Impresa sociale di comunità/Identità
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M.Demozzi, F.Zandonai
Questo capitolo va a chiudere la fase pre-imprenditoriale aiutandovi a redigere la mission e a comprendere come le persone possono aderire e partecipare alla vostra impresa. Nello specifico, da un lato aiuta a formulare gli obiettivi e le finalità dell’organizzazione, quali passaggi chiave per esplicitarne l’identità distintiva; dall’altro affronta il tema dell’appartenenza all’impresa, cercando di identificare chi sono i principali portatori di interesse (stakeholder) di un’impresa sociale di comunità (ISC). Gli interessi e le motivazioni degli stakeholder rappresentano, infatti, la dimensione fondante del sistema gestionale e di governo di tutte le organizzazioni, ma sono di cruciale importanza soprattutto per quelle più aperte ai contributi della propria comunità.
Cosa troverete in questo capitolo:
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[modifica] Cosa significa per voi essere un'impresa sociale di comunità
La risposta a questa domanda vi porterà, ancora prima di entrare nel merito degli aspetti gestionali e manageriali, a riflettere sulla vostra mission e sulla congruità di quello che volete fare con la natura stessa e le caratteristiche dell’ISC.
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Le caratteristiche distintive dell’ISC e una prima definizione di essa sono argomenti trattati nel primo capitolo – L'impresa sociale di comunità. |
È importante fermarsi a riflettere su questa domanda in quanto potreste rendervi conto che in realtà non desiderate costituire un’ISC, ma piuttosto intraprendere un’azione di sviluppo comunitario, o al contrario, una vera e propria attività economica.
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[modifica] Gli altri vorranno sapere chi siamo?
Lo strumento della dichiarazione di mission vi aiuterà a rispondere a questa domanda, definendo l’identità distintiva e la filosofia della vostra organizzazione, comunicandone l’essenza, lo scopo e l’impegno, nonché il sistema dei valori che la guida rispondendo alle domande “chi siamo”, “di che cosa si occupiamo”, “che cosa ci proponiamo di realizzare” e “perché lo facciamo”.
La costruzione della mission va vista come un momento di un processo più ampio che vi supporta nel creare chiarezza e condivisione sull’identità dell’organizzazione. La mission può essere anche pensata come una bussola che guida la coerenza delle azioni, ed orienta il progetto decisionale e di allocazione delle risorse. Se pensate alla vostra organizzazione come ad un insieme di individui, questa consapevolezza è necessaria e strategica, al fine che qualsiasi persona coinvolta, interna o esterna, collabori al raggiungimento dello stesso obiettivo.
Scrivere la mission è importante, in particolare per la natura della vostra organizzazione, che si contraddistingue per il fatto di operare in ambienti mutevoli e di lavorare in rete; essa aiuta a creare alleanze e collaborazioni diverse con i propri stakeholder e ad evitare dispersioni di fronte all’incalzare delle urgenze e delle pressioni esterne, fungendo da punto di riferimento nel compiere scelte e stabilire priorità in particolari momenti della vita dell’organizzazione, quali start up, trasformazioni ecc. Immaginate la mission come un faro che vi indica il percorso anche se si è più o meno distanti e le persone seguono direzioni diverse.
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[modifica] Capire chi è interessato a sapere che esistiamo
Il processo di costruzione della mission rappresenta quindi lo sforzo di raggiungere un consenso sull’identità, sullo scopo fondamentale della vostra organizzazione rendendo questi elementi espliciti, in forma chiara, comprensibile e facile da comunicare a chiunque sia interessato a sapere che esistiamo.
Deve trattarsi di una scelta motivata e consapevole da parte della vostra organizzazione, in modo da porre le condizioni perché il processo sia effettivamente partecipato e garantisca a tutti i livelli l’impegno necessario. Un processo incrementale, dove risultino chiare fin dall’inizio le modalità di lavoro e di coinvolgimento, in quanto il prodotto finale deve essere frutto di un lavoro consensuale delle persone e non di qualche maggioranza.
Quanto più riuscirete a costruire un processo di formulazione della mission partecipato tanto più le persone si riconosceranno nel suo esito e saranno disposte a farsi carico di un’organizzazione che sentiranno e sarà vista come propria. Insomma, l’elaborazione della mission, se adeguatamente condotta, libera energia sia dall’interno che dall’esterno; sarete facilitati nel riconoscere eventuali affinità e stringere alleanze.
Per capire chi coinvolgere è essenziale aver in mente la mappa degli stakeholder interni ed esterni a cui la mission si rivolgerà; solo così sarete certi di aver svolto un adeguato processo di informazione, ascolto e coinvolgimento delle persone. È importante far capire agli altri il senso del vostro progetto e, se lo ritenete necessario, coinvolgerli nel processo di costruzione della mission, attraverso un percorso condiviso di lavoro. Questo può rappresentare una leva per mobilitare fiducia, per incrementare il capitale sociale anche in un contesto in cui la co-produzione e co-costruzione non è prassi così diffusa.
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Le relazioni con gli stakeholder sono trattate nel capitolo nono – Governance. |
[modifica] Come redigere il documento di mission
Prima di intraprendere un percorso di questo tipo è essenziale un’analisi della situazione e una verifica delle precondizioni, quali tempo, risorse e persone.
Come abbiamo visto si tratta di un processo partecipativo di progettazione e di costruzione condivisa di tracciati di lavoro, di cui la formazione del gruppo di lavoro risulta un momento delicato, poiché esso deve essere non solo rappresentativo ma anche messo in grado di lavorare, ossia investito di una delega effettiva.
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Il gruppo di lavoro dovrà redigere una bozza sulla base delle domande chiave sopra elencate nel riquadro “Cosa può contenere la mission” per poi avviare, attraverso la socializzazione, un processo di revisione, integrazione e successiva approvazione. È quindi necessario che la proposta così elaborata venga inviata al maggior numero di persone per un vaglio critico e successivamente rivista e sottoposta all’organo individuato, solitamente il cda, per l’approvazione formale.
Inoltre, è consigliabile prevedere un riesame periodico dei contenuti della dichiarazione di mission, dopo un intervallo ragionevole di medio periodo.
[modifica] La forma della mission: scrittura e condivisione
Per quanto riguarda la fase di scrittura vera e propria il nostro consiglio è di affidare questo compito ad un sottogruppo ristretto. Questo passaggio è molto delicato e non immediato; la scelta dei termini deve tener conto di esigenze molto diverse, talora contrastanti:
- formulazione breve ed immediata, comunicazione efficace, assicurando nel contempo chiarezza e concisione;
- linguaggio conforme a quello di chi la utilizza, cercando di contemplare le diverse esigenze.
Il criterio da seguire è quindi quello della leggibilità, combinato a quello della significatività: vale a dire chiarezza, sinteticità, ma anche efficacia espressiva, capacità di emozionare. Questi criteri dovranno anche guidare la scelta lessicale ed espressiva, tenendo conto anche che nessuna organizzazione può identificarsi in una dichiarazione di mission espressa in un linguaggio che non le appartiene.
[modifica] Come può essere scritta
La mission può essere più o meno esaustiva ed includere un numero variabile di informazioni; può essere molto stringata o, al contrario, più dettagliata, come di seguito illustrato:
- dichiarazione di mission breve ed incisa, facile da ricordare e focalizzata sullo scopo;
- dichiarazione di mission più articolata, comprendente anche la dichiarazione dei valori, dei principi base e della visione, nonché talvolta anche la storia dell’organizzazione.
I modelli sopra elencati non rappresentano soluzioni alternative e reciprocamente escludenti, e nessuno dei due si rivela in assoluto migliore dell’altro; al contrario, ognuna delle due tracce può risultare più adatta in circostanze diverse. La prima rappresenta uno strumento immediato, diretto ed incisivo, più facile da ricordare; la seconda racchiude più informazioni. Solitamente si parte da una redazione di mission più completa per poi passare nel tempo ad una formula più concisa.
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In sintesi, le tappe del percorso di definizione della dichiarazione di mission sono le seguenti:
- mappatura degli stakeholder principali e relative modalità di coinvolgimento;
- costituzione di un gruppo di lavoro;
- raccolta di materiale utile a comprendere ciò che si è, che si dovrebbe diventare e il proprio contesto di riferimento;
- considerazione dei feed-back e delle indicazioni provenienti dall’interno e dall’esterno l’organizzazione, anche attraverso modalità strutturate di ascolto, quali interviste e questionari;
- elaborazione di una prima bozza;
- revisione e approvazione formale della mission;
- implementazione, divulgazione;
- revisione periodica.
| Approfondimento | ||
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[modifica] Gli stakeholder di un'impresa sociale di comunità
Le ISC possono essere considerate “sistemi organizzativi aperti” a contributi provenienti da una gamma piuttosto vasta di attori. Può trattarsi di sollecitazioni che riguardano bisogni non soddisfatti, ma anche della messa a disposizione di risorse preziose per l’avvio e il consolidamento dell’attività imprenditoriale. Ma l’aspetto che qui più interessa è che tali apporti e disponibilità possono provenire da soggetti con caratteristiche estremamente diversificate: può trattarsi, infatti, di singole persone e di soggetti collettivi, di attori istituzionali e di gruppi informali, di enti pubblici e di imprese private, ecc.
È utile quindi non solo definire una “mappa” dei bisogni e delle risorse, come è stato proposto nel capitolo precedente, ma anche rilevare quali siano i principali portatori d’interesse (i cosiddetti stakeholder) dell’impresa sociale, cercando di raccogliere periodicamente informazioni rispetto ad alcune loro caratteristiche peculiari.
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Il concetto di stakeholder viene definito più diffusamente nel capitolo nono – Governance. |
L’identificazione degli stakeholder è un’attività cruciale per qualsiasi organizzazione perché rimanda al rapporto con il suo ambiente di riferimento. L’ambiente, infatti, non è un dato scontato sostanzialmente immutabile che pre-esiste all’organizzazione. Esso piuttosto corrisponde al sistema di relazioni che l’organizzazione stessa è in grado di sviluppare e mantenere con altri interlocutori nel corso del tempo. In altri termini, l’ambiente di riferimento è anche il frutto dalla capacità proattiva dell’ISC di co-costruirlo assieme ad altri attori con i quali mantiene rapporti di natura diversa e che possono mutare, anche in modo consistente, nel corso del tempo.
Ecco perché è importante, soprattutto per organizzazioni come le ISC – per le quali i sistemi di relazione rappresentano la principale attività – definire una mappa dinamica dei propri stakeholder. Per queste imprese, infatti, gli apporti di diversi stakeholder non sono estemporanei, ma co-essenziali al raggiungimento delle loro finalità di “interesse generale”. La presenza di pochi, o di un solo stakeholder dominante, porterebbe inevitabilmente al prevalere di un sistema di interessi molto specifico che ben difficilmente potrebbe approssimare quello di una comunità nel suo insieme. Inoltre, in quanto sistemi aperti, le ISC sono in grado di prevedere adeguate strutture e procedure di partecipazione ai processi decisionali, allargate al contributo di diversi portatori di interesse. Si tratta di una specificità che rappresenta un vantaggio competitivo assai rilevante rispetto ad altre tipologie organizzative (pubbliche e private), in quanto per le ISC è possibile realizzare forme di coinvolgimento più stabili e durature nel tempo, anche se probabilmente più complesse da costruire e gestire, soprattutto nella fase di avvio.
[modifica] Come "mappare" gli stakeholder
Considerando la pluralità degli interlocutori e delle forme di coinvolgimento, piuttosto che fornire una lista dei possibili stakeholder di un’ISC è preferibile concentrare l’attenzione sulle modalità attraverso cui questi ultimi possono essere identificati e, in qualche modo, “classificati” rispetto all’organizzazione nel suo complesso.
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Sempre nel capitolo nono verrà approfondito il tema della partecipazione degli stakeholder nell’ISC, in particolare a livello di sistema di governance. |
- Una prima indicazione generale consiste nell’identificare gli stakeholder attraverso procedure selettive, in grado di ponderare la loro rilevanza. Ogni organizzazione infatti può potenzialmente interagire con svariati portatori di interesse, ma alcuni di questi assumeranno una rilevanza maggiore rispetto ad altri nell’influenzarne gli orientamenti strategici generali e le scelte operative.
Per operare in tal senso è necessario ricostruire per ciascun stakeholder la struttura degli interessi che lo contraddistingue in un determinato periodo storico e in un contesto sociale circoscritto, ma anche correlare tali interessi alle sottostanti strutture di bisogno di cui questi stessi soggetti sono portatori. È dal rapporto biunivoco, cioè di mutua influenza, tra interessi e problemi/bisogni che si può determinare in modo preciso il livello di rilevanza degli stakeholder dell’organizzazione. - Una seconda indicazione riguarda il ruolo attivo giocato dall’ISC rispetto ai propri stakeholder. L’organizzazione dovrebbe assumere un orientamento proattivo dotandosi, ad esempio, di uno schema degli interessi definito sulla base dei contenuti generali della propria mission o statuto, grazie al quale procedere nell’attività di individuazione, selezione e coinvolgimento degli stakeholder. Va ricordato infatti che la presenza di un sistema organizzativo e di governance facilmente accessibile da parte di diversi attori non è di per sé un elemento che garantisce l’effettività della partecipazione. Possono esistere, in tal senso, stakeholder inattivi rispetto all’organizzazione, ma non per questo irrilevanti se adeguatamente coinvolti.
- Un terzo passaggio consiste nella stesura della “mappa” degli stakeholder. Le modalità di redazione possono essere molto diverse, a seconda dei criteri utilizzati.
Uno schema classico (Vergani, 1999) molto diffuso nelle cooperative sociali prevede due dimensioni:- la prima distingue gli stakeholder a seconda che occupino una posizione interna o esterna all’organizzazione;
- la seconda traccia una linea di demarcazione tra i portatori d’interesse coinvolti direttamente nelle attività dell’impresa e quelli che invece lo sono solo indirettamente.
Incrociando le due dimensioni ne deriva uno schema orientativo che, opportunamente aggiornato nel corso del tempo, restituisce anche in senso dinamico il rapporto tra l’organizzazione e i suoi stakeholder.
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La disponibilità di una mappa aggiornata consente, tra l’altro, di:
- esplicitare il sistema degli interessi/problemi a cui l’organizzazione intende rispondere;
- rendere trasparente la distribuzione del potere all’interno dell’impresa;
- valutare e rendicontare in modo mirato le performance economiche e sociali.
[modifica] Le implicazioni a livello organizzativo
Infine, va ribadito ancora una volta che le attività appena descritte di individuazione e selezione degli stakeholder non sono neutrali rispetto all’assetto strutturale e organizzativo del soggetto che promuove tali iniziative. In altri termini, si possono identificare alcune caratteristiche organizzative che appaiono funzionali alla realizzazione di assetti che prevedono la partecipazione di diversi portatori di interesse, su vari livelli di coinvolgimento (Solari, 1997). Tali caratteristiche sono le seguenti.
- Il contenimento dimensionale; le organizzazioni di piccola dimensione favoriscono l’internalizzazione di diversi stakeholder, coinvolgendoli in processi decisionali senza appesantire il sistema di gestione dell’impresa. Inoltre la possibilità di intervenire direttamente nelle decisioni favorisce la permanenza dei portatori di interesse e un loro coinvolgimento più continuo.
- L’efficienza del sistema organizzativo e di governo, che permette di identificare in modo chiaro quali siano i “luoghi” – con le relative “regole del gioco” – all’interno dei quali gli stakeholder hanno modo di definire e di confrontare i loro interessi e le loro aspettative con quelle di altri. Da questo punto di vista gioca un ruolo chiave il gruppo manageriale che è chiamato ad operare per favorire il confronto e la partecipazione secondo modalità che sanno però tener conto dei vincoli dell’azione imprenditoriale. La disponibilità di adeguati sistemi di gestione delle informazioni e delle conoscenze rappresenta un ottimo “banco di prova” in tal senso.
- La disponibilità di capitale sociale che consente di semplificare e abbreviare i percorsi di definizione e di confronto delle posizioni dei vari stakeholder. Gli elementi di fiducia tra le persone e di reputazione dell’organizzazione rappresentano infatti un fattore molto rilevante per limitare i già citati rischi di burocratizzazione e appesantimento dei sistemi decisionali che sono partecipati da diversi portatori di interesse.
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