Chimica forense/Tipi di prove rinvenibili in degli scenari forensi

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Indice del libro

Polimeri[modifica]

Monomero di polivinilcloruro (PVC)

I polimeri sono una famiglia di molecole caratterizzate da un'elevata massa molecolare. Sono costituiti dalla continua ripetizione nello spazio di un certo numero di monomeri (molecole semplici aventi dei gruppi funzionali tali da renderle in grado di combinarsi ricorsivamente) per formare macromolecole. Nel caso in cui i monomeri che costituiscono la molecola finale siano differenti tra loro, si parlerà di copolimeri. I polimeri possono presentare come unità polimeriche altri polimeri o copolimeri differenti.

Questo tipo di prova è molto facile che sia presente e che venga campionata in un'indagine forense; è infatti possibile trovarla come costituente di altre prove come ad esempio fibre, pitture e documenti. I polimeri più comuni sono sicuramente quelli che presentano uno scheletro in carbonio ma esistono anche quelli a base inorganica (un esempio sono i polimeri con uno scheletro in silicio), sebbene meno diffusi.

È possibile suddividerli in tre categorie principali in base alle loro proprietà chimico-fisiche:[1]

  • termoplastici: polimeri che quando vengono scaldati si sciolgono e solidificano se vengono raffreddati (sono quelli che caratterizzano le materie plastiche);
  • termoindurenti: polimeri che presentano una struttura reticolata e si decompongono quando viene fornito loro del calore;
  • elastomeri: polimeri presentanti anch'essi una struttura reticolata ma, a differenza dei termoindurenti, presentano caratteristiche gommose.

In fase di sintesi delle materie plastiche, vengono aggiunti degli additivi per conferire al prodotto finale determinate caratteristiche. Tra questi i più comuni sono:

  • filler;
  • plastificanti;
  • stabilizzanti;
  • colori/pigmenti.

Trattandosi di sostanze molto utilizzate come contenitori, sono molto utili nell'analitica applicata forense. Grazie a questo loro utilizzo, infatti, è possibile collegare una determinata prova ad una sorgente, in modo tale da fornire informazioni preziose riguardanti la sua provenienza. I polimeri più comuni ed utilizzati al fine di produrre materie plastiche per contenitori o per imballaggi sono i seguenti:

  • polietilene (PE);
  • polipropilene (PP);
  • polistirene (PS);
  • polietilene tereftalato (PET).

Sono delle prove molto comuni da trovare anche in incidenti stradali, in quanto vengono utilizzate per la produzione di molte componenti delle automobili; potranno essere quindi campionate anche in questo scenario.

Fibre[modifica]

Fibre viste al microscopio. Si possono distinguere: in alto a sinistra fibre del cotone, in alto a destra fibre di lino, in basso a sinistra fibre di ramia ed infine in basso a destra fibre di juta.

Le fibre sono fra i campioni più comuni ed importanti che è possibile rinvenire in uno scenario forense. La loro importanza deriva dal fatto che si possono trasferire in modo molto facile da una superficie all'altra, permettendo così di collegare le fibre ad un sospettato ed in un secondo momento quest'ultimo ad una scena del crimine. Per farlo è necessario impiegare tecniche comparative; si osserverà quindi il campione rinvenuto sulla scena con altri campioni a disposizione. Le fibre possono essere campionate dai vestiti, dai tappeti o dagli interni delle automobili. La tecnica di campionamento più utilizzata prevede l'impiego del nastro adesivo, premendolo direttamente sulla superficie da campionare.

Le fibre si possono raggruppare in due grandi insiemi:

  • naturali: sono quelle provenienti dagli animali (capelli, lana, seta ecc.), dalle piante (cotone, lino, canapa, juta ecc. ) o dalle miniere (amianto);
  • artificiali: vengono suddivise in fibre sintetiche (prodotte con polimeri sintetici) e in fibre rigenerate (prodotte modificando chimicamente un polimero già presente naturalmente all'interno della fibra).

Industrialmente le fibre vengono colorate con dei coloranti sintetici. Questi, per essere distinti, vengono classificati tramite un numero: l'Indice di Colore (CI, dall'inglese "Colour Index").[2] Questo indice prevede di classificare i coloranti basandosi sulla loro struttura chimica, costituita principalmente da atomi di azoto, antrachinoni, carbonili ecc.

Andare a determinare la struttura del colorante e, quindi successivamente il suo CI, permette di collegare una prova ad una manifattura potendo quindi aiutare nella risoluzione dell'indagine.

Vernici[modifica]

Vernice utilizzabile su superfici porose (legno) e non porose (metallo).

Le vernici vengono utilizzate per colorare e ricoprire diversi tipi di superficie. In ambito forense sono molto importanti quelle rinvenute durante i furti (quindi le pitture di tipo architettonico) e quelle campionate a seguito di un incidente stradale (quindi le pitture utilizzate in ambito automobilistico). Dal momento che il mercato offre una vastissima quantità di pitture, ognuna con composizione differente, sono una prova molto preziosa al fine di tracciare la sorgente da cui è prelevata.

Le vernici sono soluzioni omogenee costituite da:

  • pigmenti, ovvero gli agenti coloranti. Queste sono particelle sospese in un solvente a cui si possono aggiungere dei metalli per dare un effetto metallizzato (questo soprattutto in campo automobilistico). Possono essere inorganici o organici, e di origine sintetica o naturale;
  • leganti, i quali forniscono il mezzo di supporto per i pigmenti e gli additivi. Questa classe di sostanze permette la formazione di un film superficiale nel momento in cui un oggetto viene verniciato e si asciuga. I leganti tipici sono a base di resine acriliche e resine alchidiche;
  • solventi, di cui esistono un grandissimo numero utilizzabili all'interno delle vernici. La loro presenza aiuta sia per garantire la forma liquida della vernice sia per far formare il film superficiale in modo più uniforme. L'asciugatura di una vernice è la combinazione tra l'evaporazione del solvente e la polimerizzazione;
  • additivi, ovvero sostanze aventi lo scopo di migliorare le proprietà della vernice. Tra gli additivi più comuni ci sono gli estensori (pigmenti a basso costo che vengono inseriti per ridurre il prezzo della vernice) e i plastificanti (composti che permettono di incrementare la flessibilità).

Le vernici possono essere applicate su qualsiasi tipo di superficie, da quelle non porose (ad es. metalli) a quelle porose (ad es. legno). La vernice viene applicata su più strati; il numero e la natura di questi varia in base all'oggetto da verniciare, ma il primo strato è uguale per tutte le superfici e consiste nell'applicazione di un primer, il cui scopo è quello di uniformare la base su cui successivamente verrà applicata la vernice vera e propria. Per vedere un'applicazione pratica di quanto detto viene riportato il processo di verniciatura di un'auto, costituito solitamente da quattro stadi differenti:

  • il primo prevede la stesura di un polimero (resina epossidica) elettrodepositato sull'acciaio per fornire resistenza alla corrosione;
  • il secondo prevede l'applicazione di una mano di primer, formato da una resina epossidica-polistirenica oppure da uretano e pigmenti;
  • il terzo stadio vede l'applicazione della vernice (solitamente costituita da un legante a base acrilica), che determinerà il colore dell'auto;
  • il quarto ed ultimo stadio prevede l'applicazione di un rivestimento trasparente a base acrilica o uretanica.

Documenti[modifica]

Certificato di morte scritto a mano

Essendo i documenti fonti ufficiali di informazioni, analizzarli è estremamente importante per fornire informazioni relative alla loro origine. In chimica forense analizzare un documento è più importante al fine di determinare se, a seguito di un delitto, è stata eseguita una sua adulterazione.

Per far ciò vengono osservati ed analizzati i costituenti di un documento, ovvero:

  • la carta, che viene prodotta dal processo dalla polpa vegetale proveniente tendenzialmente dagli alberi. Vengono aggiunti agenti esterni per rendere il composto risultante più idrofobico, permettendo quindi all'inchiostro di asciugarsi rapidamente senza colare. Si possono rinvenire anche un insieme di minerali, resine e coloranti, molto importanti perché la loro composizione relativa varia in base alle manifatture, permettendo quindi di identificare la provenienza del campione;
  • l'inchiostro, il quale presenta una matrice molto complessa che include colori, pigmenti, solventi, resine e lubrificanti. Analizzarlo permette di determinare l'origine di due inchiostri presi a campione o la data in cui è stato fabbricato;
  • il toner, vale a dire un particolare inchiostro diffuso solo nei documenti stampati. La grande variabilità di composti al suo interno permette di stabilire se un documento è stato stampato o fotocopiato utilizzando lo stesso toner e quindi se sono state effettuate alterazioni. Il toner una volta asciutto è costituito da pigmenti (carbone nero), leganti polimerici (stirene-acrilato, stirene-butadiene, resine poliesteriche ed epossidiche) ed infine additivi (ferrite e magnetite).

Vetri[modifica]

Vetro frammentato

Il vetro è un tipo di materiale particolare perché è allo stesso tempo duro e fragile. Infatti, in seguito a un urto è molto probabile che esso si rompa, formando moltissimi frammenti di piccole dimensioni. Questa è infatti la forma più comune sotto la quale è possibile rinvenirlo in un'indagine, potendolo campionare dai vestiti di un sospettato o prelevato da terra sulla scena di un incidente stradale.

A livello industriale il vetro si produce dal processo di fusione della silice e di altri ossidi metallici a temperature elevate (intorno ai 1500-1600 °C).[3] Subito dopo viene velocemente raffreddato in modo da poter ottenere la struttura amorfa caratteristica. Il fatto che vengano introdotti degli ossidi metallici o i rispettivi carbonati (Na2O, K2O, Na2CO3 e K2CO3)[4] serve a poter abbassarne la temperatura di fusione a meno di 1000 °C,[5] con un conseguente risparmio a livello di costi. Altri ossidi invece, come CaO e MgO, sono utili al fine di migliorarne le proprietà chimiche e meccaniche.

I vetri sono composti anche da elementi in tracce, presenti come impurezze naturali oppure aggiunti di proposito per conferirgli un determinato colore.

Esistono diversi tipi di vetri che possono venire classificati sulla base della loro composizione:

  • vetri soda-lime: la classe che si incontra più comunemente nelle indagini forensi, è un tipo di vetro formato da SiO2 con l'aggiunta di Na2O, K2O e CaO, Al2O3 ed infine MgO come stabilizzanti;
  • vetri borosilicati: sono vetri soda-lime che contengono una percentuale superiore al 5% di acido borico.

In base a quale sarà l'utilizzo ultimo del vetro, esistono diversi metodi per produrli:

  • vetro float: si produce facendo stratificare il vetro fuso in un bagno di stagno fuso in atmosfera inerte, in modo da produrre una superficie piatta. Questo vetro trova impiego nelle costruzioni e nei veicoli;
  • vetro temperato: si produce sfruttando un rapido riscaldamento seguito da un raffreddamento durante la fase di produzione. Questo processo gli conferisce una robustezza maggiore rispetto al vetro normale. Viene usato nei veicoli e come vetro di sicurezza;
  • vetro stratificato: si produce legando con una pellicola di natura plastica diversi strati di vetro. Trova largo impiego nei parabrezza delle vetture o come vetri di sicurezza.

Suolo[modifica]

Quattro tipi diversi di suolo: terreno rosso, terreno nero, terreno alluvionale e infine terreno di laterite.

I campioni di suolo possono essere raccolti da diversi fonti in un'indagine forense, ad esempio dalle scarpe e dai vestiti della vittima oppure addirittura dal veicolo di un indiziato. Si tratta di una prova molto importante al fine di collegare un indiziato alla scena del crimine grazie a metodi comparativi. Per farlo, si preleva un altro campione di suolo da uno specifico luogo e lo si compara quindi con quello rinvenuto sulla scena del crimine.

Il suolo è una matrice molto complessa di minerali, materia organica e di materiali artificiali (ad es. vetro). I minerali ne sono la parte prevalente formando la componente inorganica; derivano dal fenomeno di erosione delle rocce, che sono composte da minerali di diversa composizione e dimensione.

É possibile classificare un suolo suddividendolo in base alle sue componenti principali nel seguente modo:[6]

  • sabbia (granulometria nell'ordine di 2-0,02 mm);
  • sedimenti (granulometria nell'ordine di 0,02-0,002 mm);
  • argilla (granulometria <0,002 mm).

Analizzando un campione, si può notare che alcuni minerali sono più comuni da trovare rispetto ad altri ma la composizione relativa (quindi la quantità di un minerale rispetto ad un altro) varia molto da luogo a luogo (anche a distanze molto piccole da un prelievo all'altro). Per questo motivo è una prova molto importante in ambito forense ed è molto importante controllare la composizione del terreno anche nelle vicinanze del punto di prelievo.

La componente organica all'interno del suolo è presente in quantità minori (<5%) a causa della decomposizione di composti vegetali e/o animali.

Esplosivi[modifica]

Modello di 2,4,6-trinitroanilina, un potente esplosivo contenente gruppi nitrati.

L'È è un fenomeno che si verifica nel momento in cui un gas contenuto all'interno di un recipiente chiuso aumenta velocemente di volume a causa di processi chimici o meccanici.

È possibile campionare un esplosivo presente in uno scenario forense in due momenti: lo si può prelevare prima che si sia verificata l'esplosione (quindi a seguito di un disarmo) oppure dopo che questo è esploso, costringendo quindi gli esperti a raccogliere i detriti presenti sul luogo.

Gli esplosivi possono essere classificati in due grandi famiglie, basandosi sulla velocità con cui avviene la reazione di decomposizione:

  • esplosivi deflagranti: possono essere accesi da una scintilla o da una fiamma presente in un ambiente ristretto, la propagazione della fiamma si ha da particella a particella;
  • esplosivi detonanti: per far partire la detonazione hanno bisogno di una sostanza iniziatrice, e producono onde d'urto ad alta pressione. Sono più potenti rispetto agli altri.

Inoltre, gli esplosivi possono essere distinti basandosi sulla loro struttura chimica:

  • quelli contenenti composti nitrati, che ne contengono tre o più nitro gruppi su un anello benzenico. Si possono usare come esplosivi anche composti che presentano due nitro gruppi;
  • quelli che contengono esteri nitrici, contengono gruppi nitrossi (NO2-O) e nitrammine (-C-N-NO2);
  • quelli composti da sali di acido nitrico, acido clorico o perclorico;
  • quelli a base di azidi.

Armi da fuoco[modifica]

Modello 3D di una seziona trasversale di un proiettile 5,56×45 mm

I proiettili rappresentano una delle prove più importanti quando si effettua un'indagine forense. Dalla loro osservazione infatti si possono ottenere importanti informazioni relativamente ad un crimine. Oltre ai proiettili, in questo tipo di indagine, hanno un ruolo di spicco anche l'arma che ha fatto fuoco e i residui di sparo (GSR, dall'inglese "gunshot residue ").

Le cartucce sono formate da:

  • innesco, i cui componenti principali sono delle sostanze iniziatrici della reazione e possono essere dei combustibili o degli agenti ossidanti;
  • propellente, costituito solitamente da sostanze a base di nitroderivati (ad esempio nitrocellulosa e nitroglicerina);
  • proiettile, ovvero il corpo che viene accelerato e conseguentemente sparato.

L'innesco è un composto chimico fondamentale perché estremamente sensibile agli urti quindi, nel momento in cui si preme il grilletto dell'arma, questo inizia la reazione di combustione. A questo punto anche il propellente inizia la combustione, con la conseguente emissione di gas che andranno ad aumentare il volume e la pressione interna. Questo aumento repentino permette al proiettile di muoversi e di viaggiare ad altissima velocità lungo la canna della pistola per essere sparato.

La chimica forense entra in gioco in particolar modo per determinare i residui di sparo (GSR). Questi derivano dai processi di raffreddamento e condensazione dei gas prodotti dalle reazioni di combustione che si hanno all'interno di un'arma da fuoco. Le particelle che vengono prodotte possono essere espulse dalle varie fenditure presenti sull'arma, depositandosi così su tutte le superfici presenti nei dintorni. I GSR possono essere prodotti dal propellente, dall'innesco, dal proiettile, dal lubrificante o anche dalla canna dell'arma quando il proiettile viaggia al suo interno urtando le pareti. Analizzare i GSR è molto importante a livello forense per permettere di associare un indiziato ad un'arma che ha recentemente sparato. È inoltre possibile campionarli in diversi punti per determinare la distanza da cui è avvenuto lo sparo.

Incendio doloso[modifica]

Incendio doloso boschivo.

Quando si parla di incendio doloso si intende un incendio appiccato intenzionalmente da una persona. Quando si è davanti a questo tipo di incendi è molto complicato riuscire a campionare delle prove perché tendenzialmente quelle presenti sulla scena sono andate in gran parte irrimediabilmente distrutte dal fuoco, rendendo quindi molto complicato determinare la sostanza che ha dato inizio all'incendio.

In uno scenario del genere è importante cercare fin da subito un accelerante (ovvero una sostanza utilizzata per far partire la fiamma o per incrementarne il tasso di crescita) per capire la natura dell'incendio; se questo viene trovato, si ha la certezza che l'incendio era doloso. Il problema è che, una volta che l'incendio viene spento, i residui di accelerante rimangono in loco per un tempo che va da qualche ora a alcuni giorni dopo l'incidente, rendendo quindi la fase del campionamento molto critica perché è da eseguire in tempi molto brevi. Le prove solitamente possono trovarsi trattenute da materiali porosi (ad esempio tappeti o mobili). In questo caso vengono quindi prelevati dalla scena e immagazzinati all'interno di contenitori ermetici.

Il metodo più comune attraverso cui si appiccano gli incendi di tipo doloso è mediante l'ausilio di un liquido infiammabile, solitamente a base di petrolio come ad esempio benzina o cherosene.

Gli acceleranti possono venire raggruppati basandosi sul loro stato di aggregazione:

  • in fase gas (propano, butano e gas naturale);
  • in fase liquida (benzina e cherosene);
  • in fase solidi (polvere istantanea e polvere da sparo).

Fluidi corporei[modifica]

Rappresentazione di corpuscoli presenti nel sangue.

Il rinvenimento di fluidi corporei è una prova molto importante in quanto si tratta di una prova fisica che può contribuire a confermare se è avvenuto un reato o meno. Di questa famiglia fanno parte il sangue, lo sperma e la saliva.

Per sangue si intende un fluido biologico costituito prevalentemente da plasma (contenente proteine, lipidi e elettroliti), eritrociti (globuli rossi), leucociti (globuli bianchi) e trombociti (piastrine). Lo sperma è una sospensione di spermatozoi in liquido seminale escreto dalle ghiandole esocrine formato da zucchero, acido citrico, calcio e proteine. Infine la saliva è una secrezione prodotta dalle ghiandole salivari contenente diversi enzimi (come ad esempio l'amilasi).

Farmaci e tossicologia[modifica]

Droghe con effetti psicostimolanti.

La famiglia dei farmaci è caratterizzata da un grande numero di campionamenti in ambito forense, perché ne esistono di tantissimi tipi dalle proprietà molto diverse. Le analisi sui farmaci possono essere eseguite sull'intero bulk (tutto l'insieme), oppure possono essere usate per cercarne delle tracce all'interno di in una determinata matrice.

La tossicologia forense ha l'obbiettivo di analizzare i farmaci e i veleni all'interno del corpo in esame. I campioni tossicologici possono essere raccolti prima della morte o a seguito della morte tramite il campionamento di fluidi corporei come sangue, urina, saliva, sudore, tessuti oppure tramite il prelievo di organi e capelli.

Di seguito è riportata una lista di farmaci frequentemente trovati nelle indagini forensi.

  • Gli oppiacei vengono ottenuti da una pianta, il papavero da oppio (con il termine "oppioidi" si indicano tutti gli alcaloidi naturali e semi-sintetici preparati dall'oppio) e vengono comunemente spacciati e quindi campionati sotto forma di sale cloridrato. La morfina è il principale alcaloide dell'oppio, e viene purificata tramite diverse procedure (es. l'aggiunta di idrossido di calcio o la modifica del pH). Nell'oppio è inoltre naturalmente presente la codeina, un altro alcaloide.
  • L'eroina è un derivato semi-sintetico della morfina, sintetizzata per la prima volta nel XIX secolo producendo un suo precursore, la diamorfina, tramite reazione di acetilazione della morfina. Viene solitamente diluita e venduta con l'aggiunta di adulteranti come zucchero, caffeina o barbiturici. Esistono anche degli oppioidi sintetici che non presentano una struttura simile alla morfina, uno tra questi è il metadone.
  • La cocaina è un alcaloide derivante dalla pianta Erythroxylon coca. Si ottiene mediante un'estrazione con solventi particolari dalle sue foglie e successivamente viene fatta precipitare come sale. Si utilizza l'idrolisi per convertire quest'alcaloide in ecgonina, una molecola che viene trattata per produrre il suo estere metilico e successivamente convertita in cocaina. La forma più comune sotto la quale è più facile trovarla è come sale cloridrato.
  • Le amfetamine costituisco un gruppo di farmaci sintetici con azione stimolante nei confronti del sistema nervoso centrale. Vennero sintetizzate la prima volta nel 1887 e successivamente ne sono stati prodotti un vastissimo numero di suoi derivati. Si possono trovare sotto diverse forme: polveri, liquide, cristalli, pastiglie o capsule. I più comuni sono: MDA, MDMA, MDEA. Si trovano comunemente sotto forma di sali solfati. Nei laboratori clandestini esistono vari metodi per produrle, uno di questi prevede l'utilizzo di reazioni di riduzione che aggiungano un gruppo amminico (amminazione riduttiva) alla struttura base dell'amfetamina (feniletilammina). È molto comune inoltre trovare in questi laboratori efedrina e pseudoefedrina poiché vengono utilizzate come precursori della reazione.
  • Gli allucinogeni sono un gruppo di farmaci in grado di alterare la percezione della realtà. Di questa famiglia fa parte l'LSD (dietilammide dell'acido lisergico), di cui è il capostipite. Si tratta di un potente allucinogeno semi-sintetico prodotto per la prima volta nel 1930 (l'acido lisergico è un alcaloide presente naturalmente nella segale cornuta). Oggi l'LSD viene spacciata sotto forma di liquido incolore. Altre sostanze appartenenti a questa famiglia sono la psilocibina e la psilocina che si trovano in alcune specie di funghi, quelli allucinogeni. Possiamo infine trovare la fenciclidina (PCP) nata come primo anestetico nel 1950, ma nel 1960 si è cominciato a convertirla a sostanza stupefacente per via delle sue proprietà allucinogene.

Una delle sostanze tossiche più diffuse e comuni in tossicologia forense è l'alcol. Quando si parla di alcol ci si riferisce all'etanolo, il quale agisce come sedativo. Infatti, un eccessivo consumo di alcol è solitamente la causa di buona parte degli incidenti stradali; misurare quindi la concentrazione di alcol all'interno dei fluidi corporei è estremamente importante al fine di determinare la causa dell'incidente. Per farlo si possono campionare alcuni fluidi biologici (sangue, urine o alito) da un indiziato in vita, misurandone la concentrazione. Se invece il campionamento viene eseguito dopo la morte si prelevano vari fluidi corporei come la bile, il sangue e le urine. L'etanolo esplica il suo effetto alterante perché viene assorbito dallo stomaco, passando così nel circolo sanguigno. Per eliminarlo dal corpo viene ossidato all'interno del fegato grazie all'enzima alcol-deidrogenasi che lo trasforma in acetaldeide, successivamente in acido acetico ed infine a diossido di carbonio e acqua. L'alcol non ancora ossidato viene espulso tramite il respiro, l'urina e il sudore. La quantità di alcol presente nell'alito è quindi direttamente proporzionale alla sua quantità all'interno del sangue.

Un'altra famiglia di farmaci molto importanti è quella degli inalanti, ovvero sostanze chimiche che esplicano il loro effetto dannoso nel momento in cui vengono inalate. Alcuni dei più comuni sono i diluenti di vernici oppure la benzina, che producono effetti simili all'alcol. Le molecole solitamente presenti in sostante di questa famiglia sono il toluene, il butano e gli idrocarburi alogenati.

La cannabis è un farmaco largamente utilizzato ottenuto dalla pianta Cannabis sativa, il cui principio attivo è il Δ-tetraidrocannabinolo (THC). Viene solitamente spacciata sotto forma di materiale vegetale o di resina.

Nei campioni forensi è molto comune imbattersi in un gran numero di sostanze legali che presentano effetti sedativi nei confronti del sistema nervoso centrale. Tra queste spiccano i barbiturici, che vengono prescritti come tranquillizzanti o miorilassanti. Possono essere rinvenuti sotto forma di polveri, pastiglie, capsule o soluzioni. Col tempo i barbiturici sono stati in parte sostituiti dalla prescrizione di benzodiazepine. Un altro farmaco largamente somministrato è l'acido γ-idrossibutirrico (GHB); si tratta di un acido grasso idrossilato a catena corta che agisce come sedativo nei confronti del sistema nervoso centrale. È comune trovarlo sotto forma di polveri, pastiglie o in soluzione.

Il monossido di carbonio è un gas incolore e inodore che viene prodotto dalla combustione in carenza di ossigeno di composti organici. Può essere prodotto da incendi e dal sistema di scarico dei motori a benzina. Questo gas può essere inalato ed essere assorbito nel sangue. La sua tossicità è data dall'interazione con l'emoglobina presente nei globuli rossi: si coordina, infatti, con gli atomi di ferro presenti producendo carbossiemoblogina.

Il cianuro è un altro composto tossico che può essere prodotto dagli incendi. Il cianuro di idrogeno si ottiene dall'idrolisi di materiali contenenti azoto (come ad esempio poliuretani e poliacrilonitrile). Il cianuro viene inspirato e trasportato nel sangue, dove svolge la sua azione tossica, influenzando i processi cellulari del citocromo.

L'avvelenamento dovuto a particolari metalli può avvenire tramite esposizione ambientale o tramite ingestione. Molti metalli possono produrre effetti dannosi quando raggiungono elevate concentrazioni all'interno del corpo umano. La determinazione della loro concentrazione nei campioni biologici può fornire preziose informazioni sulla sorgente dell'avvelenamento. I metalli importanti in tossicologia forense sono l'alluminio, l'arsenico, il cadmio, il ferro, il mercurio, il litio, il piombo e infine il tallio. L'analisi del capello per i metalli pesanti come il piombo, l'arsenico e il mercurio è molto usata e fornisce risultati estremamente affidabili.

Impronte digitali[modifica]

Impronta digitale

Rivelare delle impronte digitali presenti su una prova forense è estremamente importante in quanto indica che il campione potrebbe essere stato toccato dall'indiziato. Le impronte digitali sono composte da secrezioni naturali e da contaminanti presenti nell'ambiente, sono solitamente invisibili ad occhio nudo e possono essere latenti: dovranno quindi essere trattate con molta attenzione e con i giusti mezzi per essere rese visibili e campionate.

Le mani contengono alcune ghiandole eccrine (ghiandole di costituzione tubolare presenti sulla superficie cutanea del corpo umano), e gli amminoacidi sono uno dei loro prodotti. Altri tipi di ghiandole, quelle sebacee presenti sulla testa, contribuiscono con del materiale lipidico nel momento in cui ci si tocca la faccia con le mani.

Le impronte possono essere identificate su diverse superfici. Le superfici porose come la carta permettono alle impronte digitali di essere rapidamente assorbite dal substrato, fenomeno che non succede su superfici non porose come il vetro o la plastica. Esistono poi le superfici semi-porose, ad esempio i guanti in lattice o le banconote con una base plastica, che presentano un'attitudine ad assorbire le impronte intermedia tra le due classi.

Nel momento in cui un'impronta digitale è stata campionata la si può analizzare avvalendosi di sistemi in grado di riconoscerne il pattern basandosi sulla similarità con altre, così da poterle associare.

Note[modifica]

  1. Stuart, p. 2
  2. Colour Index, Society of Dyers and Colourists e American Association of Textile Chemists and Colourists. URL consultato il 21 gennaio 2021
  3. B. H. W. S. de Jong, Glass; in Ullmann's Encyclopedia of Industrial Chemistry"; V ed., vol. A12, VCH Publishers, Weinheim, Germania, 1989, ISBN 3-527-20112-2, pp. 365–432.
  4. Stuart, p. 10
  5. A. Paul, Chemistry of Glasses, II ed., Springer Science & Business Media, 1989, ISBN 9780412278204, p. 170
  6. Stuart, p. 12