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Elettrodinamica classica/Le leggi di conservazione

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Indice del libro

In generale supporremo di avere una qualche distribuzione di cariche e che valgano le due proprietà appena dimostrate di jμ; supporremo inoltre che la quadricorrente si annulli all'infinito in modo che abbia senso parlare di carica totale, ossia:

lim|x|jμ(t,x)|x|3=0

(in questo modo, tutti gli integrali su 3 che coinvolgono la quadricorrente sono ben definiti). Queste considerazioni hanno le seguenti conseguenze.

Esiste una carica conservata

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Infatti:

μjμ=0ρt+j=0

e definendo:

QV:=Vρ(t,x)d3x

allora:

dQVdt=Vρtd3x=Vjd3x=Σ(V)dΣj

ove Σ(V) è la superficie che contorna V. Ora, se V=3:

Q=3ρd3xdQdt=Σ(3)dΣj=0

perché j si annulla all'infinito.

Q è uno scalare di Lorentz

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Vediamolo:

Q=3j0(t,x)d3x=3j0(0,x)d3x

ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che Q non dipende da t, e quindi l'integrale può essere valutato in qualunque istante. Cerchiamo ora di scrivere questa quantità in termini di entità covarianti a vista. Si ha:

Q=4δ(x0)j0(x0,x)d4x

A questo punto, definendo:

H(x0)={1se x0>00se x00

la funzione theta di Heaviside (la cui derivata è la delta di Dirac) allora:

Q=40H(x0)j0(x0,x)d4x

Infine, poiché si ha iH(x0)=0:

Q=4μH(x0)jμ(x)d4x

Dunque:

Q=4j'μ(x)'μH(x'0)d4x=4Λμνjν(x)Λ~μρρH(x'0)|detΛ|d4x=4δνρjν(x)ρH(x'0)d4x=4jν(x)νH(x'0)d4x

A questo punto, vogliamo mostrare che la grandezza

QQ=4jμ(x)[μH(x'0)μH(x0)]d4x

è nulla. Il problema è che la H non è uno scalare di Lorentz; riscriviamola quindi in una forma più maneggevole. Sfruttando il fatto che μjμ=0:

QQ=4μ[jμ(x)(H(x'0)H(x0))]d4x=4[0(j0(x)(H(x'0)H(x0)))+(j(x)(H(x'0)H(x0)))]dx0d3x

Sfruttando ora il teorema di Gauss:

QQ=3[j0(x)(H(x'0)H(x0))]x0=x0=+d3x++Σj(x)(H(x'0)H(x0))dΣdx0

L'integrando del secondo contributo è nullo perché j si annulla all'infinito. Per quello che invece riguarda il primo contributo, per x0+ si ha x'0=Λ00x0+Λ0ixi+, e dunque in questo limite H(x'0)=H(x0)=1. Analogamente, per x0 si ha x'0, e quindi H(x'0)=H(x0)=0. Pertanto:

QQ=0Q=Q

Abbiamo dunque dimostrato che la carica si conserva per trasformazioni di Lorentz proprie; si può verificare che ciò continua a valere anche sotto inversione temporale.

Il quadrimomento e il tensore energia-impulso

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In analogia a quanto fatto con la carica, si dimostra che si conserva anche il quadrimomento:

pν=(ε,pi)

Prima, alla carica avevamo associato una corrente jμ tale che μjμ=0; ora invece abbiamo un quadrivettore, al quale possiamo ad esempio associare una quantità Tμν (fissato ν, è l'equivalente della corrente per la carica) che, affinché pν si conservi, sia un tensore (detto tensore energia-impulso) e soddisfi μTμν=0. Analogamente a prima, supponiamo anche che Tμν0 per |x| abbastanza velocemente. Sempre in analogia con jμ, a partire da Tμν possiamo costruire la quantità:

PVμ=VT0μd3x

che è tale che:

dPVμdt=VTiμdΣi

Se V=3, allora Pμ=P3μ sarà conservato e sarà pure un quadrivettore. Non ci riaddentriamo in questi conti, che sono già stati fatti in altri corsi.

Le varie componenti di Tμν hanno diversi significati fisici:

  1. T00 è la densità d'energia
  2. T0i è la densità di quantità di moto lungo i
  3. Ti0 è il flusso di energia
  4. Tij è il flusso di quantità di moto lungo j

In una teoria Lorentz-invariante si può sempre fare in modo (lo vedremo più precisamente in seguito) che Tμν sia simmetrico. Ciò implica, ad esempio, che Ti0=T0i: apparentemente però queste due componenti del tensore energia-impulso sembravano avere significati fisici diversi. In realtà ciò non è del tutto vero: consideriamo infatti un carrello che può scorrere su dei binari in assenza di qualunque tipo di resistenza (attriti ecc.). Supponiamo che su questo carrello sia presente una lampadina, che a un certo punto emette luce: sarà quindi osservabile un flusso di energia Ti00 attraverso il carrello, ossia equivalentemente un flusso di massa, e pertanto sembrerebbe che il centro di massa del sistema si sposti senza l'azione di forze esterne. Nel momento in cui la lampadina viene accesa, però, per la conservazione della quantità di moto il carrello acquisterà un certo p, e pertanto sarà osservabile anche un T0i0. Imponendo che il centro di massa del sistema non si sposti risulta proprio Ti0=T0i.

Ricaviamo ora l'espressione esplicita di Tμν. Consideriamo dunque l'equazione di Maxwell in forma covariante, e moltiplichiamola ad ambo i membri per Fνλ:

FνλμFμν=jνFνλ

Dunque, considerando il primo membro:

FνλμFμν=μ(FνλFμν)(μFνλ)Fμν

Il secondo contributo è pari a:

ηλα(μFνα)Fμν=12ηλα(μFνανFμα)Fμν=

ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che, rinominando gli indici, μFναFμν=νFμαFνμ=νFμαFμν. Dunque:

=12ηλα(μFνα+νFαμ)Fμν=12ηλα(αFμν)Fμν=

ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che, considerando l'identità di Bianchi scritta come permutazione degli indici, μFνα+νFαμ=αFμν. Dunque:

=14ηλαα(FμνFμν)=μ(14ηλμFαβFαβ)

ove nell'ultimo passaggio abbiamo rinominato gli indici. Pertanto:

FνλμFμν=+μ(FμνFνλ14ηλμFαβFαβ)

Cerchiamo ora di riscrivere il termine dell'equazione con jν; considerando il caso in cui jν sia generata da una particella carica (nel caso generale di più particelle cariche la quadricorrente totale sarà ovviamente la somma delle quadricorrenti delle singole particelle):

jν(x)=edxνdλδ(4)(xx(λ))dλ=euνδ(4)(xx(s))ds

Dunque:

jν(x)Fνλ(x)=euνδ(4)(xx(s))Fνλ(x(s))ds

ove abbiamo potuto scrivere Fνλ(x(s)) al posto di Fνλ(x) per la presenza della δ. Per l'equazione di Lorentz[1], mduμds=eFμν(x(s))uν; dunque:

jν(x)Fνλ(x)=mduλds(s)δ(4)(xx(s))ds=muλddsδ(4)(xx(s))ds=

=muλ(s)uμ(s)μδ(4)(xx(s))ds

ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che:

ddsδ(4)(xx(s))=dxμdsxμ(s)δ(4)(xx(s))=uμμδ(4)(xx(s))

Dunque:

jν(x)Fνλ(x)=μ[muλ(s)uμ(s)δ(4)(xx(s))ds]

Per concludere, quindi, ponendo:

Temgμν=FμρFρν14ημνFαβFαβ

TPμν=muμ(s)uν(s)δ(4)(xx(s))ds

si ha:

μ(Temgμν+TPμν)=0

Prendiamo quindi come tensore energia impulso:

Tμν=Temgμν+TPμν

Il tensore energia-impulso delle particelle può essere riscritto come:

TPμν(x)=muμuνδ(4)(xx(s))ds=muμuνδ(x0x0(s))δ(3)(xx(s))ds

Usiamo la prima δ per ricavare s=s(x0)=s(t); dunque:

TPμν(x)=muμuν1dx0dsδ(3)(xx(s(t)))=muμuνγδ(3)(xx(t))=pμpνεδ(3)(xx(t))

ove nell'ultimo passaggio si è moltiplicato e diviso per m.

Il quadrimomento totale avrà un contributo dal tensore energia-impulso dei campi e delle particelle:

Pμ=Temg0μd3x+TP0μd3x

(ed è ovviamente una quantità conservata).

Il momento angolare

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L'ultima legge di conservazione che ci resta da trattare è quella del momento angolare. Assumiamo che esista il tensore energia-impulso Tμν con le proprietà che abbiamo detto (è conservato e simmetrico). Definiamo allora una nuova quantità, che chiamiamo tensore densità di momento angolare:

Mμαβ(x)=xαTμβ(x)xβTμα(x)

Si vede che è un tensore antisimmetrico in α e β: Mμαβ=Mμβα; ci sono pertanto sei correnti conservate (le possibili scelte per i valori di α e β sono sei). Si verifica che effettivamente queste sei correnti sono conservate:

μMμαβ=0α,β

Infatti:

μMμαβ=δμαTμβ+xαμTμβ=0δμβTμαxβμTμα=0=TαβTβα=0

Ora: cosa sono le cariche associate a queste correnti? Sono (prevedibilmente) i momenti angolari:

Lαβ:=3M0αβd3xdLαβdt=0

Tre di queste correnti sono effettivamente momenti angolari, le altre tre le vedremo in seguito (corrispondono a boost).

Supponiamo dunque di avere delle particelle cariche. Esplicitiamo Lαβ (sfruttiamo l'espressione esplicita di Tμν trovata prima):

LPαβ=(xαTP0βxβTP0α)d3x=xα(t)pβ(t)xβ(t)pα(t)

Dunque:

LPij=xi(t)pj(t)xj(t)pi(t)

è un tensore antisimmetrico in tre dimensioni. "Costruiamo" con esso il vettore:

LPi=12εijkLPjk=εijkxj(t)pk(t)=(x(t)×p(t))i

che è proprio il momento angolare della particella.

Da notare che la generalizzazione relativistica del momento angolare, che ovviamente è un vettore, non è un quadrivettore, come invece avviene per il quadrimomento.

Per ogni altro sistema, oltre alla particella libera, con tensore energia-impulso simmetrico e conservato esiste un momento angolare come quello che abbiamo definito. Ad esempio, nel caso dei campi elettromagnetici:

Lemgi=12εijkLemgjk=εijkxjTemg0kd3x=[x×(E×B)]id3x

Ove x×(E×B)=x×S è la densità di momento angolare del campo elettromagnetico, che ovviamente è conservata. Cosa significano le altre componenti di Lαβ, in particolare L0i?

Ki:=L0i=tT0i(t)d3xxi(t)T00(x,t)d3x

Dunque, i Ki dipendono esplicitamente da t, a differenza di quanto visto finora. D'altra parte sappiamo che:

dKidt=0

perché Lαβ è conservato. Qual è il significato fisico di queste leggi di conservazione?

Ki=tPixcdmi(t)

ove xcdmi è l'i-esima coordinata del centro di massa del sistema, e è l'energia totale. In meccanica non relativistica, infatti, si definivano le coordinate del centro di massa di un sistema come:

xcdmi(t)=xiρ(x,t)d3xρ(x,t)d3x

In relatività si sostituisce alla densità ρ la densità d'energia, e dunque anche di massa, T00. Dunque:

xcdmi=xiT00(x,t)d3x

Da notare che in questo modo, però, il centro di massa relativistico non è più un invariante, perché (t,xcdmi) non trasforma come un quadrivettore. Sappiamo dunque che:

Ki=tPixcdmi(t)

e poiché dKi/dt=0, Ki(t)=Ki(0) e quindi:

Ki(0)=xcdmi(0)xcdmi(t)=tPi+xcdmi(0)

Anche in meccanica relativistica, dunque, per un sistema isolato il centro di massa si muove con velocità costante Pi/.

  1. Stiamo implicitamente supponendo che la carica che genera il campo sia esattamente uguale a quella che interagisce con i campi (talvolta dette, rispettivamente, carica attiva e passiva). È un fatto sperimentale che le due coincidano (o meglio, che il loro rapporto sia costante e posto pari ad 1).