Cosa succede a Novoli/Le memorie di Novoli
Questo gruppo di lavoro si è occupato di raccogliere le memorie e la percezione degli abitanti di Novoli.
Ogni quartiere ha una storia, fatta di volti, voci e ricordi che si intrecciano nel tempo. Le strade che oggi percorriamo sono state teatro di vite vissute, di tradizioni tramandate e di trasformazioni che hanno lasciato il segno. Tuttavia, il progresso spesso avanza senza guardarsi indietro, cancellando le tracce del passato per far posto al nuovo.
Attraverso una serie di interviste con gli abitanti del quartiere, questo lavoro si propone di dare voce a chi ha vissuto e visto i cambiamenti più da vicino. Ascolteremo le loro storie, i ricordi di un tempo che rischia di essere dimenticato e il loro punto di vista sulle trasformazioni urbane. L’obiettivo è comprendere come l’identità di un quartiere si evolva nel tempo e riflettere su cosa viene preservato e cosa, invece, viene sacrificato in nome della modernità. In un'epoca in cui le città cambiano rapidamente, è fondamentale documentare e valorizzare la memoria collettiva, per evitare che il passato venga sepolto sotto il cemento del futuro.
Obiettivi della ricerca.
- Portare alla luce il pensiero e la storia del rione.
- Ricostruire i passaggi dell'evoluzione del quartiere.
- Mantenere la memoria del quartiere, trascrivendo e documentando la sua evoluzione.
- Dare voce ai cittadini del quartiere attraverso le seguenti
domande:
- Come avete vissuto il passaggio dei vari cantieri all'interno del quartiere?
- I cittadini di Novoli si sentono appartenenti più al centro oppure alla periferia?
- Novoli garantisce i servizi necessari per costruire famiglie?
- Quali sono i luoghi che i cittadini considerano simbolo del quartiere, sono vissuti? Sono conosciuti?
- Che ruolo ha la multiculturalità all'interno di Novoli?
- La comunità persisterà nel futuro?
Interviste
[modifica | modifica sorgente]INTERVISTA N1
Domanda: Come avete vissuto il passaggio dei vari cantieri all'interno del quartiere?
Intervistato 1: come noi cittadini abbiamo affrontato, questi cantieri? Io sono tornato in questo luogo, in questo rione che poi sarebbe parte del quartiere cinque nel 1983 per ragioni familiari. C'erano gli anziani soli ecc. Ci sono tornato nell'83.
Come si vive quando si lavora un quartiere? Si vive, uno si alza la mattina, va a lavorare, ritorna il pomeriggio o la sera e la mattina riparte, cioè può essere il classico esempio di quartiere dormitorio, no? Questo è il punto, almeno per me. All'inizio era così. Questo periodo tutti noi l'abbiamo vissuto, come posso dire, inconsapevolmente, non si era preso coscienza dove stavamo, non tutti, per me era così. Io arrivavo la sera, facevo un lavoro in tutta la Toscana, partivo la mattina e rientravo nel tardo pomeriggio, la sera. Lo vivevo il sabato e la domenica quando non si andava via, quando ero giovane, si prendeva la macchina e si va al mare, in montagna e così. Poi ad un certo momento abbiamo cominciato a pensare, a ragionare, a guardare com'era questo luogo, questo quartiere, che ha una provenienza industriale. Negli anni 30 ci sono state costruite le fabbriche, compresa la Fiat e tante altre. La Carrapelli, c'erano tante fabbriche. Poi c'è stata la guerra, è stato un rallentamento generale, ma dagli anni ‘60, ‘55-’60, tutti gli anni ‘70, è iniziata la costruzione delle abitazioni, perché c'era questo territorio, devo dire, grande, tutto verde, coltivato. Noi abbiamo una fotografia aerea degli anni 30, dove si vede la chiesa Santa Maria a Novoli, circondata dal verde circondata da tutti i campi, perché nel corso dei decenni precedenti erano stati bonificati questi territori, perché prima c'era palude, malaria, insomma non era un gran che. Tant'è vero che la chiesa qui, in origine era in via di Novoli all'inizio, in fondo a via Lippi e Macia, sull'angolo, fu spostata perché fu allagata per fare due volte, fu deciso all'epoca, credo nel 1600, di spostarla in questo punto per salvaguardarla appunto da queste inondazioni. Il territorio è quello che è, poi, appunto dicevo, sono nate le industrie e poi è nata la costruzione, devo dire, caotica, caotica. Mi fu detto, ci fu detto, in un certo periodo c'è stato il commissario prefettizio e di conseguenza fu costruito un pochino, credo gli occhi, hanno fatto di tutto e di più.Quando vorrete approfondire ci sarà molto meglio. Vero * nome * , continuano anche a fare. E continua, vero * nome * ?
intervistato 2: Continuano anche a farlo, continuano.
Ora ce l'hanno un piano, attenta, ora ce l'hanno un piano. è continuare a costruire. Allora, ti racconto questo aneddoto, andai all'Aquila nel 1980, entrai in un negozio di passamaneria, così per vederlo, questo ci sentì parlare toscano, io sono stato a Firenze, hanno voglia di costruire un palazzo. Cioè questi, siccome allora c'era l'inurbamento delle città, non era solo Firenze, era tutto, si creavano degli affari. Allora la gente aveva un po' di soldi, si metteva insieme, andava lì, comprava un pezzo di terreno che costava pochissimo a quei tempi, la terra qua, faceva il palazzo come si diceva, ritornava, ecco perché è stato fatto anche senza un piano regolatore. C'erano queste due strade, via di Novoli e via Baracca.
INTERVISTATORE: Tornando ai nuovi cantieri, voi come l'avete vissuta questa cosa?.
INTERVISTATO 1:Un certo momento ci siamo svegliati.
Come dice il bambino in braccio o in collo a suo padre quando passa il re? "È nudo. Ma il re è nudo!". Siccome parlò un innocente, un piccino . dicendo, sì, ma quello è nudo - successe un putiferio. Allora voglio dire, noi ci siamo svegliati e ci siamo resi conto di come era questa zona, caotica, senza servizi e tutto di più. Nel corso degli anni ne sono state fatte di cose, ma . ricordatevi - non c'era un piano regolator, sicché quando c'era una necessità veniva scelto dove c'era un po' di spazio per costruire. Nella zona di Novoli c'è spazio? Sì, certo, senso urbanistico, permessi comunali e tutto. Ma non c'era un piano regolatore che avesse stabilito cosa fare, dove fare e quante farne. Giusto. Diciamo così, era il Far West. Cioè terre nuove alla conquista chi prima arrivava, prima alloggiava praticamente. E naturalmente ha portato grandi turbamenti. I cittadini venivano. Venivano a fare questa piccola associazione [Novoli bene comune] proprio sulla spinta di dire: "Ma non è possibile andare avanti così. Cioè nel senso, non so se voi vi rendete conto quando andate all'università le conseguenze. Cioè nel senso, lo vedete com'è la viabilità in quelle strade. Un esempio pratico. Non esistono, sono tutte stradine piccole. Anche la viabilità di una zona è importante. Il piano regolatore non c'è stato in questo. Soprattutto uno pensava, vabbè negli anni 50 e 60 c'è stata una spopolamento pazzesco e nessuno ha controllato, ognuno ha fatto come gli pareva. Ok, ormai è così. Però negli anni 2000 uno poteva sperare che la situazione fosse gestita in maniera diversa. Ecco, il cittadino ha sofferto questo. Ha sofferto che oltre a quello che già c'era di problematico e di caotico in questa zona, perché c'era stata questa speculazione negli anni 50 e 60, si è aggiunta anche questa, che non è stata regolata. E questo quindi sia per quanto riguarda il tribunale, sia per quanto riguarda la banca, sia per quanto riguarda l'università e le varie case che sono state fatte. Perché appunto non c'è stata una gestione pensata di quella zona lì. E torniamo a dire, che questo progetto urbanistico da via Torre degli agli fino all'università, era presente negli anni '80 perché queste cose sono state dismesse negli anni '80. Quindi fu fatto un progetto poi realizzato negli anni 2000, quindi già sapevano che sarebbe stato costruito lì. Arrivando negli ultimi decenni, è continuato su quella strada, su quella tendenza. Poi è nata tutta l'area Fiat. Se voi riuscite a trovare un po' di storia, ci sono state grosse polemiche su come costruire. Insomma, c'è stato un intervento di un segretario nazionale di un partito che ha bloccato tutto perché doveva essere il doppio di costruzione a San Donato, devo dire che noi abbiamo fatto blocco e si ripartì da capo. Noi abbiamo fatto delle conferenze proprio sull'area, criticando aspramente e severamente come è stata costruita. Si giustamente è stata costruita senza regolazione. Dicono anche che sotto c'è un parcheggio di 3500 posti, la maggioranza vuoti, usato molto poco. Come è stato costruito così bene che sopra, in quell'area dove c'è il parcheggio, non ci possiamo mettere gli alberi perché non c'è la scelta soletta, è troppo a ridosso. Era previsto e si poteva fare, non è stato fatto perché quando si tratta di risparmiare e di scaricare le problematiche cui ci veniva a abitare oppure voi a studiare, fanno così, no? Quindi questo purtroppo è una regola.
Intervistata 3:
Abbiamo sofferto più la trasformazione che per i cantieri, perché anche per fare questa tramvia ci hanno messo tre anni. Prima c'erano 12 anni che ci hanno messo per quella lì, la T1. Noi si soffre più della trasformazione che dei cantieri in sé. Capito? La trasformazione è questa: per esempio, tutti i negozi normali per la popolazione che abita, va bene, hanno
chiuso. Capito? E invece qui c'è tutta un'apertura di gastronomia per dare da mangiare a queste persone. Cioè è stato fatto tutto nell'ottica degli uffici.
Il sabato e la domenica qui non c'è niente. Per questo noi siamo tanto attaccati a questo mercatino che dovrebbe essere in questa piazza. No, io ho avuto tutto di qua. C'è una piazzetta, c'è un mercato, almeno le persone si incontrano lì. Perché non è che tu possa, anche se ci sono dei bar belli, eccetera, ma noi ai bar ci si va. Per vedere la situazione andate all'Isolotto. Questo il quartiere fu costruito dalla FIAT. Le case sono terribili. C'è verde fuori, la viabilità è terribile.
Intervistato 2: Tenete presente, però, c'è sempre il problema di prima. Che c'è delle zone, le famose zone d'ombra, cioè di lì. Se una tramvia passa da Via di Novoli, diciamo. Una linea, sì, ovviamente. Per esempio, io sto qui. Per andare lì e la fermata è qua. Ci vuole 10 minuti a piedi per arrivarci. Tu dirai, per me non è un problema. Ma a 85 anni è un problema. Andava fatta in un'altra maniera. Andava fatta Via Baracca e viale Guidoni. Ma sai... Il problema qual'era? E se poi non si fa abbastanza biglietti? Cioè, direi... Non viene utilizzata l'azienda che la gestisce. E poi è sempre troppo piena.
Intervistato 1: *nome* Sì, quello è più difficile. È troppo piena. Ora sicuramente Via Baracca e viale Guidoni. Ora è migliorato perché con l'entrata in funzione del pezzo che arriva a Piazza San Marco, tu hai un servizio migliore. Cioè, direi sì, va bene. Fa 10 minuti, però posso coprire una zona più vasta. Un miglioramento c'è stato.
intervistatore: La vivete la tranvia? Sì io sì, però è sempre piena, diciamo va molto in base agli orari.
Intervistato 2 Guarda io ho amici che non hanno potuto parcheggiare lì, sono dovuti andare a Piazza Artom, ha questi posti, per trovare il parcheggio. Il che vuol dire da questo punto di vista quanto meno funziona si fermano lì quindi anche queste non entrano nel nostro quartiere.
Intervistato 1 Noi attualmente, da quando abbiamo iniziato, siamo diventati consapevoli di dove siamo e cosa abbiamo bisogno e abbiamo sofferto l'arrivo del cambiamento. Si vede le cose fatte male oppure mancanti. Tant'è vero che ora si sta parlando molto, in questo caso, di quest'area di verde, che è la zona che ha l'isola di calore più importante della Toscana, la Mercafir, che registra anche 50 gradi d'estate. Quali sono i luoghi che i cittadini considerano simbolo del quartiere, se sono vissuti come tali e se sono anche conosciuti magari da non solo abitanti, ma anche persone che vengono da fuori o anche ragazzi, un po' così, diciamo?
Intervistata 3: E poi da qui, sempre per la stessa storia della tramvia, la tramvia è utilissima, però una persona che non cammina bene.. perché non è detto che uno nato a Firenze non abbia piacere di andare a vedere i monumenti eccetera, però l'è tutto lontano. Da piazza San Marco, tu vai alla Santissima Annunziata. Questi sono i giardini che ci sono qui, i più frequentati e qui a Viale Guidoni. Il quartiere 5 però, tutto, c'ha più abitanti che le città delle provincie della Toscana, di Grosseto, di Livorno. Noi che siamo in questo piccolo territorio siamo 35mila.Poi chi viene a lavorare, gli studenti e così via, quindi tante persone. Non si trovano più appartamenti dove abitare perché tutti affittano le case universitarie. Una trasformazione. In negativo.
INTERVISTA N2
Intervistatore: Da quanti anni vive qui?
Intervistato: Dal 2012 quindi 13 anni.
Intervistatore: Come si trova nel quartiere? Devo dire bene, ci sono
Intervistato: Ci sono tutti i servizi quindi piuttosto bene. Ultimamente c'è un pochino di degrado in più però tutto sommato va bene.
Intervistatore:Come mai il degrado?
Intervistato: Vedo molta sporcizia, specie nel parco, poi vedo dei gruppetti di persone poco raccomandabili, in zone buie. C'è un fiumiciattolo qui vicino che si chiama Terzolle, io abito lì vicino e lì vedo sempre cumuli di immondizie gettati nel fiume.
Intervistatore:Come cittadino di Novoli si sente più appartenente al centro o alla periferia?
Intervistato: Alla periferia.
Intervistatore: Crede che Novoli offra tutti i possibili servizi o manca qualcosa oppure c'è qualcosa di troppo?
Intervistato: Direi che c'è tutto quello che serve, c'è l'ospedale, ci sono un sacco di supermercati, da quel punto di vista niente da dire.
Intervistatore: Crede che come comunità con tutti questi servizi persisterà nel futuro?
Intervistato: Spero di sì, penso di sì, però bisogna essere un po' proattivi perché se si lascia andare potrebbe lasciarsi andare tutto il quartiere.
Intervistatore:Posso chiedere, quanti anni hai?
Intervistato: 39.
Intervistatore: E crede che Novoli offra dei servizi per poter costruire delle famiglie come scuole,
Intervistato: Sì, diciamo che però la cosa che noto di più in generale, questo è a Firenze, ma gli affitti sono molto cari, si sono alzati moltissimo anche in questa zona e se uno vuole fare una famiglia diventa difficile perché poi chiedono spesso i contratti a tempo indeterminato, cosa molto rara e quindi quando devi presentare quanto guadagni sono sempre restii, quindi quello è il problema più grosso. Poi aree verdi ce ne potrebbero essere di più sempre, però già che c'è questo parco, insomma le cascine non sono così lontane, non mi lamenterei.
Intervistatore:Visto che vive qua da 13 anni, come ha vissuto il passaggio dei vari cantieri che ci sono stati all'interno del quartiere? Parliamo di quello dell'Esselunga, della tramvia, anche del polo universitario?
Intervistato: Allora, il polo universitario in realtà quando sono arrivato io era pressoché completato, quindi da quel punto di vista non ho vissuto questo cantiere qui. Per la tramvia non è stato traumatico perché comunque c'era l'autobus, il 22, usavo quello, poi l'hanno sostituito con la tramvia, mi sono trovato bene. È più comodo. E l'Esselunga, io abito proprio lì vicino e sì, ogni volta che passo di là ci penso, mi chiedo cosa accadrà di quella zona, continuano ad esserci fermi per indagini, però se si va fuori le lunghe, potrebbe essere un problema, questo sì.
Intervista 3
Intervistatore: Per conoscere meglio la storia di Novoli, vorremmo farvi qualche domanda, se siete disponibili.
Intervistato: La storia di Novoli?
Intervistatore: Sì, stiamo cercando di ricostruirla. Vivete qui da molto?
Intervistato: Sì, però… io non sono nemmeno di Firenze.
Intervistatore: Da quanti anni vive qui?
Intervistato: Saranno... quanti? Una ventina d'anni?
Intervistato 2: No, dal '77!
Intervistatore: Come ha vissuto i cambiamenti dovuti ai cantieri nel quartiere? Mi riferisco a quelli della tramvia, dell’Esselunga, delle scuole…
Intervistato 2: Sono stati abbastanza impegnativi, sì.
Intervistato: Hanno creato disagi.
Intervistatore: Quindi sono stati più problematici o hanno portato anche vantaggi?
Intervistato 2: La tramvia sì, è stata utile, però via di Novoli è rimasta chiusa per quasi due anni.
Intervistato 1: No, di più! E poi è arrivato il Covid, che ha ulteriormente complicato le cose…
Intervistatore: Tornando a Novoli, pensa che sia più parte del centro o della periferia?
Intervistato 2: Direi semicentro.
Intervistato: Una volta era considerata periferia, ma ora è abbastanza centrale. Non è il centro storico, ma è comunque ben collegata.
Intervistatore: Secondo voi, Novoli offre servizi adeguati per le famiglie?
Intervistato: Insomma. Le case nuove costano troppo, sono piccole e costruite con materiali scadenti.
Intervistato 2: Sì, gli affitti sono alti e le case di cartongesso non sono il massimo.
Intervistatore: E per quanto riguarda spazi verdi, scuole, centri commerciali?
Intervistato: Ci sono, ma il problema principale è un altro. Lo potete scrivere in grassetto: la delinquenza.
Intervistatore: Pensa che sia un fattore importante?
Intervistato 2: Sì, Novoli è piena di criminalità, ma nessuno ne parla.
Intervistato: Noi abbiamo un cane e quando la sera esco a portarlo fuori, devo stare attenta. Ci sono bande di ragazzi che rubano e spacciano. All’Esselunga di Novoli, per esempio, rubano di continuo.
Intervistato 2: Riempiono gli zaini e scappano. Poi si rifugiano nelle case popolari vicine, dove distruggono tutto.
Intervistatore: Quindi vede la multiculturalità come un problema?
Intervistato: Messa così sì. Fosse stata fatta come si deve, ci fossero state delle forme anche di accoglienza, non solo far venire per far vedere che siamo tutti bravi, tutti disponibili. Non è quello. Cioè gli devi dare anche la possibilità di lavorare, di vivere in tranquillità. Invece questi, c'è uno spaccio di droga e niente. Quindi sono un po' anche abbandonati dalla società. Nessuno li accoglie, gli offre una casa, un appoggio. Dove vivono non lo so. Però questi gruppi si identificano facilmente.
Intervistato 2: Se vuoi trovarli, basta andare sul Mugnone o davanti alla sala SNAI: lì si spaccia apertamente. La polizia lo sa, ma nessuno fa nulla,
Intervistatore: Ci sono stati interventi per contrastare la situazione?
Intervistato: Sì, hanno tagliato alberi e pulito le aiuole per evitare che nascondessero la droga. Ma anche nel parco ogni tanto trovano qualcosa.
Intervistato 2: Ultimamente sono passati anche i carabinieri con i cani antidroga.
Intervistatore: Secondo voi, quali sono i luoghi simbolo di Novoli?
Intervistato 2: Il centro commerciale è un punto di riferimento, così come la chiesa, anche se il suo impatto è limitato. Non ci sono molti spazi di aggregazione.
Intervistato: Il quartiere è frequentato soprattutto da studenti universitari e turisti.
Intervistatore: In effetti, con l’università, ogni giorno arrivano moltissimi ragazzi.
Intervistato: Sì, li vediamo scendere in gruppi dalla tramvia. Ma non c’è una vera vita di quartiere, neanche per loro.
Intervista 4
Intervistatore: Stiamo cercando di ricostruire la storia di Novoli negli anni Trenta, quando c'era la fabbrica della Fiat. Stiamo facendo delle domande ai cittadini del quartiere per capire come hanno vissuto la transizione.
Intervistato: Io vivo qui da troppo poco tempo per raccontare quel periodo. Però posso dire che prima qui non c'era verde, non c'era niente. Ora hanno sistemato un po’ la parte residenziale. Avrebbero potuto farlo meglio, ma non lamentiamoci: almeno adesso ci sono giardini e spazi verdi.
Intervistatore: Pensa che Novoli offra servizi adeguati per crescere i bambini?
Intervistato: Io personalmente ci sto benissimo, perché è un quartiere comodo. Ci sono le scuole, c'è tutto. E se serve più verde, si possono raggiungere facilmente le Cascine, oppure si può andare a Sesto o a Monte Morello. Certo, non è verdissima come l’Isolotto, che è stato progettato appositamente come zona residenziale, ma è ben servita.
Intervistatore: Lei vive qui da undici anni. Come ha visto cambiare il quartiere?
Intervistato: La tramvia è stata una svolta, super positiva! Prima prendevo l'autobus e a volte ci mettevo un'ora per arrivare in centro. Ora con il tram è tutta un'altra cosa. Anche la riqualificazione del quartiere con San Donato e l’Esselunga è stata fantastica. All'inizio Novoli non mi piaceva, ma ora che ci vivo voglio restare qui.
Intervistatore: Si sente parte della comunità?
Intervistato: Sì, assolutamente. Con i bambini che vanno a scuola si crea un piccolo quartiere nel quartiere. Ci sono anche diverse associazioni, come l’Associazione San Donato e l’Associazione Fonte Novoli, che si è appena trasferita qui. Collaboriamo molto con loro.
Intervistatore: Secondo lei, cosa manca a Novoli?
Intervistato: Una ludoteca! All’Isolotto c’è una ludoteca spettacolare, mentre qui non c’è. Abbiamo la biblioteca Villa Pozzolini, ma non è uno spazio dove i bambini possono giocare dopo scuola.
Intervistatore: Novoli è un quartiere sicuro?
Intervistato: Io ho bambini piccoli e per me è sicuro. Ho sentito parlare di episodi spiacevoli, soprattutto nelle scuole medie, ma non li ho vissuti direttamente. Dipende molto dalla quotidianità di ognuno: io non esco la sera tardi, quindi non ho mai avuto problemi.
Intervistatore: Ci sono luoghi di aggregazione nel quartiere, a parte il centro commerciale?
Intervistato: Sì, le associazioni organizzano molte attività, anche per gli anziani. Poi c’è il Parco dei Sassolini, vicino alla scuola Bamba, dove si trovano sempre bambini e anziani. Ha un’area cani ben tenuta, un parco giochi funzionante e panchine sempre occupate da persone che socializzano.
Intervistatore: Novoli non è considerato un quartiere esteticamente bello. Lei come lo descriverebbe?
Intervistato: Esteticamente non è il massimo, ma è comodo. Funzionale più che bello, direi.
Intervista 5
Intervistatore:Come ha vissuto il cambiamento avvenuto all’interno di Novoli?
Intervistato 1: Il cambiamento è stato dappertutto. Ora in passato si aveva di più il sentimento di insieme anche nei condomini, di abitare insieme. Ora c'è sempre un po' più di titubanza, perché si sente lì è successo questo, lì è successo quest'altro. Comunque, perlomeno da parte mia, io abito qui in zona vicino. Non mi posso lamentare più di tanto. Si sa, è un quartiere un po' caotico perché porta all'aeroporto.
Intervistatore: Proprio su questo, una domanda che ci eravamo posti è quanto, diciamo, i lavori della tramvia, del polo, dei collegamenti hanno influito sul vostro modo di vivere
Intervistato 1: Per me è stata una cosa molto valida e non è stata nemmeno troppo invadente. Anche i lavori sono stati abbastanza veloci. Hanno dovuto aspettare perché, purtroppo, Firenze è così, fino alla villa Demidoff, c'erano delle difficoltà perché ritrovavano sempre qualcosa di vecchio, soprattutto con gli scavi, anche dove sfondare per fare la tramvia. Poi c'erano stati vari permessi per poter arrivare a fare lavori. La tramvia è molto comoda perché come zona c'è il tribunale, c'è l'aeroporto, c'è il palazzo della regione sicché porta tanto movimento.
Intervistato 2: No, tutto. È stato da anni e anni che io ci sono quasi nata qui, ho trovato anche il marito che è di qui, è una vita ormai.
Intervistatore: È cambiato tanto il quartiere secondo lei?
Intervistato 2: È cambiato.
Intervistatore: Come ha vissuto questo cambiamento?
Intervistato 2: Allora, il cambiamento c'è stato, diciamo, il 50%. Ha portato del progresso la tramvia, l'università, il supermercato. Ha portato anche tanta gente, tanti giovani, però ha portato anche tanta delinquenza e altre cose. Bisogna stare attenti alle macchine, la mattina ti svegli e le trovi rotte, hanno spaccato il vetro anche a mia figlia. Oggi c'è, mi pare, oggi o domani al supermercato c'è proprio un discorso di manifestazione proprio per questa cosa.
Intervistatore: Per la criminalità?
Intervistato 2: Sì, vengono da Piazza San Jacopino perché là è proprio tremendo.
Intervistatore: Tornando alla domanda sui cambiamenti, come li avete vissuti?
Intervistato 1: In positivo e, come sempre, forse anche in negativo. Però tutto sommato…
Intervistato 2: Non sono razzista, però... Se iniziano a venirne un po' meno è meglio. A parte poi questi carabinieri, polizia. Arrestano, entrano da qui e poi riescono subito da lì.
Intervistatore: Non sono affidabili?
Intervistato 2: No, in tante cose no. Per dire, il mio marito va via la mattina di casa per andare a fare servizio. Ne arresta qualcuno. Ogni tanto si sente anche i carabinieri arrestano, però che fanno? Fanno il processo e via.
Intervistatore: Un po' il sistema della legge, allora è il problema.
Intervistato 2: Sì, quello sì. Ci vorrebbe più sorveglianza, sicurezza.
Intervistatore: Per quanto riguarda invece il rapporto con il centro di Firenze, cioè il quartiere di Novoli è sempre stato considerato un po' un quartiere di periferia, nonostante non sia troppo distante dal centro come vi sentite a riguardo?
Intervistato 2: No perché ora è tutto attaccato, siamo tutti attaccati, non ci si sente più tanto appartenenti né alla periferia, né al centro, prima che ci fossero questi palazzi, case, era tutto campo, tutto campi, queste sono le prime case che hanno fatto. Poi delle case sono state buttate giù, e ne hanno fatte altre. Quindi insomma è cambiato.
Intervistato 2: Io ci sono andata al centro, sono tornata qua, per comodità mio marito doveva andare a Prato tutti i giorni, sicché siamo comodi, perché dopo un quarto d'ora si arriva in centro, grazie alla tramvia, quello certo ha portato comodità. Per dire io ho le finestre su via di Novoli, ora tra poco si aprano tutte, e non si dorme. Poi anche perché ora sotto a me apriranno un bar o qualche cosa, anche quello, casino fino all'una di notte, chiudono loro la sera, perché è l'orario, e poi stanno a chiacchierare, insomma non c'è proprio più rispetto.
Intervistatore: Per esempio prima che ci fosse la tranvia comunque c'era parecchio traffico, ci hanno raccontato.
Intervistato 2: Sì, sì, certo. Almeno, chi deve andare a lavorare. Poi parcheggi non ce n'è. Parcheggi qui.
Intervistatore: Al parco c'è, magari al parco lì, però mi hanno detto che non si usano tanto, è parecchio vuoto.
Intervistato 2: Certo, perché poi è tutto a pagamento. Ma come… io devo stare qui, con persone che vengano a lavorare per guadagnare 50 euro il giorno e tu metti i parcheggi a pagamento a ore? Sono venute la cassa di risparmio, il tribunale, tante cose e hanno giustamente sotto c'hanno parcheggi, ma non ce la mettono, la macchina. È tutto a pagamento. Chi può... Certo, ce la mette. Anche mia figlia che sta a San Donnino, i lavori ce li ha tutti qui. È più facile che venga a casa mia. Lei deve pagare per venire qui. E dove c'ha l'ufficio deve pagare. Ma via! Questa è la Funaro. Questo grazie al sindaco. Comunque, sì, la Funaro ha levato il dischetto sul limite orario. Ce l'avevo anch'io per andare, per dire a Coverciano. Avevi il dischetto, poi lo pagavo una volta all'anno. Ora ha levato anche quello.
Intervistatore: Ad esempio, i cantieri, l'attesa, magari anche il tribunale, cosa ne pensate?
Intervistato 2: Dove ci sono i soldi si fa veloce. Anche ora, c'erano due anni fa mi pare, e hanno fatto due palazzi bianchi, c'è la Findomestic ora lì. Ma tutto dove ci sono i soldi?!
Intervistatore: E la tramvia la utilizzate magari voi?
Intervistato 2: Sì, sì, sì. È comodo. Io devo andare in centro. In macchina è scomodo perché non c’è parcheggio. La tramvia va bene. Si è patito, perché il traffico, la guida, il lavoro... Anche il lavoro, io sono un pensionato, ho tempo… Ma chi lavora, chi deve stare a girare, chi deve andare a lavorare... Insomma, ci sono diverse beghe...
Intervistatore: E magari riguardo a crescere delle famiglie qui all'interno del quartiere?
Intervistato 2: Io devo dire la verità, è diventato un quartiere per chi viene da fuori. Anche nel mio palazzo è venuta ora una straniera, faceva un po' confusione, sai, loro come sono, tutti quanti. Magari in passato com'era? Era più tranquillo.
Intervistato 1: Io non mi sono mai lamentata, venni via dal centro, allora il centro era vivibile, si stava veramente bene.
Conclusione
[modifica | modifica sorgente]Il confronto diretto con i cittadini, che hanno condiviso le loro storie, le loro opinioni e i loro vissuti, ci ha permesso di sviluppare una comprensione più profonda e articolata della realtà del quartiere. Ascoltare i diversi punti di vista, che spaziano dalla nostalgia per il passato alla riflessione sulle trasformazioni moderne, ha stimolato in noi una riflessione critica su come i cambiamenti urbani possano influenzare la vita quotidiana e la comunità. Infine, le interviste ci hanno spinto a riflettere su come le storie individuali possano intrecciarsi con le trasformazioni più ampie del quartiere e della città, offrendo così spunti di riflessione che potrebbero aprire a ulteriori indagini e approfondimenti. In generale, possiamo dire che questa esperienza ha avuto un impatto significativo sulla nostra crescita sia personale che professionale.