Cyberbullismo/Cyberbullismo

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Jump to navigation Jump to search

La vita dei giovani nella rete[modifica]

Le tecnologie giocano un ruolo  fondamentale nella vita quotidiana dei ragazzi, ruolo che non è uguale per tutti, ma si differenzia sulla base non solo delle funzioni più utilizzate, ma anche del livello di conoscenza tecnologica sviluppata. In una giornata tipo un adolescente può utilizzare un dispositivo per telefonare, ascoltare musica, comunicare con gli amici o semplicemente navigare in internet. A seconda  della frequenza di utilizzo dei dispositivi gli utilizzatori sono stati raggruppati in categorie (Livingstone 2002):

  • specialisti: sono coloro che utilizzano i dispositivi per molto tempo e per diverse attività (lettura, ascolto di musica, utilizzo del pc)
  • appassionati dell’intrattenimento su schermo: sono coloro che utilizzano il computer per scaricare video, per giocare ai videogiochi
  • tradizionalisti: sono coloro che passano poco tempo sul computer e che invece utilizzano i media tradizionali (televisione, musica, libri, riviste)
  • scarsi utilizzatori dei media: sono coloro che utilizzano raramente i media.

Lo studio della Livingstone mette in evidenza che con l’aumentare dell’età cresce la specializzazione nell’utilizzo delle diverse funzioni tecnologiche. Infatti già a partire dai nove agli undici anni e poi tra i 15 e i 17 anni  si assiste ad un aumento esponenziale dell'uso dei computer ai fini didattici. Nel 2003 Holloway e Valentine condussero uno studio sulla diffusione dei media e sulla modalità di utilizzo degli stessi rispetto al sesso dell’adolescente. Si è capito così che esistono infinite differenze sull’utilizzo dei media tra i ragazzi e le ragazze. I due studiosi hanno proposto la seguente classificazionei:

  • “ragazzi tecno” (techno boys): sono tutti i ragazzi che hanno una buona conoscenza delle nuove tecnologie che hanno influenzato esageratamente la loro vita;
  • “lads” che non hanno interesse per le competenze informatiche e le utilizzano per attività prevalentemente maschili (giochi, sport, musica, immagini femminili);
  • “ragazze competenti con il computer“ (computer competent girls): sono il corrispettivo dei ragazzi tecno ma usano le tecnologie con minore competenza;
  • “luddette” (dal movimento inglese che protestava contro l’industrializzazione): sono le ragazze che si considerano negate nell’uso dei dispositivi tecnologici.

Nel 2009 la Mac Arthur Foundation ha creato una ulteriore suddivisione sulla base delle azioni svolte dai ragazzi quando sono in rete: passare il tempo, trafficare divertendosi e dedicarsi ad attività complesse. Inizialmente i ragazzi si connettono alla rete per socializzare (condividere video, musica, immagini o semplici commenti), poi cominciano a capire che la rete è fonte di informazioni facili non solo da raggiungere ma anche da assemblare e riutilizzare; infine si impegnano in attività più specializzate e sono spinti a sperimentare l’utilizzo di strumenti sempre nuovi ed accattivanti. Avviene spesso, infatti, che i ragazzi si appassionino ad una tematica specifica ed entrino a far parte di gruppi di amici accomunati da un interesse con cui scambiano informazioni pur non essendosi mai incontrati. In tali gruppi la competizione è altissima e di conseguenza si accresce anche la conoscenza delle nuove tecnologie per il continuo utilizzo delle stesse.

Nuovi modi di socializzare[modifica]

Le nuove tecnologie ed i social network hanno assunto un ruolo chiave nella vita e nelle relazioni dei giovani. I giovani sono nella stragrande maggioranza dei casi interessati alle nuove tecnologie non tanto per attività culturali, quanto per le possibilità che esse offrono di socializzare. Se pensiamo, però, che ogni tipo di intervento fatto in rete può essere registrato, archiviato, replicato e ricercato e che esiste un pubblico invisibile nel momento in cui si immettono dati in rete, capiamo che gli effetti “sociali” della condivisione potrebbero essere devastanti se, come spesso accade, gli adolescenti non ne possiedono la piena consapevolezza. Oggi più del 90% della popolazione compresa tra 0 e 24 anni possiede un profilo Facebook e si relaziona con gli amici attraverso i social. Ciò non solo fa in modo che l’attenzione non sia mai focalizzata a lungo e in maniera approfondita su qualcosa ma crea anche vari tipi di conflittualità.

Cyberbullismo: di cosa si tratta?[modifica]

Cyberbullying

Punto di partenza per ogni tipo di discorso sul cyber-bullismo è il bullismo, di cui il cyber-bullismo è estensione e modernizzazione propria dell'era digitale e può avere diverse forme. Il cyberbullismo è un insieme di condotte aggressive che tramite sms, mms o mediante l’utilizzo del web diffonde contenuti denigratori, offensivi o lesivi nei confronti di una persona o di un gruppo di persone. Il termine cyberbullismo è stato coniato dal ricercatore canadese Bill Belsey nel 2004, secondo cui il cyberbullismo implica l’uso di informazioni e comunicazioni tecnologiche a sostegno di un comportamento intenzionalmente ripetitivo e ostile di un individuo o di un gruppo di individui che intende danneggiare uno o più soggetti. Il cyberbullo attacca principalmente su social network come Facebook, Instagram, Twitter e Ask, colpendo la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie o tramite la creazione di gruppi “contro”.

Secondo alcuni studiosi, questo fenomeno è ritenuto addirittura più pericoloso della droga, più preoccupante del subire una molestia da un adulto o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile. Nel cyberbullismo si verifica una riduzione dell’attenzione individuale verso gli standard interiori e normativi dei comportamenti di relazione. Ciò significa che si possono mettere in atto con maggiore facilità comportamenti che non si adeguano alle norme del gruppo sociale, senza apparente controllo. C’è poi un altro elemento che rende il cyberbullismo più aggressivo rispetto al bullismo tradizionale. Quando entriamo in relazione con qualcuno, lo osserviamo e ciò ci permette di interpretare meglio il significato delle sue parole. Sul web invece si escludono le espressioni del volto; questo indebolisce o disattiva il controllo morale interno. Quando le conseguenze delle proprie azioni non sono visibili, è facile non avere sensi di colpa; l’aggressore infatti può molestare la sua vittima dovunque e in qualunque momento, di conseguenza la vittima è esposta in ogni luogo e in ogni momento. [1]

Le tipologie di atti di cyberbullismo[modifica]

Il cyberbullismo è un fenomeno molto complesso che assume forme molteplici. Diversi studiosi si sono occupati di catalogarne le forme più comuni che sono di seguito elencate:

  • Flaming: invio di messaggi violenti o volgari su una persona a un gruppo in rete o alla vittima stessa allo scopo di suscitare dei conflitti.
  • Molestie on line: invio ripetuto di immagini offensive nei confronti di una persona.
  • Denigrazione: invio ad un gruppo di persone di messaggi o pettegolezzi lesivi nei confronti di qualcuno; pubblicazione on line di questi materiali per danneggiare la reputazione della vittima o i rapporti di amicizia della stessa.
  • Impersonificazione: sottrazione impropria dell’identità online della vittima attraverso la violazione del suo account personale o la creazione di un nuovo account di solito usato per spedire o pubblicare materiali in grado di ledere l'immagine e la reputazione della vittima.
  • Rivelazioni e inganno: spedizione o pubblicazione on line di informazioni personali, private e talvolta imbarazzanti, ottenute con l'inganno dalla vittima stessa, indotta a rivelare informazioni imbarazzanti su di sè in conversazioni scritte.
  • Esclusione: allontanamento o esclusione intenzionale e categorica di qualcuno da un gruppo online.
  • Cyberstalking: invio di messaggi intimidatori ripetuti che provocano ansia e preoccupazione nella vittima.
  • Liberazione (outing): il bullo trae in inganno la vittima e, una volta ottenuta la sua fiducia, diffonde in rete o via sms le informazioni intime ricevute.
  • Schiaffeggio allegro (happy slapping): registrazioni audio/video dell’attacco del bullo alla vittima con lo scopo di umiliare e ridicolizzare la vittima stessa. Tali atti possono essere reali oppure recitati dagli stessi ragazzi.

Differenza tra cyberbullismo e bullismo[modifica]

Come accennato in precedenza, il cyber-bullismo assume, rispetto al bullismo tradizionale, peculiarità specifiche dovute proprio al suo essere fenomeno strettamente connesso con l'utilizzo delle nuove tecnologie. Infatti, se nel bullismo tradizionale la prevaricazione del bullo è di tipo fisico o sociale, in questa nuova forma di attacco il potere viene sancito attraverso l'abilità nell'utilizzo delle nuove tecnologie e la capacità di mantenere l'anonimato. Mentre nel bullismo tradizionale i bulli sono studenti o compagni di classe, in genere persone ben conosciute dalla vittima, i cyberbulli sono anonimi e non è detto che conoscano la loro vittima. Il materiale usato dai cyberbulli ha una risonanza di portata anche mondiale, mentre invece il bullismo tradizionale ha una risonanza circoscritta nello spazio (scuola, quartiere). Il cyberbullo di solito tende a fare attraverso la rete ciò che non farebbe mai nella vita reale; nel bullismo tradizionale, invece, la visibilità e le dinamiche di gruppo esercitano una forte pressione sul bullo che tiene molto al dominio del gruppo stesso. Il bullo virtuale non ha cognizione degli effetti delle sue azioni sulla vittima, dunque non ne percepisce la reale sofferenza ed arriva a ferire in modo talvolta irreversibile. Nel bullismo tradizionale invece c'è comunque un feedback tra bullo e vittima anche se si tratta di una semplice conoscenza, senza alcun coinvolgimento emotivo, di ciò che l'atto in sé provoca[2].

In sintesi potremmo dire che il cyberbullismo presenta rispetto al bullismo le seguenti caratteristiche:

  • Indebolimento delle remore morali: l’anonimato del cyberbullo, che spesso on line si trasforma in "persona altra" rispetto alla sua reale identità, indebolisce le remore morali. È stato infatti dimostrato che, nel mondo virtuale, la gente osa, ovvero fa e dice cose che non farebbe o direbbe nella vita reale, specie quando nasconde la sua vera identità.
  • Assenza di limiti spazio-temporali: a differenza del bullismo che si manifesta frequentemente in luoghi e momenti specifici, il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo all'interno del gruppo di amici. Il cyberbullo è un individuo che indossa una sorta di maschera virtuale e che sfrutta questa nuova situazione per compiere atti disinibiti e aggressivi. Egli crede di essere invisibile, impressione condivisa dalla stessa vittima: entrambi, infatti, assumono identità virtuali e nicknames.

Caratteristiche del cyberbullismo[modifica]

Il cyberbullismo rispetto al bullismo nella vita reale assume caratteristiche proprie:

  • Anonimità: il molestatore si nasconde dietro ad un nickname, tuttavia lascia delle tracce di sè. La vittima difficilmente può risalire al cyberbullo.
  • Difficile rintracciabilità: se il cyberbullo agisce attraverso sms, mms, mail, ecc. è più difficile rintracciarlo.
  • Abbattimento dell'etica: il cyberbullo dice o compie azioni che non farebbe nella realtà.
  • Cyberstalking: forma di violenza verso la vittima in modo costante. Il molestatore può colpire in qualsiasi ora del giorno e in qualsiasi posto si trovi.
  • Violazione della privacy: il cyberbullo può pubblicare in rete informazioni,video e immagini a volte senza che la vittima lo sappia, altre volte ricattandola.

Fonti[modifica]

Note[modifica]

  1. A.Meluzzi, Bullismo e Cyberbullismo, Reggio Emilia, 2014, Imprimatur editore
  2. L. Pisano, M. E. Saturno, Le prepotenze che non terminano mai, in «Psicologia Contemporanea», 210 (2008), pp. 40-45.