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Elettrodinamica classica/Approssimazione di dipolo

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Indice del libro

L'approssimazione di dipolo corrisponde a tenere solo il primo termine nell'approssimazione di Aμ, e considerare solo i termini spaziali:

A(x)=14πrj(tr;y)d3y

Infatti, se volessimo valutare il termine relativo alla componente temporale di Aμ, tenendo conto che j0=cρ:

A0(x)=14πrcρ(trc;y)=Q(trc)d3y+14πrc2ny0ρ(trc;y)d3y

ove Q è la carica elettrica totale. Questa non è una vera e propria approssimazione di dipolo, in quanto è presente anche un termine di ordine 1/c2. Ora, per dipolo elettrico si intendono due cariche +q e q tenute a una distanza fissa d fra loro; il momento di dipolo è definito come:

D=dqd̂

con d̂ versore diretto come la congiungete le due cariche. Con una distribuzione generica di cariche, invece:

Di(t)=yiρ(t;y)d3y

e si ricade nel caso precedente se l'origine delle coordinate è posta a metà fra le due cariche, e ρ è la somma di due δ, una per +q e una per q. A prima vista, dunque, sembrerebbe che A sia riconducibile a Di (il secondo integrale che compare in A0 è invece esattamente nD˙). Prendiamo dunque la derivata temporale di Di, tenendo conto che 0ρ=iji per la continuità della corrente:

D˙i(t)=yi0ρ(t;y)d3y=yi(kjk)d3y==yikjkd3y=(kyi)jkd3yk(yijk)d3y

il secondo integrale, sfruttando il teorema di Gauss, è nullo perché la corrente si annulla all'infinito. Dunque:

D˙i(t)=δkijkd3y=jid3y

Pertanto:

A(x)=14πrD˙(tr)

L'espressione esplicita dei campi di dipolo, dunque, è:

E(tr)=n×(n×A˙)=n×(n×14πrD¨(tr))==14πrn×(n×D¨(tr))=14πr[n(nD¨(tr))D¨(tr)]B(tr)=n×E=14πrn×D¨

Pertanto, E appartiene al piano individuato da D¨ e n, ed è ortogonale a quest'ultimo.

Detto quindi θ l'angolo fra n e D¨, la potenza irradiata è:

dWdΩ=r2|E|2=116π2|n×D¨|2=116π2|D¨|2sin2θ

Il fatto che dW/dΩsin2θ è tipico dell'approssimazione di dipolo. La potenza emessa massima si ha dunque per θ=π/2, ossia in direzione perpendicolare al dipolo, mentre è nulla per θ=0, ossia nella direzione del dipolo. Per determinare la potenza totale emessa, tenendo conto che dΩ=dφdcosθ:

W=dWdΩdΩ=2π16π2|D¨|211sin2θdcosθ=4/3=16π|D¨|2W=16π|D¨|2

Un'altra caratteristica importante dell'approssimazione di dipolo è che la quantità di moto totale emessa è nulla. Infatti, si ha[1]:

dPidtdΩ=nidWdΩdPidt=nidWdΩdΩ=ni116π2|n×D¨|2dΩ

Ora, dW/dΩ è una funzione pari di n (il che è un'altra caratteristica dell'approssimazione di dipolo), dunque ndW/dΩ è dispari in n, e quindi l'integrale è nullo perché esteso a un dominio pari. Quindi:

dPidt=0

Esempio. Sistema di cariche in moto. In questo caso:

ρ(t;y)=rerδ(yyr(t))D(t)=reryr(t)D¨(t)=rerar(t)

Dunque:

W=16π|rerar|2

Nel caso in cui ci sia una sola particella:

W=16πe2|a|2

nota come formula di Larmor. Da notare che i campi sono lineari, mentre la potenza no: il campo totale di un sistema di cariche è la somma dei campi delle singole particelle, mentre ciò non accade per la potenza emessa.

Ci sono alcuni casi nei quali, in approssimazione di dipolo, la potenza totale emessa è nulla, e dunque non c'è irraggiamento.

Esempio. Un sistema isolato di particelle identiche; in realtà basta molto meno, ossia che il rapporto carica/massa sia lo stesso per tutte le particelle, ossia er/mr=e/m r. Infatti in questo caso:

D=reryr=rmrermryr=rmremyr=emrmryr=emycdmMTOT

D˙=emMTOTy˙cdmD¨=emMTOTy¨cdm=0

e MTOTy¨cdm=0 per via del fatto che il sistema è isolato.

Esempio. Distribuzioni sferiche di carica. In questo caso, infatti:

ρ(t;y)=ρ(t,|y|)Di=yiρ(t,|y|)d3y=0

ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che ρ è pari in y, dunque yρ(t,|y|) è dispari in y, e l'integrale è esteso a un dominio pari. Dunque:

dWdΩ=0

In realtà, per distribuzioni sferiche di carica non c'è irraggiamento in nessun ordine dello sviluppo in multipoli; ciò lo si può verificare calcolando i momenti di dipolo di ordine superiore (vedremo poi cosa sono), oppure sfruttando il teorema di Birkhoff.

  1. Quest'espressione di dPidtdΩ la si ottiene inserendo dPμdtdΩ nell'espressione del tensore energia-impulso nella zona delle onde.