Elettrodinamica classica/Le divergenze ultraviolette
In linea di principio, però, questo problema è sempre presente. Ci chiediamo dunque se c'è un modo di formulare l'elettrodinamica tenendone conto; in altre parole, dobbiamo dare senso a:
Si ha che (ove compare il modulo quadro in quanto stiamo valutando il campo a piccole distanze dalla carica, dove dominano i termini di velocità), e se allora (il ritardo si annulla avvicinandosi al punto di emissione). Dunque, il limite considerato diverge.
Questo tipo di divergenze sono dette “ultraviolette” perché hanno origine a piccole distanze dalla carica (e in meccanica quantistica, piccole distanze corrispondono a grandi energie). In elettrodinamica classica c'è un'altra divergenza ultravioletta legata a questa, detta problema dell'auto-energia di una particella, ad esempio di un elettrone. Data infatti una particella carica, questa genera un campo elettromagnetico che trasporta energia , detta auto-energia della particella. Detto dunque , si ha:
e:
Dunque:
ove l'integrale converge per , ma diverge per . La divergenza, poi, è lineare perché l'integrale va come . È, questa, un'altra inconsistenza dell'elettromagnetismo classico, che rende il concetto stesso di massa di una particella non ben definito (poiché infatti massa e energia sono equivalenti in relatività, la massa delle particelle dovrebbe essere infinita).
Come si possono risolvere questi problemi? Ciò che in genere si fa in presenza di una divergenza è introdurre una rinormalizzazione, ossia si modifica la teoria per cercare di eliminare la divergenza. Vediamo meglio di cosa si tratta.