Fake news
Disinformazione e Fake News
[modifica | modifica sorgente]
Fake news (in italiano: *notizie false*) o disordine informativo indica la diffusione di informazioni false o fuorvianti, come:
- misinformazione – informazioni errate diffuse senza intenzione di inganno;
- disinformazione – informazioni false diffuse con intento deliberato di nuocere;
- propaganda – contenuti orientati a influenzare l’opinione pubblica;
- bufale e hoax – notizie inventate, create ad arte non necessariamente per nuocere, ingannevoli.
Queste informazioni assumono l’apparenza di notizie giornalistiche, ma ne mancano di legittimità e attendibilità. Le fake news possono avere vari scopi:
- danneggiare la reputazione di una persona o di un ente;
- ottenere profitto economico attraverso la pubblicità e i clic online.
Misinformazione
[modifica | modifica sorgente]La misinformazione è un contenuto inesatto o falso diffuso senza voler ingannare, ma che comunque viene percepito dal pubblico come affidabile. Con i social media – dove chiunque può condividere facilmente idee e notizie – questo tipo di informazioni circola sempre più spesso. Anche i media tradizionali possono contribuire alla sua diffusione: alcuni lo fanno per attirare l’attenzione o generare reazioni emotive, altri semplicemente perché rilanciano notizie non verificate o ospitano persone che riportano fatti non corretti.
Un esempio molto noto è la teoria della Terra piatta. Nonostante la scienza e le immagini satellitari confermino che la Terra è sferica, molte persone continuano a credere sinceramente al contrario e condividono “prove” online. Non cercano di ingannare: sono convinte di dire la verità. Per questo si tratta di misinformazione, non di disinformazione.
Un altro caso è la storia, circolata anni fa sul web e ripresa da alcuni media, secondo cui Yoko Ono e Hillary Clinton avrebbero avuto una relazione negli anni ’70. L’informazione era falsa, ma chi l’ha diffusa probabilmente la riteneva autentica. Anche questo è un tipico esempio di misinformazione.
Disinformazione
[modifica | modifica sorgente]La disinformazione è la diffusione volontaria di notizie false con lo scopo di ingannare, manipolare o creare divisioni. Chi la produce sa che ciò che comunica è falso e lo usa per suscitare paura, odio o confusione. Non è semplice errore: è strategia.
Un esempio è una notizia circolata in Romania nel 2018 secondo cui “il 90% dei media era in mano agli israeliani”. Era una falsità creata ad arte per alimentare antisemitismo e diffusa da una fonte nota per la propaganda filo-Cremlino.
Lo stesso meccanismo è apparso dopo l’incendio di Notre-Dame nel 2019, quando gruppi di estrema destra in vari Paesi europei accusarono falsamente estremisti islamici, oppure quando media pro-Cremlino insinuarono che la polizia tedesca avesse sequestrato bambini russi “per punire” i genitori sostenitori di Navalny.
Misinformazione e disinformazione sono entrambe nocive, ma la disinformazione è più pericolosa perché mira deliberatamente a manipolare il pubblico. Entrambe possono:
- Portare a decisioni sbagliate, specialmente in ambito politico, perché offrono fatti e analisi false.
- Polarizzare il dibattito, spingendo verso posizioni estreme che impediscono compromessi e dialogo costruttivo.
- Generare sfiducia nei media e nelle istituzioni quando le persone, sommerse da messaggi contraddittori, finiscono per non credere più a nulla.
Come riconoscere misinformazione e disinformazione?
Serve un atteggiamento critico: verificare l’autore, confrontare la notizia con altre fonti autorevoli, cercare prove concrete, controllare la data di pubblicazione e valutare l’affidabilità della piattaforma su cui il contenuto appare.
Contrastare questi fenomeni non significa censurare, ma creare un ambiente informativo sano: media pubblici indipendenti e ben finanziati, mercato dell’informazione pluralistico, applicazione delle norme sulla concorrenza e sulla privacy, e sistemi che non favoriscano economicamente contenuti sensazionalistici o falsi.
La misinformazione e soprattutto la disinformazione rappresentano una minaccia reale per la democrazia. Combatterle è una responsabilità collettiva: i cittadini devono sviluppare spirito critico, i media devono essere credibili e trasparenti, e i governi devono garantire condizioni che favoriscano la diffusione di notizie accurate senza limitare la libertà di espressione.
Esempio di Fake news con disinformazione: il braccialetto anticovid e le antenne 5G ci controllano
Origine e uso del termine "fake news"
[modifica | modifica sorgente]Benché la diffusione di notizie false sia un fenomeno antico, il termine "fake news" è documentato per la prima volta negli anni 1890, quando erano comuni i reportage sensazionalistici nei giornali statunitensi.
Il termine, tuttavia, non ha una definizione fissa: è stato usato anche per indicare qualsiasi tipo di informazione non verificata o scomoda. In alcuni casi, personaggi pubblici lo hanno impiegato per delegittimare notizie sfavorevoli nei propri confronti.
Simili alle fake news
[modifica | modifica sorgente]Le fake news possono includere:
- articoli satirici interpretati come veri;
- titoli sensazionalistici o *clickbait* non coerenti con il contenuto;
- disinformazione intenzionale diffusa da attori stranieri, specialmente in periodo elettorale.
Per questa varietà di forme, molti studiosi preferiscono oggi il termine più neutro di disordine informativo (*information disorder*).
Diffusione attraverso i social media
[modifica | modifica sorgente]
La diffusione delle fake news è aumentata con l’espansione dei social media, in particolare con il flusso di notizie di **Facebook**. Tra i fattori che favoriscono la diffusione di notizie false si trovano:
- la polarizzazione politica: fenomeno in cui le opinioni e le posizioni politiche divergono drasticamente, creando una spaccatura tra due estremi ideologici;
- la post-verità: la post-verità è l'era in cui la "verità" diventa una questione di sentimento e credenza, piuttosto che di fatti verificabili;
- il ragionamento motivato e il pregiudizio di conferma: il ragionamento motivato è la tendenza a usare la ragione per difendere ciò che vogliamo credere, accettando facilmente le informazioni che ci piacciono e respingendo quelle che ci disturbano, mentre il pregiudizio di conferma (confirmation bias) è la specifica tendenza a cercare, interpretare e ricordare le informazioni che confermano le nostre credenze preesistenti, ignorando quelle contrarie
- gli algoritmi dei social media che privilegiano contenuti emotivamente coinvolgenti.
Effetti delle fake news
[modifica | modifica sorgente]Le fake news possono:
- ridurre l’impatto delle notizie reali competendo con esse;
- indebolire la fiducia nei mezzi di informazione tradizionali.
Un’analisi di *BuzzFeed News* ha mostrato che, durante le elezioni presidenziali USA del 2016, le principali notizie false hanno ricevuto su Facebook più interazioni delle notizie vere pubblicate dalle testate giornalistiche più autorevoli.
L’uso improprio del termine da parte di figure pubbliche, come l’ex presidente statunitense Donald Trump, ha ulteriormente confuso il significato, inducendo persino il governo britannico a evitare il termine, ritenuto «mal definito» e fonte di ambiguità.
Strategie di contrasto
[modifica | modifica sorgente]Sono in corso numerose ricerche per individuare strategie di contrasto efficaci alle fake news. Tra le principali:
- **regolamentazione** (legale o volontaria) delle piattaforme social e dei motori di ricerca;
- **educazione digitale** e sviluppo del pensiero critico;
- **inoculation theory** – teoria dell’inoculazione: allenare le persone a riconoscere e respingere la disinformazione.
Un approccio recente è quello del prebunking, ovvero la prevenzione preventiva: educare la popolazione a riconoscere la falsità delle informazioni prima che queste si diffondano, invece di limitarsi a smentirle (*debunking*) dopo la loro circolazione.
A questo proposito l'Europa ha prodotto un Regolamento UE, il Digital Services Act (DSA) - Regolamento (UE) 2022/2065, sul mercato unico dei servizi digitali e pone i seguenti obblighi e vincoli:
- Obblighi stringenti per piattaforme online (Facebook, TikTok, YouTube, motori di ricerca) di:
- identificare e mitigare rischi legati alla disinformazione,
- aumentare trasparenza degli algoritmi e della pubblicità politica,
- rendere più facile la segnalazione e rimozione di contenuti falsi.
- È vincolante in tutta l’UE e punta direttamente a ridurre la diffusione online di contenuti manipolativi o fuorvianti.
Come contrastarle a livello individuale
[modifica | modifica sorgente]Ognuno può contribuire a ridurre la disinformazione:
- verificando le fonti prima di condividere un contenuto;
- riconoscendo i propri bias cognitivi (pregiudizi di conferma, ragionamento motivato, polarizzazione);
- sostenendo il giornalismo di qualità e le fonti affidabili.
Bibliografia sintetica
- Wardle, C. & Derakhshan, H. (2017). *Information Disorder: Toward an Interdisciplinary Framework*. Council of Europe.
- Lazer, D. et al. (2018). *The Science of Fake News*. Science, 359(6380): 1094–1096.
Origini, diffusione e impatti delle Fake News
[modifica | modifica sorgente]
Radici del fenomeno
[modifica | modifica sorgente]| Per approfondire, vedi Pluralismo dei media. |
Secondo il World Trends Report dell'UNESCO, le radici delle *fake news* sono strettamente legate ai contesti elettorali dell’Europa occidentale e del Nord America. Il fenomeno è caratterizzato da due aspetti principali:
- la presenza di contenuti fraudolenti presentati in formato giornalistico;
- la loro rapidissima diffusione (o *velocità informativa*).
Come affermano Bounegru, Gray, Venturini e Mauri,
«una bugia diventa fake news quando viene ripresa da decine di blog, ritrasmessa da centinaia di siti web, condivisa da migliaia di profili social e letta da centinaia di migliaia di persone».
L’evoluzione dei modelli di business online incoraggia la produzione di contenuti che siano attraenti per i clic (*click-worthy*), spesso indipendentemente dalla loro veridicità.
Popolarità e diffusione virale
[modifica | modifica sorgente]
L’interesse per le *fake news* è aumentato vertiginosamente a partire dal 2016, in coincidenza con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.
Giornalisti e ricercatori hanno osservato che piattaforme come Google e Meta (Facebook) traggono profitto anche dalla diffusione di notizie false. Molti siti specializzati in fake news generano guadagni pubblicitari significativi attraverso la monetizzazione dei clic.
Uno studio del Pew Research Center ha rilevato che oltre il 60% degli statunitensi accede alle notizie tramite i social media, più che attraverso giornali e riviste tradizionali. Ciò facilita la diffusione di disinformazione e bufale online.
Casi documentati
[modifica | modifica sorgente]- **Italia (2012):** durante le elezioni, si è registrata una forte diffusione di notizie false sui social.
- **USA (2016):** Facebook è stato uno dei principali canali di diffusione di fake news politiche.
Diffusione virale e comportamento umano
[modifica | modifica sorgente]Le *fake news* hanno una particolare tendenza a diventare virali. Su piattaforme come Twitter, le notizie false si diffondono fino a tre volte più rapidamente rispetto a quelle vere.

Ricerca scientifica ha dimostrato che:
- i tweet falsi hanno molte più probabilità di essere condivisi rispetto a quelli veritieri;
- la diffusione è dovuta principalmente a comportamenti umani e non a bot o click farm.
Le ragioni di questo comportamento includono:
- l’attrazione per contenuti sorprendenti o nuovi, che stimolano una forte attivazione cerebrale;
- il ragionamento motivato (*motivated reasoning*), che porta le persone a condividere informazioni che confermano le proprie convinzioni.
Di conseguenza:
- molti utenti condividono contenuti senza verificarli;
- si formano grandi comunità online intorno a notizie false, prive di controllo o fact-checking.
Super-diffusori (Super-spreaders)
[modifica | modifica sorgente]Un ruolo centrale è svolto dai cosiddetti *super-spreaders*, individui o canali con ampia influenza.
Effetti dannosi
[modifica | modifica sorgente]
Nel 2017 **Tim Berners-Lee**, inventore del World Wide Web, ha identificato le *fake news* come una delle tre tendenze più preoccupanti di Internet, insieme a: 1. la sorveglianza di massa da parte dei governi; 2. la crescente pratica della guerra informatica (*cyberwarfare*).
Impatto globale
[modifica | modifica sorgente]Negli anni ’90, Internet nasceva come mezzo per accedere liberamente alle informazioni. Con l’avvento delle fake news, tuttavia, la ricerca della verità online è diventata sempre più difficile. Il fenomeno ha oggi una portata globale e influenza la percezione pubblica in molti Paesi.

Economia della disinformazione
[modifica | modifica sorgente]Le tecnologie pubblicitarie digitali hanno contribuito alla monetizzazione delle fake news. Molti siti di disinformazione:
- imitano testate giornalistiche per guadagnare credibilità;
- generano entrate attraverso la pubblicità.
Ad esempio, Jestin Coler, creatore di vari siti di fake news, ha dichiarato di aver guadagnato circa 10.000 dollari al mese grazie alle inserzioni pubblicitarie.
Effetti sulla fiducia nei media
[modifica | modifica sorgente]Le fake news danneggiano in modo particolare i social media rispetto ai mezzi tradizionali. Un sondaggio ha rilevato che:
- il 58% delle persone ha ridotto la fiducia nelle notizie provenienti dai social;
- solo il 24% ha perso fiducia nei media tradizionali.
Secondo la giornalista **Christine Michel Carter** (*Forbes*, 2019), circa un terzo della Generazione Alpha è in grado di riconoscere contenuti falsi o fuorvianti nei media.
Bibliografia sintetica
- Bounegru, L., Gray, J., Venturini, T. & Mauri, M. (2018). *A Field Guide to Fake News and Other Information Disorders*. Public Data Lab.
- UNESCO (2018). *World Trends in Freedom of Expression and Media Development*.
- Pew Research Center (2019). *How Americans Get Their News in the Digital Age*.
Tipologie di fake news
[modifica | modifica sorgente]Secondo **Claire Wardle** di *First Draft News*, esistono sette tipologie principali di fake news:
- Satira o parodia – non intende nuocere, ma può comunque ingannare il lettore.
- Falsa connessione – quando titoli, immagini o didascalie non rispecchiano il contenuto reale.
- Contenuto fuorviante – uso scorretto di informazioni per orientare un tema o screditare un individuo.
- Contesto falso – quando contenuti autentici vengono presentati con informazioni contestuali false.
- Contenuto impostore – imitazione di fonti autentiche con identità o citazioni inventate.
- Contenuto manipolato – immagini o testi reali modificati intenzionalmente per ingannare (come una foto “ritoccata” digitalmente).
- Contenuto fabbricato – notizie completamente inventate, create per ingannare e arrecare danno.

Hillary Clinton – spesso bersaglio di notizie manipolate durante la campagna elettorale del 2016.
Un esempio celebre è la foto di Hillary Clinton manipolata digitalmente accanto al leader del culto di Jonestown, Jim Jones, per suggerire una falsa connessione politica.
Un’altra forma correlata è il cosiddetto negazionismo scientifico, ovvero la produzione o diffusione di dati falsi o fuorvianti per sostenere inconsciamente convinzioni preesistenti.
Critiche al termine “fake news”
[modifica | modifica sorgente]Nel 2017, Claire Wardle stessa ha dichiarato di rifiutare l’espressione “fake news”, considerandola *«inadeguata per descrivere la complessità del fenomeno»*. Ha quindi proposto di utilizzare termini alternativi come:
- disordine informativo (*information disorder*),
- o inquinamento informativo (*information pollution*).
Wardle distingue tre grandi categorie di problemi informativi:
| Tipo | Definizione | Intento |
|---|---|---|
| Mis-information | Informazione falsa diffusa senza intenzione di nuocere. | Nessuno |
| Dis-information | Informazione falsa creata e diffusa con intento dannoso. | Malizioso |
| Mal-information | Informazioni vere diffuse per danneggiare qualcuno. | Ostile |

Le campagne di disinformazione sono considerate le più insidiose, poiché spesso vengono organizzate da attori stranieri ostili durante eventi politici o elettorali.
La giornalista **Margaret Sullivan** del *Washington Post* ha invitato i colleghi ad abbandonare il termine, scrivendo:
«È tempo di ritirare il termine contaminato ‘fake news’. Il suo significato è ormai perduto».
Nel 2018, anche il **governo britannico** ha deciso di non usare più la locuzione “fake news” nei documenti ufficiali, ritenendola «mal definita e fuorviante» poiché mescola errori genuini, propaganda e interferenze estere.
Nonostante ciò, molti ricercatori continuano a utilizzare il termine in senso ampio, come sinonimo di notizie fabbricate (*fabricated news*), distinto da altri contenuti problematici come la partigianeria estrema (*hyperpartisan news*). Oggi, sempre più studi preferiscono la definizione di information disorder, adottata anche dal **Rapporto 2021 della Commissione d’inchiesta dell’Aspen Institute**.
Riconoscimento delle fake news
[modifica | modifica sorgente]
Secondo le guide accademiche e bibliotecarie, le fake news possono essere riconosciute attraverso vari indicatori, come:
- titoli *clickbait*;
- propaganda o satira;
- giornalismo superficiale;
- titoli fuorvianti;
- manipolazione di immagini;
- voci non verificate;
- pregiudizi mediatici o di pubblico;
- contenuti prodotti da *content farms* (fabbriche di contenuti).
L’International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA) ha pubblicato una celebre infografica che riassume i principali criteri per riconoscere una notizia falsa:
- **Valuta la fonte** – Comprendi la missione e lo scopo del sito.
- **Leggi oltre il titolo** – Analizza il contenuto completo.
- **Verifica gli autori** – Controlla se sono reali e autorevoli.
- **Controlla le fonti citate** – Devono supportare le affermazioni.
- **Esamina la data di pubblicazione** – Verifica che la notizia sia attuale.
- **Chiediti se è uno scherzo** – Potrebbe trattarsi di satira.
- **Rivedi i tuoi bias** – Rifletti se le tue convinzioni influenzano il giudizio.
- **Consulta esperti** – Chiedi conferma a persone qualificate.
Iniziative e fact-checking
[modifica | modifica sorgente]
Il **Poynter Institute** ha fondato nel 2015 l’International Fact-Checking Network (IFCN), che:
- promuove la collaborazione internazionale nel fact-checking;
- offre formazione e linee guida etiche;
- mantiene un registro di organizzazioni verificate e indipendenti.
In Italia quali esistono siti di fact checking affidabili, ecco i più famosi:
⭐ 1. Pagella Politica (link)
[modifica | modifica sorgente]Il più riconosciuto in Italia.
- Specializzato nel verificare le dichiarazioni dei politici e i dati citati nel dibattito pubblico.
- Aderisce all’International Fact-Checking Network (IFCN), lo standard internazionale di qualità.
- Ha collaborazioni con Rai, SkyTG24, Ansa, Agi.
📌 È considerato il fact-checker italiano più affidabile e strutturato.
⭐ 2. Open – Sezione Fact Checking (link)
[modifica | modifica sorgente](Sito d’informazione fondato da Enrico Mentana)
- Ha una redazione dedicata alla verifica di notizie virali, bufale social, manipolazioni e deepfake.
- Molto attivo durante campagne elettorali e momenti di forte circolazione di fake news.
📌 Molto forte sulle bufale social e sulla debunking quotidiana.
⭐ 3. Facta.news (link)
[modifica | modifica sorgente]- Progetto di fact-checking creato dal gruppo Pagella Politica (ma testata separata).
- Lavora soprattutto sulle notizie virali online e sulle catene WhatsApp/Facebook.
- È partner ufficiale di Meta per la verifica dei contenuti su Facebook e Instagram.
📌 Uno dei più tecnicamente competenti sulle fake news di internet.
⭐ 4. Bufale.net (link)
[modifica | modifica sorgente]- Storico sito nato per smontare bufale, catene, truffe, falsi allarmi, screenshot inventati.
- Meno “istituzionale”, più orientato al pubblico generalista.
📌 Molto utile per le bufale pop, complottismi, allarmismi.

A livello internazionale:
[modifica | modifica sorgente]Snopes: https://www.snopes.com/fact-check/ sito internazionale sul fact checking
Strategie di contrasto e soppressione delle fake news
[modifica | modifica sorgente]Una parte significativa della ricerca contemporanea è dedicata alle **strategie per affrontare e sopprimere le fake news**, in particolare la **disinformazione**, ovvero la diffusione deliberata di notizie false con fini politici o per destabilizzare la coesione sociale. Le strategie di contrasto devono essere adattate ai diversi tipi di fake news, distinguendo tra quelle **create intenzionalmente** e quelle **generate inconsapevolmente**.
Classificazione delle strategie
[modifica | modifica sorgente]Il giornalista **Bernard Keane**, nel suo studio sulla disinformazione in Australia, distingue tre categorie di intervento:
- **Il bugiardo** – chi produce la fake news.
- **Il canale** – i canali di diffusione (social network, media, ecc.).
- **L’ingannato** – il destinatario finale dell’informazione falsa.
Strategie rivolte al “bugiardo”
[modifica | modifica sorgente]Promuovere i fatti sulle emozioni
[modifica | modifica sorgente]Il filosofo americano **Lee McIntyre**, studioso del post-verità, sottolinea l’importanza di una società fondata sui **fatti** piuttosto che sulle **emozioni**. Un esempio emblematico è la **relazione simbiotica tra Donald Trump e Fox News**, dove si è creato un ciclo di reciproca amplificazione di convinzioni cospirative, capace di radicalizzare gli spettatori e delegittimare gli avversari politici.
Una strategia efficace consiste nel **“inondare” lo spazio informativo** – in particolare i social media e i motori di ricerca – con **contenuti verificati**, riducendo la visibilità delle notizie false. Fondamentale è anche l’insegnamento del **pensiero critico** in scuole e università, come metodo per valutare l’accuratezza e la correttezza delle informazioni.
Confutazione delle tecniche (Technique rebuttal)
[modifica | modifica sorgente]McIntyre suggerisce di non limitarsi a smentire i contenuti falsi, ma di **smontare i metodi** usati per crearli, come:
- la selezione parziale dei dati (*cherry picking*),
- l’uso di falsi esperti,
- la distorsione delle fonti.
La chiave è costruire **fiducia e dialogo**, ad esempio chiedendo: > “Quale prova ti farebbe cambiare idea?” > “Perché ritieni affidabile quella fonte?”
Controazione individuale
[modifica | modifica sorgente]I cittadini possono contribuire contrastando la disinformazione **nei blog o nei social**, anche solo con brevi commenti basati su prove verificabili. Anche se la persona a cui si risponde è difficilmente persuadibile, **molti altri lettori possono apprendere** dalle correzioni.
Tuttavia, occorre prudenza: dare visibilità a fake news poco note può **amplificarne la diffusione**, se vengono riprese da testate più popolari.
L’effetto “backfire”
[modifica | modifica sorgente]Uno studio del 2010 di **Brendan Nyhan** e **Jason Reifler** suggeriva che la correzione di notizie false potesse rinforzare le convinzioni errate (*backfire effect*). Ricerche successive hanno però mostrato che tale effetto è **molto raro** e dipende più dalle influenze di figure pubbliche e media che diffondono disinformazione.
Strategie rivolte ai canali di diffusione
[modifica | modifica sorgente]Regolamentazione dei social media
[modifica | modifica sorgente]Le grandi piattaforme (Facebook, X/Twitter, Google, ecc.) sono spesso accusate di rafforzare il **bias di conferma**, mostrando agli utenti contenuti simili alle loro convinzioni. Si richiede pertanto una **regolamentazione più efficace e innovativa**, anche legale, per ridurre la diffusione di notizie false.
Un caso emblematico è ancora una volta il **rapporto tra Trump e Fox News**, che ha generato enormi profitti ma anche una massiccia disinformazione.
Strategie generali delle piattaforme
[modifica | modifica sorgente]Le aziende tecnologiche utilizzano due principali approcci:
- **Riduzione di visibilità (down-ranking):**
Le notizie dubbie vengono declassate negli algoritmi di ricerca. Problema: rischio di censura e difficoltà a tenere il passo con l’evoluzione delle fake news.
- **Avvisi di avvertimento (warning labels):**
Le notizie false vengono etichettate con avvisi di allerta. Le ricerche mostrano che tali avvisi **ridimensionano la disinformazione**, ma il fact-checking manuale richiede tempo e non è scalabile.
Altri approcci:
- **Promuovere fonti affidabili** (Wikipedia, *The New York Times*, *Scientific American*, ecc.).
- **Escludere i “super-diffusori”** di fake news dalle piattaforme.
Fact-checking
[modifica | modifica sorgente]Durante le elezioni presidenziali USA del 2016, la produzione di fake news crebbe vertiginosamente. Siti come **Snopes** e **FactCheck.org** pubblicarono guide per riconoscere notizie false, ma la quantità di disinformazione rese difficile un controllo capillare. Facebook e Google furono accusate di favorirne la diffusione e avviarono iniziative correttive.

Dopo il 2016, Facebook introdusse:
- etichette di avviso per le notizie contestate;
- collaborazione con enti indipendenti di verifica;
- blocco della promozione di post falsi.
Nel 2020, durante la pandemia di COVID-19, furono **bannati gruppi e troll farm** provenienti da Macedonia del Nord e Filippine per la diffusione di disinformazione sanitaria.

Nel 2018, Google lanciò l’iniziativa **Google News Initiative (GNI)**, con tre obiettivi principali:
- Rafforzare il giornalismo di qualità.
- Sviluppare modelli di business sostenibili.
- Promuovere l’innovazione tecnologica nel settore informativo.
Google ha creato anche:
- il **Disinfo Lab**, per contrastare la disinformazione durante eventi critici;
- **Subscribe with Google**, per facilitare l’abbonamento ai media affidabili;
- **News Consumer Insights**, una piattaforma di analisi per le redazioni.
Nel 2020 YouTube ha sospeso il canale **One America News Network (OANN)** per diffusione di fake news sul COVID-19.
Sanzioni legali e penali
[modifica | modifica sorgente]Le **fake news anonime** rendono difficile perseguire i responsabili per diffamazione. Tuttavia, diversi paesi hanno introdotto **leggi specifiche** per punire la disinformazione, specialmente in relazione al COVID-19:
- **Algeria:** reato di fake news dannose per l’ordine pubblico.
- **Turchia:** arresti per post sui social che diffondevano panico.
- **Iran:** oltre 3.600 arresti per “diffusione di voci”.
- **Cambogia:** arresti di persone che esprimevano preoccupazioni sulla pandemia.
- **Emirati Arabi Uniti:** pene detentive per diffusione di false informazioni.
Strategie rivolte al destinatario
[modifica | modifica sorgente]Bias cognitivi del pubblico
[modifica | modifica sorgente]La sovrabbondanza di informazioni online rende difficile distinguere tra vero e falso. Le persone selezionano ciò che conferma le proprie idee (**bias di conferma**), favorendo così la diffusione delle fake news.
Uno studio recente ha mostrato che i **conservatori** tendono a valorizzare di più le **storie personali ed emozionali**, mentre i **progressisti** si affidano maggiormente alle **prove scientifiche**.
“Nudging” e riflessione
[modifica | modifica sorgente]Per ridurre la condivisione impulsiva, sono stati introdotti **“nudges”** (spinte gentili) che invitano a riflettere prima di condividere. Esempio: la funzione di **Twitter “Read before you retweet”**, che chiede di leggere un articolo prima di ritwittarlo.
Alfabetizzazione mediatica
[modifica | modifica sorgente]Le **competenze di lettura critica** dei media, cartacei e digitali, sono essenziali per valutare la veridicità delle notizie. Lo studioso **Nolan Higdon** ritiene che l’educazione alla **media literacy critica** sia la strategia più efficace per contrastare la propaganda.
Salute mentale cognitiva, inoculazione e “prebunking”
[modifica | modifica sorgente]
Il filosofo **Andy Norman**, nel libro Mental Immunity, propone una nuova **scienza dell’immunologia cognitiva** per aiutare le persone a resistere alle idee tossiche, come le teorie del complotto. Secondo lui, il pensiero critico da solo non basta: servono strategie per **“vaccinare” le menti** contro la disinformazione.
La psicologa **Susan A. Nolan** e il ricercatore **Michael Kimball** hanno proposto il concetto di **prebunking** — la confutazione preventiva delle menzogne, prima che si diffondano. Esperimenti con **videogiochi educativi** e **campagne pubblicitarie di Google** hanno mostrato l’efficacia di questa strategia nel rafforzare l’immunità mentale collettiva.
Teoria dell’inoculazione
[modifica | modifica sorgente]Secondo questa teoria, un individuo può essere “immunizzato” contro la disinformazione **esponendolo preventivamente a versioni attenuate** delle menzogne e spiegando i relativi errori logici. Questo metodo è promettente per costruire **resilienza pubblica** contro:
- la negazione scientifica,
- la disinformazione sanitaria,
- la propaganda politica manipolativa.
Caso studio: negazionismo climatico
[modifica | modifica sorgente]Il ricercatore **John Cook** e il suo team hanno applicato la teoria dell’inoculazione al tema del **cambiamento climatico**:
- Hanno elencato e smontato oltre 50 miti comuni sul clima, spiegandone le fallacie logiche.
- Hanno usato la **“argomentazione parallela”** per mostrare l’assurdità dei ragionamenti, spesso con un tocco di ironia.
L’aggiunta di **umorismo e parallelismi estremi** si è dimostrata particolarmente efficace nel neutralizzare la disinformazione.
Fonte
[modifica | modifica sorgente]Questa pagina è stata costruita principalmente facendo rielaborare all'I.A. la pagina (in parte) di Wikipedia in inglese sulle fake news, con alcuni adattamenti e rielaborazioni manuali.
