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Cosa succede a Novoli/Le fonti orali e la ricerca

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Indice del libro

La ricerca storica focalizzata sull'utilizzo di fonti orali ha una solida tradizione.

Per rimanere a qualche esempio nel panorama nazionale, risalgono agli anni Settanta e Ottanta del Novecento gli studi di Luisa Passerini nella Torino operaia[1], o quelli di Giovanni Contini tra i minatori toscani[2], per proseguire con le ricerche di Alessandro Portelli sulla città di Terni[3].

L'Associazione Italiana di Storia Orale, costituita a Roma nel 2006, ha di recente prodotto notevoli approfondimenti, studi, convegni per offrire in modo organico e metodologicamente rigoroso strumenti e pratiche da poter utilizzare nella produzione di ricerca storica attraverso le fonti orali[4], affiancati da indicazioni, raccolte in un Vademecum, relative a come produrre, conservare e archiviare correttamente le fonti orali.

Queste riflessioni hanno contribuito a definire i punti di forza della storia orale, presentati nella lezione introduttiva del Laboratorio[5].

Fare ricerca su un quartiere attraverso la raccolta di interviste consente di adottare uno sguardo dal basso, capace di indagare la prospettiva di soggetti - si pensi agli abitanti di un rione - che altrimenti potrebbe rimanere poco nota se non addirittura invisibile nella narrazione ufficiale sulla città. Consente in altri termini di raccontare le realtà locali, le periferie sociali, i soggetti non egemoni.

L'utilizzo di fonti orali offre un meta-livello di analisi di grande ricchezza, poiché in base a come gli eventi vengono ricordati, con quale livello di approfondimento e di dettaglio, è possibile ricostruire l’importanza e il significato che essi assumono per la persona intervistata. Si potrebbero così scoprire eventi e dinamiche sociali tralasciati dalla documentazione ufficiale, ma che per le persone coinvolte nel recupero di testimonianze sono fondamentali nella memoria del rione.

L'intervista è inoltre uno strumento che costruisce un approccio interattivo, nel quale la fonte orale è creata nel momento in cui si instaura il dialogo tra ricercatore e persona intervistata, in un rapporto paritario; è un momento di inclusione e coinvolgimento nella produzione di conoscenza, e in definitiva, se intervistiamo i cittadini di un territorio o i lavoratori di un’azienda, è perché – scrive Portelli – semplicemente «sanno cose che noi non sappiamo»[6].

La dimensione interattiva fa sì che si crei un'attesa nella restituzione, momento che impegna chi conduce la ricerca a trovare le formule comunicative più appropriate per valorizzare e, appunto, restituire i risultati della ricerca. In questo senso, avere recuperato in fase di ricerca fonti multimediali - sonore o audiovisive - arricchisce notevolmente le possibilità di condivisione che si possono percorrere.

Il dialogo e l’ascolto delle storie, la loro raccolta e restituzione alla comunità contribuiscono a creare un patrimonio culturale. In tal senso, un esempio importante nel territorio è l'archivio dell'Istituto Ernesto de Martino, che conserva oltre 6000 nastri magnetici per un totale complessivo di circa 15000 ore di registrazione prodotti dalle ricerche sul campo di numerosi studiosi del mondo popolare e proletario, e il lavoro di riflessione e valorizzazione che l'Istituto porta avanti.

Le esperienze di vita raccolte con le interviste possono infine fare da collante fra generazioni ed esperienze diverse, e in prospettiva dare strumenti per progettualità nuove sugli spazi, le relazioni, la vita nel rione. Consentono quindi di mettere in atto una ricerca-azione e, volendo, di ipotizzare un uso pubblico della ricerca.

  1. Levi G., Passerini L., Scaraffia L. (1978). Vita quotidiana in un quartiere operaio di Torino fra le due guerre: l'apporto della storia orale. Milano, Angeli. Passerini L. (1984). Torino operaia e fascismo: una storia orale. Roma-Bari, Laterza.
  2. Contini G. (1997). Rappresentazioni: minatori e cavatori toscani si raccontano. Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
  3. Tra gli altri volumi, Portelli A. (1985). Biografia di una città. Storia e racconto: Terni, 1830-1985. Torino, Einaudi.
  4. Casellato A. (ed.) (2021). Buone pratiche per la storia orale: guida all'uso. Firenze, Editpress.
  5. Alcuni riferimenti: Gribaudi G. (ed.) (2020). Testimonianze e testimoni nella storia del tempo presente. Firenze, Editpress. Bonomo B. (2013). Voci della memoria. L’uso delle fonti orali nella ricerca storica. Roma, Carocci. Portelli A. (2007). Storie orali. Racconto, immaginazione, dialogo. Roma, Donzelli.
  6. Portelli A.(2021). Un commento alle Buone pratiche. In: Casellato A. (ed). Buone pratiche per la storia orale, cit.