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Elettrodinamica classica/Le trasformazioni infinitesime

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Indice del libro

Poiché SO(1,3)c è connesso, ha senso parlare di trasformazioni di Lorentz infinitesime, ossia di trasformazioni "molto vicine" all'identità. Lo studio di esse è molto utile per capire la struttura del gruppo e per ricavare l’espressione delle trasformazioni finite.

Una trasformazione infinitesima sarà del tipo:

Λ νμ=δ νμ+Ω νμ

con |Ω νμ|1; in notazione matriciale, Λ=1+Ω. Vediamo dunque quali sono le proprietà che deve soddisfare Ω affinché questa sia una trasformazione di Lorentz. Poiché |Ω νμ|1, nei conti trascureremo tutti i termini non lineari in Ω. Dunque, partendo dalla condizione di appartenenza al gruppo di Lorentz:

ΛTηΛ=η(𝟏+ΩT)η(𝟏+Ω)=ηη+ΩTη+ηΩ+ΩTηΩO(Ω2)=ηΩTη=ηΩ

Se dunque definiamo ω=ηΩ, questa condizione è equivalente all'antisimmetria di ω: ωT=ω(ηΩ)T=ηΩΩ ηT=ηΩ. Dunque, affinché una matrice Ω rappresenti una trasformazione infinitesima è necessario che

ωμν=ημρΩ νρ

sia antisimmetrica

Sfruttando questo fatto possiamo dedurre la dimensione dello spazio delle matrici di Lorentz. Essa infatti è uguale alla dimensione dello spazio delle matrici antisimmetriche 4×4, che è 6. Di questi 6 parametri liberi, 3 corrispondono alle rotazioni tridimensionali e gli altri 3 ai boost lungo i tre assi. Il legame fra queste e ω è:

  • Rotazioni: in questo caso ω ha entrambi gli indici spaziali, ωij=ωji e ωij=εijkφk, ove φk ha il significato di angolo di rotazione attorno all'asse k.
  • Boost: in questo caso gli indici di ω sono uno temporale e uno spaziale, ωi0=ω0i=βi, ove βi è la velocità del boost lungo l'asse i.

Ora, come possiamo ricavare le trasformazioni finite da quelle infinitesime? Definendo:

Λ=eΩ=n=0Ωnn!(=1+Ω+O(Ω2))

allora vale la seguente proposizione.

Proposizione. La matrice Λ così costruita è una matrice del gruppo di Lorentz, cioè vale (eΩ)TηeΩ=η.

Dimostrazione. Definiamo Λ(t)=etΩ e f(t)=ΛTηΛη. Vogliamo dunque dimostrare che f(0)=0 t Innanzitutto si ha:

f(0)=0=ΛT(0)=1ηΛ(0)=1η=ηη=0

Inoltre,

tf(t)=t(etΩ)TηetΩ+(etΩ)TηtetΩ

e poiché[1]

tetΩ=etΩΩ=ΩetΩ

allora

tf(t)=(etΩ)TΩTηetΩ+(etΩ)TηΩetΩ==(etΩ)T(ΩTη+ηΩ)etΩ=0

ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che ΩTη=ηΩ.

Si può verificare che, applicando questa procedura a casi particolari, ci si riconduce alle rotazioni e/o ai boost. Ad esempio, se ω è tale che ω12=ω21=φ3 e ωμν=0 se μ,ν1,2, allora calcolando Ω e eΩ si trova una rotazione di angolo φ3 attorno all’asse 3; partendo da ω01=ω10=β1, invece, si ricava un boost di velocità β1 lungo l’asse 1.

  1. La prima uguaglianza la si verifica direttamente con la definizione di esponenziale di una matrice, mentre la seconda vale perché Ω commuta con il proprio esponenziale, e anche questo lo si può verificare con la definizione stessa.