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Elettrodinamica classica/Acceleratori di particelle

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Indice del libro

In un acceleratore, delle particelle vengono soggette a campi elettromagnetici esterni, che le accelerano a velocità prossime a quelle della luce. Detto Fμν il campo elettromagnetico esterno (tutti i campi che nomineremo in questo paragrafo saranno esterni), sappiamo che l'equazione di Lorentz per la particella è:

dPμds=eFμνuν

e vale:

wμ=1mdPμds=emγ(vE;E+v×B)

La potenza emessa è pertanto:

W=e26πwνwν=e46πm211v2[|E+v×B|2(vE)2]

Per la presenza del termine γ2/(1v2), se v1 la potenza emessa dalla particella è enorme; in altre parole, la potenza emessa in regimi ultrarelativistici è molto maggiore di quella emessa nel caso non relativistico. In termini dell'energia della particella:

W=e46πm42[|E+v×B|2(vE)2]

notiamo dunque che W1/m4: a parità degli altri parametri, particelle leggere emettono molto più di quelle pesanti, e dunque ad esempio se vengono accelerati elettroni questi emetteranno moltissima energia. Consideriamo ora i due tipi di acceleratori di particelle: lineari e circolari.

Acceleratori lineari

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In questo caso è sufficiente un campo elettrico per accelerare la particella, dunque B=0 e Eav. Si ha dunque:

W=e46πm211v2[|E|2|v|2|E|2]=e46πm211v2|E|2(1v2)W=e46πm2|E|2

Per capire se questa potenza emessa è rilevante o meno, valutiamo il suo rapporto con la potenza fornita dal campo elettrico, Wext=ev|E|:

WWext=e46πm2|E|21ev|E|=e36πm2|E|v=23er0m|E|v

ove r0 è il raggio classico della particella. Detta dunque d/dx l'energia fornita dal campo alla particella per unità di lunghezza[1]:

WWext=2π3r0m1vddx

Pertanto, la potenza dissipata per irraggiamento diventa rilevante se il campo fornisce alla particella, per unità di lunghezza, tanta energia quanta m/r0. Tipicamente, negli acceleratori si ha d/dx100 MeV/m; nel caso in cui la particella sia un elettrone (che è il caso più sfavorevole possibile, proprio perché particelle leggere emettono moltissimo), m0.5 MeV e r03×1013 cm, dunque W/Wext1013. Pertanto, negli acceleratori lineari l'emissione di energia per irraggiamento è irrilevante.

Acceleratori circolari (o "sincrotroni")

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In questo caso B0; ci dovrebbe essere anche un campo elettrico, necessario proprio per accelerare la particella, ma consideriamo il caso in cui questo sia assente, ossia consideriamo la particella avente già altissima velocità. Se dunque E=0 e Bv:

W=e46πm211v2|v×B|2=e46πm211v2v2|B|2W=e46πm2v21v2|B|2

Sappiamo che il moto relativistico di una particella in un campo magnetico è tale che la sua frequenza sia:

ω0=e|B|m1v2=e|B|

Conviene a questo punto esprimere W in termini di ω0 invece che di |B|; dunque:

W=e26πv2(1v2)2ω02

Se ora R è il raggio della circonferenza percorsa dalla particella, poiché v=ω0R allora ω0=v/R, e dunque l'energia Δ emessa in un periodo è:

Δ=WT=W2πω0=e23Rv3(m)4

Poiché Δ1/R, in un acceleratore grande si dissipa meno energia; come prima, poi, Δ1/m4. Per renderci conto degli ordini di grandezza, valutiamo Δ nel caso di due importanti acceleratori:

LEP era un acceleratore di elettroni, con R=4.3 km, =100 GeV e m=0.5 MeV. Allora:

Δ2×102

Può non sembrare molto, ma in realtà è tantissimo perché gli elettroni in esso compivano circa 11.000 giri al secondo.

LHC è un acceleratore di protoni, con R=4.3 km, =14 TeV e m=1 GeV. Allora:

Δ3×109

non è dunque rilevante, ma nemmeno trascurabile (corrisponde a circa una perdita del 2% dell'energia in un'ora).

Il problema tecnico di LHC è che BE/(eR), e dunque servono campi magnetici intensissimi.

  1. ddx=1vdEdt=e