Napoletano/Pronuncia

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La grafia del napoletano può sembrare simile a quella dell'italiano, a volte, però le vocali possono avere suono diverso da quello che avrebbero in una parola italiana. Per esempio le "o" ed "e" finali hanno tutte suono muto (la cosidetta schwa degli studiosi di lingue romanze, in pratica è come la e finale francese, non è proprio muta, ma è un suono indistinto). Per esempio "parlo" non si pronuncerà come in italiano ma piuttosto come il francese "parle". Questo a volte fa sì che i parlanti napoletani, a causa della scolarizzazione ovviamente italiana, trovano strano essi stessi questa ortografia e si arriva così ad obbrobri tipo sostituire tutte le "o" finali con "e" (io parlo, diventa ie parle) o peggio eliminare del tutto le vocali finali (i parl). Ortografie che deviano da uno standard "di fatto" che ha ormai più di 500 anni. A volte anche le "a" finali possono avere lo stesso suono di "o" ed "e" finali, ma questo è meno generalizzato e può dipendere dalla varietà di napoletano parlata.


Pronuncia:

  • c = si pronuncia come in italiano (come il gruppo inglese "ch" davanti ad "e","i", oppure come k). Attenzione: in napoletano, come in italiano il gruppo "ch" si pronuncia come "k".
  • ê ed ô =sono vocali lunghe
  • j = si pronuncia i come in "ieri" (è una "i" semivocalica)
  • à, ì, ò = si pronunciano come in italiano
  • é = vocale "chiusa" come in "viceré"
  • è = vocale "aperta" come in "caffè"
  • e = finale o anche nel mezzo di una parola si pronuncia come la "e" finale francese come in "fërní" o "Napulë", per comodità grafica la possiamo talvolta indicare con "ë", ma la dieresi non viene usata nel napoletano.
  • h = iniziale non si pronuncia come in "hommo ['ommë]"
  • Gu + vocale = davanti ai vocali si pronuncia come doppia vu simile allo spagnolo in "huerta [werta]". Come "guagliò" [wagl'io].
  • sc(i) = questo è un suono non presente nell'italiano standard. assomiglia alla sc', ma è meno forte. alcune lingue slave posseggono entrambi i suoni e li scrivono rispettivamente ś e š. un esempio è "sciòre [¨śorë]", fiore. In Basile si ritrova "shiore" che era usato proprio per differenziare il suono napoletano da quello italiano, l'uso però non fu ripreso dagli scrittori che lo seguirono.
  • d = in alcune varietà si pronuncia r quando iniziale o intervocalico (es: dimme → rimme, duje → ruje, dinto → rinto)
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