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Elettrodinamica classica/Espressione esplicita dei campi

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Indice del libro

Vogliamo dunque esprimere esplicitamente E e B a partire dal potenziale di Lienard-Wiechert:

Aμ=e4πuμ(s¯)u(s¯)(xy(s¯))

Poniamo per brevità Lμ=xμyμ(s¯); dunque, s¯=s¯(x) è tale che LμLμ=0 e L0>0. Quindi:

Fμν=μAννAμ=e4π[μuν(s¯)uLuν(uL)2μ(uL)(μν)]

ove con (μν) si intendono gli stessi termini precedenti con gli indici μ e ν scambiati. Si ha:

μuν=duνdsμs¯μLλ=ημλdyμdsμs¯=ημλuλμs¯

μ(uλLλ)=(μuλ)Lλ+uλμLλ=(wλμs¯)Lλ+uμuλuλμs¯=(wλLλ1)μs¯+uμ

Per determinare μs¯, deriviamo l'equazione che la definisce:

μ(LλLλ)=2LλμLλ=02(LμuλLlambdaμs¯)=0μs¯=LμuλLlambda

Quindi:

Fμν=e4π1(uL)3[(uL)wνLμuμ(uL)+Lμ(wL1))uν(μν)]==e4π1(uL)3[Lμuν+Lμ((uL)wν(wL)uν)(μν)]

Separiamo dunque i termini che dipendono da w, che chiameremo termini di accelerazione, da quelli che non ci dipendono, che diremo termini di velocità:

Fμν=Fvμν+Faμν

Per rendere più comprensibile la notazione, chiamiamo R la distanza fra il punto di osservazione e la posizione della particella all'istante s¯, ossia R=|xy(s¯)|; per definizione, dunque, R=ty0(s¯)=L0. Introduciamo poi il quadrivettore:

mμ=LμR=(1;xy(s¯)|xy(s¯)|)

(la sua parte spaziale è il versore della direzione d'osservazione). Per costruzione, mμmμ=0, e uL=R(um) e um non dipende da R. Pertanto, i termini di velocità vanno come 1/R2, mentre quelli di accelerazione come 1/R: si annullano dunque in modo diverso all'infinito. Infatti:

Fvμν=e4π(um)31R2(mμuνmνuμ)

Faμν=e4π(um)31R[mμ((um)wν(wm)uν)(μν)]

Immaginiamo dunque che la particella si muova in una regione finita di spazio e di osservarne il campo emesso a grandi distanze.

Poiché |x||y(s¯)|, allora R|x|. Dunque:

Fvμν1R2Faμν1R

Vedremo poi che i termini di accelerazione sono i responsabili del fenomeno dell'irraggiamento.

Cerchiamo quindi l'espressione esplicita di E e B. Notiamo innanzitutto che:

Fv/aμν=mμVv/aνmνVv/aμ

per un opportuno Vμ, che dipende dalla situazione. In particolare:

Vvμ=e4π1(um)3uμR2Vaμ=e4π1(um)3(um)wμ(wm)uμR

Dunque:

Ei=Fi0=miV0m0Vi=miV0Vi

Bi=12εijkFjk=εijkmjVk=εijkmjEk

L'ultima rappresentazione scritta per Bi vale infatti perché:

εijkmjEk=εijkmj(mkV0Vk)=εijkmjVk

Ciò implica che B=m×E; dal modo in cui l'abbiamo ricavata, deduciamo che è un'espressione valida sia per i campi di velocità che per quelli di accelerazione. Calcoliamo dunque Ev e Ea, per poi ricavare B con B=m×E. Sostituendo u con la sua espressione in termini di v e reintroducendo le c:

Ev=e4πR2(1v2c2)mvc(1mvc)3

con v=v(t¯) e R=|xy(t¯)|. Notare che, per c, Ev si riconduce all'espressione classica del campo elettrostatico di una particella puntiforme. Vale poi:

Bv=m×Ev=vc×Ev

perché m×(m×v)=v(mv). Da ciò vediamo innanzitutto che |Bv||Ev| se vc.

Passiamo ora ai campi di accelerazione. Per quanto riguarda il campo elettrico si ha:

Eai=miVa0Vai

Vaμ=e4π1(um)31R[(um)wμ(wm)uμ]

Vogliamo dunque esprimere Ea in termini di quantità misurabili. Poiché si ha:

wμ=γ3avuμ+γ2(0;a)

allora il termine proporzionale a uμ si semplifica nell'espressione di Vaμ, e non contribuisce al suo valore. Per i nostri scopi, dunque, possiamo porre wμ=γ2(0;a), e pertanto, poiché wm=γ2ma:

Va0=e4π1(1mv)31Rma

Va=e4π1(1mv)31R[(1mv)a+(ma)v]

Dunque:

Ea=e4πR1(1mv)3[(ma)(m×v)(1mv)a]

e ricordando che a×(b×c)=b(ac)c(ab):

Ea=e4πR1(1mv)3m×[(m×v)×a]

(ovviamente poi Ba=m×Ea). Reintroducendo i fattori c:

Ea=e4πRc21(1m(v/c))3m×[(m×vc)×a]

Si tratta dunque di un tipo di campo puramente relativistico: nel limite c, infatti, Ea0. Poco fa, nel caso dei campi di velocità, avevamo visto che se vc allora |Bv||Ev|; nel caso dei campi di accelerazione, invece, ciò non avviene: infatti poiché Ea è ortogonale a m e Ba=m×Ea, allora |Ea|=|Ba|, ossia per i campi di accelerazione, anche nel caso di velocità molto piccole, i moduli del campo elettrico e magnetico coincidono. Non è un caso, e vedremo fra un po' perché. Vediamo ora un paio di applicazioni.