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Elettrodinamica classica/Reazione di radiazione

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Indice del libro

Fino ad ora abbiamo risolto le equazioni di Maxwell e di Lorentz:

∂μFμν=jν

dpμds=eFμν(y(s))uν

e le abbiamo considerate come completamente indipendenti (per risolvere l'equazione di Maxwell supponevamo jν noto, e viceversa per risolvere l'equazione di Lorentz supponevamo Fμν noto). In realtà, il tensore elettromagnetico Fμν che compare nell'equazione di Lorentz è la somma di due termini: Fextμν, dovuto ai campi esterni, ed è la componente che abbiamo sempre supposto nota, e Fradμν, il campo di radiazione prodotto dal moto delle cariche. Fino ad adesso, insomma, abbiamo trascurato Fradμν; considerandolo, però, il sistema di equazioni appena visto diventa praticamente irrisolvibile, perché è un sistema di equazioni accoppiate. Il problema fondamentale che rende malposta tutta l'elettrodinamica è che Fradμν è valutato in y(s), ossia nel punto in cui si trova la particella, e tipicamente i campi di radiazione divergono in quel punto.

Cerchiamo dunque di capire quando la reazione di radiazione è trascurabile, istantaneamente; vogliamo insomma capire quando è corretto trascurare, istante per istante, Fradμν nella risoluzione delle equazioni di Maxwell e di Lorentz. Supponiamo di studiare ciò che avviene nel moto di una carica in un tempo Δt, con Δt tempo caratteristico del fenomeno in esame (ossia Δv∼v in Δt), e cerchiamo di capire quando è lecito trascurare i termini di radiazione. Sono coinvolte due energie: Δε, l'energia irradiata nel tempo Δt, e Δε0, la variazione di energia dovuta alla forza esterna. Chiaramente, la reazione di radiazione è trascurabile se Δε≪Δε0. Per semplificare il tutto, supponiamo di essere in regime non relativistico, ossia v≪1; in caso contrario le conclusioni sarebbero comunque le stesse perché ci si può sempre portare nel sistema di riferimento di quiete istantanea della particella (consideriamo insomma il regime non relativistico perché i conti sono più semplici). Allora:

Δε0=Δ(12mv2)=mvΔv≈m(Δv)2

e poiché Δv=aΔt:

Δε0=ma2(Δt)2.

Inoltre, sfruttando la formula di Larmor:

Δε=e26πa2Δt.

Dunque:

Δε≪Δε0⇒e26πm≪Δt.

Se quindi questa condizione è soddisfatta, la reazione di radiazione è trascurabile. Vediamo se è verificata nei casi concreti. Ricordando la definizione di raggio classico di una particella:

r0=e24πm,

la condizione diventa, reintroducendo le c:

23r0c≪Δt.

Per brevità, poniamo τ:=2r03c; ad ogni particella abbiamo dunque associato un tempo, che è quello che impiega la luce a percorrere una distanza dell'ordine di r0. Poiché r0 è piccolissimo, in generale, allora anche τ è piccolissimo, e quindi τ≪Δt. Ad esempio, per l'elettrone r0≈10−13cm, e dunque si ha τ≈10−23s; se dunque il tempo caratteristico di un fenomeno è molto maggiore di 10−23s (cosa che avviene praticamente in qualunque fenomeno fisico), allora la reazione di radiazione è trascurabile. Per questo motivo, ai fini pratici questo processo può non essere considerato.