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Elettrodinamica classica/Soluzioni dell'equazione di d'Alembert

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Indice del libro

Passiamo ora a studiare e risolvere le equazioni di Maxwell nel vuoto, ossia in assenza di cariche esterne.

Aμ=0μAμ=0

Ognuna delle quattro equazioni Aμ=0 sono del tipo φ=0, con φ campo scalare. Dobbiamo quindi risolvere:

φ=0φ(x)|x|0

detta equazione di d'Alembert. Sappiamo che =ημνμν, e questo operatore è sostanzialmente l'estensione quadridimensionale del laplaciano 2=δijij.

Supponiamo quindi di voler risolvere l'equazione di Laplace:

2φ(x)=0φ(x)|x|0

L'unica soluzione di queste equazioni con queste condizioni, però, è φ(x)=0. Infatti, se vale l'equazione si avrà:

0=φ(x)2φ(x)d3x=iφ(x)iφ(x)d3x+Σφ(x)iφ(x)dΣi=0

iφ(x)iφ(x)d3x=0

Poiché l'integrando è una somma di quadrati, ciò significa che iφ=0 i,x; pertanto φ è costante, e dovrà essere necessariamente nulla affinché venga soddisfatta la condizione φ(x)|x|0.

Dunque, l'equazione di Laplace non ammette soluzioni che si annullano all'infinito che non siano banali.

Se però rieseguiamo lo stesso ragionamento per φ=0, ciò non è più vero; risulta infatti:

μφνφημνd4x=0

e poiché η non è semidefinita positiva non si può concludere nulla (l'integrando non è più una somma di quadrati, o comunque non è in generale una quantità positiva). Per risolvere l'equazione di d'Alembert (supponendo ovviamente φ scalare di Lorentz, e che sia una distribuzione), passiamo alle trasformate di Fourier:

φ̂(k)=1(2π)2eikxφ(x)d4xφ(x)=1(2π)2eikxφ̂(k)d4k

Notiamo innanzitutto che se φ è scalare di Lorentz anche la sua trasformata di Fourier lo è; infatti:

φ̂(k)=1(2π)2eikxφ(x)d4x=1(2π)2eikxφ(x)d4x=φ̂(k)

perché d4x=d4x per le proprietà delle trasformazioni di Lorentz, e kx=kμxμ e φ sono scalari di Lorentz. Le trasformate di Fourier in questo caso sono estremamente utili perché:

μφ=1(2π)2eikx(ikμ)φ̂(k)d4kμφ^=ikμφ̂

Dunque:

φ^=μμφ^=(ikμ)(ikμ)φ̂(k)=kμkμφ̂(k)φ^=0kμkμφ̂(k)=0

Ora, l'insieme dei punti con kμkμ=0 è il cono luce dello spazio dei momenti k: ciò significa che φ̂(k) è non nulla solo su questo cono luce. Poiché φ̂(k) è scalare di Lorentz e le uniche sottovarietà invarianti del cono luce kμkμ=0 sono l'origine e il cono stesso privato dell'origine, esistono due sole scelte possibili.

1) φ̂(k)0 solo se kμ=0; si potrebbe dunque avere qualcosa del tipo[1]:

φ̂(k)=cδ(4)(k)+cμkμδ(4)(k)+φ(x)=c(2π)2+(ixμ)(2π)2cμ+

Ma in questo caso φ non si annulla all'infinito. Pertanto, non considereremo queste soluzioni in quanto non fisicamente rilevanti

2) φ̂(k)0 kμ | kμkμ=0 con kμ0. In questo caso, invece, si avrà:

φ̂(k)=δ(kμkμ)f(k)=δ((k0)2|k|2)f(k)==[δ(k0|k|)2|k0|+δ(k0+|k|)2|k0|]f(k0;k)==12|k|[δ(k0|k|)f(|k|;k)+δ(k0+|k|)f(|k|;k)]

Quindi:

φ(x)=1(2π)212|k|eikx[δ(k0|k|)f(|k|;k)+δ(k0+|k|)f(|k|;k)]dk0d3k==1(2π)212|k|[ei(|k|x0kx)f(|k|;k)+ei(|k|x0kx)f(|k|;k)]d3k==1(2π)212|k|[eikxf(|k|;k)+eikxf(|k|;k)]d3k|k0=|k|

ove nella penultima riga abbiamo effettuato il cambio di variabile kk nel secondo addendo.

Affinché φ sia reale, per le proprietà delle trasformate di Fourier, si deve avere[2] f(|k|;k)=f(|k|;k), e per brevità poniamo f(|k|;k)=ε(k).

In questo caso, dunque:

φ(x)=1(2π)212|k|[ε(k)eikx+ε(k)eikx]|k0=|k|d3k=

=1(2π)212|k|[ε(k)eikx+c.c.]|k0=|k|d3k

ove c.c. sta per "complesso coniugato". Notiamo che, poiché φ è sicuramente scalare di Lorentz, dalla sua espressione segue che anche d3k/|k| è invariante di Lorentz, fatto assolutamente non ovvio a priori. Ora, sappiamo già che φ ha un grado di libertà, cioè deve dipendere da due funzioni indipendenti; essendo però ε complessa, questa sarà esprimibile come una opportuna somma di due funzioni reali: ci deve dunque essere una relazione univoca che lega φ(0;x) e 0φ(0;x) con ε(k).

La soluzione più generale possibile di φ=0, dunque, è:

φ(x)=1(2π)212|k|[ε(k)eikx+c.c.]d3k|k0=|k|

Questa può essere vista come una sovrapposizione di soluzioni elementari φk=ε(k)eikx+c.c.|k0=|k|, dette onde piane; se ad esempio k=ẑ|k|, allora:

φk(x)=ε(k)ei|k|(t|ẑ|)+c.c.|k0=|k|

e i punti con fase costante, cioè i punti tali che |k|(t|ẑ|)=cost. rappresentano dei piani ortogonali a ẑ, detti fronti d'onda, che si propagano alla velocità della luce. Queste onde sono anche monocromatiche, perché posseggono una frequenza ben precisa (f=|k|/2π=1/λ); c'è da dire però che una singola onda piana non si annulla all'infinito, e pertanto considereremo, come soluzioni generali dell'equazione φ=0, sovrapposizioni di onde piane, dette pacchetti d'onde.

  1. Ricordarsi che le distribuzioni a supporto in un punto possono essere soltanto combinazioni lineari di δ e delle sue derivate.
  2. Infatti, dalla definizione stessa di trasformata di Fourier si verifica che se φ è reale allora φ̂(k)=φ̂(k). La condizione f(|k|;k)=f(|k|;k) deriva dunque dal fatto che f è la trasformata di Fourier della φ, che è reale (lo avevamo implicitamente supposto).