tre superstiti tipo 'Littorio', ovvero 'Italia' (già Littorio, ribattezzata dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943) e 'Vittorio Veneto;'
  • 9 incrociatori leggeri, tra le quali 3 moderne unità della classe 'Capitani Romani': 'Attilio Regolo', 'Scipione Africano' e 'Pompeo Magno'; i sette incrociatori pesanti e l'incrociatore corazzato presenti nel 1940 erano infatti andati tutti perduti, nonostante fossero tra le migliori unità delle loro categorie
  • 11 cacciatorpediniere, tra le quali 7 unità della più recente classe 'Soldati': 'Legionario', 'Velite', 'Mitragliere', 'Carabiniere', 'Granatiere', 'Fuciliere', 'Artigliere (II)' (i 'Soldati'); 'Oriani', 'Grecale', 'Da Recco', 'Riboty'.
  • 22 unità di scorta: sette navi erano navi ASW, tra cui v'erano sia corvette vere e proprie (Aliseo, Ardimentoso, Animoso, Fortunale, Indomito, Orsa, Orione); altre 15 erano fregate o meglio, torpediniere (Ariete, Sirio, Sagittario, Cassiopea, Libra, Calliope, Clio, Aretusa, Monzambano, Abba, Pilo, Mosto, Carini, Fabrizi, Giovannini).
  • 19 corvette: Minerva, Driade, Danaide, Pomona, Flora, Sfinge, Chimera, Sibilla, Fenice, Urania, Gabbiano, Pellicano, Cormorano, Folaga, Ibis, Gru, Scimitarra, Baionetta, Ape
  • 44 unità veloci costiere suddivise tra motosiluranti e vedette antisommergibili;
  • 50 dragamine, tra le quali molte unità di provenienza inglese;
  • 16 motozattere da sbarco;
  • 2 navi scuola: Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo;
  • 1 nave appoggio e trasporto aerei: Giuseppe Miraglia;
  • 39 Sommergibili: Cagni, Zoea, Atropo, Otaria, Brin, Dandolo, Marea, Vortice, Diaspro, Turchese, Galatea, Onice, Platino, Nichelio, Giada, Alagi, Pisani, Mameli, Da Procida, Speri, Bandiera, Menotti, Manara, Settimo, Squalo, Corridoni, Bragadino, Jalea, H1, H2, H4; CB 7, CB 8, CB 9, CB 10, CB 11, CB 12, CB 19, CM 1.

Totale 105 unità.

Di queste navi, solo 3 degli 11 c.t. e 7 delle 22 torpediniere erano più vecchi di 10 anni, le corvette erano tutte moderne essendo del tipo 'Gabbiano'. Le altre unità vedevano tra l'altro 14 motosiluranti, 15 piccoli MAS, 15 vedette ASW VAS, 41 dragamine meccanici e 16 magnetici (inclusi i 32 prestati dai britannici), 15 motozzattere; come logistica, 1 nave officina, 2 navi scuola, 8 trasporti, 33 cisterne (di cui solo 5 erano petroliere d'altura e ben 23 erano nient'altro che cisterne d'acqua costiere) e 76 rimorchiatori (di cui 3 d'altura e 73 costieri e portuali). Tra le navi superstiti anche le corvette classe 'Ape', 28 realizzate (da non confondersi con le 'Gabbiano') tra il 1942 e il settembre 1943, su di un totale previsto di ben 70 unità. Da ricordare anche la nave Proteo, ex rimorchiatore PERSEO, varata nel '43, affondata dai Tedeschi e poi recuperata e riattata nel '51 ad Ancona, per restare in servizio ancora negli anni '90.

Ma in generale la situazione era nient'affatto rosea. Il nucleo delle corazzate moderne o ammodernate era potente, ma c'era il deserto tutt'attorno: 9 incrociatori e 11 cacciatorpediniere. Discreto il parco sommergibili, carenti le navi ausiliarie. Alcune navi erano davvero molto logore. Il DA RECCO era l'ultimo superstite della potente classe di caccia 'Navigatori', ben 12 grosse navi da circa 2.000 tonnellate, affondate un totale di ben 13 volte! Infatti, due di loro andarono a fondo e vennero recuperate in due occasioni diverse. Alla fine, il Da Recco risultò l'unico superstite, benché nel '42, durante una battaglia con gli incrociatori inglesi, venne colpito al deposito di munizioni di prua e saltò in aria. Ma i danni, forse anche perché aveva consumato un po' di munizioni, non erano stati fatali e molta della forza dell'esplosione sfogò verso l'alto. Alla fine lo portarono in porto appena in tempo prima che andasse a fondo. E questo era l'unico -acciaccato- superstite della potente classe 'Navigatori', un mezzo relitto che di lì a qualche anno venne radiato dal servizio.




Presto si manifestarono altri problemi. Uno era quello politico: quello di 'ripulire' la Marina dagli elementi dalle simpatie più dichiaratamente fasciste. Anche se in realtà in questa forza armata il fascismo attecchì relativamente poco (a differenza della R.A. e dell'Esercito), non si poteva far finta di nulla, specialmente dell'esistenza di personale proveniente dalla Repubblica Sociale, nella cui marina avevano prestato servizio. Ma è anche vero che non si poteva sparare nel mucchio, specie alla luce di interessi condivisi, come i rapporti informali tra le marine delle 'due Italie' per cercare di difendere il terriotorio dagli occupanti tedeschi e dai vicini jugoslavi, tanto che persino la Marina Repubblichina alle volte si accordò con i partigiani per fermare i 'Titini'.

Per cui la formazione di una Commissione Superiore al Ministero della Marina, nel primo dopoguerra, ovviamente con un controllo stretto da parte dei partiti, causò non pochi imbarazzi, perché la Marina non gradiva mettersi a caccia di colpevoli, ma a tutto questo contribuirono anche i politici. Entro il 1950, quando la Commissione terminò i lavori, ben pochi colpevoli vennero trovati e l'instabilità politica (ben otto governi in un quinquennio) fecero il resto. I conti con il passato cominciavano già a decadere d'importanza, e persino Palmiro Togliatti, come ultimo atto del suo incarico da Ministro della Giustizia, emanò -nel 1948- un'amnistia, che suscitò critiche anche da parte del PCI, essendo vista come ennesimo favore ai vecchi fascisti. Ma come ogni guerra civile, i problemi nel fare i conti con il passato erano tali, da rendere necessario un qualche compromesso e forse anche qualche gesto di distensione. Sta di fatto che il fascismo non venne sconfitto totalmente in termini politici e questa storia non elaborata avrebbe poi intralciato notevolmente la Repubblica, con molti lati oscuri a tutt'oggi mai totalmente acclarati.

Ad ogni modo, per il momento gli ostacoli alla fine della crisi erano sopratutto di tipo materiale, e il Comitato Internazionale Dragaggio, che doveva far piazza pulita dei campi minati posati senza risparmio durante il conflitto, diede all'Italia una zona di lavoro di oltre 24.000 miglia quadrate. All'epoca l'Europa era inquinata letteralmente dalle mine, come nessun'altra parte del mondo e della Storia. I mari, in particolare, erano infestati di ordigni estremamente insidiosi e pericolosi da rimuovere, e che purtroppo 'non avevano una data di scadenza'. Gli italiani dovevano contribuire, anche perché di lavoro ce n'era, ma gli Alleati nel Mare del Nord avevano già i propri problemi. Così la Marina dovette cavarsela, inizialmente con appena 25 dragamine meccanici, di cui 13 erano barconi vecchi e logorati. La Royal Navy contribuì prestando 16 'trawlers' e 16 'Motor Minesweepers' in legno, questi ultimi attrezzati per il dragaggio magnetico delle micidiali mine da fondo. L'Italia ebbe così 57 navi e le unità inglesi verranno restituite nel '51, quando la crisi era in larga misura passata.

Bisogna considerare che questo lavoro, per quanto pericoloso, era assolutamente necessario. Non c'era modo di far ripartire i commerci e quindi, anche l'economia con il mare infestato da mine, mentre i porti erano mucchi di macerie ostruiti da relitti. Se non si ripartiva con i porti, sarebbero stati dolori e questo lo si sapeva bene. Visto che c'erano ben 19 corvette tipo 'Gabbiano', relativamente recenti, esse ebbero il lanciabombe 'Guzzoni' sbarcato (era per compiti ASW) e sostituito da un sistema di dragaggio meccanico. Non bastando ancora, vennero anche militarizzati un centinaio di pescherecci, barconi, rimorchiatori e immesse in servizio sei navi 'Anemone' di costruzione americana, che giunsero nel '47. Alla fine, si trattava di 180 navi con oltre 4.000 militari e 1.560 civili militarizzati. Senza avere i piani di posa delle mine, era non solo un lavoraccio, ma anche pericoloso. Per giunta, molte mine ormeggiate tendevano ad andare alla deriva o ad affondare, diventando così ordigni da fondo. Entro il 1950, con l'uso di navi e sommozzatori si riuscì a bonificare 7.000 mine a contatto e 300 magnetiche, più 3.500 ordigni antisbarco. Ma il pericolo delle mine non cessò subito, anche perché gli Albanesi cominciarono a posarne di nuove al largo delle loro coste.

Liberare i porti dai relitti fu un compito iniziato già prima della fine della guerra. C'erano i Gruppi Operativi Recuperi, e l'impegno della Royal Navy; nel dopoguerra venne anche la volta dei privati, come il Consorzio del Porto di Genova.

Il problema era che non c'era più molto naviglio galleggiante: l'Italia aveva perso il 35% delle sue navi, mentre al suo interno restava anche senza il 60% delle locomotive, il 46% dei carri merci e oltre il 50% degli autocarri. Oramai l'unico residuo della flotta mercantile contava appena 77 navi per 370.000 t circa, per cui, anche non considerando che esse erano usate per lo più da un apposito 'pool' delle Nazioni Unite, non c'era letteralmente più modo di continuare il rifornimento per l'economia italiana se non facendo ricorso alle navi mercantili estere.

Genova era il porto italiano ch'ebbe la maggiore priorità di ripristino, come anche la Spezia. A Trieste e Monfalcone le distruzioni erano minori e poche le mine; si riuscì anche a recuperare unità di una certa validità come il smg. BARIO, poi completato a Taranto come 'Pietro Calvi' nel 1959-61 o il rimorchiatore PERSEO (poi nave appoggio 'Proteo').

C'era anche il problema dei prigionieri di guerra da rimpatriare. Come successe anche con alcune navi giapponesi, vennero impiegate anche unità italiane come gli incrociatori per riportare questi sventurati in Patria, da dove mancavano da anni.


Il trattato di pace e la fine delle illusioni[modifica]

In un periodo di notevoli difficoltà finanziarie, l'ammiraglio Raffaele De Courten, primo Capo di Stato Maggiore del dopoguerra, si adoperò per la riorganizzazione generale della futura struttura dello strumento navale, nonché per la ripresa delle attività di addestramento dell'Accademia Navale e delle Scuole Sottufficiali.

Il Trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947 a Parigi, si rivelò tuttavia particolarmente gravoso per la Marina. Oltre alle cessioni territoriali e materiali, furono imposte anche restrizioni di carattere militare, nell'insieme di una durezza inaspettata, ma onestamente, non certo imprevedibile, dato che a Germania e Giappone era riservato ben di peggio e l'Italia, per quanto in parte fosse diventata 'cobelligerante', ora che era riunificata avrebbe dovuto pagare la resistenza ostinata della RSI. Il Trattato fu comunque molto tribolato, dato che iniziò ad essere elaborato già nell'estate del' 45. La Marina e il Governo pensarono di riuscire a sfangarla, anche ricorrendo all'escamotage di mettere a disposizione le loro corazzate tipo 'Italia' (ex-Littorio) per la neocostituita ONU, per 'operazioni di pace'. Ma in realtà questo non venne particolarmente tenuto in considerazione. Sopratutto dai britannici. Gli Statunitensi non avevano avuto grossi guai con l'Italia, l'avevano affrontata solo dalla fine del '42 e poi c'erano Giappone e Germania, ossi ben più duri. Ma Londra non si era scordata lo sforzo di battere l'Italia (e continuare a combattere la Germania al contempo).

Chi si illudeva di più era forse l'Ammiraglio De Courten, perché lui aveva molti buoni rapporti con i capi della Marine Alleate. La speranza di un 'colpo di spugna' fu grande, ma questo colpo non ci fu.

Per l'Italia, il Trattato fu una 'Forca Caudina' necessaria per ricominciare a contare qualcosa nella scena internazionale, altrimenti le forze d'occupazione alleate sarebbero rimaste ben più a lungo. E tutto sommato, ora che gli stessi reduci di guerra vedevano come l'Italia era ridotta, e come la forza militare sbandierata dal regime di Mussolini non era stata capace di impedire l'invasione e la sciagura per il proprio Paese, anzi si era risolta in una tragica impotenza.. a quel punto, a chi importava veramente di ricostruire uno strumento militare potente? Certo non alle masse, gli operai, i contadini, nei quali il comunismo era diventato un punto di riferimento che spazzava via gli anni del regime fascista. Ora, la Marina, rimasta nelle sue interessanti ma autistiche pianificazioni per il dopoguerra, non aveva proprio più alcun contatto con l'evoluzione della politica e della società. Così non importò più di tanto che i suoi piani venissero frustrati da un trattato di pace che si abbatté con maggior forza proprio su di essa. Del resto l'Aeronautica era ridotta a ben poca cosa nel '47 (una congerie di vecchi aerei italiani e alleati), e l'esercito era più o meno allo stesso livello. La Marina era l'unica forza armata che aveva ancora un discreto potenziale, per cui fu inevitabile che proprio i suoi piani venissero maggiormente colpiti.

  • Divieto di possedere, costruire o sperimentare armi atomiche, proiettili ad autopropulsione con i relativi dispositivi di lancio, cannoni con gittate superiori ai 30 km, mine e siluri provvisti di congegni di attivazione ad influenza.
  • Divieto di costruire, acquistare o sostituire navi da guerra, sperimentare unità portaerei, naviglio subacqueo, motosiluranti e mezzi d'assalto di qualsiasi tipo.
  • Divieto di mettere in opera installazioni militari nelle isole di Pantelleria, di Pianosa e nell'arcipelago delle Pelagie.
  • Esercito: 250.000 uomini come massimo
  • Aeronautica: 350 caccia e trasporti, no bombardieri
  • Marina: 106.000 t di naviglio combattente (46 unità), eccetto le corazzate 67.500 t; 145.000 t di naviglio da cedere (di cui 30 navi) tra il '48 al '51; 17.000 t di smg (28) dovevano essere affondati in alto mare; personale 25.000 e altri 2.500 per il dragaggio delle mine; divieto di costruire nuove navi fino al 1950, cessione di naviglio mercantile a chi ne facesse richiesta; divieto di costruzione o potenziamento difese in Liguria, in Veneto, Salento, Sicilia, Sardegna
  • smilitarizzazione Tremiti, Pelagie, Pantelleria, cessione Saseno all'Albania, Trieste, Pola, Zara, Fiume alla Yugoslavia.


Il trattato impegnava l'Italia a mettere a disposizione delle nazioni vincitrici Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Francia, Jugoslavia, Albania e Grecia le seguenti unità navali in conto riparazioni:

3 navi da battaglia:

  • Corazzate ITALIA, V.VENETO per Stati Uniti (non consegnate, demolite 1949-51)
  • Corazzata G.CESARE (Z.11), per URSS, consegna 2/49 come Novorossijsk

5 incrociatori:

  • A.REGOLO (R.4), SCIPIONE (S.7) a Francia, cons. 8/48 come Chateurenault e Guichen, mentre il POMPEO MAGNO non venne consegnato
  • E. Di SAVOIA (G.2) a Grecia (7/51, come HELLI)
  • D. D'AOSTA (Z.15) a URSS, 3/49 come STALINGRAD

7 cacciatorpediniere:

  • Mitragliere (M.2), Velite (V.5), consegnati alla Francia il 7/48 come J. De la Gravière e Duperré
  • Legionario (L.6) e Oriani (O.3), alla Francia l'8/48 come Duchaffault e D'estaing
  • Artigliere (Z.12) a URSS (1/49)
  • Fuciliere (Z.20) a URSS (1/50), mentre il Riboty venne rifiutato

6 torpediniere:

  • Indomito (Y.10) e Ariete (Y.8) alla Jugoslavia (4/48) come Trigav e Durmitor
  • Aliseo (Y.9) alla Jugoslavia il 5/48 come Biokovo
  • Animoso (Z.16) e Fortunale (Z.17) a URSS il 3/49
  • Ardimentoso (Z.19) a URSS il 10/49

6 sottomarini:

  • Dandolo e Platino a USA (demoliti 1948-49)
  • Atropo e Alagi per GB, demoliti 1948-49
  • Marea Z.13 e Nichelio Z.14, a URSS, consegnati 2/49
  • 2 cannoniere: Eritrea per Francia (cons. 2/48 come F. Garnier) e Illiria per Albania (non consegnata)
  • 13 motosiluranti: 11, 24-31 agli USA (non consegnate), 72, 73,74 per GB idem, 35 per Francia (cons. 12/48), 54-55 per Francia (non consegnate), 53 URSS (rifiutata), 52-61-65-75 per URSS (2/49)
  • 15 MAS: i 523,538, 547, 562 per USA e 433, 434, 510, 514 per GB, 540 e 545 per la Francia, ma tutti non consegnati; solo il 543 trasferito a Francia il 9/48, 520 e 521 rifiutati dall'URSS, che ebbe il 7/49 i 516, 519, ME 40.
  • 6 VAS (Vedette antisommergibili): 237, 240, 241 per Francia, non consegnate; 245, 248 per URSS, più la 246 però distrutta per incendio
  • Due navi da trasporto, di cui la Panigaglia non consegnata alla Francia perché distrutta da esplosione il 7/47 (mine?) e la Montecucco per l'URSS (4/49); la nave salvataggio Anteo per GB (non consegnata);
  • Nave scuola a vela CRISTOFORO COLOMBO (gemella del Vespucci), consegnata URSS il 3/49
  • 18 cisterne di cui tre per USA (non consegnate, le Prometeo, Dalmazia e Idria); due per GB (Metauro e Timavo, non consegnate), Urano, Travisio, Sprugola, Anapo, Bisagno, Tirso per la Francia (Urano e Sprugola non consegnate), Aterno per la Grecia (8/48), Isarco per Jugoslavia (5/48), Stige per URSS (non consegnata perché inefficiente), Istria, Besento, Liri, Polcerva per URSS (7/49).
  • 16 rimorchiatori di cui 9 per URSS (7/49), 9 per USA (non cons.), 9 per GB (non cons.), 6 per Francia (non cons.), 4 Jugoslavia (4-5/48), 6 URSS (7/49) più altri sei rifiutati.
  • E ancora: 7 dragamine (6, 16, 21, 25, 27, 28, 9) per la Jugoslavia (cons. 8-9/48), un posamine per GB (non consegnato), 16 motozzattere tra cui le 744, 758, 776 per gli USA e 784, 800, 831 per GB, e le 722, 726, 728, 729, 737 per la Francia, tutte non consegnate; 717 e 713 per Iugoslavia (4/48) e 778, 780 e 781 per URSS (7/49)


La firma del trattato di pace, costituì quindi un duro colpo per l'appena costituita Marina Militare, non tanto per la cessione di naviglio in condizioni di efficienza precarie, quanto per i significati morali negativi che essa racchiudeva, al punto da far emergere dubbi sull'opportunità o meno di ratificare il Trattato o addirittura di auto-affondare le navi, tanto che l'ammiraglio Raffaele De Courten rassegnò le dimissioni prima della ratifica dello stesso.

Tuttavia, queste navi non vennero tutte consegnate. Gli USA e la Gran Bretagna trovarono vie diplomatiche con l'Italia, tanto che i primi il 17/9/47 e i secondi il 31/10/47 rinunciarono alle loro navi, tuttavia in entrambi i casi richiesero delle contropartite, ovvero la demolizione delle navi in loco: gli USA lo pretesero entro il 15/6/48, la Gran Bretagna chiese anch'essa la demolizione e -segretamente- 20.000 t di rottami entro un anno, anche se poi vennero consegnati entro il gennaio del '52. Anche i Francesi rifiutarono parte delle loro navi di preda bellica, senza imporne la demolizione. Tuttavia, pressati come erano con la guerra d'Indocina, richiesero l'immediata consegna delle navi restanti e un credito di 2 mld di lire per raddobbarle.

L'URSS trattò entro il '48 il negoziato per le riparazioni di guerra, con 11 navi consegnate senza riparazioni e altre 12 previste, ma di queste due andarono distrutte prima e le altre erano così malmesse da essere rifiutate, tra cui un cacciatorpediniere, il 'Riboty'.

La Jugoslavia non riunciò alle nave, sebbene alcune come l'Aliseo vennero usate momentaneamente per il dragaggio mine; la Grecia ebbe il suo incrociatore in rimpiazzo dell'HELLIS, proditoriamente affondato da un sottomarino italiano prima della dichiarazione di guerra. Questo nuovo 'Hellis' era l'Eugenio di Savoia, ma venne consegnato solo nel '51 per via della necessità di riattarlo.

Infine l'Albania, che avrebbe dovuto ottenere la motonave Illiria, a causa del protrarsi dei negoziati oltre il tempo fissato dalla Commissione, non l'ebbe mai in servizio. Rimessa in servizio piuttosto nella Marina italiana, vi rimase fino al '58.

Anche altre navi rifiutate ebbero questa sorte, come il Pompeo Magno, che assieme al Giulio Germanico (recuperato successivamente) sarà uno dei nuovi incrociatori della Marina Militare. L'URSS ebbe quindi i maggiori benefici, inclusa la corazzata CESARE, che andrà distrutta in una misteriosa esplosione (molto probabilmente per via di qualche azione segreta della NATO e in particolare degli incursori di Marina), un incrociatore leggero, due caccia, 3 torpediniere e altre ancora. La splendida C.Colombo, però, rimase a marcire a lungo e venne demolita dopo averne fatta una nave deposito.

E la flotta concessa all'Italia era in tutto, questa:

  • due Corazzate, DORIA (ridotta a nave pontone-scuola dal '56, radiata in quello stesso anno); e DUILIO (altra presenza assolutamente effimera, disarmata già nel '52 e radiata nel '56, con la quale le corazzate italiane giunsero ad una fine definitiva)
  • 4 incrociatori: ABRUZZI (ammoderanto 1952-53), GARIBALDI (conversione lanciamissili 1955-62), MONTECUCCOLI (nave scuola nel '49, rimodernato 1953-54), CADORNA (con la vita più breve, essendo pontone scuola dal '47 e radiato nel '51)
  • 4 cacciatorpediniere: Carabiniere e Granatiere, riammodernati nel '53-54, Grecale, riammodernato nel '48-49, nel '51-54, e nel '59; Da Recco, in disarmo nel '47 e radiato nel '54.
  • 16 torpediniere: Orione, Orsa (classe Orsa), (classe Spica) Sirio, Sagittario, Cassiopea, Libra, Calliope, Clio, Aretusa, tutte ammodernate nel '52-53; Monzambano (dis. '47, radiato '51); Pilo, Abba, Mosto, Fabrizi, Carini (radiati '54-58), Giovannini (rad. 1950)
  • 20 corvette: Ape, Baionetta, Chimera, Cormorano, Danaide, Driade, Fenice, Flora, Folaga, Gabbiano, Gru, Ibis, Minerva, Pellicano, Pomona, Scimitarra, Sfinge, Sibilla, Urania, Bombarda, per lo più aggiornate nel 1953-55
  • 8 VAS: 201,204, 211, 218, 222, 224, 233, 235
  • Dragamine meccaniche: 102, 103, 104, 105, 113, 114, 129, 131, 134, 148, 149, RD. 20, 32, 34, 38, 40, 41
  • Navi officina: Pacinotti (rad. '53-56)
  • Posamine: Azio (idrografica dal '47 e radiata nel '57)
  • Nave trasporto aerei MIRAGLIA (ex portaidrovolanti, disarmo nel '48)
  • Nave scuola vela VESPUCCI (radiata 1951, poi -evidentemente- riattata)
  • Navi trasporto Cherso, Boffoluto, Monte Grappa, Tarantola, A. Messina
  • trasporti e ausiliari Rampino, 2 petroliere (Nettuno e Lele), 12 cisterne acqua Po, Sesia, Arno, Frigido, Mincio, Ofanto, Oristano, Pescara, Simeto, Stura.



La mesta fine delle supercorazzate[modifica]

Forse la sorte peggiore spettò alle due 'Littorio/Italia', fatte rientrare dai Laghi Amari solo il giorno prima della firma del Trattato. Certamente esse erano il maggiore argomento sul quale gli ammiragli italiani e anche i politici in generale puntavano. La consistenza di un gruppo navale di pregio -e gli italiani bene o male avevano ancora cinque corazzate- era un qualcosa che poteva essere giocato nel 'tavolo della pace' e se si provò proprio tutte per riuscirci. Ma gli inglesi non ci stettero. La loro linea era sostanzialmente (NB: Vedi Storia militare mar 1999), di ricordare agli italiani che loro avevano perso la guerra, e che i britannici li avevano battuti; ma prima di questo, i danni di guerra erano stati tali da rendere anche la Gran Bretagna fiaccata e impoverita, tanto che il razionamento viveri durò più che in Italia (ovvero fino al '54 anziché il '51). Certo, in realtà i danni di gran lunga maggiori li avevano procurati i Tedeschi, ma Londra li aveva già puniti più che a sufficienza visto che la Germania venne smembrata alla fine del conflitto, e che comunque era stata privata totalmente di forze armate.

Le navi da battaglia, invece, resistevano a lungo nelle dotte argomentazioni degli ammiragli dell'epoca. C'era chi sosteneva, per esempio, che nell'era moderna, per una nave militare la difesa era pressoché impossibile a fronte dei mezzi nemici sempre più potenti, e allora, per essere navi da guerra valide, era fondamentale 'incassare e sopravvivere', e quindi cosa di meglio di una potente corazzata? Ma quest'argomento non faceva breccia. A parte i costi non indifferenti di gestire una nave del genere, oramai gli oceani e i mari appartenevano alla nuov regina, la portaerei. Le costruzioni di corazzate, nel dopoguerra, ebbero un brusco arresto e sebbene risultassero ancora di una certa utilità, le n.b. alleate non risultarono più particolarmente utili, se non come batterie galleggianti contro obiettivi costieri (vedi la carriera delle 'Iowa' americane nda).

Quanto alla reale 'capacità di incassare', la fine delle corazzate dell'Asse non avrebbe potuto essere più esplicita: la ROMA, la YAMATO e la TIRPITZ vennero tutte affondate da aerei e per giunta, saltarono in aria, malgrado la loro robusta protezione. Tutte in maniera diversa, ma tutte con una sorte simile: la nave italiana, mestamente affondata dopo l'Armistizio mentre scappava verso Sud, colpita da un paio di bombe teleguidate; la TIRPITZ centrata da due-tre enormi ordigni 'Tallboy' semiperforanti da circa 5.400 kg, capaci di scavare crateri larghi quasi 30 metri e profondi poco di meno.. quanto alla YAMATO, la sua uscita era addirittura disperata, tanto che la missione era solo di raggiungere Okinawa e arenarsi sulle coste, contribuendo alle difese costiere. Era uscita con appena 2.500 t di carburante, appena quanto ne bastava per una missione senza ritorno, ma comunque era scortata da un incrociatore e otto caccia, disposti in un grande anello esterno. Eppure, così come mesi prima la sorella MUSASHI, essa venne affondata da un nugolo di aerei leggeri, decollati da portaerei, utilizzando munizioni necessariamente più leggere, ma mettendone a segno un maggior numero. Se la MUSASHI si beccò non meno di 19 siluri e circa 4 ore di sopravvivenza, la sua sorella chiuse la storia con una enorme esplosione e un affondamento molto più rapido e letale. Il fatto che fossero navi da battaglia eccezionalmente protette e potenti non comportò un destino migliore, semplicemente richiesero più colpi (bombe e siluri) per andare comunque a fondo.

Questo disastro non poteva esprimere meglio la fine del potere delle corazzate: costrette a nascondersi in porti ben protetti oppure mandate allo sbaraglio, a fare da bersagli di riferimento per gli aerei nemici, nonostante l'enorme potenza di fuoco antiaerei che esse sprigionavano, per non dire della scorta. Durante l'affondamento della YAMATO, l'armata aerea americana (non meno di 280 velivoli) colpì e affondò anche l'incrociatore leggero Yakhagi e quattro degli otto cacciatorpediniere: una strage totale, malgrado il notevole incremento della potenza di fuoco a.a. (si pensi al raddoppio dei cannoni da 127 della corazzata, da 12 a 24) rispetto ai primi anni di guerra.

Eppure erano stati proprio i giapponesi a dimostrare per la prima volta come si potesse affondare una forza di corazzate (britanniche) in mare aperto; e prima ancora, erano stati i britannici a dimostrare come si potesse, anche se solo con un pugno di lenti aerei, danneggiare gravemente anche le più moderne corazzate ('Veneto' e 'Bismarck'). E a ritornare ancora indietro nel tempo, gli italiani dimostrarono nel '18 come si potesse affondare una corazzata moderna anche con un mezzo 'triviale' come un MAS, e infine, dalla loro nascita i sottomarini avevano dimostrato la loro letalità anche contro le navi da battaglia, tanto che la loro pesantissima corazzatura si dimostrerà più che altro una zavorra, piuttosto che un fattore di sicurezza.

Insomma, qualcosa non andava nel ragionamento degli ammiragli italiani. E non solo, perché (Armi da guerra n.117) successe persino che in un'esercitazione prebellica uno dei primi sottomarini inglesi segnalò ad una corazzata d'averla affondata .. e questa gli rispose che 'non era possibile'. Se questo era l'atteggiamento ante-1914, 40 anni dopo le cose erano oramai ben chiare a tutti (fin dalla strage dei tre 'Cressy' nell'ottobre 1914).

Ma se le ondate di bombardieri pesanti o gli sciami di aerei leggeri imbarcati fossero stati considerati scenari poco probabili contro un nemico 'normale', che non avesse una supremazia totale, la fine della ROMA era ben più impressionante. Bastarono un pugno di bombardieri armati con bombe telecomandate, così potenti da perforare facilmente la pur robusta corazzatura della nave ed esplodere nei depositi delle munizioni. Dimostrazione migliore di come la corazza, contro simili armamenti, risultasse di ben poca utilità, davvero non poteva esserci: le 'Fritz-X' avevano bucato i ponti e lo scafo come fossero lattine, e non c'era ragione di pensare che il futuro promettesse un qualche miglioramento, anzi. L'era delle armi nucleari (vedi gli esperimenti di Bikini, 1946), l'avvento dei 'jet' (ancora più micidiali e precisi dei normali aerei ad elica), dei missili antinave (come l'SS-N-2 Styx) e il fatto che i sottomarini moderni tendevano ad essere molto più letali di prima (con i Type XXI, siluri acustici, mine, sonar ecc), non prometteva nulla di buono per navi che facessero dell'acciaio la loro protezione. Di fatto, la storia delle corazzate si chiuse nel 1945. Gli anni successivi avrebbero visto navi di medio-piccolo dislocamento quale standard (prima incrociatori e cacciatorpediniere, poi cacciatorpediniere e le ancora più piccole fregate), mentre le regine dei mari erano adesso le portaerei e i sottomarini (specie se nucleari). Per chi volesse una conferma ulteriore, si pensi solo alla fine degli incrociatori da battaglia programmati ai tempi di Stalin, 'stracciati' in favore di piccole navi missilistiche e di una flotta di sottomarini moderni.

Anche se, detto questo, è certo bizzarro e solo per imposizione politica che la Marina (da Regia Marina era passata a Marina Militare il 12 giugno 1946) restasse con le due vecchie 'Duilio' piuttosto che le ben più moderne 'Italia'.

Sta di fatto che nessuna argomentazione riuscì a convincere gli americani e i britannici: le due 'Italia' vennero considerate esuberanti rispetto alla piccola flotta italiana del dopoguerra, e da cedersi agli Stati Uniti. Non accadde, e rimasero in Italia. Lì si cercò in tutti i modi di ritardarne la demolizione, nonostante che ben presto la fiamma ossidrica gli fece a fette i cannoni. Nonostante i mille tentativi di salvarle in qualche modo e misura, entro il '51 le ultime lamiere si accatastarono sulle banchine. Una mesta fine per le superstiti di questa sfortunata classe di potenti corazzate. Il tentativo era fallito e le 80.000 tonnellate di metallo, come unica consolazione, sarebbero state utili allo sforzo di rinascita postbellica del Paese.

Ritorna la speranza[modifica]

Già nel marzo '46 la tensione tornò alta nel Mediterraneo. L'occasione fu il vecchio sogno di Mosca, controllare gli Stretti (dei Dardanelli) dai quali si poteva accedere al Mediterraneo, invece di restare chiusa nella gabbia del Mar Nero, per giunta in coabitazione con i Turchi. Quell'anno vi fu un ammassamento di truppe alla frontiera turca e gli Stati Uniti risposero cogliendo un'occasione davvero 'diplomatica'. Proprio in quel periodo venne a mancare l'ambasciatore americano in Turchia, e come ultimo 'servizio' diplomatico, venne mandata -con grande enfasi della stampa- un'intera formazione navale a prelevarne la salma e riportarla in patria. Si trattò di una crociera svolta dalla nave da battaglia USS Missouri, un incrociatore e un caccia, che entrarono da Gibilterra e quindi percorsero i circa 3.000 km dell'intera larghezza del Mediterraneo. Il messaggio era chiaro, visto che le alternative non mancavano, per esempio il rimpatrio con un aereo da trasporto oppure una nave proveniente da Suez. All'epoca si pensava che la Jugoslavia fosse anche più vicina all'URSS di quanto non fosse realmente, mentre l'Albania era dichiaratamente filosovietica. Quindi ribadire che il Mediterraneo era 'off-limits' rispetto ai piani di Mosca era importante. E dato che la flotta italiana era ancora fuori gioco, che i francesi e i britannici avevano anche molti impegni in altre parti del mondo, gli Stati Uniti fecero la loro apparizione. Dapprima fu quest'episodio, ma appena sei mesi dopo venne ufficializzata una presenza stabile, basata sulla sulla portaerei USS Randolph, tre incrociatori e quattro cacciatorpediniere. Non una presenza massiccia, ma significativa. Nell'autunno di quell'anno vi furono incidenti di rilievo con gli Albanesi, che lungo le loro coste cannoneggiarono due incrociatori britannici, mentre altrettanti cacciatorpediniere (tra cui il veterano HMS Saumarez) subirono pesanti danni da parte delle mine. Nel '47 la situazione era peggiorata dato che in Grecia era scoppiata la guerra civile, dovuta al movimento comunista ELAS, già in guerra durante l'occupazione tedesca contro invasori ma anche contro i partigiani monarchici. In quel momento, l'effetto 'domino' sembrava assicurato: se la Grecia fosse diventata un Paese comunista, allora l'URSS avrebbe potuto diventare la nuova padrona del Mediterraneo: con l'Albania, forse la Jugoslavia (che difficilmente avrebbe potuto sfuggire alla forza politica di Mosca), e tutto il retroterra balcanico, si sarebbe potuto influenzare pesantemente l'equilibrio di poteri dell'ex- 'Mare nostrum'. La qual cosa ovviamente allarmò gli oramai ex-Alleati, in particolare gli Stati Uniti, rimasti assieme alla martoriata URSS a dividersi le zone d'influenza del mondo e le macerie d'Europa. Nel gennaio del '48 venne raddoppiata la consistenza del 6th Task Group con una seconda portaerei e un battaglione di Marine, e di lì a qualche mese sarebbe diventata ufficialmente la 6th Fleet, emanazione dell'Atlantic Fleet e ovviamente, della volontà dell'Amministrazione Truman di non lasciare spazi ai sovietici.

Il corso degli eventi poteva dunque cambiare di molto rispetto a quello che conosciamo noi: ma al dunque, il tentativo comunista greco non andò in porto e nel '48 si verificò il distacco ufficiale di Tito da Mosca. Il rischio apparentemente concreto di un'invasione dalla 'Soglia di Gorizia', non era più reale -anche se tenuto presente per le decadi a venire- e la sola Albania non era più una minaccia credibile, anche costruendo una base per sommergibili a Saseno. Tuttavia, la minaccia continuava ad essere percepita come reale e così la Marina già il 16 aprile del '47 inoltrò al governo una valutazione della situazione nella quale si riconosceva la relativa sicurezza della situazione in generale, ma delle criticità nello Jonio e Adriatico, specie il Canale d'Otranto. Si richiedeva quindi che le navi maggiori pattugliassero questo settore, mentre il naviglio sottile veniva usato per assicurare i collegamenti marittimi. La Marina chiamava in causa il supporto aereo ma l'Aeronautica all'epoca era ancora peggio messa. Si pensava all'impiego di una forza di aerei efficaci nel supportare (finalmente) le operazioni navali. Si pensava a dotarsene anche in proprio, con la conversione di qualche mercantile o l'acquisto di una portaerei leggera, com'era da prassi all'epoca.

I tentativi della Marina di collaborare con le altre due F.A. rimasero tuttavia più teorici che pratici, un po' perché il Trattato che entrava in vigore poneva problemi notevoli (come la rinuncia a bombardieri di ogni tipo per l'AMI) e un po' -al solito- per le rivalità e l'egoismo dei vertici di Esercito e Aviazione. Alla fine, con l'istituzione di un apposito comitato per risolvere i problemi di coordinamento, previde un reparto da bombardamento marittimo basato a Napoli e uno da caccia a Brindisi. Ma questo, con l'entrata in funzione del Trattato, non sarebbe stato più realizzabile. Inoltre il rischio paventato dell'invasione sovietica dal Nord-Est lasciava la Marina in una posizione molto meno importante, data anche la facilità con cui l'Adriatico, con le sue acque basse, era facilmente minabile. La possibilità che i sovietici potessero passare per il Canale d'Otranto minacciando l'Italia meridionale, magari con l'appoggio della guerriglia comunista del PCI -il '48 fu l'anno in cui si rischiò la guerra civile anche in Italia- non era un'eventualità così remota. Ad ogni modo, il tentativo proposto dalla Marina di creare un Comando Interforze si risolse solo nella creazione di un Comando Stato Maggiore della Difesa (anziché 'Generale'), ma in sostanza mutò poco, perché all'Esercito, che già comandava normalmente i vertici delle F.A. italiane, non interessò certo di distribuire il potere decisionale alla pari con le altre forze. Inoltre l'Aeronautica non era affatto favorevole -e si oppose veementemente- alla costituzione di aviazioni dell'Esercito e della Marina. Nel '51 verrà fatta poi una ulteriore ricerca di unificazione delle strutture militari di vertice con la sostituzione dei Consigli Superiori di Forza Armata con un unico Consiglio Superiore delle F.A. Nel '47 la Marina aveva comunque costuito un Comando in Capo delle F.N, con tre divisioni. Si ammodernò il naviglio, specie in funzione a.a. e ASW. Non furno particolarmente interessate da tali lavori -svolti a La Spezia con manodopera locale e tecnologie americane- le corazzate rientrate in servizio, ma piuttosto caccia, incrociatori e corvette. Con i pochi soldi disponibili, però, il 65% del bilancio era speso in stipendi, mentre per il carburante erano disponibili circa 2 mld l'anno. Ogni nave era così fortemente limitata, in media, a non più di due uscite in mare per ogni mese.

In base al Trattato alla Marina Militare rimanevano:

  • le due vecchie corazzate Doria e Duilio in discrete condizioni generali, ma ormai obsolete;
  • I quattro incrociatori, tutti della Classe Condottieri, di cui i due Abruzzi ed il Montecuccoli in buone condizioni, mentre il Cadorna, ormai obsoleto, venne subito declassato a pontone scuola e radiato nel 1951;
  • quattro cacciatorpediniere, tra cui il Nicoloso da Recco in mediocri condizioni e posto quasi subito in disarmo;
  • trentasei fra torpediniere e corvette, fra cui le unità della Classe Gabbiano, dotate di buone caratteristiche generali.

Vi erano poi unità minori come vedette antisom, dragamine, posamine e navi ausiliarie e d'uso locale. Di tutte queste unità, l'unica ancora oggi in servizio è la nave scuola Amerigo Vespucci. Una minima parte delle unità non trasferite per la rinuncia degli assegnatari venne incorporata nella Marina Militare, mentre il naviglio in peggiori condizioni e tutto quello appartenente alle categorie vietate dal Trattato venne demolito. Gran Bretagna e Stati Uniti rinunciarono alla consegna delle corazzate Italia e Vittorio Veneto, ma i tentativi di mantenerle in servizio fallirono e dopo l'imposizione, su richiesta sovietica, del taglio dei cannoni da 381mm le due unità vennero smantellate definitivamente nei primi anni '50 all'Arsenale della Spezia.

Delle unità entrate a far parte della Marina Militare, le due navi da battaglia risalenti alla prima guerra mondiale, e trasformate e ammodernate negli anni'30 vennero impiegate prevalentemente per compiti addestrativi e vennero radiate nel 1956. Degli incrociatori, il Garibaldi sarebbe stato posto in disarmo nel 1953 per essere successivamente ricostruito tra il 1957 e il 1961 come incrociatore lanciamissili, il Duca degli Abruzzi a metà del 1947 iniziò un ciclo di lavori, che videro l'installazione del radar di scoperta aerea SK 42 di provenienza britannica e l'introduzione di alcune modifiche minori all'armamento, mentre il Montecuccoli dal 1949 sino alla radiazione, avvenuta nel 1964, venne impiegato nell'attività addestrativa per gli allievi del secondo anno dell'Accademia Navale di Livorno. Dopo la messa in disarmo e la ricostruzione del Garibaldi come unità lanciamissili e con il Montecuccoli impegnato nell'attività di nave scuola, il Duca degli Abruzzi rimase a lungo l'unico incrociatore della Marina Militare a svolgere attività di squadra.

Dei cacciatorpediniere, il Grecale, che faceva parte della Classe Maestrale, fu nel dopoguerra la prima unità ad essere ammodernata presso l'Arsenale della Spezia così come degli ammodernamenti vennero fatti sui cacciatorpediniere della Classe Soldati Carabiniere e Granatiere, che verranno impiegati con il Grecale in vari compiti addestrativi e di squadra.

Delle torpediniere superstiti, una metà apparteneva alla Classe Spica. Le ex Spica vennero impiegate come fregate antisommergibile, così come le due torpediniere della Classe Orsa. Le corvette Classe Gabbiano, le quali prestarono servizio per lunghi anni dopo la fine delle ostilità, vennero dotate di apparecchiature elettroniche relativamente moderne.

Alcune unità, scampate in qualche modo alle clausole del Trattato di Pace e risultate recuperabili malgrado fossero state sabotate dai tedeschi, furono momentaneamente accantonate in attesa di maggiori disponibilità finanziarie necessarie per il loro ammodernamento.

Per i sommergibili, i due battelli Vortice e Giada, non essendo stati ritirati dai francesi, erano rimasti a Taranto destinati alla demolizione e, radiati ufficialmente l'1 febbraio 1948, vennero riclassificati pontoni veloci per la ricarica delle batterie ed ufficialmente impiegati per produrre energia elettrica con le loro dinamo, evitando così la demolizione. Il Giada e il Vortice vennero ribattezzati rispettivamente PV 1 e PV 2, ancorati al Pontile Chiapparo. Ma la Marina stava ricostituendo segretamente le sue forze. I due battelli, di notte, demolivano le loro sovrastrutture posticcie, che venivano furtivamente sbarcate dopo l'uscita dal canale navigabile di Taranto, effettuando immersioni, emersioni e brevi crociere che consentirono di formare i primi nuclei di sommergibilisti, oltre che a fare esercitare le unità antisommergibile.

Nel frattempo a Venezia venivano ricostituiti reparti ancora più elusivi. Era inevitabile che la lotta alle mine richiedesse subacquei (specie un un'epoca antecedente ai ROV), e così per sminare era necessario formare sommozzatori. Alla locale Scuola, dipendente dal Comando Sminamento, vennero così trasferiti i commandos di Mariassalto -il discendente della X Mas- e poi spostati a Varignano (La Spezia).

La crescente attenzione rivolta dall'Unione Sovietica verso i paesi del mar Mediterraneo, ed i conseguenti tentativi da parte degli Stati Uniti di contrastare l'aumento dell'influenza sovietica nell'area, trasformò i mari italiani in uno dei principali luoghi di confronto tra le grandi potenze internazionali, contribuendo alla riaffermazione dell'importanza dell'Italia e dei suoi porti, grazie alla loro posizione geografica strategica.

Con il nuovo governo eletto nel 1948, il Ministero della Difesa fu affidato a Randolfo Pacciardi, esponente politico che mise la sua esperienza militare al servizio del processo di ammodernamento delle Forze Armate. In pieno Piano Marshall, e in un contesto in cui l'Europa si accingeva alla divisione secondo due schieramenti contrapposti, l'Italia cominciò ad intavolare colloqui con gli USA, mirati all'ottenimento di adeguate garanzie di sicurezza. D'altro canto il governo di Washington, fortemente interessato a mantenere le proprie basi nella penisola, allentò i vincoli del Trattato di pace, inserendo l'Italia nel programma di aiuti militari MDAP (acronimo di Mutual Defense Assistance Programme).

Il 1949 vide l'Italia uscire dall'impasse, grazie ad una trattativa segreta con gli USA -basi permanenti in cambio di 'protezione' da un attacco esterno- che stava avvenendo anche con altre nazioni europee. Non molti ricordano oramai che il primo trattato di questo tipo fu il Trattato di Dunkerque, dove GB e Francia, nel '47, avevano preso un impegno di difesa comune, poi esteso anche al debole Benelux. Da qui il Trattato di Bruxelles, con USA e Canada come osservatori.

Gli Stati Uniti erano molto tentati di tornare al loro vecchio spirito isolazionista, visti i costi e le responsabilità che dava l'esercizio della loro immensa potenza. Ma nel '48 la guerra arabo-israeliana e poi il blocco di Berlino fece prendere altre decisioni, con la costituzione di una forza di difesa reciproca che richiamava i principi delle Nazioni Unite. L'Italia era interessata a questo progetto, anche se c'erano delle difficoltà notevoli: l'ostilità di Francia e Gran Bretagna, la diffidenza che in generale c'era attorno ai militari nell'Italia del dopoguerra e il fatto che il nostro territorio era tanto fondamentale quanto indifeso. L'Italia non lo nascondeva e anzi usò l'argomento per ottenere da subito forti aiuti militari, il che significava di conseguenza eliminare parte delle limitazioni del Trattato di Pace. Il 4 aprile 1949, l'Italia guidata dall'abile De Gasperi riuscì a firmare la sua adesione alla nascita del nuovo organismo (NATO) dopo che appena pochi giorni prima aveva aderito al Trattato di Bruxelles. Adesso l'Europa Occidentale, compattata dalla pressione sovietica ai confini, si era decisa ad unire le forze e la NATO comprendeva GB, Francia, Benelux, Islanda, Norvegia, Portogallo, Canada e USA, oltre per l'appunto all'Italia.

L'Italia dovette faticare non poco per adattarsi alle procedure e ai materiali americani, ma la sua presenza e quella francese pose il Mediterraneo in una posizione più importante di quanto sarebbe stato altrimenti. I Francesi, che avevano anche problemi in Indocina, chiesero a Italia, Grecia e Turchia la formazione di un Patto Mediterraneo, ma la cosa trovò l'ostilità angloamericana e l'entrata nella NATO di Grecia e Turchia eliminò la questione definitivamente.

La Marina Italia ebbe adesso una maggiore responsabilità: controllo di Adriatico e Jonio, difesa del traffico in Tirreno, supporto agli anglo-americani nel Mediterraneo centrale. Persino troppo per le capacità della Marina, che richiese con un promemoria dell'aprile 1949 un totale di 180 aerei e 3 portaerei leggere, una delle quali da tenere in riserva. Nel luglio del '49 vennero effettivamente chiesti nuovi materiali agli americani.

Con l'adesione alla NATO, alla Marina fu assegnato il controllo del mare Adriatico e del canale d'Otranto, nonché la difesa delle linee di comunicazione marittime nel mar Tirreno. Per assolvere a questi compiti, fu pubblicato già nel novembre del 1949 uno "Studio sul potenziamento della Marina italiana in relazione al Patto Atlantico", con il quale si individuavano le strutture e le modalità di potenziamento della Marina Militare stessa.

Si insisteva particolarmente nella difesa dei convogli di rifornimento e si chiedeva due gruppi navali di pronto impiego con ciascuno una portaerei, due incrociatori a.a., sei caccia e otto fregate; si chiedevano anche 500 aerei e 400 dragamine(!), 150 cacciasommergibili e molti altri mezzi veloci e da rifornimento in mare. Ovviamente questo rimase essenzialmente lettera morta, data l'esosità di questa lista.

Risalgono alla fine degli anni '40 i primi contributi alleati, sotto forma di cessione di diversi esemplari di naviglio minore quali dragamine e motosiluranti.

Il 4 aprile 1949, l'Italia sottoscrisse il Trattato del Nord Atlantico, ribadendo la sua impossibilità a contribuire attivamente all'interno dell'organizzazione e questo portò diplomaticamente, sul finire del 1951, alla revoca definitiva dei vincoli del trattato di pace con il consenso di tutte le nazioni occidentali.

Nel quadro del programma di un programma di potenziamento navale avviato nel 1950 e del programma di aiuti militari MDAP all'inizio del 1951 giunsero dagli USA due cacciatorpediniere del tipo Benson/Livermoore che vennero ribattezzati Aviere ed Artigliere e benché risalissero ai primi anni '40, contribuirono con il loro armamento a potenziare la componente artiglieresca delle forze navali di superficie della Marina Militare Italiana incrementandone al tempo stesso le capacità antiaeree. Insieme alle armi, anche le nuove apparecchiature elettroniche per la direzione del tiro e la sorveglianza aeronavale rappresentarono il punto di partenza per l'addestramento del personale su sistemi di nuova generazione che sarebbero stati adottati successivamente in maniera più diffusa e generalizzata. Contemporaneamente arrivarono dagli USA altre tre unità di scorta che utilizzate come fregate costituirono la Classe Aldebaran e vennero proficuamente utilizzate per l'attività di Squadra fornendo un valido contributo per la progettazione delle successive unità di scorta di costruzione nazionale.

Vennero avviati nel 1950 i lavori di ricostruzione/trasformazione di due incrociatori leggeri della Classe Capitani Romani, il 'Pompeo Magno' e il 'Giulio Germanico' che venne recuperato nel Cantiere di Castellammare di Stabia dopo essere stato auto-affondato dai tedeschi. Le due unità trasformate in cacciatorpediniere vennero ribattezzate rispettivamente San Giorgio e San Marco entrando in servizio tra il 1955 e il 1956.

Programma navale 1950:

Navi di nuova costruzione: due caccia (INDOMITO e IMPETUOSO), 1952-57, due fregate (CENTAURO e CANOPO e altre due previste poi), 1952-57, 12 dragamine 'Agave' I Serie in materiali amagnetici, 1954-56, motocannoniera MC 490 convertibile, 1953-55, un cacciasommergibile (VAS 470, poi Sentinella), 1953-56

Navi ammodernate: i caccia S.Giorgio e S. Marco (ex FV1 Pompeo Magno e FV2 Giulio Germanico), 1952-55; nave appoggio Proteo (ex rimorchiatore Perseo), 1951; incrociatore ABRUZZI (1951-53), GARIBALDI (1949-51), MONTECUCCOLI (1953), tre ct. (Granatiere, 1950-52; Grecale, 1953-54; Carabiniere, 1953-54), due navi ASW (Orsa e Orione, 1953-54), 7 torpediniere (Sirio, Sagittario, Cassiopea, Libra, Calliope, Clio, Aretusa), 1951-53, 20 corvette 'Gabbiano' (1950-54), i smg. Giada e Vortice (1952), la corvetta Bombarda (1950).

Navi cedute in conto MDAP (Mutual Defence Aid Program):

  • due caccia tipo 'Benson', ARTIGLIERE e AVIERE, consegnati nel 1951
  • 3 fregate Aldebaran, Altair, Andromeda, 1951
  • 2 smg Da Vinci e Tazzoli, 1955
  • 34 dragamine amagnetici di cui 17 classe 'Ariete' (MSC) nel 1953-55, e 17 classe 'Azalea' (MSC) del 1947
  • 6 navi cannoniere appoggio classe 'Alamo', dal '51
  • 2 cisterne acqua, Adige e Flegemonte, 1947-48

Inoltre vennero commissionate all'industria italiana delle nuove commesse:

  • 3 corvette: Airone, Albatros, Alcione, 1953-55
  • 2 fregate: Cigno e Castore, 1954-57
  • 20 dragamine 'Aragosta', 1956-57
  • 2 posareti (Alicudi e Filicudi), 1954-55

Del resto la richiesta originaria per così tante nuove navi era stata oramai ridotta. Si parlava di due incrociatori, 26 navi di scorta d'altura e 33 corvette,e poco oltre 100 dragamine; quanto agli aerei, se ne ribadiva l'esigenza, ma adesso non volevano fare nomi.

I risultati furono deludenti per gli italiani, ma del resto gli americani non volevano guastare i buoni rapporti con GB e Francia, che erano entrambe fortemente disposte ad impedire la rinascita della Marina italiana, e certo, non senza motivi.

Così gli USA portarono avanti una diversa impostazione: piuttosto che cedere direttamente le loro navi -cosa che invece faranno a molte altre nazioni 'amiche'- finanziarono piuttosto la costruzione di nuovi vascelli, per far sì che gli italiani se la cavassero in maniera più autonoma. Tutto sommato fu una cosa positiva perché la Marina dovette ridimensionare le sue esose previsioni di rinascita, mentre la cantieristica nazionale e la tecnologia dovettero adattarsi, così come la politica, alla nuova era. Già nel novembre 1949 Pacciardi riuscì a presentare il primo programma navale italiano del 1950(-53), modesto ma che traeva lezione dall'esperienza avuta. Nuove navi erano ora in auge: i grossi cacciatorpediniere -quelli che si cercò di sviluppare inutilmente durante la guerra- e le fregate. Si cercò di implementare soluzioni costruttive atipiche per l'Italia, come lo scafo a ponte continuo, la plancia di navigazione, locali per il personale più funzionali, sopratutto una maggiore tenuta al mare e autonomia, visto che anche con le operazioni mediterranee questi fattori non di rado s'erano dimostrati carenti (vedi anche la perdita di due c.t. durante la Seconda Battaglia della Sirte). Le costruzioni vennero avviate solo nel '52 dati i persistenti problemi di economia e di tecnologie da applicare, ma nel frattempo si cominciò a sviluppare anche nuove tecnologie autoctone, come i lanciabombe ASW per i caccia 'Impetuoso' e fregate 'Centauro', dove vennero anche sperimentati siluri guidati. Esse comportarono anche una nuova artiglieria. Si trattava di un cannone da 76 mm, che a suo tempo venne sviluppato nella sua forma primigenia SMP 3 dagli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli. Questo cannone a.a. era stato presto trasformato in una installazione binata, il 'Sovrapposto', che era reputata necessaria per assicurare una sufficiente potenza di fuoco. In pratica gli italiani non consideravano, per il futuro, il cannone USA da 76/50 un presidio sufficiente per il tiro a.a. contro gli aerei a reazione, e ben presto cercarono una nuova arma antiaerei con maggiore potenza, gittata e cadenza di tiro (da 45-50 cp.min a circa 60 per canna); così le fregate e i caccia cominciarono ad avere questi nuovi cannoni. Inoltre si cominciò lo studio dei radar e dell'elettronica, che durante la guerra ben poca strada avevano fatto; si ammodernarono poi gli incrociatori 'Pompeo Magno' e 'Giulio Germanico', con elettronica e armi provenienti dagli Stati Uniti. Per cui, reimmessi in servizio entro il 1955, adesso dimostravano un aspetto da 'Gearing on steroids', nel senso che avevano un armamento analogo -e più leggero- di quello dei caccia americani (6x127/38 mm), ma ovviamente su di uno scafo notevolmente più grande e potente, visto che erano incrociatori. Il fatto che in origine essi non avessero alcuna arma ASW e solo un leggero armamento antiaerei venne ovviato con la dotazione, al posto delle quattro torri da 135, di tre da 127 e un lanciabombe A/S. L'elettronica e l'armamento leggero erano pure di fornitura USA.

Da notare che proprio all'epoca il cacciatorpediniere INDOMITO e l'IMPETUOSO erano in costruzione con macchine e parti residuate dalle previste navi tipo 'Medaglie d'Oro', mai completate nella II GM. E che il cannone da 135/45 mm era diventato un armamento, proprio a quel punto, a doppio impiego, con una previsione di ben 30 colpi al minuto per canna e un alzo sufficientemente alto. Già durante la II GM la vecchia corazzata 'Cavour' era in allestimento con la versione DP dei cannoni, che però riguardava solo l'alzo massimo. Nel '53 venne approntata una versione automatica di questi potenti cannoni (che del resto sparavano munizioni di peso comparabile a quello, sempre di circa 32 kg, dei cannoni da 127/54 mm all'epoca in approntamento all'estero), che però sembra arrivarono tardi per i 'Regolo'. Piuttosto, equipaggeranno (assieme a otto cannoni singoli tipo MM da 76/62) il 'Garibaldi' e probabilmente, anche i due nuovi cacciatorpediniere (a meno che questi ultimi non fossero equipaggiati semplicemente con le armi sbarcate dagli incrociatori, cosa più che probabile vosto che con quattro torri binate il 'Pompeo Magno' poteva equipaggiare entrambi i caccia, che ne avevano due l'uno, una a prua e una a poppa).

Successivamente il quadro si arricchì di altre unità, finaziate in conto MDAP, con le tre corvette e le due fregate; sulle quali venne imbarcato il cannone binato da 76 mm SMP 3.

Molto utili i cacciatorpediniere ex-USA, così come i due moderni smg. 'Da Vinci' e 'Tazzoli', unità ammodernate allo standard GUPPY e che avevano snorkel, sonar e centralina elettromeccanica di lancio. La presenza poi di ben 34 dragamine amagnetici fu un altro grosso aiuto alla Marina, anche se oramai il grosso della crisi era superato.

Il fatto è che dopo lo scoppio della Guerra di Corea nel '50 gli Americani cominciarono ad armare a ritmo sempre più rapido gli alleati.

Nel frattempo si facevano i conti, cosa non meno importante, della guerra. I militari erano stati visti inizialmente con diffidenza crescente dalla popolazione civile, ma si cercò una sorta di pacificazione con il passato -senza farci i conti- con l'applicazione, il 20 marzo 1950, della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla bandiera delle Forze Navali. Il problema irrisolto e nemmeno affrontato fu piuttosto un altro: la Marina, come anche le altre F.A. aveva combattuto diverse guerre nel 1940-45. Con il Duce, con il Re, con il Re contro il Duce, contro tutti e due. Parificare tutto lasciando senza giudizio tali cambiamenti fu la linea scelta, ma certo, non priva di criticità in un'analisi storica accurata, come si chiede Nassigh, poteva bastare 'l'obbedienza' ad ordini superiori per giustificare qualunque atto? E se sì, allora perché al di fuori dell'Italia Germania e Giappone ebbero numerosi militari giudicati per crimini di guerra? Ma mano a mano che il tempo passava, sembrava che a nessuno realmente importasse di fare chiarezza sull'argomento. E quando poi nell'aprile del '50 all'Italia venne concessa l'amministrazione fiduciaria in Somalia, la stampa fu presa dall'entusiasmo per il 'ritorno in Africa'. Entusiasmo che sarebbe stato poi smorzato qualche anno dopo dai disordini del movimento 'Giovani Somali' contro gli italiani, visti come colonialisti. Ovviamente la Marina non era stata impegnata in forze per questa missione, con il trasporto del Corpo di Sicurezza, lo studio idrografico, il riattamento delle infrastrutture ecc. ecc.

Lo Stato maggiore della Marina (MARISTAT) era assillato dalla dicotomia tra i suoi piani e le risorse effettive, che certo non erano sufficienti, visto che si parlava adesso di 130 aerei per svolgere i compiti assegnati da MEDCENT (il comando del Mediterraneo centrale americano, basato a Napoli). La situazione cambiava ancora un po' quando il Comando in Capo Forze Navali divenne Comando in Capo Squadra Navale. Venne creata anche una forza 'lagunare' al comando di un contrammiraglio. Era per il momento una forza di difesa costiera, poi diverrà una forza anfibia con il btg. SAN MARCO, all'epoca parte della Divisione Folgore di fanteria.

Nel '52 le navi della stessa tipologia vennero raggruppate in flottiglie omogenee al comando del Gruppo Forze Costiere, parte della 3a Divisione Navale con sede a Brindisi. C'erano motosiluranti e VAS, ma si studiavano anche navi con armamento convertibile silurante-cannoniera-posamine. Tra le unità di quest'epoca c'erano 13 battelli realizzati dalla Vosper, con cannone Breda singolo da 20L65 a prua e impianto quadrinato Mauser da 20/55 mm a poppavia (un insieme davvero variegato!).


Ali di Marina[modifica]

Nel frattempo si poneva anche un altro dilemma: l'aviazione navale. La Marina la voleva, ma c'era una legge del '37 in cui l'Aviazione avocava a sé tutti gli aerei militari. Ma nel 1950 un gruppo di ufficiali e sottufficiali della Marina andò alla base di Corpus Christi (Texas) per addestrarsi ai nuovi aerei, che in conto MDAP erano 42 SB2C-5 Helldiver, che ora erano diventati aerei ASW anziché bombardieri. I primi due arrivarono in volo decollati dalla USS Midway, atterrando a Capodichino con ai posti di pilotaggio due ufficiali italiani neobrevettati negli USA. Apriti cielo! Non poteva essere fatta un'operazione più infelice. Per esempio, a parte la legge, le insegne erano dell'Aeronautica, mentre sulla fusoliera c'era l'ancora della Marina. Non c'erano stati accordi con l'AMI e così la situazione divenne presto grottesca. Quando gli aerei atterrarono vennero sequestrati dai Carabinieri su denuncia dell'Aeronautica, che poi si accaparrò tutti gli apparecchi americani. Ma andò anche peggio in un'altra circostanza, allorché nel novembre 1953 arrivarono in Italia altri 46 Helldiver. Tuttavia questi vennero smontati e immagazzinati; nel mentre si decideva cosa farne, rimasero quindi accantonati. Il Consiglio Superiore delle Forze Armate si pronunciò dopo ben 4 anni con la legge sull'aviazione ASW e venne stabilita una legge ad hoc per risolvere il problema: dopo quest'imbarazzante esordio, si stabilì che gli aerei sarebbero stati in carico all'Aeronautica, ma con equipaggi misti (al 50% AMI e MM) e con il compito di supportare la Marina. Insomma, quello che non è mai cambiato, nemmeno oggi che pure la MM ha gli Harrier.. Ma per allora non solo gli Helldiver erano superati, ma anche e sopratutto corrosi dalla ruggine e dalle intemperie! Per cui vennero semplicemente smantellati. Dal '53, gli aerei già in carico all'Aeronautica vennero invece sostituiti da 22 PV-2 Harpoon, i primi dei plurimotori ASW dell'aviazione.

Una vicenda tra le più imbarazzanti, ma nel frattempo i diplomatici italiani, con grande abilità, avevano lavorato e nel '51 le limitazioni dell'armistizio vennero lasciate cadere. Il 22 dicembre il governo italiano sanciva il ripristino della sovranità nazionale.

Il 5 luglio 1953 venne sperimentato con successo l'appontaggio di un nuovo elicottero Bell 47D (dell'Aeronautica) sul ponte di legno sistemato posticciamente sul GARIBALDI, prima in rada a Gaeta, e poi in navigazione. Il successo convinse la Marina ad ordinare altri sette Bell 47G nell'aprile del '55: i 'magnifici sette' che diedero inizio alla tradizione elicotteristica della Marina, sebbene già oltre 10 anni prima i Tedeschi avessero impiegato elicotteri in Egeo (per non parlare degli studi pionieristici avvenuti in Italia, dove dopo tutto si fa ascrivere la nascita concettuale dell'elicottero, tramite il solito Leonardo).

La successiva formazione del GRUPELICOT 1 avvenne il 1 agosto 1956. In seguito venne fuori una notevole tradizione delle navi.

Verso la 'normalità'[modifica]

Nel '52 venne fuori anche la possibilità di formare delle F.A. europee integrate (il CED), l'Italia aderì alla proposta, ma in quello stesso anno la Francia, che pure aveva lanciato l'iniziativa, non firmò il trattato e la cosa finì, purtroppo, lì.

Nel novembre 1953 avvenne una crisi internazionale per Trieste, quando il Maresciallo Tito concentrò forze ingenti ai confini. Era la prima volta dopo otto anni di relativa pace, che le F.A. italiane venivano messe in allarme, con la mobilitazione di ben quattro divisioni e tre aerobrigate dell'AMI. La Marina poteva fare poco, ma inviò nell'Alto Adriatico l'ABRUZZI, appena uscito dai lavori di raddobbo dei sistemi di bordo. Il 26 ottobre 1954 la crisi venne definitivamente disinnescata allorché con il Protocollo di Londra venne sanzionato il ritorno della città all'Italia. Per rimarcarlo, l'ABRUZZI entrò nel porto e attraccò a Piazza dell'Unità assieme ai caccia Granatiere e Grecale, accolti da una folla festante.

Il 14 dicembre 1954 infine l'Italia venne ammessa all'ONU, dopo avere già fatto alcuni passi, come l'invio di un ospedale da campo durante la Guerra di Corea. Con quest'ultimo passo il periodo postbellico propriamente detto si poteva considerare concluso e l'Italia ammessa a pieno titolo nel 'consesso delle nazioni sovrane'.

L'intenzione della Marina di costituire reparti di volo autonomi vennero invece vanificati sul nascere dall'opposizione dell'Aeronautica Militare, le cui tesi, dopo un lungo contenzioso, finirono nel 1953 col prevalere ed i dissensi tra le due forze armate vennero alla fine risolti con una legge ad hoc che permise l'impiego, presso i Gruppi di volo ASW dell'Aeronautica, di equipaggi misti con personale al 50% della Marina.

Nel 1954 intanto veniva costituito a Varignano, una frazione di Portovenere, presso La Spezia il Gruppo Arditi Incursori erede della Xa MAS, che a partire dal 1960 avrebbe assunto la denominazione COMSUBIN.

Venute meno le clausole del trattato di pace che vietavano all'Italia il possesso di sommergibili, e con l'ingresso dell'Italia nella NATO, nell'ambito del programma di potenziamento navale avviato nel 1950 venne anche avviata la ricostituzione della componente subacquea, con il recupero e la messa in servizio dei sommergibili Giada e Vortice che ripresero i loro nomi. Questi due sommergibili, affiancati da due sommergibili della Classe Gato ceduti dagli USA, costituirono il primo nucleo della forza subacquea della Marina Militare. Furono proprio i sommergibilisti che si erano formati semi-clandestinamente sul Giada e sul Vortice a prendere in consegna i sommergibili della 'Classe Gato' che ribattezzati Tazzoli e Leonardo Da Vinci, furono i primi due battelli di una serie ceduta dalla US Navy alla Marina Militare nell’ambito del programma di assistenza militare e che, per qualche decennio ne costituirono la forza subacquea. Questi battelli prima di essere ceduti vennero aggiornati agli standard GUPPY I B (Greater Underwater Propulsive Power), un programma di aggiornamento della flotta subacquea americana basato sulle invenzioni tedesche della parte finale del secondo conflitto mondiale.

Altre navi fornite dagli Stati Uniti, furono vari dragamine sia costieri che di altura, che svolsero anche il ruolo di pattugliatori ed alcune unità di appoggio per il Battaglione San Marco, ricostituito ed inquadrato in un reggimento Lagunari interforza.

La ricostuzione della Marina con l'aiuto americano, intanto, oltre che con la cessione del naviglio dismesso, veniva accompagnato da commesse per la costruzione presso i cantieri italiani di unità finanziate con fondi statunitensi, che oltre al potenziamento della Marina Militare, favorirono lo sviluppo di alcuni cantieri italiani, che finirono per ricevere anche commesse estere come quella per la costruzione dei cacciatorpediniere venezuelani della classe Almirante Clemente. Vennero così costruite per la Marina Militare, tra il 1953 e il 1956 tre corvette della Classe Alcione, prime unità di scorta costruite in Italia nel dopoguerra, e due cacciatorpediniere della Classe Indomito e vennero finanziate dagli USA anche due delle quattro fregate Classe Centauro entrate in servizio nel biennio 1957/58 in sostituzione delle Spica che venivano messe in disarmo. Alle tre corvette Alcione, se ne aggiunse nel 1961 una quarta inizialmente costruita per la marina olandese e restituita dall'Olanda agli Stati Uniti.

Uno dei primi cacciatorpediniere postbellici italiani, l'Indomito

Tra le unità acquistate nel decennio una goletta dalla Francia che ribattezzata 'Palinuro', nella marina mercantile francese era stata adibita a peschereccio per la pesca del merluzzo e che dopo essere stata sottoposta dopo l'acquisto da parte italiana a lavori di trasformazione, è stata adattata a nave scuola per affiancare il 'Vespucci' in sostituzione della 'Cristoforo Colombo' ceduta all'Unione Sovietica in base alle clausole del trattato di pace.

Tra le unita minori vi è la costruzione della motocannoniera MC 490 nei cantieri di Monfalcone che fu un banco di prova per la sperimentazione di idee e soluzioni tecniche, ma non avendo dato le prove l'esito sperato, l'unità dopo varie trasformazioni assunse nel 1965 la configurazione di motosilurante e venne ribattezzata 'Folgore'.


La flotta al 1/1/56:

  • Due corazzate: DUILIO E DORIA
  • 3 incrociatori: ABRUZZI, MONTECUCCOLI e GARIBALDI
  • 7 c.t.: S.GIORGIO, S. MARCO (i due ex- 'Regolo'), AVIERE, ARTIGLIERE (ex-USA), CARABINIERE, GRANATIERE, GRECALE
  • 5 navi ASW: Aldebaran, Altair, Andromeda (ex-USA), Orione, Orsa
  • 7 torpediniere: Sirio, Sagittario, Cassiopea, Libra, Calliope, Clio, Aretusa
  • 26 corvette: Ape, Baionetta, Chimera, Cormorano, Danaide, Driade, Fenice, Flora, Folaga, Gabbiano, Gru, Pomona, Scimitarra, Sibilla, Urania, Ibis, Minerva, Sfinge, Pellicano, Bombarda, Farfalla, Crisalide, Alabarda, Airone, Alcione, Albatros
  • 4 sottomarini: Da Vinci, Tazzoli, Vortice, Giada (+ Bario, da ricostruire nel 1959-61)
  • 76 dragamine: Abete, Acacia, Betulla, Castagno, Cedro, Ciliegio, Faggio, Frassino, Gelso, Larice, Noce, Olmo, Ontano, Pino, Pioppo, Platano, Quercia (tutti ex-USA); Agave, Bambù, Ebano, Mango, Mogano, Palma, Rovere, Sandalo, Alloro, Edera, Gaggia, Gelsomino, Glicine, Loto, Mirto, Timo, Trifoglio, Vischio, Giaggiolo (19 unità di costruzione nazionale); Anemone, Azalea, Begonia, Biancospino, Dalia, Fiordaliso, Gardenia, Geranio, Magnolia, Mughetto, Narciso, Oleandro, Orchidea, Primula, Tulipano, Verbena, Gladiolo (17 ex- USA); DR-301/16 , Abba, Mosto, Carini, Fabrizi (ex-torpediniere)
  • 11 motovedette: DV-401/04, 408, 409, 411, 415
  • 3 Montocannoniere: 'Sentinella'-490-495
  • 29 motosiluranti: 29441-44, 451-53, 421-24, 431-34, 454, 461-64, 471-75, 581-84
  • 6 cannoniere-appoggio: Alano, Molosso, Segugio, Bracco, Spinone, Mastino (ex-USA LCS/L)
  • 7 VAS: 491/97
  • 2 Navi Appoggio: Stromboli e Vesuvio
  • 1 N Id: Staffetta
  • 1 Nave app. subacquei: Ercole
  • 3 navi scuola a vela: VESPUCCI, Palinuro, Ebe
  • 9 navi cisterna: Dalmazia, Po, Volturno, Adige, Flegetonte, Isonzo, Tanaro, Ticino, Sesia
  • 2 navi servizio fari: Rampino, Buffoluto
  • 2 Posareti: Alicudi e Filicudi
  • 83 Rimorchiatori: 9 d'altura, 74 portuali
  • 12 cisterne locali, 1 trasporto costiero, 3 mototrasporti fari (1301-03), 7 MOC (Moto Officine costieri, 1201-05, 1207, 1208), 15 MTC (Moto trasporti costieri), 1001-1010, 1101-1104, 1107, 20 mezzi da sbarco medi (MTM), 9901-9920, 26 MTP (mototrasporti piccoli), 9701-726.


In costruzione o in programma: 2 caccia, Indomito e Impetuoso; 8 fregate (inizialmente classificate c.t.) 'Canopo' (Canopo, Centauro, Cigno, Castore, Bergamini, Margottini, Rizzo, Fasan, Aragosta, Arsella, Astice, Attinia); 4 portaelicotteri, 20 dragamine (Aragosta, Arsella, Astice, Attinia, Calamaro, Conchiglia, Dromia, Gambero, Granchio, Mitilo, Ostrica, Paguro, Pinna, Polpo, Porpora, Ricio, Scampo, Seppia, Tellina, Totano).


Bilanci:

  • 1945-46: 26.813.100.000
  • 1946-47: 43.500.100.000
  • 1947-48: 58.222.200.000
  • 1948-49: 66.269.900.000
  • 1949-50: 66.269.900.000
  • 1950-51: 68.049.400.000
  • 1951-52: 76.170.800.000
  • 1952-53: 88.307.800.000
  • 1953-54: 88.803.800.000
  • 1954-55: 90.298.700.000



Nella seconda metà degli anni'50 vennero emanate da parte dello Stato maggiore della Marina le direttive per un nuovo programma di potenziamento noto come Programma 1958, in cui venivano tracciate le future linee di sviluppo della Marina Militare, che non potendo contare, per motivi di bilancio, su un potenziamento quantitativo, puntava ad un'evoluzione qualitativa, con la realizzazione un numero limitato di piattaforme da equipaggiare con impianti e apparati all'avanguardia e innovativi rispetto allo standard navale europeo. Venne anche rivolto l'interesse verso il naviglio a propulsione nucleare, con il progetto per un sottomarino d'attacco battezzato 'Guglielmo Marconi' che avrebbe dovuto avere un dislocamento in immersione di 3.400 tonnellate, una velocità massima in immersione di 30 nodi e una dotazione siluristica di 30 armi, ma senza la collaborazione degli Stati Uniti il progetto non avrebbe mai potuto concretizzarsi e con il rifiuto americano di collaborare, sulla base di una legge che vietava il trasferimento all'estero di conoscenze e tecnologie nucleari utilizzabili a fini militari il progetto venne abbandonato.

Il Programma 1958 prevedeva la realizzazione di:

  • 3 incrociatori lanciamissili e portaelicotteri Classe Andrea Doria
  • 2 cacciatorpediniere lanciamissili Classe Impavido
  • 4 fregate portaelicotteri Classe Bergamini
  • 4 sottomarini Classe Toti

Il programma prevedeva anche la ricostruzione/trasformazione dell'incrociatore Giuseppe Garibaldi in unità lanciamissili, e quella del sommergibile Bario con le unità che avrebbero dovuto entrare in linea all'inizio del decennio successivo.

La scadenza degli obiettivi del Programma 1958 venne rispettata solamente per le fregate Bergamini per il sommergibile 'Bario' ricostruito e ribattezzato 'Calvi' ed il 'Garibaldi' entrati in servizio nel biennio 1961/62 mentre la realizzazione delle rimanenti unità andò a rilento per le difficoltà finanziarie derivate dall'inevitabile aumento dei costi iniziali. Intanto proseguiva il potenziamento della flotta attraverso l'arrivo di unità provenienti dagli Stati Uniti, con l'arrivo dagli USA diverse di tre sommergibili ex Classe Balao modernizzati nell'ambito del Programma GUPPY, con l'arrivo del primo nel 1960 ribattezzato Torricelli e di altri due nel 1966 che vennero ribattezzati Morosini e Cappellini che avrebbero prestato servizio per un decennio. A beneficiare del materiale di provenienza statunitense fu quello delle unità di supporto logistico ed anfibio, con l'arrivo tra il 1957 e il 1970 di quattro unità che vennero ribattezzate Etna, Anteo, Bafile e Cavezzale. Nel 1964 venne ricostituito il battaglione San Marco, dopo che i fucilieri di marina nel 1951 erano stati inquadrati in un'unità interforze Lagunari sciolta nel 1956.

La maggiore novità degli anni '60 per la MM furono gli incrociatori portaelicotteri, dei quali il V.Veneto fu l'evoluzione ingrandita dei due 'Doria'

Nel biennio 1963/64 entrarono finalmente in servizio i due 'Doria' e i due 'Impavido' e nel 1965 il 'San Giorgio', dopo un ciclo di lavori iniziati nel 1963 per essere adattato a nave scuola, rilevava in tale compito il 'Montecuccoli' andato in disarmo l'anno precedente. Nello stesso anno, venne avviata la costruzione dei Toti, prime unità subacque costruite in Italia nel dopoguerra, che sarebbero entrate in servizio nel 1968. Questi sottomarini la cui sigla NATO era SSK (simbolo di classificazione di scafo, hull classification symbol impiegato dalla Marina statunitense per indicare i sottomarini d'attacco, Hunter-Killer Submarine; la sigla è utilizzata per estensione anche per indicare sottomarini d'attacco di altre marine) sono stati progettati con caratteristiche antisommergibile per fronteggiare la minaccia rappresentata dai sommergilili sovietici.

Realizzazioni significative di questo periodo furono le fregate elicotteristiche 'Alpino', sviluppate sul progetto Bergamini che avevano un apparato propulsore di tipo CODOG, entrate in servizio nel 1967 con una di loro la Carabiniere ancora oggi in servizio per la sperimentazione di nuovi sistemi d'arma. Alte importanti realizzazioni furono le corvette 'De Cristofaro' e per quanto riguarda il naviglio minore vennero realizzate delle motocannoniere convertibili derivate dalle unità MC 490 il cui requisito operativo era il controllo dell'Adriatico ambiente che per le sue caratteristiche era ideale per queste unità, che veloci sottili ed in possesso di un adeguato armamento antinave erano in grado di tendere efficaci imboscate. Su queste unità vennero sperimentati anche nuove armi come il cannone 76/62 Compatto.

Alla fine del decennio, nel 1968 vennero impostate le due unità missilistiche della Classe 'Audace', ma la realizzazione più significativa del decennio, fu la costruzione dell'incrociatore lanciamissili portaelicotteri VITTORIO VENETO (omonimo della prestigiosa corazzata), entrato in servizio nel 1969 e destinato a ricoprire per oltre un decennio il ruolo di ammiraglia della flotta. La costruzione del Vittorio Veneto avvenne in seguito all'annullamento della costruzione della terza unità della Classe Doria che avrebbe dovuto chiamarsi Dandolo e la cui costruzione venne annullata in quanto si è preferito optare per la costruzione di un'unità di maggiori dimensioni. Nel 1969 dagli Stati Uniti arrivarono anche due cacciatorpediniere della Classe Fletcher per sostituire le due Artigliere. Le due unità vennero ribattezzate Fante e Lanciere, che però era in condizione talmente disastrose che venne cannibalizzata per pezzi di ricambio per le unità gemelle, imponendo l'acquisto di una terza unita entrata in servizio nel gennaio del 1970, ribattezzata Geniere. Queste unità, che erano state sottoposte agli ammodernamenti del Programma FRAM per aumentarne le capacità ASW e poter fronteggiare più efficacemente la minaccia dei sommergibili sovietici erano in cattive condizioni e rimasero in servizio solo per un quinquennio.

La situazione politico-militare nel Mediterraneo alla fine del decennio imponeva nuovi compiti alla Marina Militare con la Guerra dei sei giorni che aveva finito per rafforzare l'influenza sovietica su alcune nazioni arabe del Medio Oriente, con Egitto e Siria in prima fila, con il conseguente consolidamento della presenza sovietica nel Mediterraneo orientale. L'espansionismo sovietico nel bacino del Mediterraneo venne ulteriormente favorito dal colpo di stato in Libia che aveva portato al potere Gheddafi ed in tale contesto diventava crescente l'importanza della Marina Militare Italiana, per le forze della NATO che operavano nella regione, e l'entità delle risorse che la Marina Militare poteva mettere a disposizione per migliorare le capacità d'intervento dell'alleanza in caso di crisi.

Gli anni anni '70 si aprivano con la messa in disarmo nel 1971 dell'ammiraglia 'Garibaldi' e del 'San Marco', ex 'Giulio Germanico', mentre nel corso del decennio uscivano progressivamente di scena le corvette 'Gabbiano'. Intanto la minaccia sovietica si materializzava nella squadra del Mediterraneo ed era appoggiata da una consistente forza aerea che aveva le sue basi sul litorale nord-africano, imponendo la necessità di adeguare lo strumento navale nazionale. Il bilancio era tuttavia carente e nel 1970, dei 1.510 miliardi destinati alla Difesa l'aliquota devoluta alla Marina fu di soli 200 miliardi, a causa di concezioni strategiche che privilegiavano le esigenze delle forze aeree e di terra che operavano in difesa del confine nord-orientale.

Con gli esigui fondi destinati dal bilancio della difesa alla marina lo Stato Maggiore preferì concentrare le risorse disponibili sulle costruzione di nuove unità navali, limitando al massimo i lavori di ammodernamento sul naviglio in servizio. Il programma a medio termine da portare avanti con gli stanziamenti ordinari prevedeva la realizzazione di quattro fregate lanciamissili 'Lupo', due sottomarini 'Sauro', otto aliscafi 'Sparviero' una rifornitrice di squadra 'Stromboli', una nave idrografica e altro naviglio d’uso locale fra cui due rimorchiatori d’altura e dieci costieri, mentre la componente aerea sarebbe stata potenziata con la graduale acquisizione di 28 elicotteri AB 212 da destinare alle unità di navali e con dodici SH-3D destinati alle basi a terra. Le modifiche alle unità in servizio vennero limitate all'installazione sui Toti dei siluri A-184, già programmati per i battelli di nuova costruzione, e la trasformazione di dieci dragamine tradizionali in cacciamine.

Un parziale incremento della forza operativa si ebbe tra il 1972 e il 1974 con l'entrata in servizio delle unità della Classe 'Audace' e con l'arrivo dagli Stati Uniti di quattro sommergibili e due navi da sbarco ('Grado' e 'Caorle', circa 7.000 t e sei pezzi da 76 mm l'una). I quattro sommergibili appartenevano due alla Classe 'Tench' e due alla Classe 'Tang'. Le prime due ribattezzate Longobardo e Gazzana-Priaroggia, furono le prime unità del tipo GUPPY III mentre le unità della Classe Tang, primi battelli di costruzione postbellica, vennero ribattezzate Romei e Piomarta. Le loro caratteristiche generali ne facevano delle unità ancora efficaci, ma, essendo sommergibili di tipo oceanico, le loro dimensioni ne rendevano problematico l'impiego in un teatro come il Mediterraneo e di conseguenza, analogamente a quanto era avvenuto con i precedenti battelli di provenienza americana, vennero utilizzati prevalentemente per l'addestramento della componente subacquea nazionale e delle navi di superficie specializzate nella lotta antisomergibile.

Una vera e propria 'jeep del mare', l'aliscafo Sparviero stazzava appena 60 t eppure aveva il cannone da 76 mm e due missili a lungo raggio OTOMAT, un formidabile armamento per un minuscolo mezzo d'attacco veloce -50 nodi- facente parte del programma aliscafi NATO, ma del quale l'Italia fu l'unico utente europeo: nell'insieme queste navi non hanno convinto, dato il costo d'esercizio decisamente oneroso, grossomodo pari a quello di una corvetta da 1.300 t. Anche la gestazione fu lunga, e passarono diversi anni e parecchie modifiche prima che dal prototipo Sparviero ne derivassero i sei mezzi prodotti in serie, che però sono in realtà la classe 'Nibbio', dal primo di questi

La progressiva radiazione del naviglio più anziano non compensata dall'entrata in servizio di nuove unità ed il lento processo di ammodernamento in un'area sempre più difficile come il bacino del Mediterraneo, rendeva il compito della Marina Militare sempre più difficile, specie alla luce delle situazione internazionale che con il riaccendersi, nel 1973, nella regione medio orientale, del conflitto arabo-israeliano, acuiva le tensioni sullo sfondo della guerra fredda, mentre più vicino all'Italia la Libia diventava sempre più minacciosa, soprattutto dopo l'attacco condotto nell'ottobre del 1972 da un Mirage libico contro la corvetta De Cristofaro, impegnata in una missione di vigilanza pesca. In questa situazione si manifestavano profondi disagi di carattere morale e materiale nel personale che operava in marina e a farsene portavoce fù lo stesso comandante in capo della Squadra Navale, Ammiraglio Gino Birindelli, in una conferenza stampa fatta a bordo dell'incrociatore Garibaldi nel febbraio 1970. Le dichiarazioni di Birindelli provocarono reazioni e prese di posizione, come quella in cui ben 800 ufficiali in servizio, in una lettera indirizzata al Capo di Stato Maggiore della Marina, esprimevano le proprie opinioni sullo stato della Marina Italiana, proponendo una serie di iniziative per accelerare un processo di risanamento ritenuto non più rinviabile.

Un primo riconoscimento dell'importanza del ruolo della Marina Militare si ebbe con la nomina, nel 1972, dell'ammiraglio Eugenio Henke alla carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa, che in precedenza era stata sempre assegnata a un generale dell'Esercito.

Nel 1973, un'analisi effettuata dal Capo di Stato Maggiore della Marina ammiraglio Gino De Giorgi, considerava remota l'ipotesi di un conflitto globale che coinvolgesse i due blocchi, ma prospettava invece uno stato di conflittualità permanente caratterizzato da confronti regionali in cui il loro più probabile teatro di svolgimento sarebbe stato proprio il Mediterraneo, con la Marina che di conseguenza tra le forze armate sarebbe stata quella maggiormente in prima linea a dovere operare in tale contesto. Ai compiti che tradizionalmente spettavano alla marina, inoltre se ne aggiungevano altri, come la protezione dei pescherecci nazionali, spesso oggetto di attacco da parte di unità navali di stati nord-africani, il rifornimento idrico delle isole minori, operazioni di ricerca e soccorso ed attività di ricerca idroceanografica. Tutti questi compiti richiedevano una flotta molto diversificata e in grado di reggere ad un così gravoso logorio d'impiego.

Queste esigenze vennero pubblicate in un documento intitolato Prospettive ed orientamenti di massima della Marina Militare per il periodo 1974-84, noto come Libro Bianco della Marina.

Il documento della marina evidenziava come una volta completato il programma costruttivo ordinario, tenendo conto delle unità che si sarebbero dovute ritirare dal servizio entro la metà degli anni '80 era indispensabile il ricorso ad uno stanziamento straordinario di fondi per consentire, nell'arco di un decennio, la realizzazione di ulteriori unità indispensabili per mantenere un ragionevole livello di efficienza e credibilità.

Il disegno di legge che venne formulato per soddisfare queste esigenze prevedeva uno stanziamento di 1.000 miliardi scaglionati in dieci anni, tramite il quale sarebbe stato possibile l'acquisizione di nuove unità così ripartite:

  • 1 portaerei leggera per velivoli V/STOL ed elicotteri, il Garibaldi, costruita per per rimpiazzare gli incrociatori Doria e Duilio
  • 2 battelli Classe Sauro IIa Serie, per compensare la radiazione delle unità ex USA
  • 2 cacciatorpediniere lanciamissili, per la sostituzione delle unità della Classe Indomito
  • 8 fregate lanciamissili portaelicotteri Classe Maestrale, in sostituzione delle unità Centauro e Bergamini
  • 6 aliscafi tipo Sparviero
  • 1 unita rifornitore di squadra tipo Stromboli da affiancare a quella già prevista dal programma ordinario
  • 1 Nave d'assalto anfibio
  • 10 cacciamine di nuova progettazione
  • 1 nave salvataggio

Vi era poi un'ulteriore aliquota di elicotteri medi e pesanti, da destinare sia alle unità portaelicotteri di nuova costruzione che ai gruppi di volo basati a terra.

La Legge Navale che dava attuazione al programma venne approvata dal Parlamento il 22 marzo 1975 con un'ampia maggioranza e si rivelò di grande importanza anche per l'industria cantieristica nazionale, permettendo la promozione e l'esportazione di una notevole quantità sia di unità navali sia dei sistemi associati, consentendo alle aziende italiane che operavano nell'equipaggiamento delle unità navali di cogliere lusinghieri successi sui mercati di tutto il mondo. Risalgono a quel periodo le commesse di Perù e Venezuela per esemplari della classe 'Lupo' e di Libia ed Ecuador per le corvette Fincantieri, mentre un discorso a parte merita la più grossa delle commesse fatte ai cantieri italiani, quella degli irakeni, che alla fine fu per la diplomazia italiana causa di grossi problemi. Per la marina venezuelana vennero realizzati negli stessi, anni nei cantieri navali italiani, anche i lavori di ammodernamento delle navi della Classe Almirante Clemente, costruite in Italia negli anni cinquanta, con alcune unità di questa classe che erano ancora in servizio attivo all'inizio del nuovo millennio e che solo recentemente sono state poste in disarmo. Una grossa occasione perduta fù invece quella dell'ammodernamento della flotta argentina, con gli argentini che accolti con ostilità in Italia, alla fine si rivolsero ai cantieri tedeschi che si aggiudicarono la grossa commessa.

Al momento dell'entrata in vigore della Legge Navale la Marina Militare si prodigò per tramutare in atti concreti le linee guida del Libro Bianco e successivamente sancite dal Parlamento, ma l'elevata inflazione di quel periodo erose in parte il finanziamento iniziale di 1.000 non consentendo la completa realizzazione del programma. Alla fine del 1977 i contratti stipulati dalla Marina Militare con i cantieri e le industrie nazionali riguardavano la costruzione di una nave rifornitrice di squadra, sei fregate lanciamissili Maestrale, due sottomarini Classe Sauro, una nave di salvataggio, sei aliscafi tipo Sparviero e 27 elicotteri, impegnando così 765 miliardi dei 1.000 previsti. Tra le unità da appaltare ai cantieri, la più costosa era la portaerei Garibaldi il cui costo preventivo era di 160 miliardi, mentre le più economiche erano i cacciamine il cui costo preventivo era di 13 miliardi ciascuno. L'aumento dei costi che impose a quel punto un ridimensionamento dei programmi iniziali, per cui lo Stato Maggiore nello spendere i restanti 235 miliardi diede priorità alla costruzione del Garibaldi e di un primo gruppo di quattro cacciamine, impegnando un totale di 212 miliardi e rinviando la realizzazione dei due cacciatorpediniere lanciamissili, di due delle otto fregate, della nave d'assalto anfibio e degli altri cacciamine. La cosa avrebbe significato il forzato allungamento del periodo di servizio per diverse unità, fra cui i due Impavido e le due unità da sbarco della Classe Grado, mentre sarebbe stato necessario aggiornare le previsioni di spesa per la quelle navi la cui costruzioni veniva rinviata[13].

Dopo dieci anni dall'approvazione della Legge Navale del 1975, erano entrati in servizio la portaerei 'Garibaldi', due sommergibili 'Sauro', le otto fregate 'Maestrale', sei aliscafi 'Sparviero', i primi quattro cacciamine della Classe 'Lerici', il secondo rifornitore di squadra tipo Stromboli e la nave salvataggio Anteo, mentre non era ancora iniziata la costruzione dei due cacciatorpediniere lanciamissili e del secondo gruppo di sei cacciamine.

I programmi a breve termine dello Stato Maggiore intanto prevedevano l'ammodernamento dei due Audace, e la costruzione di una IIIa serie di due sommergibili Sauro, di un terzo rifornitore di squadra, e di quattro corvette Minerva.

L'inizio del decennio aveva visto l'uscita di scena del 'San Giorgio', posto in disarmo e sostituito nei compiti di nave scuola dall'incrociatore Caio Duilio, mentre la fine del decennio, vedeva l'entrata in servizio nella prima parte del 1988 delle navi da sbarco 'San Giorgio' e 'San Marco' in sostituzione delle unità della Classe 'Grado' e sancire con la Legge 26 gennaio 1989, ratificata dal presidente Cossiga il successivo 1 febbraio, la costituzione di un'aviazione navale imbarcata, con la scelta del velivolo che cadde sull'AV-8B Harrier. Entrarono poi in servizio le corvette della Ia Serie della Classe Minerva ed avviata la costruzione della IIa Serie, così come venne avviata la costruzione dei pattugliatori d'altura della Classe Cassiopea, la cui prima unità entrò già in servizio nel 1989, anno in cui venne avviata la costruzione dei cacciatorpediniere lanciamissili Animoso e Ardimentoso destinati a sostituire i due Impavido e vennero completati i lavori di ammodernamento, iniziati nel 1987, di Audace e Ardito.

La fine del decennio precedente aveva la Marina Militare protagonista, nell'estate del 1979, di un'alta azione umanitaria lontano dalle acque italiane in favore dei Boat people del Vietnam quando un gruppo navale formato dagli incrociatori Vittorio Veneto e Andrea Doria e dal rifornitore di squadra Stromboli si rese protagonista del salvataggio di quasi mille naufraghi nel Mar Cinese Meridionale. In questa occasione alla bandiera della Marina Militare venne conferita la medaglia d'oro per i benemeriti della salute pubblica prima decorazione ottenuta dopo la seconda guerra mondiale.

Furono però gli anni '80 che videro i primi impegni della Marina Militare in missioni internazionali, con l'invio nell'aprile del 1982 di un gruppo navale di pattugliamento, a Sharm el-Sheikh nel golfo di Aqaba, nell'ambito della Forza Multinazionale e di Osservatori delle Nazioni Unite per il rispetto degli accordi di Camp David. Successivamente la Marina Militare partecipò alla missione in Libano dal settembre 1982 al marzo 1984 in operazioni di pattugliamento davanti alle coste libanesi e di scorta al naviglio mercantile e militare impiegato per il trasporto dall'Italia dei reparti dell'Esercito e del Battaglione San Marco, che nel corso della missione di pace perse un suo operativo, il marò Filippo Montesi. Nell'agosto 1984 poi, dopo che alcune esplosioni di mine navali nel Mar Rosso nella zona immediatamente a sud del Canale di Suez provocarono l'interruzione della navigazione commerciale, la Marina Militare partecipò alle operazioni di bonifica con l'invio di un gruppo navale formato da tre cacciamine e dalla nave appoggio Cavezzale.


Marina, al 1985[2][modifica]

Dalla sua ricostituzione la Marina Militare Italiana, nata come tale dalle ceneri della vecchia Regia Marina nel 1947, ha avuto un problema non indifferente, quello di reperire fondi di bilancio per gestire la flotta.

Nonostante questo, o meglio proprio per questo, ha puntato su navi molto pesantemente armate e molto prestanti, che concentrassero il meglio delle capacità di combattimento in uno scafo piuttosto piccolo. Questo ha portato a soluzioni avanzate, anche grazie agli studi delle armi di nuova generazione dell'industria nazionale nel campo dei sensori, missili, siluri, artiglierie e così via e nell'insieme la Marina Militare Italiana (poi MM) è rimasta la forza tecnicamente più avanzata di quelle italiane, e una delle prime 10 al mondo come potenza e persino stazza (nonostante la concentrazione di cui sopra in scafi piuttosto piccoli, favorita anche dal ridotto raggio d'azione richiesto per le operazioni attorno alla penisola).

L'Agusta ha realizzato su licenza elicotteri come i Sea King e sopratutto la versione navale del Bell 212, finalmente inteso in maniera totale come macchina ASW e antinave. Tra le prime navi di un certo livello i 2 caccia classe 'Impavido' con missili SAM Tartar, e inizialmente un piccolo hangar per elicotteri, pare poi rimosso quando questi vennero radiati in quanto rimpiazzati da macchine più grosse (ovvero gli AB.212). I due incrociatori 'Andrea Doria' sono stati i primi incrociatori-portaelicotteri, con 2 Sea King o 4 AB212, ma a parte questo, nella parte anteriore delle loro sovrastrutture avevano un lanciamissili a lunga gittata per i SAM RIM-2 Terrier, mentre per la difesa ravvicinata erano armati di una batteria di cannoni da 76 mm del tipo MM, che erano di realizzazione OTO Melara. Questi facevano seguito agli impianti tipo 'Sovrapposto', con due cannoni da 76 mm che, fuori dalla norma, erano sovrapposti anziché afficancati. Non pare che sia stata una soluzione molto indovinata, e benché garantissero una struttura compatta e 120 c.min di cadenza di tiro, la generazione successiva fu costruita come impianto singolo, con una torretta al solito chiusa e di forma squadrata, e spesso installati in impianti assai sopraelevati, per il miglior campo di tiro. Non erano molto affidabili, ma nell'insieme meglio degli impianti da 76 mm americani, superati in cadenza di tiro e gittata (60 c.min contro 45-50 e 15 km contro 13). D'altro canto erano proprio i cannoni americani che erano il metro di paragone, adottati in Italia nel dopoguerra. Erano perfettamente adatti per affrontare gli aerei ad elica, con guida radar, spolette di prossimità e alimentazione automatica: un vero salto in avanti rispetto ai cannoni, anche di maggior calibro, che erano prima disponibili.

Ma l'era degli aviogetti fece sì che in Italia si pensasse (e non solo in Italia) a migliorare le prestazioni, mantenendo il calibro, il che dopo circa 10 anni portò ai cannoni da 76 mm OTO della prima generazione. In ogni caso i pezzi da 76/50 erano già qualcosa, e sostituivano gli impianti da 40 mm Bofors. Nel 1969 arrivò l'OTO 'Compatto' da 76 mm, con cadenza di tiro portata a 85 c.min, più leggero, con torretta automatica e con caratteristica copertura in vetroresina a sfera, per ridurre il peso a poco oltre 7 t, nonché circa 90 colpi disponibili nel carosello sotto la torretta. Quest'arma fu la prima che ebbe successo all'export. Di lì a poco arrivò anche il cannone Compatto da 127/54 mm, che era simile e come questo, pensato per offrire un'efficace reazione contrarea, raggiungendo i 45 colpi al minuto per le munizioni da 32 kg, anche se il peso era piuttosto elevato (34 t). Ben 66 colpi erano nelle tre giostrine coassiali di caricamento sotto la torretta. Questi nuovi cannoni debuttarono con i due 'Audace', e poi i pezzi da 127 mm vennero adottati anche dalle 'Lupo', di alcuni anni successive. Visto che nemmeno queste armi, abbinate tra l'altro ai radar di controllo del tiro RTN-10X della Selenia, non erano ancora in grado di affrontare del tutto i missili antinave, allora vennero anche ideati anche i CIWS, tra i primissimi costruiti nel settore. Questi erano i Breda Dardo, ancora in servizio. Questi hanno, al posto delle mitragliere di piccolo calibro ad altissima cadenza di tiro tipo i Phalanx, due cannoni Bofors L70 con munizioni capaci di esplodere per prossimità vicino al bersaglio, ottimizzando i 600 colpi al minuto di cui queste armi sono capaci (con una ampia riserva di munizioni, nella versione più sofisticata oltre 700), e senza perdere importanti capacità come la gittata massima d'impiego (magari contro aerei o bersagli navali, piuttosto che contro i missili antinave). Questa soluzione è rimasta di fatto unica nel campo dei CIWS, e in seguito venne superata dagli OTO Super Rapido, i cannoni da 76 mm ulteriormente migliorati con 120 c. min di cadenza di tiro, radar migliorari al posto degli RTN-20X dei Dardo, (erano gli RTN-30X con maggiore portata e capacità anche di guida dei missili come gli Aspide), maggiore precisione e così via. Nel frattempo venivano messi in servizio importanti altri assetti, come i SAM Aspide (partendo praticamente dalla 'clonazione' dei Sea Sparrow e dei lanciatori Mk 29 ottupli), i missili antinave a lunghissima gittata OTOMAT (in collaborazione con la Francia), siluri e mine, nonché radar di scoperta, ECM, lanciatori di chaff e flare multiruolo (gli SCLAR, utilizzabili anche come sistemi d'artiglieria, se necessario, per razzi da 51 o 105 mm). Insomma, di tutto un po', e con un notevole successo di export data la panoplia di armi e sensori disponibili.

La motorizzazione, fino agli 'Audace' data da turbine a vapore, venne poi modificata nell'efficiente configurazione CODAG, con le turbine G.E. LM-2500, coprodotte dalla Fiat Avio, e i Diesel GMT per le andature di crociera, per ottimizzare l'autonomia e quando richiesto, la velocità massima, tanto che se i diesel esprimevano circa 10.000 hp, le turbine arrivavano a 50.000. Le fregate 'Lupo' furono le prime ad avere tutto questo armamentario, invero senza paragone per l'epoca: in uno scafo di poco oltre le 2.000 t vennero implementati il cannone da 127/54 mm, due CIWS Dardo da 40 mm a poppa, con in mezzo un hangar telescopico per ub AB.212ASW con capacità multiruolo (con sonar, radar di ricerca, sistemi di navigazione sofisticati, siluri e missili vari) e addirittura un lanciamissili Sea Sparrow appena dietro l'hangar, mentre sui fianchi della sofrastruttura erano piazzati anche 4 degli 8 lanciamissili OTOMAT da 180 km di gittata (grazie al turbogetto francese). La velocità era di 35 nodi al massimo della potenza, l'autonomia superava nondimeno le 4.000 miglia con i diesel, lo scafo aveva 14 compartimenti stagni per sopravvivere ai danni. Secondo alcuni si tratta, più che di una piccola fregata, dell'estrema evoluzione della motocannoniera missilistica. Quando entrarono in servizio attorno al 1977 erano effettivamente navi senza paragoni come completezza di sensori e armi, e vennero ordinate in 4 esemplari dalla MM e 14 da altre 3 nazioni. La loro evoluzione furono le 'Maestrale', più lente, con meno missili antinave ma il doppio dei siluri e degli elicotteri, nonché un sonar filabile. Erano più grosse e filavano ancora i 32 nodi per circa 3.000 t di dislocamento. La prima entrà in servizio nei primi anni '80, poi ne arrivarono altre 7 entro il 1985. Erano in sostanza la versione ASW delle 'Lupo', ma pur avendo notevoli capacità non sono state mai esportate.

Negli anni '70, in sostanza, vi erano, come navi moderne, i 2 incrociatori 'Doria', l'unico 'Vittorio Veneto (versione ingrandita dei precedenti, francamente poco soddisfacenti), due fregate 'Alpino' con capacità ASW (furono le prime navi italiane con elicottero a bordo, con un elicottero e 6 cannoni MM da 76 mm), due caccia 'Impavido' antiaerei e due 'Audace' assai migliorati, che come le 'Lupo' di qualche anno dopo, riuscivano ad 'incastrare' i lanciamissili Tartar Mk 13 nell'hangar che aveva anche due elicotteri AB.212ASW (mentre le costruzioni navali straniere avevano o gli elicotteri o i missili), una batteria di 4 pezzi da 76 a mezzanave e due cannoni da 127 mm OTO a prua, oltre a 4 lanciasiluri da 324 e 533 mm. In seguito avrebbero perso, alla fine degli anni '80 (ma entrarono in servizio attorno al 1973) i siluri pesanti e un pezzo da 127 acquisendo 8 OTOMAT e un lanciamissili Albatross con 24 Aspide (riuscendo inusitatamente ad ottenere un armamento ancora più pesante). L'apparato motore da 70.000 hp e passa, a vapore, consentiva attorno a 33 nodi di velocità. I 'De la penne' sarebbero stati la successiva evoluzione, restando coi pezzi da 76 mm, ma disposti diversamente (3 pezzi, uno sistemato in mezzo all'hangar e gli altri due sono a prua) per consentire un maggior campo di tiro (invero non molto buono). Inizialmente vi erano 3 pezzi da 40 mm Dardo nei progetti, ma poi è stato adottato il 'Super Rapido', apparso attorno alla metà degli anni '80, per il resto vi erano nuovi sistemi elettronici, e sopratutto un apparato CODAG come quello delle fregate missilistiche per 31 nodi.

Per rimpiazzare i due 'Andrea Doria' e dare un'evoluzione al 'Vittorio Veneto' venne ordinato all'Italcantieri (antecedente alla Fincantieri) la 'Giuseppe Garibaldi', un incrociatore 'tuttoponte', che ufficialmente era un'unità portaelicotteri, ma in pratica aveva uno sky-jump che chiaramente aveva tutt'altri scopi. Infatti, nonostante l'ostilità dell'Aeronautica, era intenzionata ad avere una piccola componente aeronautica imbarcata. L'incrociatore entrò in servizio attorno al 1985, e il suo progetto non venne aggiornato nel senso che vennero conservati i 3 'Dardo' al posto dei 'Super Rapido'. Nel campo sottomarino vi erano i 4 'Toti', sottomarini molto efficienti e piccoli, ideati sopratutto per l'Adriatico e il Mediterraneo orientale. Erano molto efficienti, ma non ebbero nessun export. Stranamente i successivi 'Sauro' vennero prodotti sì in 8 esemplari ma pur essendo di maggiori dimensioni non pare abbiano dato risultati totalmente positivi, anche se sono stati costruiti in 4 serie progressivamente migliorate, dai tardi anni '70 ai primi anni '90. Il progetto successivo avrebbe dovuto essere il sottomarino S-90 da 3.000 t ma non ha avuto successo nel suo sviluppo, sempre più problematico (sembra quasi che più i sottomarini crescevano e più erano insoddisfacenti) e alla fine è stato adottato il progetto tedesco U-212, come unità per il XXI secolo.

Uno dei principali paradossi della Marina: mentre le navi venivano ammodernate dagli anni '70 in poi con grande impegno, i marinai a bordo continuano ad avere gli arcaici MAB, ottimi mitra, ma degli anni '30: quasi 'decorativi' nell'ambiente ad alta tecnologia della Marina. Come sia stato possibile non prevedere una limitata somma per comprare i più recenti Beretta 12 (quelli dei Carabinieri, per interndersi), è cosa difficile da comprendere

La Marina ha anche messo sù una serie di altre linee: le unità tipo aliscafo, con 7 aliscafi classe 'Sparviero' che in appena 60 t riuscivano a ficcarvi, oltre a 2 OTOMAT, anche il cannone da 76 mm Compatto; le unità MCM hanno iniziato il loro rinnovamento con le 4 'Lerici', un tipo di notevole successo realizzato in vetroresina in un solo pezzo. Questo progetto venne esportato in diverse nazioni, ma era piuttosto piccolo, e allora venne ordinato il tipo 'Gaeta' in 8 navi. A parte questo sono state ordinate 2 navi da rifornimento, le classe 'Stromboli', la STROMBOLI e la VULCANO, mentre di diversi anni successivi fu la ETNA, più grande e capace. Per rimpiazzare le due vecchie navi d'assalto anfibio 'Grado' (ex americane) vennero ordinate le due 'S.Marco' a ponte 'quasi continuo' (erano un po' simili alla 'Garibaldi' in miniatura, e ad un traghetto civile), che in seguito vennero raggiunte dalla S.GIUSTO negli anni '90. Vi furono poi altri programmi, per esempio i 4 pattugliatori d'altura 'Cassiopea' con struttura civile, e le 8 corvette 'Minerva' con struttura da nave militare, ben armate con cannone da 76 mm Compatto, siluri e missili Aspide.

Ricapitolando, Marina era arrivata nel dopoguerra a disporre di poche navi, tra cui due vecchie corazzate classe 'Doria', mentre le due 'Littorio' vennero demolite tassativamente per volere degli Alleati, specie inglesi; due incrociatori leggeri 'Capitani Romani' dalla potenza motrice inusitata ma dall'armamento poco superiore a quello di un cacciatorpediniere; alcuni incrociatori leggeri e cacciatorpediniere, e unità minori. Tra gli incrociatori, ABRUZZI e GARIBALDI erano i migliori, sopravvissuti alla guerra e ancora validi. Il secondo venne modernizzato parecchio, al punto da entrare in servizio, tra le prime europee se non la prima, come nave misilistica armata di missili Terrier, ma anche con le predisposizioni per i missili balistici Polaris. I cannoni dei 'Capitani Romani' sostituirono i pezzi da 152 per una migliore difesa contraerei (comunque limitata) e per il resto vennero installati impianti da 76 mm per la difesa ravvicinata. I cacciatorpediniere vennero dopo, per esempio i due 'Animoso', poi i due 'Impavido' che assieme alle due fregate 'Alpino' e ai due incrociatori 'Doria' erano la prima generazione di navi moderne italiane. 'Veneto' (1969), i due 'Audace', i 4 'Toti' e le 4 'Lupo' erano le altre navi importanti di questa seconda generazione. E nonostante questo, la Marina Militare, malgrado questi nuovi acquisti avvenuti tra la fine degli anni '60 e la fine del decennio successivo, era in pessime condizioni e piuttosto scalcinata.

Per evitarne la virtuale estinzione venne varata la legge navale del 1975, che andò oltre gli stanziamenti ordinari per i bilanci delle Forze Armate, il che evitò la fine della Marina come forza combattente. Sebbene alcuni progetti come i 2 'Audace migliorati' (=De la Penne) vennero postposti per via dell'aumento dei costi, la realizzazione di 4 cacciamine, 8 fregate missilistiche, 1 incrociatore portaelicotteri, una flottiglia di aliscafi missilistici, due navi da sbarco e 8 sottomarini di nuova generazione diede effettivamente linfa vitale ad una marina ben servita come qualità del prodotto, ma sottodimensionata rispetto alle necessità.

Così, ecco la linea di navi presente attorno al 1985:

La principale novità degli anni '80, assieme alle 'Maestrale', fu senz'altro il potente Garibaldi, un incrociatore-portaelicotteri capace di operare anche da solo dato l'armamento polivalente, anche se era indubbiamente costoso se inteso come una nave porta-velivoli 'pura'
  • 10 sottomarini diesel elettrici: 4 classe 'Nazario Sauro' -Nazario Sauro (S 518), Fecia di Cossato (S 519), Leonardo da Vinci (S 520), Guglielmo Marconi (S 521)-; 4 classe 'Enrico Toti': 'Attilio Bagnolini (S 505), Enrico Toti (S 506), Enrico Dandolo (S 513), Lazzaro Mocenigo (S 514); 2 classe 'Livio Piomarta': Livio Piomarta (S 515), Romeo Romei (S 516), in previsione da sostituire con il terzo lotto di 'Sauro'
  • 4 incrociatori portaelicotteri: Giuseppe Garibaldi (C551, consegnato 30-9-85); Vittorio Veneto (C 550), e i due 'Duilio' Andrea Doria (C 553) e Caio Duilio (C 554), usato anche come nave scuola
  • 4 cacciatorpediniere lanciamissili: Audace (D 550), Ardito (D 551), Impavido (D 570); Intrepido (D 571)
  • 12 fregate missilistiche: 8 'Maestrale' (F 570 Maestrale, consegnata marzo 1982; F 571 Grecale, F 572 Libeccio, F 573 Scirocco, F 574 Aliseo, F 575 Euro, F 576 Espero, F 577 Zeffiro); 4 'Lupo' (F 564 Lupo, F 565 Sagittario, F 566 Perseo, F 567 Orsa)
  • 2 fregate ASW classe 'Alpino': F 580 Alpino e F 581 Carabiniere
  • 8 corvette: 4 classe 'De Cristofaro' e 4 classe 'Albatros', in procinto d'essere sostituite da 8 moderne unità missilistiche 'Minerva', di cui 4 (Minerva, Danaide, Urania, Sfinge) del primo lotto, già ordinato all'epoca
  • 7 aliscafi missilistici 'Sparviero'
  • 4 unità sottili veloci: due 'Freccia' e due 'Lampo', convertibili in tre versioni (motocannoniera, monostilurante e posamine veloce)
  • 3 unità appoggio incursori: una, la Cavezzale (A 5301) e due di vecchio tipo (ex motosiluranti 'Higgins' di fornitura statunitense), 441 e 443
  • 2 navi rifornitrici di squadra classe 'Stromboli': Stromboli (A 5327) e Vesuvio (A 5329)
  • 1 nave trasporto con bacino, in ordinazione
  • 2 navi da sbarco mezzi corazzati (LST): Grado (L 9890) e Caorle (L 9891), più vari mezzi minori LCM e LCT
  • 34 navi MCM (contromisure mine): 4 dragamine d'altura 'Salmone', 14 costieri 'Agave', 5 litoranei 'Aragosta', 7 ex-cacciamine 'Castagno', 4 cacciamine 'Lerici' di nuova costruzione (altri sei erano pianificati, poi diventeranno gli otto 'Gaeta')
  • 4 navi scuola: Amerigo Vespucci, Palinuro, Stella Polare, Corsaro II
  • 3 navi idrografiche
  • naviglio minore vario: rimorchiatori, motofficine, servizio fari, cisterne acqua ecc. nonché la presenza di qualche riservatissima unità 'Elint-Sigint'
  • Fanteria di Marina: Btg 'San Marco' (750), con 30 APC VCC-1, 24 LVTP-7, 16 mortai da 81 mm, otto cannoni SR. M.40 da 106 mm, 6 sistemi missilistici MILAN
  • Incursori di Marina (CONSUBIN), circa 100-150, variamente armati ed equipaggiati
  • Aviazione di Marina, 1.500 effettivi con diverse decine (50+) di AB.212ASW, circa 30 SH-3 Sea King, forse ancora qualche vecchio AB-204ASW.

Totale forze: 36.650 sulle navi, più 750 fanti, 1.500 aviatori, oltre 100 incursori.

A tutto questo si aggiungono le scuole, i centri di ricerca, le basi navali e aeronavali (come Taranto e La Spezia), l'Arsenale di Taranto e altro ancora. Un'organizzazione dunque imponente e fortemente rivitalizzata negli ultimi anni.

Nel 1985-86, finita questa cura 'da cavallo', la MMI era diventata una flotta tra le più moderne e potenti del mondo, specie nel settore di sua competenza, il Mediterraneo. Fu il suo 'momento d'oro', un po' come lo erano stati gli anni '30. Successivamente fu la volta delle otto moderne e piuttosto potenti corvette 'Minerva', i quattro 'Cassiopea', i due 'De la Penne', gli ultimi quattro 'Sauro' (III serie, fine anni '80; IV Serie, inizio anni '90); ma vennero anche rinnovati gli obsoleti navigli ausiliari, per esempio rimorchiatori, navi appoggio varie, la nuova rifornitrice 'Etna', la terza LPD classe 'San Giorgio', ma anche 1 nave esperienze da 250 t (essenzialmente per il lancio siluri), 6 moto trasporti costieri da 500 t, due navi trasporto acqua da 2.000 t, 4 navi ausiliarie da 450 t, 6 navi ausiliarie moto-trasporto fari.

Dopo di allora, con il completamento dei programmi navali e le risorse erose dai nuovi costosissimi programmi aereonautici e dall'acquisto di una lunga serie di pattugliatori, la MMI, ora MM, ha perso molti anni senza praticamente una sola nave di prima linea sugli scali: praticamente dalla metà degli anni '90 alla metà degli anni '00 non ha messo navi di prima linea in servizio, e da questa impasse sta uscendo solo ora, per rinnovare la componente navale, francamente invecchiata e indebolita, attualmente rimasta essenzialmente attorno agli ultimi 2 caccia 'De La Penne', la GARIBALDI, le 8 'Maestrale', gli ultimi 4 'Sauro' e le navi ausiliarie, da sbarco, MCM e pattugliamento. Se si considera che si erano sfiorate le 30 navi di prima linea anni prima, non è molto, ma la radiazione dei 7 aliscafi, dei 2 'Doria' e delle 2 'Alpino' (la CARABINIERE rimasta come nave esperienze) negli anni '90, e più di recente, delle 4 'Lupo', 2 'Audace' e del VENETO, oltre che dei 4 'Toti' e dei primi 'Sauro' non ha lasciato molto. Con la nuova portaeromobili CAVOUR, i due caccia 'Orizzonte/Doria', i futuri 2-4 U-212 e fino a 10 fregate FREMM sarà certo possibile iniziare la ricostituzione di una componente d'altura oramai erosa, ma il pattugliamento costiero resta forse il compito di maggior impegno con i 4 'Artigliere' (le 'Lupo' ex-irakene, 'castrate' della componente ASW), i 4 'Cassiopea', le 8 'Minerva' (private di gran parte dell'armamento), almeno 2 serie di pattugliatori da circa 1.500 t per altre 8 navi. I programmi elicotteristici e aeronautici comprendono l'interesse per il JSF, mentre il costo della ventina di EH101 ha superato il miliardo di euro, e anche di più per i previsti 56 NH-90 in versione navale.

Tempi moderni[modifica]

L'ultimo grido delle navi del Programma navale degli anni '70 fu la potente classe dei 'De la Penne', pesantemente armata ed equipaggiata, anche se priva dei sistemi missilistici VLS oramai in auge, nei primi anni '90, dato che la sua realizzazione prese parecchio tempo rispetto a quanto era stato pianificato

La seconda metà del decennio vide per la marina impegni sempre più gravosi nei nuovi scenari che andavano profilandosi. Se nel 1985, con l'irrompere sulla scena internazionale di Gorbaciov, tra Est e Ovest iniziava un periodo di distensione, il Mediterraneo rimaneva sempre un'area di confronto fra le due superpotenze e la diffusione dell'integralismo islamico fortemente anti-occidentale ed anti-americano era causa di forti tensioni ed instabilità[14]. Con il sequestro dell'Achille Lauro avvenuto il 7 ottobre 1985 ad opera di un gruppo terroristico palestinese, la mobilitazione che né segui, denominata Operazione Margherita vide un'ampia partecipazione della Marina, e la circostanza evidenziò la necessità di una più efficace componente aerea per il pattugliamento marittimo a largo raggio. Successivamente, in seguito alle tensioni e alla crisi tra Stati Uniti e Libia, il 15 aprile 1986 vi fu un attacco missilistico contro la stazione LORAN gestita dagli Stati Uniti sull'isola di Lampedusa: L'attacco evidenziò la scarsa efficacia delle rete di allarme radar e la mancanza di una qualsiasi forma di difesa contro attacchi missilistici. Scattò quindi un'operazione di dispiegamento nel Canale di Sicilia di naviglio d'altura con funzioni di controllo radar denominata operazione girasole che aveva come scopo quello di estendere quanto più possibile verso sud la sorveglianza antiaerea ed antimissile. Ma un altro impegno attendeva le unità italiane e questa volta in uno scenerio operativo ben più distante dalla madrepatria.

Dopo anni di guerra il Golfo Persico era balzato alla ribalta dell'opinione pubblica mondiale quando Iran ed Iraq estesero le ostilità al traffico marittimo commerciale coinvolgendo anche navi appartenenti a nazioni neutrali. e tra queste venne anche coinvolta la motonave italiana Jolly Rubino, attaccata da parte dei Guardiani della rivoluzione iraniani, e la cosa spinse la Marina Militare ad inviare un contingente nell'area, formato da fregate, unità logistiche e cacciamine impegnate in operazioni di scorta al naviglio mercantile e di bonifica da mine navali.

La missione, iniziata il 15 settembre 1987 si concluse entro la fine dell'anno successivo con il rientro delle ultime unità impegnate nelle operazioni di bonifica. Nei quindici mesi della missione le unità della Marina Militare assicurarono protezione delle unità mercantili nazionali, garantendo loro condizioni di piena sicurezza, salvaguardando il diritto alla libera navigazione in acque internazionali. Al termine della missione la bandiera della Marina Militare venne decorata con la croce di cavaliere dell'Ordine militare d'Italia.

Il risultato della missione, ampiamente positivo, confermava la bontà delle scelte a suo tempo operate per l'ammodernamento della flotta[15] ma rendeva evidente l'improrogabile necessità di un terzo rifornitore di squadra.

Gli anni anni '90 iniziarono per la Marina Militare con un ritorno nel Golfo Persico. Dopo che era terminata nel settembre 1988 la guerra Iran-Iraq, il 2 agosto 1990 il ra‘īs iracheno Saddam Hussein invase il vicino stato del Kuwait in nome di un'antica pretesa di Baghdad di recuperare un territorio che sarebbe stato iracheno. L'invasione provocò le immediate sanzioni da parte dell'ONU che lanciò un ultimatum, imponendo il ritiro delle truppe irachene. La richiesta non conseguì risultati e il 17 gennaio 1991 iniziò la Guerra del Golfo e le navi della Marina Militare si trovarono a far parte della coalizione internazionale. Sin dall'agosto del 1990 il governo italiano deliberò l'invio delle fregate 'Orsa' e 'Libeccio', del rifornitore di squadra 'Stromboli' e di due corvette 'Minerva' a cui si aggiunsero a settembre, otto cacciabombardieri Tornado e la fregata Zeffiro. Altre unità in seguito parteciparono alle operazioni avvicendandosi alle altre, tra cui l'Audace e varie unità Lupo e Maestrale, con Orsa e Stromboli che sulla via del ritorno furono impegnate nell'evacuazione di cittadini italiani e di altri stati europei dalla Somalia. Dislocate nelle acque del Golfo Persico, le unità italiane assicurarono, in concorso con le altre Forze Multinazionali, l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, partecipando al controllo dell’embargo, conducendo azioni di controllo del naviglio sospetto e potenzialmente ostile. Successivamente, durante la fase delle operazioni militari, le unità italiane in concorso con altre forze navali contribuirono alla protezione diretta delle principali unità della forza multinazionale. Al termine delle operazioni militari poi, ripresero l’attività di embargo, partecipando allo stesso tempo alla bonifica delle acque del Golfo dai campi minati. Per questa missione, durata esattamente un anno e terminata nell'agosto del 1991, la bandiera della Marina Militare venne nuovamente decorata con la croce di cavaliere dell'Ordine militare d'Italia.

Successivamente la Marina Militare prese parte insieme all'Esercito e all'Aeronautica con l'invio del battaglione san Marco alla missione Ibis svolta tra il maggio 1993 e il marzo 1994 nell'ambito della missione delle Nazioni Unite UNOSOM II, che a sua volta era parte dell'operazione Restore Hope il cui compito era quella di fornire, facilitare e proteggere gli aiuti umanitari in Somalia e il monitoraggio del cessate il fuoco ottenuto con la mediazione ONU nel conflitto civile somalo nei primi anni novanta.

Una figura fondamentale dell'aviazione navale italiana, l'SH-3 Sea King prodotto su licenza; tuttavia, esso operava generalmente solo da terra oppure dalle navi più grandi, incrociatori o più raramente i più moderni cacciatorpediniere

Altro fronte in cui le unità della Marina Militare sono state impegnate è quello della lotta all'immigrazione clandestina in Adriatico e nel canale di Sicilia, in cui spesso le navi della Marina sono state protagoniste di salvataggi dei naufraghi di questi viaggi. Nell'ambito della lotta all'immigrazione selvaggia ed in seguito alla crisi scoppiata in Albania, nel 1997 si svolse l'Operazione Alba che vide la partecipazione in varia misura di undici nazioni, con lo sbarco di truppe e mezzi oltre che di aiuti umanitari alla popolazione albanese. Questa fu la prima missione internazionale a guida italiana e la Marina vi partecipò con le proprie unità e con unità della Guardia Costiera per la parte marittima e contribuendo con il battaglione san Marco alle operazioni terrestri. Al termine della missione, svolta dal 3 marzo al 12 agosto del 1997, la bandiera della Marina Militare venne ancora una volta decorata con la croce di cavaliere dell'Ordine militare d'Italia.

Il battaglione san Marco è stato presente anche in Kosovo e in Eritrea come deterrente durante la guerra con l'Etiopia, mentre nel 1999 un gruppo di incursori didel COMSUBIN trasportato da nave san Giusto è stato inviato durante la crisi di Timor Est.

Per quanto riguarda le unità in servizio l'inizio del decennio vide l'entrata in servizio della IIa serie della classe Minerva e della IIa serie della classe Cassiopea e l'uscita di scena dei Doria e dei due Impavido. Nel 1993 entrarono in servizio i due cacciatorpediniere de la Penne che inizialmente battezzati Animoso e Ardimentoso al momento della loro entrata in servizio vennero intitolati alle medaglie d'oro al valor militare Luigi Durand de la Penne e Francesco Mimbelli. Nel 1991 veniva avviata la costruzione di una terza unità anfibia la San Giusto che entrata in servizio nell'aprile del 1994 oltre ai compiti di squadra svolge il ruolo di nave scuola per gli allievi del secondo anno dell'Accademia Navale di Livorno sostituendo nel compito l'incrociatore Caio Duilio andato in disarmo nel 1990. Nel 1995 viene avviata la costruzione del terzo rifornitore di squadra, battezzato Etna ed entrato in servizio nel 1998.

Le smilze e ben armate 'Minerva', dalle quali ad un certo punto si pensava di estrapolare anche una versione d'attacco antinave, con i missili OTOMAT al posto degli Aspide. Tuttavia esse rimasero e sono tutt'oggi un supplente di navi grosse e impegnative come le fregate lanciamissili, laddove il rischio non è molto alto. Alle volte i problemi sono tutt'altro che militari, come la tragedia che vide coinvolta la Sibilla (speronamento di una nave albanese, 1997

Tra il 1994 e il 1996 sono entrate in servizio quattro unità della 'Classe Soldati'. Si tratta delle unità tipo Lupo, che inizialmente erano state costruite per l'Iraq ed erano state consegnate alla Marina Irachena, ma dato l'embargo restarono bloccate in Italia e conseguentemente non vennero pagate dal committente e su di esse ha vissuto per anni un ridotto equipaggio iracheno in attesa che si risolvesse la questione.

Queste quattro unità alla fine sono entrate a far parte della Marina Militare grazie ad un compromesso, poiché i cantieri andavano pagati per il lavoro fatto e gli iracheni certamente non lo avrebbero fatto, dato che non potevano prendersi le navi, quindi alla fine il governo italiano, dietro confisca, acquistò la proprietà delle navi pagando i cantieri e le unità, dopo un fermo decennale, passarono di proprietà nel 1994, venendo assegnate alla Marina che le introdusse in servizio solo dopo un ciclo di lavori di ampia modifica dei sistemi di bordo, sia perché diversi apparati erano incompatibili con le normative NATO, sia per consentire a queste navi l'adeguamento del livello tecnico-operativo a quello delle altre unità in servizio, con interventi sui sistemi di comando e controllo, sui sistemi di telecomunicazione e sui sensori di scoperta radar e acustici. La differenza sostanziale con le Lupo risiede nel fatto che queste unità non sono dotate di alcun armamento per la lotta antisommergibile ed in considerazione di ciò, le unità sono impiegate ed ufficialmente classificate come pattugliatori di squadra, definizione piuttosto estemporanea e rara nelle moderne marine occidentali, ma queste unità, essendo grossi mezzi di superficie, sono difficilmente collocabili dal un punto di vista classificativo. Nonostante le vicissitudini legate alla loro acquisizione, queste unità sono state impiegate intensamente sin dai primi anni di servizio nella Marina italiana.

Per quanto riguarda i sommergibili, la Marina, alla fine degli anni ottanta aveva avviato lo studio per un nuovo sottomarino nazionale, denominato, progetto S 90, che però non portò a nessun risultato, così, per compensare parzialmente la progressiva dismissione delle unità della classe Toti nel corso degli anni novanta, quando il progetto Sauro originale era divenuto ormai obsoleto, si è fatto ricorso ad una 4a serie della classe Sauro.

Il nuovo millennio si apre per la Marina Militare con nuove sfide imposte dagli scenari internazionali venutisi a creare in conseguenza degli attentati dell'11 settembre 2001 e la guerra al terrorismo che l'Occidente si è trovato a dovere affrontare.

In seguito all'intervento americano in Afghanistan, principale base dell'organizzazione terroristica al-Qa'ida, che ha portato all'abbattimento del regime dei talebani l'Italia è presente in Afghanistan nell'ambito dell'ISAF, la forza internazionale per il mantenimento della pace con base a Kabul, con reparti dell'esercito e per la Marina Militare del battaglione San Marco. Nel corso del 2005 l'Italia si è trovata al comando di quattro missioni multinazionali: in Afghanistan, in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo e in Albania.

La Marina ha partecipato ampiamente alla lotta al terrorismo prendendo parte, oltre che con il battaglione San Marco, con le sue unità navali alle operazioni Active Endeavour nel Mediterraneo, Antica Babilonia nel golfo Persico, Enduring Freedom nel golfo Persico e nell'oceano Indiano e partecipando alla lotta alla pirateria ed in difesa dei traffici marittimi e della libertà di navigazione nella zona del corno d'Africa e del golfo di Aden. Tutte le principali unità della Marina Militare hanno preso parte a queste missioni.

Nell'estate 2006 la Marina Militare è stata una delle prime marine militari ad intervenire nella crisi del Libano. Il cacciatorpediniere Durand de la Penne,[17] in esercitazione in Grecia, è stata tra le prime unità neutrali ad entrare nel porto di Beirut per l'evacuazione dei connazionali ed altri europei verso l'isola di Cipro con ben due viaggi.[18] Successivamente è intervenuto il battaglione San Marco, con l'unità da sbarco San Giorgio che ha permesso il trasporto di beni di prima necessità per la popolazione in guerra oltre all'evacuazione di altri connazionali. A settembre,[19][20] sotto l'egida dell'ONU all'interno della missione UNIFIL 2, le navi Garibaldi, San Giusto, San Marco e San Giorgio, in pratica l'intera flotta tuttoponte. scortate dalla corvetta Fenice hanno sbarcato sulla spiaggia di Tiro la forza d'ingresso, le truppe anfibie della nuova Forza di Proiezione dal Mare (FPM) composte dal San Marco e dei Lagunari, del contingente di pace italiano.

Per quanta riguarda la flotta il progetto di ammodernamento più importante è quello sviluppato in cooperazione con la Francia con i programmi Orizzonte e FREMM. Per la parte italiana sono previsti due cacciatorpediniere/fregate del tipo Orizzonte che sostituiranno i due Audace e dieci fregate multiruolo tipo FREMM che andranno a sostituire le fregate tipo Lupo e Maestrale. Le due Orizzonte denominate Andrea Doria e Caio Duilio sono state varate a Riva Trigoso rispettivamente il 15 ottobre 2005 e 23 ottobre 2007. La prima unità è stata consegnata il 22 dicembre 2007 e dopo le prove del sistema di combattimento dovrebbe entrare in servizio nell'estate 2008, mentre la seconda unità è attualmente in allestimento presso il Cantiere Navale del Muggiano di La Spezia. Queste unità entreranno in squadra in sostituzione dei due Audace che il 28 settembre 2006 hanno fatto il loro ultimo ammainabandiera. Per quanto riguarda le FREMM, le dieci fregate italiane, verranno costruite in due serie, di cui una di sei con vocazione ASW ed un'altra di quattro con vocazione multiruolo. Le unità italiane, con le diciassette unità francesi permetteranno di poter disporre a livello europeo di una forza omogenea, riducendo notevolmente i costi di esercizio. Le FREMM prenderanno il posto delle Maestrale, ancora in servizio, e delle Lupo, che dopo essere state messe in disarmo, rivendute al Perù, stanno vivendo, a dimostrazione della bontà del progetto, una seconda vita, affiancando le unità dello stesso tipo di cui disponeva già la marina peruviana, mentre la Vittorio Veneto, non più operativa dal 2003, ed andata in disarmo nel 2006, è destinata a diventare nel 2011, in occasione del 150° anniversario del Regno d'Italia, nave museale[22] così come è successo per i sommergibili Toti e Dandolo. Sono usciti di scena gli aliscafi Sparviero sostituiti da 4 unità denominate Nuove Unità Minori Combattenti e 3 dei 4 Sauro delle prime due serie sostituiti dai 2 Todaro di progettazione italo-tedesca. Inoltre nel 2009 entrerà in servizio la Portaerei Cavour.

Organizzazione attuale[modifica]

Denominazione ufficiale delle unità navali

Tutte le navi della flotta della Marina Militare italiana vengono denominate ufficialmente usando il termine "Nave" seguito dal nome dell'unità (es. "Nave Garibaldi") oppure in forma abbreviata usando il solo nome dell'unità preceduto dall'articolo maschile. Inoltre secondo questa convenzione l'articolo femminile si deve usare per designare esclusivamente le unità navali appartenenti alla Marina mercantile italiana.

Le denominazioni corrette delle unità della Marina Militare italiana sono quindi Nave Garibaldi oppure il Garibaldi, Nave Minerva oppure il Minerva, Nave Vespucci oppure il Vespucci. Le denominazioni al femminile (la Garibaldi, la Minerva, la Vespucci) nonostante siano ampiamente utilizzate nel linguaggio corrente e anche dai media, sono da considerarsi come non corrette quando si riferiscono a unità facenti parte della Marina Militare italiana.

Gli arsenali della Marina Militare:

Arsenale della Spezia,
Arsenale di Taranto,
Arsenale di Venezia

Gradi: Ufficiali ammiragli:

Ammiraglio(Capo di Stato Maggiore della Difesa)
Ammiraglio di squadra con incarichi speciali (Capo di Stato Maggiore della Marina)

(Segretario generale della Difesa)

Ammiraglio di squadra
Ammiraglio di divisione
Contrammiraglio

Ufficiali superiori

Capitano di vascello
Capitano di fregata
Capitano di corvetta

Ufficiali inferiori

Tenente di vascello
Sottotenente di vascello
Guardiamarina
Aspirante guardiamarina

Sottufficiali - ruolo marescialli

Primo maresciallo luogotenente
Primo maresciallo
Capo di prima classe
Capo di seconda classe
Capo di terza classe

Sottufficiali - ruolo sergenti

Secondo capo scelto
Secondo capo
Sergente

Truppa - servizio permanente

Sottocapo di 1ª classe scelto
Sottocapo di prima classe
Sottocapo di seconda classe
Sottocapo di terza classe

Truppa - ferma prefissata

Sottocapo
Comune di 1ª classe (nessun distintivo di grado)
Comune di 2ª classe


Organigramma e struttura

Stato Maggiore della Marina

La Marina Militare è divisa in cinque corpi:

Armi Navali
Genio Navale
Commissariato Militare Marittimo
Corpo Sanitario
Capitanerie di Porto


Capo di Stato Maggiore della Marina - ammiraglio di squadra Paolo La Rosa. Il CSMM ha sede a Roma presso Palazzo Marina

Sottocapo di Stato Maggiore della Marina - ammiraglio di squadra Luigi Binelli Mantelli
Comandante in Capo della Squadra Navale - ammiraglio di squadra Giuseppe Lertora.

Il CINCNAV ha sede a Santa Rosa (Roma) ed accentra la gestione dell’attività addestrativa e operativa della Forza Armata, unitamente alle funzioni di controllo dell’efficienza, di approntamento e di controllo operativo della flotta. Da esso dipendono:

  • Comando Forze d'Altura COMFORAL (Taranto): navi Garibaldi, Etna, Durand de la Penne, Mimbelli, San Giorgio, San Marco, San Giusto, Elettra (con sede di servizio a La Spezia)
  • COMSQUAFR 1 (Taranto): navi Aliseo, Euro, Zefiro, Espero, Artigliere, Bersagliere, Granatiere, Aviere, Stromboli
  • COMSQUAFR 2 (La Spezia): navi Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco, Vesuvio

Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera COMFORPAT (Augusta):

  • COMSQUACORV: navi Minerva, Urania, Danaide, Sfinge, Chimera, Driade, Fenice, Sibilla;
  • COMSQUAPAT 1: navi Cassiopea, Libra, Spica, Vega;
  • COMSQUAPAT 2: navi Cigala Fulgosi, Borsini, Foscari, Bettica, Sirio, Orione;
  • Comando delle Forze Anfibie COMFORSBARC (Brindisi):
Reggimento San Marco;
Reggimento Carlotto;
Gruppo Mezzi da Sbarco;
  • Comando Forze Subacquee COMFORSUB (Taranto):
COMGRUPSOM: Da Vinci, Pelosi, Prini, Longobardo, Gazzana, Todaro, Scirè;
Centro di Addestramento Aeronavale MARICENTADD;
Comando Forze Aeree COMFORAER (Santa Rosa);
Centro per le Telecomunicazioni e l'Informatica MARITELE (Roma);
  • Comando delle Forze di Contromisure Mine 'COMFORDRAG (La Spezia):
COMSQUADRAG 53: navi Numana, Rimini, Sapri, Termoli, Viareggio, Vieste;
COMSQUADRAG 54: navi Alghero, Chioggia, Crotone, Gaeta, Lerici, Milazzo;
Quartier Generale Marina QUARTGENMARINA (Roma).

La Bandiera d’Arma della Marina venne concessa alle Forze da sbarco della Regia Marina, con regio decreto n° 708 del 12 maggio 1939. Al termine della seconda guerra mondiale, la bandiera cambiò denominazione in "Bandiera d’Arma della Marina Militare". Attualmente è in consegna allo Stato Maggiore della Marina ed è custodita presso l'installazione Santa Rosa di Roma, sede del Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV).

La bandiera ha ricevuto diverse decorazioni. Tra di esse spiccano le 2 medaglie d'oro al Valor Militare conferite al Corpo da Sbarco della Regia Marina per l'occupazione della Tripolitania e Cirenaica nel 1911 e alla Regia Marina per il contributo dato durante la seconda guerra mondiale.

La decorazione più recente è la Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia conferita nel 1997 per il contrasto alla criminalità e il supporto alla normalizzazione dell'Albania.

L'elenco completo è: 1 Croce di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia; 3 Croci di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia; 2 Medaglie d'oro al valor militare; 1 Medaglia d'argento al valor militare; 1 Medaglia d'oro per i benemeriti della salute pubblica

La Marina mercantile italiana utilizza una bandiera molto simile nel cui stemma, che non è sormontato dalla corona, il leone di San Marco regge il Vangelo e non una spada. Lo stemma della Marina Militare è composto da uno scudo diviso in quattro quarti, ognuno dei quali occupato dal blasone di una delle Repubbliche marinare (Amalfi, Genova, Pisa e Venezia): nel primo quarto, su sfondo rosso, il leone alato simbolo di san Marco che brandisce una spada, nel secondo quarto la croce rossa su fondo bianco di Genova, nel terzo quarto la croce bianca su fondo blu di Amalfi e, nell'ultimo quarto, la croce bianca su fondo rosso simbolo di Pisa, il tutto sormontato da una corona turrita e rostrata (ovvero dall'emblema che il senato romano conferiva ai comandanti vincitori di battaglie navali).

Lo stemma venne istituito, nell'aprile del 1941, con regio decreto: era stato proposto due anni prima dall'allora Sottosegretario di Stato per la Marina e comprendeva anche lo scudo sabaudo e due fasci littori. Nel 1947 il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola approvò le modifiche allo stemma, portandolo alla forma attuale.

Lo stemma viene utilizzato nella bandiera della Marina Militare ed è inoltre posto sulla prua delle navi della stessa.


Unità navali in attività[modifica]

Un U-212 tedesco

Sottomarini (tutti con sei tls da 533 mm)

Classe Sauro - 2ª serie(63,85 m, 1.456/1.631 t, 12/20 nodi, 11.000 nm/11 kts o 250 nm/4 kts immerso) : Leonardo Da Vinci
Classe Sauro - 3ª serie(64,4 m, 1.476/1.660 t, 12/20 nodi, 11.000 nm/11 kts o 250 nm/4 kts immerso) : Pelosi, Prini
Classe Sauro - 4ª serie(64,4 m, 1.650/1.860 t, 12/20 nodi, 11.000 nm/11 kts o 250 nm/4 kts immerso) : Primo Longobardo, Gazzana-Priaroggia
Classe Todaro - U212A(55,9 m, 1.450/1.830 t, 12/20 nodi, 8.000 nm/8 kts o 420 nm/8 kts immerso) : Salvatore Todaro e Scirè

Portaerei STOVL

Giuseppe Garibaldi (551), ammiraglia flotta (consegnata il 30-9-85, 180,2 m, 13.000 t, 30 nodi,7.000 nm/20 kts, 2 l.m. Aspide, 3 Dardo, 2 tls, c.a. 15 velivoli)
Cavour (550), piena operatività ad inizio 2009 (consegna 2007, 244 m, 27.000 t, 28 nodi, 7.000 nm/16 kts, sistemi Aster e predisposizione Davide, c.a. 20 velivoli)

Cacciatorpediniere Antiaerei

Classe Doria o Orizzonte(150 m, 7.000 t, 30 nodi, 7.000 nm/18 kts, l.m. Aster, 3 cannoni da 76 mm, 8 Otomat, 2 tls, un elicottero): Andrea Doria (D 553), piena operatività a metà 2008
Classe Durand de la Penne (147,6 m, 5.400 t, 31 nodi, 7.000 nm/18 kts, 1 x 127 mm, 3 x 76 mm, 8 Otomat, 40 SM-1, 24 Aspide, due tls e due elicotteri):

Luigi Durand de la Penne (D 560) (ex Animoso), Francesco Mimbelli (D 561) (ex Ardimentoso)

Fregate

classe Maestrale (122 m, 3.200 t, 32 nodi, 6.000 nm/15 kts, l.m. Aspide, 1x127 mm, due Dardo, 4-8 Otomat, due tls, due elicotteri): Maestrale (F 570), Grecale (F 571), Libeccio (F 572), Scirocco (F 573),

Aliseo (F 574), Euro (F 575), Espero (F 576), Zeffiro (F 577)

Pattugliatori di squadra (113,2 m, 2.500 t, 35 nodi, 5.000 nm/15 kts, idem delle Maestrale ma senza tls e con un elicottero) classe 'Soldati': Artigliere (F 582), Aviere (F 583), Bersagliere (F 584), Granatiere (F 585)

Corvette (87 m, 1.300 t, 24 nodi, 3.500 nm/15 kts, 1 x 76, due cannoni da 25 mm, il primo gruppo conserva l.m. Aspide e due tls)

classe Minerva - 1ª serie, Minerva (F 551), Urania (F 552), Danaide (F 553), Sfinge (F 554)
classe Minerva - 2ª serie, Driade (F 555), Chimera (F 556), Fenice (F 557), Sibilla (F 558)

Nuove Unità Minori Combattenti (NUMC) (88,6 m, 1.520 t, 3.500 nm/14 kts, 1x 76, 2x25 mm, un elicottero)

Classe Comandanti: Comandante Cigala Fulgosi (P 490), Comandante Borsini (P 491), Comandante Bettica (P 492), Comandante Foscari (P 493)

Pattugliatori OPV

Classe Cassiopea (79,8 m, 1.500 t, 20 nodi, 3.300 nm/17 kts, 1x76 mm, 2 x 20, poi da 25 mm+ 2 da 12,7 mm): Cassiopea (P 401), Libra (P 402), Spica (P 403), Vega (P 404)
Classe Esploratore: Esploratore (P 405), Sentinella (P 406), Vedetta (P 407), Staffetta (P 408)

Pattugliatori d'altura

Classe Cassiopea 2 (NUPA), 88 m, 1.580 t, 22 nodi, 3.500/17 kts, 2x25 mm, un elicottero): Sirio (P 409), Orione (P 410)

Cacciamine

classe Lerici - 1ª serie (49,9 m, 485-650 t, 14 nodi, 2.500/12 kts, 1x20 mm): Lerici (M 5550), Sapri (M 5551), Milazzo (M 5552), Vieste (M 5553)
classe Lerici - 2ª serie (classe Gaeta, 52,5 m, 730 t, 14 nodi, 2.500/12 kts, 2x20 mm): Gaeta (M 5554), Termoli (M 5555), Alghero (M 5556), Numana (M 5557),

Crotone (M 5558), Viareggio (M 5559), Chioggia (M 5560), Rimini (M 5561)


Navi rifornimento di squadra

Classe Etna (146 m, 13.400 t, 21 nodi, 7.600 nm/18 kts, 2x25 mm, 2x 12,7 mm, un elicottero): Etna (A 5326)
Classe Stromboli (129 m, 4.200 t, 18 nodi, un 76 mm): Stromboli (A 5327), Vesuvio (A 5329)

Navi d'assalto anfibio

Classe San Giusto(133 m, 8.000 t, 20 nodi, 4.500 nm/20 kts, 1x76,2 mm, 4 da 12,7 e 20 mm, 3-5 elicotteri): San Giusto (L 9894)
Classe San Giorgio (133 m, 7.980 t, 1 da 76 mm, 2 x 20, 2 x 12,7 mm, 3-5 elicotteri): San Giorgio (L 9892), San Marco (L 9893)

Mezzi da sbarco: 9 mezzi da sbarco classe MTM 217 'de ongaro franco', 5 mezzi da sbarco classe LCM, 20 mezzi da sbarco classe MTP 96,

unità appoggio Incursori: Mario Marino (Y 498), Alcide Pedretti (Y 499)

Navi cisterna: Bormida (A 5359), classe Simeto -Ticino (A 5376) e Tirso (A 5377)-; classe Brenta (1.930 t, 68,85 m, 2x20 mm, 13 nodi) -Basento (A 5356)-; classe MCC -Mcc 1101 (A 5370), Mcc 1102 (A 5371), Mcc 1103 (A 5372), Mcc 1104 (A 5373)-

Nuove unità supporto polivalente (ELINT): Elettra (A 5340)


Navi scuola (tutte ad elica)

Amerigo Vespucci (A 5312, 101 m, 3.771 t), Palinuro (A 5311 68,9 m, 1.341 t), Corsaro II (A 5316), Stella Polare (A 5313) Orsa Maggiore (A 5323), Capricia (A 5322), Caroly (A 5302),

Unità addestramento classe Aragosta-Ham: Astice (A 5379), Mitilo (A 5380), Murena (A 5305), Porpora (A 5382)

Nave comando e appoggio naviglio contromisure mine

Navi per esperienze e tecnologiche: Carabiniere (F 581) e 2 classe Rossetti -Raffaele Rossetti (A 5315) Vincenzo Martellotta (A 5320)-

Navi idrografiche e oceanografiche: Magnaghi (A 5303), classe Ninfe -Aretusa (A 5304) e Galatea (A 5308)-

Navi servizio fari classe Ponza (56,72 m, 600 t, 14 nodi, 2x7,62 mm): Ponza (A 5364), Levanzo (A 5366), Tavolara (A 5367), Palmaria (A 5368), Procida (A 5383)

Navi salvataggio: Anteo (A 5309)

Navi costiere da trasporto classe 'Gorgona' (56,72 m, 500 t, 14,5 nodi, predisposizioni 1x20 e 2x7,62 mm): Gorgona (A 5347), Tremiti (A 5348), Caprera (A 5349), Pantelleria (A 5351), Lipari (A 5352), Capri (A 5353)

Rimorchiatori

32 rimorchiatori portuali

  • classe RP d'altura classe Ciclope:

Ciclope (A 5319), Titano (A 5324), Polifemo (A 5325), Gigante (A 5328), Saturno (A 5330), Tenace (A 5365),

  • d'altura classe Atlante:

Atlante (A 5317)e Prometeo (A 5318)

  • costieri classe 'Porto':

Porto Fossone (Y 413), Porto Torres (Y 416), Porto Corsini (Y 417), Porto Empedocle (Y 421), Porto Pisano (Y 422), Porto Conte (Y 423), Portoferraio (Y 425), Portovenere (Y 426), Porto Salvo (Y 428),

  • costieri classe Ischia:

Porto d'Ischia (Y 436) e Riva Trigoso (Y 443)



Unità navali disarmate

Incrociatore lanciamissili Vittorio Veneto (550) (1965, anno d'impostazione - 2003);
Incrociatori lanciamissili classe 'Andrea Doria' (1958 - 1992):

Andrea Doria Caio Duilio

Incrociatore lanciamissili Giuseppe Garibaldi (1961-1971), in disarmo dal 1972
Cacciatorpediniere classe Audace:

Audace e Ardito

Cacciatorpediniere classe Impavido:

Impavido e Intrepido

Cacciatorpediniere classe Indomito:

Indomito e Impetuoso

Fregate Classe Lupo: 4 unità vendute al Perù

Fregate Classe Alpino

Nave appoggio Alpino (A 5384)
Sottomarini Classe 'Sauro': Sauro, Fecia di Cossato, Marconi (S 521)
Sottomarini classe 'Toti': Enrico Toti, Dandolo, Mocenigo e Bagnolini
Sottomarini ex-USA: Alfredo Cappellini, Evangelista Torricelli, Livio Piomarta

Unità navali finanziate ma non ancora in costruzione[modifica]

  • 6 Fregate multiruolo classe Carlo Bergamini FREMM sulle 10 programmate, 1 in versione multiruolo (GP) e 5 in versione ASW (antisommergibile) - Attualmente sono senza copertura finanziari le restanti 4 unità, tutte della versione multiruolo (GP).
  • 2 Sommergibili Classe Todaro - Classe U212, finanziati con la finanziaria 2008

Unità navali in progettazione[modifica]

  • 1 Portaelicotteri multiruolo d'assalto anfibio nuova classe tipo LHD da 15.000 o 20.000 tonn. Andrea Bafile, 2015 in poi. La scelta tra i 2 design non è ancora stata fatta e dipenderà dalla presenza o meno di un partner internazionale al progetto per la riduzione dei costi di sviluppo. Il progetto è privo di finanziamenti e i cantieri navali sono saturi fino al 2010.

Le seguenti unità sono frutto principalmente di speculazioni e voci di corridoio, le fonti ufficiali attualmente non hanno fornito riscontri.

  • 2 Cacciatorpediniere AA (antiaerei) classe Classe Orizzonte (fregata) aggiornata: Francesco Morosini e Des Geneys, non prima del 2020 o del completamento della produzione delle FREMM, più necessarie
  • 2 Navi Rifornitrici classe Etna aggiornata, tipo AOR
  • 1 Nave Appoggio Cacciamine di nuova generazione
  • 4 Cacciamine di nuova generazione per rimpiazzo dei 4 "Lerici" originali
  • 1 Nave Idrografica nuova classe per rimpiazzo della "Ammiraglio Magnaghi"
  • 2 Navi da trasporto Roll On/Roll Off di tipo mercantile per l'appoggio logistico


Aggiornamento unità della MM[3][modifica]

Avviati i programmi U-212, FREMM, Doria e Cavour, non ci si poteva dimenticare nemmeno delle navi meno recenti, e che -anche per via delle loro elevate caratteristiche d'origine, ma sopratutto per insufficienti fondi- non erano state aggiornate in maniera approfondita. Era comunqune troppo tardi per alcune, come le 'Lupo' (poi vendute al Peru), il 'Veneto' e i due 'Audace', ma non per quattro delle otto 'Maestrale' e i due 'De la Penne'. Dal 2005 i lavori interessarono prima una coppia di fregate, poi l'altra (durata rispettivamente 22 e 18 mesi), e gli stessi cacciatorpediniere. Metà delle fregate e almeno un caccia erano da aggiornarsi a Taranto, il resto a La Spezia. Coinvolte la Sele S.I. (ex- Alenia-Marconi Systems), Selex Communications (ex- Selenia Communications), Galileo Avionica, Elettronica e SIELCO. Le 'Maestrale' ammodernate sarebbero così rimaste in linea -aspettando le FREMM- fino almeno al 2016, mentre le altre quattro difficilmente avrebbero superato il 2010. Ad ogni modo si trattava di lavori importanti per queste unità, logorate da un intenso impiego, e che si sarebbero ritrovate fuori servizio per circa un anno e mezzo-due anni. Tra gli aggiornamenti previsti e attuati, il passaggio al sistema satellitare SICRAL -anziché l'uso di satelliti commerciali- con comunicazioni militari in banda X, l'adozione di tecnologie COTS (commerciali) per il sistema di controllo SADOC 2, e in generale l'evoluzione di questi sistemi da semplici C3I a C4ISTAR (Comando, Controllo, Comunicazione, Consultazione, Intelligence, Sorveglianza, Acquisizione, Target e Ricognizione). Il 'Garibaldi', all'epoca, era in attesa delle tecnologie COTS, ma già da qualche anno aveva un sistema satellitare in banda SHF, e da poco aveva un doppio sistema satellitare, con l'installazione di un apparato tribanda (C o Ku, il primo a copertura mondiale, il secondo 'quasi'). Il GARIBALDI aveva anche sistemi HF e UHF per ospitare un comando complesso anfibio; anche il rifornitore ETNA era una nave con forti capacità di comando e controllo, perché anche questa avrebbe avuto la possibilità di ospitare il COMITMARFOR (Commander Italiana Maritime Forces). Anche le 'Maestrale' in ammodernamento era stato già potenziato il sistema di comunicazioni HF e UHF, e avrebbero poi avuto il sistema SRT UHF 619N della Selex. Ma per le comunicazioni satellitari era normalmente disponibile solo un apparato INMARSAT, commerciale, a portata mondiale ma con una banda 'stretta', capace di soli 64 K/sec, quando il GARIBALDI ne aveva una da 2 MB/sec. Questo aggiornamento, oramai, è considerato irrinunciabile per le navi di prima linea e così le fregate, anche quelle non aggiornate, avrebbero dovuto avere un sistema a banda larga, quanto meno di 'media' capacità.

I cacciatorpediniere avrebbero avuto invece sistemi più moderni, simili a quelli usati per la nave 'segreta' Elettra e le NUMC 'Comandanti', mentre i cablaggi sarebbero stati sostituiti dalle fibre ottiche. Comunque gli spazi a bordo non consentono d'ospitare un comando complesso al livello di quello presente sulle portaerei. Per le comunicazioni, i cacciatorpediniere nel 2005 avevano già un sistema TV satellitare a doppia antenna e il sistema SHF in banda X simile a quello del 'Garibaldi', mentre era in valutazione l'aggiunta di un sistema commerciale; infine era presente il sistema INMARSAT, che era da considerarsi oramai standard a livello mondiale per la navigazione. I 'De la Penne' avrebbero anche avuto il sistema datalink speciale, capace di armonizzare le informazioni dei precedenti sistemi Link 11, 16 e del futuro Link 22; il sistema Link 16, molto superiore al precedente 11, era presente sui caccia, la 'Garibaldi' e l'Etna, che facevano anche da coordinamento alle navi sprovviste di tale datalink e che 'dialogavano' solo con il Link 11.

Ma ben più interessanti sono gli aggiornamenti ai radar: sebbene non vi siano comunanze con le navi di ultima generazione ('Cavour', FREMM, NUMC, 'Doria') è stato aggiornato il sistema MM/SPS-702 con la capacità di estrazione e di tracciamento delle tracce, anziché inviare il dato 'grezzo' al SADOC per farlo tracciare dagli operatori alla consolle; in teoria anche il SADOC poteva tracciare automaticamente le minacce, ma sull'affidabilità del sistema c'erano grossi dubbi; ora, con il tracciamento automatico, ogni consolle avrebbe avuto bisogno di un solo operatore, che avrebbe dovuto più che altro preoccuparsi di sorvegliare il funzionamento dei sistemi e ottimizzarli a seconda delle situazioni; le 'Maestrale' avrebbero avuto un aggiornamento della parte ricevente del sistema SPS-702 (da parte di Galileo Avionica), mentre il radar di scoperta aerea-superficie SPS-794 (RAN 21S) avrebber sostituito il precedente RAN 10S (SPS-774), con capacità di tracciamento automatico e nuovo trasmettitore, basato sul precedente RAN-20S sviluppato per la Marina Brasiliana. La consegna era prevista per la fine del 2005-inizio 2006.

Molto più pesante l'aggiornamento dei 'De la Penne' che si sarebbero ritrovati i radar SPS-52C e SPS-778 con il nuovo SPS-798 (RAN 40L), lo stesso della 'Cavour'. Opera in banda L, è un apparato 3D con portata di circa 330 km e capacità di tracciamento automatico dei bersagli. Esso ha 18 moduli di trasmissione anziché uno soltanto, e quindi ha meno problemi in caso d'avarie singole ('Graceful degradation'). Il primo sistema era stato installato al centro sperimentale SIAC di Taranto. Questo nuovo sistema avrebbe migliorato sensibilmente la portata (prima di 280 km circa), e la definizione, affidabilità e precisione. Nel frattempo, dal 1999, la MM aveva deciso di standardizzare finalmente la congerie di radar di navigazione, il che sarebbe stato fatto con due sistemi della GEM, con componentistica identica ma prestazioni diverse: per le navi maggiori il SPN-753B ARPA da 50 KW, per le minori l'SPN-754 Mini Arpa da soli 10 kW. Infine l'IFF sarebbe stato sostituito con il sistema SIR RS che opera anche nel mode S (civile, perché oramai agli aeri civili è richiesto un apposito IFF) oltre al mode C (militare). Anche questo è un prodotto Selex, al solito in Italia non esiste un 'libero mercato' aperto anche alla concorrenza estera e tutto il procurement dei Servizi di Stato si basa sull'industria nazionale. Al di là delle sue capacità tecniche, le regole europee contemplerebbero concorsi aperti a tutti, ma così non accade. Sta di fatto che per l'aggiornamento delle navi italiane non c'è alcuna traccia di bandi di concorso.

Detto questo, le consolle orizzontali della 'Garibaldi' sono le MOC (Multiple Operators Consolle) con uno schermo CRT da 22 pollici; due di queste unità erano presenti nella centrale operativa, ma sono state sostituite da sei postazioni monoposto, più due sistemi 'large screen' aggiuntivi, ma gli elaboratori del SADOC sarebbero rimasti, per il momento, ancora gli stessi. La 'Garibaldi' avrebbe avuto un refitting maggiore, nel 2009-10, al tempo dell'operatività della CAVOUR. L'aggiornamento dell'hardware, a rischio collasso per l'ammodernamento dei sistemi singoli, sarebbe stato fatto sui caccia e le fregate, altrimenti l'intero sistema di combattimento avrebbe rischiato di 'spegnersi', magari nei momenti meno opportuni. Quest'aggiornamento sarebbe stato fatto secondo un progetto della MM, realizzato in collaborazione con le industrie del settore e l'uso di sistemi COTS( Commercial Off The Shelf) aggiornati per resistere maggiormente alle sollecitazioni di un ambiente militare (specie per proteggere gli hard disk dagli 'scossoni'!). Quest'aggiornamento sarebbe stato necessario anche per superare i problemi delle 'Maestrale', che con una tecnologia NTDS avevano l'elaboratore centrale che gestiva ogni consolle, appesantendone le funzioni. La parziale distribuzione delle funzioni, con 'nodi' che rendono più funzionale la gestione, era stato fatto sul GARIBALDI e i 'De la Penne'; nel mentre si aggiorna l'hardware, il software resta lo stesso. Le consolle sono state cambiate con sistemi a doppio schermo di nuova generazione, e maggiormente capaci di gestire la mole di dati con semplicità; in genere lo schermo inferiore serve per i dati radar, e quello superiore per visualizzare messaggi, dati, comunicazioni ecc.


L'armamento vede poche differenze, dato che i sistemi più moderni come l'ASTER sono riservati comunque alle unità più recenti. Piuttosto, vi sono modifiche interessanti a diversi sistemi già presenti. Nel 2003, per esempio, la 'Garibaldi' ha sbarcato gli alquanto inutili lanciamossili TESEO/OTOMAT (inutili per una portaerei, specie ora che aveva finalmente completato da qualche anno il GRUPAER). L'aggiornamento per il naviglio moderno, anche i DDG, è limitato. IL sistema di lancio Standard è l'Mk-13 Mod. 4, anche se l'SM-1MR è stato dismesso nel 2003 da parte dell'US Navy, con 13 nazioni clienti dell'apparato non c'è molto di cui preoccuparsi per la sua supportabilità, caso mai è un'arma obsoleta di suo anche con miglioramenti vari apportati con i 'block' costruittivi: già l'SM-2MR lo superava nettamente nel 1983, quando entrò in servizio il primo 'Ticonderoga'. I missili Aspide sono in aggiornamento essenzialmente nel calcolatore di bordo, con la sostituzione di alcune schede di memoria, dato che si tratta oramai di sistemi obsoleti, ma il cambiamento di prestazioni è minimo, caso mai è più affidabile. I cannoni, essendo già perfezionati, non hanno subito variazioni, mentre i sistemi di controllo del tiro ARGO 30 (NA-30 mod. A per le 'Maestrale' e Mod. B per i DDG) sono state sostituite dalle 'Dardo F'; sui DDG questo significa ridurre i sistemi di direzione tiro da 4 a 3. PEr il resto i cannoni sono rimasti davvero gli stessi, persino le mitragliere Oerlikon da 20 mm Mk10 sono identiche: le KBA da 25 mm sono in distribuzione alle nuove navi, ma costano un sacco di soldi, quindi le obsolete armi da 20 sono rimaste dov'erano.

Nel caso dei missili OTOMAT si sarebbe introdotta la nuova versione Mk-2A con limitate capacità 'land attack' e in generale l'aggiornamento dell'avionica: l'OTOMAT, il più potente missile antinave europeo (gittata 180+ km, testata 210 kg), è un'arma che al suo apparire ha avuto successo, ma oramai è in larga misura fuori mercato rispetto ai sistemi Exocet, Harpoon e orientali vari (cinesi, russi, indiani, taiwanesi), la sua evoluzione è stata piuttosto lenta (a parte l'introduzione delle utili alette ripiegabili, che permette in teoria di raddoppiare il numero di armi per ciascuna rampa di lancio), ma l'elettronica è rimasta basicamente quella dei primi anni '80. La Mk-2A finalmente ha introdotto sistemi come i way-point, un nuovo sistema di pianificazione delle missioni per far arrivare diversi missili contemporaneamente sull'obiettivo, un GPS, ecc., ottenendo un prolungamento della vita di queste armi di almeno 20 anni, anche se solo sui DDG e le navi di nuova costruzione: le 'Maestrale', che pure ne erano un importante utente (non meno di 32 rampe, in teoria anche aumentabili con le versioni Mk-2 ad alette pieghevoli), non ne usufruieranno, per cui difficilmente resteranno a lungo equipaggiate con questo missile, visto che la sua supportabilità elettronica è oramai difficile, figurarsi nel 2015-2020.

In termini di guerra ASW e ECM. Il sonar del 'Garibaldi' è stato aggiornato nei primi anni del decennio allo standard DMSS-2000, che può tracciare in automatico ben 200 bersagli, incluse le mine e siluri e migliorare le capacità di rilevamento in acque basse (il Garibaldi, tra l'altro, ha ancora i lanciasiluri leggeri). I sistemi ECM NETTUNO sono stati pure aggiornati su Garibaldi e cacciatorpediniere; le 'Maestrale' hanno avuto interventi sul software e hardware dei loro sistemi (SLR4 e SLQD rispettivamente), ma non i lanciatori SCLAR-H; minimi gli ammodernamenti ai sistemi ASW di caccia e fregate, e del resto oramai i sottomarini non sono più un grosso problema, né le 'Maestrale' hanno più siluri di bordo da 533 mm (solo quelli da 324 leggeri, e forse non sono ancora i costosi MU-90).

Infine la struttura e l'impiantistica delle navi. A parte la relativamente recente trasformazione di quattro 'Minerva' togliendo loro lanciamissili e lanciasiluri in vantaggio di una piattaforma elicotteristica. In particolare in questo senso gli interventi più cospicui sono stati fatti su ETNA, GARIBALDI e le tre LPD. In particolare su queste ultime, le S.Giorgio e S.Marco hanno avuto un cambiamento della prua, ora chiusa e privata del cannone da 76 mm (del resto obsoleto, ma eventualmente utile per dare supporto agli sbarchi), l'accesso all'hangar è stato eliminato e al contempo è stato aggiunto uno 'sponsoon' sul lato sinistro del ponte che ora è un vero e proprio ponte di volo (ma senza hangar), vi è anche una torre di controllo realizzata sull'isola. Nella stessa direzione si è mossa anche la rimozione dei lanciamissili di poppa della 'Garibaldi', aumentando la superficie del ponte. Inoltre sono state aumentate le zone per ospitare lo staff del COMITMARFOR (100-150 persone), idem per l'ETNA. Nessuna modifica per le fregate e DDG che quindi restano con le stesse strutture di 20-25 anni fa..

I motori invece sono stati aggiornati: le 'Maestrale', che li hanno consumati abbondantamente, hanno avuto i loro GMT B230.20 DVM smontati e portati a Trieste, dove sarebbero stati riportati a 'zero ore': ne avevano bisogno, oramai erano in pessime condizioni. Di fatto, si tratta di una sostituzione, perché del vecchio motore sarebbe stato conservato eventualmente giusto l'albero motore. Migliorare i motori significa adesso nuovi sistemi di sicurezza e turbocompressori monostadio anziché bistadio; i motori dei DDG sono simili, ma essendo le navi più recenti per il momento hanno richiesto interventi meno estesi. L'automatizzazione dei sistemi di controllo dei motori, nelle fregate, era stata implementata nel 2003, mentre i DDG avevano un sistema più moderno (essendo navi entrate in servizio nel 1993-94 anziché 1982-85) e quindi per il momento andava bene così. Altra modifica è il nuovo Decision Support System, per il controllo incendi ed esplosioni; realizzato dalla Martec già in uno stadio primitivo sul GARIBALDI, ha visto poi un prototipo sulla fregata Scirocco (classe 'Maestrale'): in pratica, se il sensore sente del fumo, si attiva automaticamente una telecamera per mostrare la situazione alla centrale di controllo e il sistema indica all'operatore umano tutti i dati utili sull'apparato di sicurezza, estinzione incendi, circuiti ecc. ecc. Altre migliorie 'ecologiche' (cosa rara fino a non molto tempo fa, per le navi militari) sul trattamento dei rifiuti, acque di sentina (che possono presentare contaminazioni da carburante) e scarichi reflui (trattati con sistemi biochimici a membrana).

Il comando cacciamine[4][modifica]

La neutralizzazione delle mine è un compito preso molto seriamente nella MM. Le mine erano riconosciute come pericoli già con la convenzione dell'Aia del 1907, che proibiva il minamento in mare aperto e di cui l'operatore non avesse più il controllo (erano già presenti le 'mine vaganti' dal XVIII secolo). Nella prima guerra mondiale gli inglesi costruirono la M-Sinker, la prima mina magnetica, un'arma estremamente pericolosa. Nella II GM apparvero anche i sistemi ad influenza multipla che erano ancora più pericolose. Nella guerra vennero posate in Mediterraneo ben 54.000 mine, di cui il 90% dall'Asse. A contempo vennero sviluppati sistemi di contromisure mine come il degaussing e sistemi di dragaggio anche di tipo magnetico. Nella guerra di Corea le 3.000 mine di Wonsan causarono un alt imbarazzante alla Marina americana, di cui si palesò l'impreparazione alla guerra contro le mine. Nel 1984 il traghetto Ghat libico del tipo Ro-Ro causò il minamento del Canale di Suez danneggiando 18 navi e fermando il traffico per settimane. Negli anni '80 la USS Roberts, una fregata americana, ebbe danni gravissimi da una mina M08 da 1.500 dollari, che gli inflisse danni per circa 96 milioni. Anche se ovviamente non tutte le mine colpiscono qualcosa, con un rapporto di 10.000: 1 non c'è dubbio del rapporto costi-benefici delle mine navali, per non parlare dell'interdizione di tratti di mare dal traffico navale, che è la vera ragione d'essere delle mine navali. Nel 1991 una LUGM-145 danneggiò una portaelicotteri (la USS Tripoli) americana e una o due Manta quasi spezzarono l'incrociatore Princeton, una nave AEGIS che già era entrata nelle cronache per avere abbattuto un Airbus iraniano.

CONFORDRAG è la struttura che serve per ripulire dalle mine il mare, e assieme a queste, anche dalle bombe sganciate da aerei accidentalmente, come in Adriatico durante le guerre iugoslave. Nata come struttura nel 1999, ha adesso sede in Liguria, a La Spezia, nella caserma Giovannini, con i dodici cacciamine e alcuni vecchi dragamine litoranei usati per addestramento dopo la loro dismissione come navi dragamine. La loro nave appoggio era la ALPINO, fregata fino al 1997, è stata radiata nel 2006 dopo avere operato come nave supporto e comando. In tutto nel 2006 c'erano nel comando 775 militari di cui 88 ufficiali e 2 civili. Ha vari uffici per le attività di Operazione e Comunicazioni, Efficienza Bellica e così via. Gli ufficiali in genere vengono dal corso della scuola NATO di Egermin in Belgio. Vengono tuttavia tenuti corsi anche dall'Ufficio d'Addestramento, specie quelli antincendio perché la vetroresina tende a bruciare e inoltre la capacità isolante della materia in parola rende inutile o quasi il raffreddamento. Quindi bisogna intervenire presto in caso di incendio e vengono usati estinguenti particolari come l'F500, presto da usare assieme all'acqua, anche sulle navi della MM. Gli equipaggi sono mandati a Taranto al RASP per il corso di 'difesa passiva' e poi di nuovo a La Spezia. Il CEB (Centro Efficienza Bellica) valuta ogni anno 5-6 navi. L'Ufficio Operazioni Subacquee era invece quello da cui dipendono i subacquei, spesso ex-Consubin.

La linea di navi è costituita dai soliti 4 Lerici e 8 Gaeta. I Lerici vennero autorizzati, inizialmente in 10 unità, di cui poi solo 4 realizzate come tali, realizzate dal '78. Ognuna delle due flottiglie, anzi squadriglie cacciamine hanno 2 Lerici e 4 Gaeta. I primi cacciamine in GRP in Italia, hanno motori diesel IF amagnetici, che hanno avuto parecchi problemi di saldature con i metalli amagnetici, un GMT montato appeso in una culla collegata con il ponte per ridurre la segnatura acustica, da 1.600 hp con un'elica con pale orientabili, e tre eliche retrattili prodiere Calzoni azionate dai due IF. È presente un cannone da 20 mm Oerlikon, sostituito poi da un paio di M2 ex-Esercito, altre armi decisamente vecchie. Sui 'Gaeta' ve ne sarà solo una, sempre a prua, al posto della postazione singola o binata da 20. I 'Gaeta' sono ingranditi a 700 t a pieno carico, e hanno avuto maggiore successo anche all'export. I sonar sono costituiti dall'americano SQQ-14 con due modalità: ricerca a lungo raggio (scala fino a 1.800 m) e a corto raggio di dettaglio (scala fino a 300 m). Il sistema di comando e controllo è il Datamat SSN-714 recentemente dotato di GPS e con la capacità di memorizzare sia la posizione che i dati dei sonar. L'aggiornamento di 4 'Gaeta' dovrebbe iniziare nel 2009 per 4 anni di lavori e possibilmente un nuovo sonar filabile come l'SQQ-32 o il Thales 2093, e sistemi di comando e controllo della Atlas tedesca o francesi della Thales. Dal 2013 i vecchi 'Lerici' saranno in radiazione, forse ceduti a marine estere, e si prevede di rimpiazzarli con una nuova classe di navi, anche se dati i tempi e la ridotta minaccia di una qualunque tipologia di mine, è difficile che questo si possa verificare. Si tratterebbe di navi da 60 m e 1.000 t con due motori per 18 nodi.

I sistemi teleguidati invece sono della famiglia già presente. Il MIN 77, realizzato dall'allora Whitehead e Riva Calzoni, con una carica da 100 kg e pinze di recisione mine di tipo ormeggiato (sono cesoie esplosive), telecamera e sonar, quota di 150 m e autonomia, pesante 1.300 kg. È in radiazione sostituito dal piccolo PLUTO, mezzo della Gaymarine pesante 160 kg con una carica da 40 kg, con un sonar laterale da 30 m di portata orientabile nella testa di guida con una telecamera aggiuntiva, e una quota operativa di ben 300 m, ma un'autonomia di appena 1 ora a quella quota. Sono poi arrivati altri sviluppi come il Pluto Plus con struttura in fibra di carbonio monoblocco anziché bivalva in fibra di vetro e una cupola coi sensori ospitata in una vetratura anteriore, velocità 6 nodi e autonomia di 2 ore, quota operativa di 300 m, con filoguida con cavo di 500 m, con il Plus arriva a 2 km. Infine il Pluto Gigas pesa 600 kg con autonomia di 5 ore a 6 nodi e fino ad oltre 600 m, operativo anche nelle correnti da 3 nodi, il sonar arriva a 200 m. I genere adeso vi sono un Pluto e un Pluto Gigas sui Lerici dopo gli ammodernamenti e prossimamente arriva anche il Plutino, un sistema per la distruzione delle mine; per consentire finalmente una guida a distanza elevata dal cacciamine, l'ultimo sviluppo è una radioguida con boa galleggiante. Prossimamente l'evoluzione del veicolo della Gaymarine vede l'uso di un sistema autonomo di guida, facendolo diventare un UUV.

Le richieste successive sarebbero per una nave da supporto cacciamine da 5.000 m con capacità di ospitare un elicottero NH-90, forse simile alla nave ELETTRA, l'unità SIGINT della NATO realizzata dalla Fincantieri e in sostituzione della precedente Alliance.

Vengono anche eseguite delle esercitazioni con le mine, che la SEI (Società Esplosivi Italiani) di Ghedi fabbrica per la MM. Ve ne sono di 3 tipi, la MR80 da addestramento, la MP-80 da fondo da 800 kg, e la Manta. Vi sono anche mine Mk.13 americane aggiornate con i sistemi della MR-80. La MR-80 ha sensori acustici, magnetici e a pressione con calcolatori analogici, la MP-80 arriva a 300 m di profondità con calcolatore digitale, e la versione export è la Murena. La carica massima è di 650 kg di HBX-3. L'uso della Manta, collegabile per l'attivazione con un cavo, è per le missioni antisbarco. La mina ha forma discoidale e ha struttura in vetroresina. Una di queste avrebbe colpito con i suoi 130 kg di HE (sui 250 totali) l'incrociatore americano nel 1991, quasi tagliandolo in due perché la profondità era ridotta, appena 18 metri.

Vi sono anche i sistemi di addestramento delle mine con due poligoni e le mine d'addestramento, recentemente dotate di modem di data-link. Uno è d'addestramento fisso e uno mobile che è di acquisizione recente (entro il 2006).

Note[modifica]

  1. Nassigh, Riccardo, Dalla Regia Marina alla Marina Militare, 1945-55, RiD Lu. 2005 p.82-97
  2. Armi da guerra n.2
  3. Amaritaggio, Marco: MM: l'ammodernamento delle unità di superficie, RID Lu 2005 p.26-33
  4. Amaritaggio, Marco: COMFORDRAG, RID Giu 2006 p.60-72