Vai al contenuto

Elettrodinamica classica/Problema di Cauchy

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro

Passiamo ora allo studio dei metodi di risoluzione delle equazioni di Maxwell:

∂μFμν=jν

pensate come equazioni per Aμ.

Vogliamo risolvere il problema di Cauchy per le equazioni di Maxwell. Notiamo preliminarmente che risolvere il problema alle condizioni iniziali è equivalente a determinare quanti (e quali) siano i gradi di libertà del campo elettromagnetico.

Esempio: Consideriamo una particella in una dimensione. La sua equazione dinamica sarà:

F=md2xdt2

che è un'equazione del second'ordine per x(t): dunque la soluzione esiste ed è unica se sono note x(0) e dxdt(0). Ciò è equivalente a dire che il sistema ha un grado di libertà (del second'ordine).

Possiamo dunque dire che un sistema ha n gradi di libertà (del second'ordine) se possiamo determinare univocamente una soluzione delle sue equazioni dinamiche con 2n condizioni iniziali. Sarà questa la nostra definizione di gradi di libertà di un sistema.

Proviamo a generalizzare il tutto ai campi, che in linea di principio avrebbero infiniti gradi di libertà. Diciamo che un campo ha n gradi di libertà se è necessario fissare 2n funzioni di x→ per determinare univocamente una soluzione delle equazioni del moto dei campi. Queste 2n funzioni possiamo pensarle come i valori di φr(0;x→) e ∂0φr(0;x→).

Esempio: supponiamo di avere un campo φ(t;x→) che soddisfa:

◻φ=P(φ)

con ◻=∂μ∂μ=(∂0)2−∇2 operatore d'alembertiano e P funzione generica di φ ma non delle sue derivate. Per determinare univocamente una soluzione di quest'equazione è necessario fissare φ(0;x→) e ∂0φ(0;x→). Dunque, detta φ(t;x→) una soluzione:

∂2∂t2φ(t;x→)−∇2φ(t;x→)=P(φ(t;x→))

e sviluppandola in serie di Taylor attorno a t=0:

φ(t;x→)=φ(0;x→)+t∂0φ(0;x→)+t22∂02φ(0;x→)+t33!∂03φ(0;x→)+⋯

Ora, φ(0;x→) e ∂0φ(0;x→) sono noti. Specificando l'equazione per la φ a t=0 si ha:

∂02φ(0;x→)=∇2φ(0;x→)+P(φ(0;x→))

e dunque anche ∂02φ(0;x→) è noto. Pertanto, prendendo più volte ∂0 ad ambo i membri di quest'ultima equazione, tutti i termini dell'espansione in serie di Taylor di φ sono noti. In sostanza, quindi, noti φ(0;x→) e ∂0φ(0;x→) si può "ricostruire" tutta la soluzione φ(t;x→) a partire dall'equazione dinamica. Questo risultato si può inoltre estendere anche a P qualunque, ossia funzione anche delle derivate di φ.

Vogliamo dunque capire quanti e quali gradi di libertà abbia il campo elettromagnetico. Le equazioni di Maxwell si possono riscrivere come:

∂μ(∂μAν−∂νAμ)=jν⇒◻Aν−∂ν∂μAμ=jν

Sembrerebbero quattro equazioni differenziali del tipo ◻A=f(A), e dunque potremmo pensare che il campo elettromagnetico abbia quattro gradi di libertà. In realtà, ciò non è vero per due motivi:

1) Non tutte le equazioni sono indipendenti. Scritte infatti nella forma:

Gν:=∂μFμν−jν=0

si ha:

∂νGν=∂ν∂μFμν−∂νjν=0

e pertanto le equazioni non risultano linearmente indipendenti. In particolare, si può scrivere:

∂0G0+∂iGi=0⇒∂0G0=−∂iGi

Dunque, se Gi(t;x→)=0 ∀t,x→ e G0(0;x→)=0, allora ∂0G0=0, ossia G0(t;x→)=G0(0;x→) ∀t,x→; in altre parole, basta richiedere G0(t;x→)=0 solo per t=0, perché G0 non dipende dal tempo. Quindi, ponendo Gi(t;x→)=0 ∀t,x→ e G0(0;x→)=0 ∀x→ si ha Gν=0, ossia le equazioni di Maxwell sono risolte.

La prima è una vera e propria equazione dinamica, mentre la seconda non lo è: si tratta di un vincolo sui valori iniziali di Aμ(t;x→). Si ha infatti:

G0=∂iFi0−j0=−∇2A0−∂i∂0Ai−j0

che non coinvolge derivate seconde rispetto al tempo (e quindi non è un'equazione dinamica); ci basta dunque porre un vincolo su A0 e ∂0Ai per t=0. In realtà, dunque, non abbiamo quattro equazioni e quattro incognite, ma tre equazioni, un vincolo e quattro incognite.

2) L'invarianza di gauge. Il quadripotenziale è definito a meno di una trasformazione di gauge, e dunque esistono infinite soluzioni delle equazioni di Maxwell che sono fisicamente equivalenti. Per rimuovere questa "indeterminazione", poniamo una condizione di gauge fixing, ossia scegliamo fra tutti i possibili quaripotenziali associati a un dato campo elettromagnetico Fμν un unico rappresentante. La scelta più conveniente in questo caso è la cosiddetta gauge di Lorenz:

∂μAμ=0

Mostriamo però che questa scelta della gauge è consistente, ossia mostriamo che a partire da un quadripotenziale arbitrario (dunque con ∂μAμ≠0) è sempre possibile eseguire una trasformazione di gauge tale che il nuovo quadripotenziale A'μ soddisfi la condizione di gauge-fixing, ossia ∂μA'μ=0. Supponiamo dunque di avere un Aμ(x) dato con ∂μAμ(x)≠0; allora A'μ(x)=Aμ(x)+∂μΛ, e:

∂μA'μ=∂μAμ+∂μ∂μΛ=!0⇒◻Λ=−∂μAμ

ove il secondo membro è noto. Sappiamo dunque che una soluzione di questa equazione esiste ed è unica una volta specificati Λ(0;x→) e ∂0Λ(0;x→). Sorge però un problema: la gauge di Lorenz non permette ancora di determinare univocamente il quadripotenziale. Infatti, se Λ soddisfa ◻Λ=−∂μAμ allora anche Λ+Λ~ con ◻Λ~=0 lo fa. La Λ~ è detta trasformazione di gauge residua, e poiché come vedremo più avanti ◻Λ~=0 ammette infinite soluzioni, c'è una nuova "indeterminazione" in Aμ, in quanto sia Aμ che Aμ+∂μΛ~ individuano gli stessi campi, ed esistono infinite Λ~ che soddisfano questa proprietà. Dobbiamo dunque porre nuove condizioni per fissare anche la gauge residua, ed esistono infiniti modi equivalenti per farlo. Ad esempio, possiamo porre A3(0;x→)=∂0A3(0;x→)=0; mostriamo che è anche questa una scelta consistente: sia dunque Aμ un generico quadripotenziale (quindi in particolare con A3(0;x→) e ∂0A3(0;x→) non necessariamente nulli), e mostriamo che esiste un'unica trasformazione di gauge (ossia un'unica Λ) con la quale A'3(0;x→)=∂0A'3(0;x→)=0. Si ha:

A'3(0;x→)=A3(0;x→)+∂3Λ(0;x→)=!0⇒

⇒Λ(0;x→)=−∫−∞+∞A3(0;x→~)dx~3+cost.

e poiché (è sottinteso) vogliamo che le soluzioni (Aμ e Λ) tendano a zero all'infinito, il valore della costante è determinato, e pertanto anche Λ(0;x→).

Con la stessa logica, si può determinare ∂0Λ:

∂0A'3(0;x→)=∂0A3(0;x→)+∂3∂0Λ(0;x→)=0

e integrando su x3 si esplicita ∂0Λ(0;x→). Così, poiché abbiamo determinato Λ(0;x→) e ∂0Λ(0;x→), Λ è completamente determinato.

Ricapitolando, con la condizione di gauge ∂μAμ=0, le equazioni di Maxwell diventano ◻Aμ=jμ. Per determinarne una soluzione dobbiamo:

  1. imporre ◻Ai=ji ∀t,x→
  2. imporre ∂μAμ=0 ∀t,x→
  3. imporre G0(0;x→)=0⇒−∇2A0+∂i∂0Ai+j0=0 per t=0; ∀x→
  4. imporre A3(0;x→)=∂0A3(0;x→)=0 per t=0; ∀x→

Mostriamo che esiste dunque un'unica soluzione se sono determinati Aa(0;x→) e ∂0Aa(0;x→) con a=1,2. Infatti, una volta specificate queste condizioni sono noti Ai(0;x→) e ∂0Ai(0;x→) (grazie anche al punto 4), e pertanto esiste un'unica soluzione della condizione 1, e pertanto sono determinati gli Ai(t;x→) ∀t,x→. Per la terza condizione, "invertendo" il laplaciano anche A0(0;x→) è noto; sfruttando la condizione 2, ∂0A0=−∂iAi, che è un'equazione del prim'ordine per A0 della quale conosciamo la condizione iniziale. Pertanto, anche A0(t;x→) è noto. I gradi di libertà del campo elettromagnetico sono dunque due. Ci proponiamo ora di costruire delle soluzioni esplicite delle equazioni di Maxwell.