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Elettrodinamica classica/Sistema con gradi di libertà infiniti

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Indice del libro

Vogliamo ora estendere il tutto a sistemi con infiniti gradi di libertà, come i campi.

Supponiamo dunque di avere dei campi di qualunque tipo φr(t,x) (con r indice discreto del campo); assumiamo ad esempio che φr viva su una retta, e consideriamo dei punti xi su questa retta a distanza fissa a fra di loro, e forniamo i valori φ(t,xi) del campo in corrispondenza degli xi. Si considera poi il limite a0.

In generale un campo, dunque, può essere considerato come una collezione di funzioni φx(t), una per ogni x; la dipendenza di φ da x può essere dunque pensata come un indice (stavolta continuo, non più discreto). La lagrangiana di un sistema del genere, dunque, sarà del tipo:

L=3(φ(t,x),μφ(t,x))d3x

ove è detta densità di lagrangiana, e la derivata del campo è μ e non solo 0 perché altrimenti non sarebbe invariante. La relativa azione sarà dunque:

I=t1t2Ldt=(φ(x),μφ(x),x)d4x

In linea di principio, I potrebbe dipendere esplicitamente da x, ma nei casi che considereremo ciò non avverrà.

L'integrale in d4x che definisce I è esteso alla regione di spaziotempo compresa fra gli istanti t1 e t2: la possiamo pensare come un cilindro le cui basi Γ1 e Γ2 sono lo spazio tridimensionale agli istanti t=t1 e t=t2, e il "bordo laterale" di questo cilindro è la sfera all'infinito, che indicheremo con Σ.

Infine, le condizioni al contorno per i campi sono le solite: si assume che

lim|x|φ(t,x)=0

abbastanza velocemente. Anche in questo caso le equazioni del moto discenderanno da:

δI[φ,μφ]=0

Le variazioni δφ dei campi sono funzioni che, come i campi, si annullano all'infinito abbastanza velocemente, ma si devono annullare anche agli istanti t1 e t2; perciò, si dovrà avere δφ(t1,x)=δφ(t2,x)=0 x. La variazione di I è definita esattamente come prima:

δI=ddαI[φ+αδφ]|α=0

Vediamo dunque che forma assumono le equazioni del moto dei campi:

δI=[φ(x)δφ(x)+μφ(x)δμφ(x)]d4x==[φδφμμφδφ+μ(μφδφ)]d4x==[φμμφ]δφd4x+μ(μφδφ)d4x:=A

E poiché:

A=0φδφ|Γ1Γ2d3x+t1t2ΣdΣiiφδφdt=0

(il primo contributo si annulla perché le variazioni di φ si annullano su Γ1 e Γ2, mentre il secondo perché le variazioni di φ si annullano all'infinito) allora si avrà:

δI=[φμμφ]δφd4x=0 δφφ(x)μμφ(x)=0

che sono proprio le equazioni di Eulero-Lagrange per i campi.

Affinché la nostra teoria abbia senso, bisogna che le equazioni del moto siano covarianti. Ciò avviene se I è invariante di Lorentz; a sua volta, ciò accade se e solo se la densità di lagrangiana è uno scalare di Lorentz:

I=Γ1Γ2(φ(x),μφ(x))d4x


I=Γ'1Γ'2(φ(x),'μφ(x))d4x=Γ'1Γ'2(φ(x),'μφ(x))d4x

e affinché I=I è necessario che:

(φ(x),'μφ(x))=(φ(x),μφ(x))

(ricordiamoci che i campi non sono necessariamente scalari, possono essere di qualunque tipo).

La densità di lagrangiana, poi, dev'essere locale. Ciò significa che dev'essere una funzione dei campi e delle loro derivate calcolati tutti nello stesso punto: l'evoluzione di un campo nel punto x infatti può essere influenzata solo dai valori del campo e delle sue derivate prime in x. Ad esempio, la densità di lagrangiana:

=φ(x)φ(y)(xy)2d4y

non è locale perché φ dipende sia da x che da y, anche se è invariante di Lorentz.

La densità di lagrangiana, inoltre, non è unica: esistono più densità di lagrangiana che generano le stesse equazioni del moto, ad esempio moltiplicando i campi per una costante o aggiungendoci una derivata totale. Supponiamo ora che:

=+μXμ(φ)

con X funzione generica. Allora:

I=d4x=I+μXμ(φ)d4x==I+X0(φ(x))d3x|Γ1Γ2+t1t2ΣXidΣi(φ)dt

Ora, il secondo integrale è nullo perché, poiché i campi si annullano all'infinito, anche una qualunque loro funzione lo fa. Il primo integrale, invece, è un funzionale dipendente dai valori di φ su Γ1 e Γ2: la variazione di questo termine è dunque nulla, perché nell'eseguirla si valutano variazioni dei campi sulle due ipersuperfici, dove si annullano. Pertanto:

δI=δI