Fisica classica/Diffrazione
Dopo aver studiato il fenomeno dell’interferenza, è naturale introdurre la diffrazione, un altro importante effetto legato alla natura ondulatoria della luce. Mentre l’interferenza nasce dalla sovrapposizione di onde provenienti da sorgenti differenti o da cammini ottici diversi, la diffrazione riguarda il comportamento della luce quando incontra ostacoli, aperture o bordi di dimensioni confrontabili con la sua lunghezza d’onda.
La diffrazione si manifesta con la deviazione e l’allargamento dei fronti d’onda oltre gli ostacoli geometrici. Questo fenomeno non può essere spiegato con l’ottica geometrica classica, secondo cui la luce si propaga in linea retta, ma richiede un approccio ondulatorio basato sul principio di Christiaan Huygens e successivamente sviluppato da Augustin-Jean Fresnel.
Ogni punto di un fronte d’onda può essere considerato come una sorgente secondaria di onde elementari; l’interferenza tra queste onde genera figure di diffrazione caratteristiche, fatte di massimi e minimi di intensità luminosa. La diffrazione rappresenta quindi una conseguenza diretta della sovrapposizione delle onde.
Questo fenomeno assume enorme importanza sia dal punto di vista teorico sia applicativo. La diffrazione limita il potere risolutivo degli strumenti ottici, come microscopi e telescopi, ed è alla base del funzionamento di dispositivi quali reticoli di diffrazione, spettrometri e sistemi laser. Inoltre, lo studio della diffrazione ha contribuito in modo decisivo alla conferma della natura ondulatoria della luce e, più in generale, della materia.
Il principio di Huygens-Fresnel
[modifica | modifica sorgente]Il principio di Huygens-Fresnel rappresenta uno dei fondamenti dell’ottica ondulatoria e permette di spiegare fenomeni come la propagazione della luce, l’interferenza e soprattutto la diffrazione. L’idea originaria fu proposta nel XVII secolo da Christiaan Huygens e successivamente ampliata nel XIX secolo da Augustin-Jean Fresnel, che introdusse il ruolo dell’interferenza tra onde secondarie.
Nel 1678 Christiaan Huygens formulò un modello ondulatorio della luce in opposizione alla teoria corpuscolare sostenuta da Isaac Newton. Secondo Huygens: ogni punto di un fronte d’onda si comporta come una sorgente secondaria di onde elementari. Dopo un intervallo di tempo, il nuovo fronte d’onda è dato dall’inviluppo di tutte queste onde secondarie. Se un’onda piana si propaga nello spazio, ogni punto del fronte genera piccole onde sferiche che avanzano nella direzione di propagazione. La somma di tutte le onde elementari ricostruisce il fronte successivo. Questo principio spiega in modo semplice sia la propagazione rettilinea della luce che la riflessione e la rifrazione.
Per esempio, nella rifrazione il rallentamento della luce in un mezzo modifica la forma del fronte d’onda, producendo la deviazione descritta dalla legge di Snell.
Il modello originario di Huygens era però incompleto. Pur descrivendo bene la propagazione delle onde, non riusciva a spiegare quantitativamente le frange di interferenza, le figure di diffrazione e la distribuzione delle intensità luminose. Mancava infatti il concetto fondamentale di sovrapposizione coerente delle onde.
All’inizio del XIX secolo Augustin-Jean Fresnel integrò il principio di Huygens con il principio di interferenza. Secondo il principio di Huygens-Fresnel ogni punto del fronte d’onda genera onde secondarie e il campo luminoso in un punto dello spazio è la somma delle ampiezze di tutte le onde secondarie. In termini matematici, la propagazione della luce viene trattata come una sovrapposizione di contributi ondulatori. Le onde possono sommarsi in fase oppure annullarsi parzialmente, generando le tipiche figure di diffrazione.
Questo approccio permise di spiegare perché la luce si incurva attorno agli ostacoli e attraversa le fenditure espandendosi; inoltre produce massimi e minimi di intensità.
Diffrazione da fenditura singola
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La diffrazione da fenditura singola è uno dei fenomeni fondamentali dell’ottica ondulatoria e rappresenta una delle prove più evidenti della natura ondulatoria della luce. Quando un fascio luminoso attraversa una fenditura molto stretta, la luce non prosegue semplicemente in linea retta, ma si espande nello spazio formando una figura caratteristica composta da massimi e minimi di intensità.
Questo fenomeno può essere spiegato mediante il principio di Huygens-Fresnel: ogni punto della fenditura si comporta come una sorgente secondaria di onde luminose. Le onde provenienti dai diversi punti dell’apertura interferiscono tra loro dando origine alla figura di diffrazione.
Si consideri una fenditura illuminata da luce monocromatica. Se la larghezza della fenditura è molto maggiore della lunghezza d’onda, la propagazione della luce appare quasi rettilinea. Quando invece la fenditura ha dimensioni confrontabili con la lunghezza d’onda, gli effetti di diffrazione diventano evidenti.
Sul piano di osservazione compare un massimo centrale molto intenso e largo, una serie di massimi secondari meno intensi e zone scure corrispondenti ai minimi di intensità.

La diffrazione mostra che la luce non può essere descritta soltanto come un insieme di raggi rettilinei. Quando attraversa un’apertura stretta, il fronte d’onda si espande e si incurva oltre la fenditura. Dal punto di vista fisico infatti ogni punto della fenditura emette onde secondarie e le onde interferiscono costruttivamente o distruttivamente.
La figura finale dipende dalla differenza di fase tra i contributi.
Se la fenditura viene resa sempre più stretta, la diffrazione aumenta notevolmente e il fascio luminoso si allarga sempre di più.
La diffrazione di Fraunhofer rappresenta uno dei fenomeni più importanti dell’ottica fisica ed è il modello teorico utilizzato per descrivere la diffrazione nel cosiddetto campo lontano. In questo regime la sorgente luminosa e lo schermo di osservazione si trovano a distanza molto grande rispetto alle dimensioni dell’apertura o dell’ostacolo che produce la diffrazione. In pratica ciò significa che i fronti d’onda possono essere considerati piani e che i raggi luminosi incidenti risultano quasi perfettamente paralleli.
Dal punto di vista storico, gli studi di Fraunhofer ebbero un’enorme importanza nello sviluppo dell’ottica moderna. Egli analizzò sperimentalmente le figure prodotte dalla luce dopo il passaggio attraverso fenditure e reticoli, contribuendo alla comprensione della natura ondulatoria della luce e aprendo la strada alla spettroscopia.
La diffrazione di Fraunhofer può essere interpretata mediante il principio di Huygens-Fresnel. Ogni punto dell’apertura attraversata dalla luce si comporta come una sorgente secondaria di onde elementari. Nel regime di Fraunhofer, poiché lo schermo è molto lontano, le onde provenienti dai diversi punti dell’apertura arrivano quasi parallele tra loro. Le differenze di fase dipendono soltanto dalla direzione di osservazione e questo semplifica enormemente l’analisi matematica del fenomeno.
Il caso più semplice e importante è quello della fenditura singola. Quando un fascio di luce monocromatica attraversa una fenditura stretta, la luce non prosegue soltanto in linea retta, ma si allarga lateralmente formando una figura caratteristica. Sullo schermo compare una banda centrale molto luminosa e larga, accompagnata da una serie di bande laterali progressivamente meno intense. Tra una banda e l’altra si osservano regioni oscure nelle quali le onde si annullano reciprocamente.
I minimi di intensità si verificano quando le onde provenienti da diverse parti della fenditura interferiscono distruttivamente. La condizione matematica dei minimi è:
dove è la larghezza della fenditura; è l’angolo rispetto alla direzione centrale; è un numero intero diverso da zero; è la lunghezza d’onda della luce. Questa relazione mostra chiaramente che la diffrazione diventa significativa quando la dimensione dell’apertura è confrontabile con la lunghezza d’onda.
Per m=±1,±2,±3 si ottengono i vari minimi laterali.
Il massimo centrale si trova invece in corrispondenza di ed è molto più luminoso dei massimi secondari.
L’intensità luminosa nella figura di diffrazione non è uniforme. Essa varia secondo la relazione:
con Oggi la diffrazione di Fraunhofer trova applicazione in moltissimi campi della scienza e della tecnologia. Essa è utilizzata nei sistemi laser, nelle fibre ottiche, negli spettrometri, nei dispositivi di imaging e nelle telecomunicazioni ottiche. Lo studio di questo fenomeno non rappresenta soltanto una parte fondamentale dell’ottica ondulatoria, ma costituisce anche uno strumento indispensabile per comprendere il funzionamento di gran parte delle tecnologie ottiche moderne. La funzione mostra come l’intensità decresca rapidamente allontanandosi dal centro della figura di diffrazione.
Un aspetto fondamentale della diffrazione di Fraunhofer è il suo legame con il limite di risoluzione degli strumenti ottici. Nessun telescopio o microscopio può formare immagini perfettamente puntiformi, perché ogni apertura produce inevitabilmente diffrazione. Nel caso di aperture circolari, come gli obiettivi dei telescopi, la figura osservata prende il nome di disco di Airy, studiato da George Airy. La dimensione di questo disco determina la capacità dello strumento di distinguere dettagli molto vicini.
Dal punto di vista matematico e fisico, la diffrazione di Fraunhofer è strettamente collegata alla trasformata di Fourier. La figura osservata sullo schermo può infatti essere interpretata come la trasformata della forma geometrica dell’apertura. Questo collegamento ha avuto enorme importanza nello sviluppo dell’ottica moderna, dell’elaborazione delle immagini e della fotonica.
Oggi la diffrazione di Fraunhofer trova applicazione in moltissimi campi della scienza e della tecnologia. Essa è utilizzata nei sistemi laser, nelle fibre ottiche, negli spettrometri, nei dispositivi di imaging e nelle telecomunicazioni ottiche. Lo studio di questo fenomeno non rappresenta soltanto una parte fondamentale dell’ottica ondulatoria, ma costituisce anche uno strumento indispensabile per comprendere il funzionamento di gran parte delle tecnologie ottiche moderne.
Interferenza e diffrazione
[modifica | modifica sorgente]Interferenza e diffrazione sono due fenomeni fondamentali dell’ottica ondulatoria e derivano entrambi dalla sovrapposizione delle onde luminose. Sebbene siano strettamente collegati e spesso si manifestino insieme, descrivono situazioni fisiche differenti.
L’interferenza si verifica quando due o più onde coerenti si sovrappongono nello spazio. A seconda della differenza di fase tra le onde, esse possono sommarsi rafforzandosi oppure annullarsi parzialmente o completamente. Il risultato è la formazione di frange luminose e scure alternate. Un esempio classico è l’esperimento della doppia fenditura di Young, nel quale due onde provenienti da fenditure diverse interferiscono producendo una figura regolare di massimi e minimi.
Nel caso dell’interferenza, le onde coinvolte provengono generalmente da sorgenti differenti oppure da uno stesso fascio diviso in più percorsi tramite dispositivi ottici come gli interferometri. Affinché il fenomeno sia stabile, è necessaria la coerenza della luce, cioè una relazione di fase costante nel tempo.
La diffrazione, invece, riguarda il comportamento della luce quando incontra un ostacolo o attraversa un’apertura di dimensioni confrontabili con la lunghezza d’onda. In questo caso il fronte d’onda non continua semplicemente in linea retta, ma si espande e si incurva oltre l’ostacolo. Secondo il principio di Huygens-Fresnel, ogni punto dell’apertura agisce come sorgente secondaria di onde. Le onde provenienti dai diversi punti dell’apertura interferiscono tra loro producendo la figura di diffrazione.
La differenza fondamentale è quindi che:
- nell’interferenza si studia principalmente la sovrapposizione di onde provenienti da sorgenti o percorsi distinti;
- nella diffrazione l’interferenza avviene tra onde generate da diverse parti dello stesso fronte d’onda deformato da un’apertura o da un ostacolo.
Dal punto di vista sperimentale, l’interferenza produce frange generalmente equidistanti e di intensità simile, mentre nella diffrazione si osserva spesso un massimo centrale molto intenso accompagnato da massimi laterali progressivamente più deboli.
Un’altra differenza importante riguarda le condizioni geometriche. L’interferenza può verificarsi anche con aperture relativamente grandi, purché le onde siano coerenti. La diffrazione diventa invece significativa quando le dimensioni dell’ostacolo o della fenditura sono confrontabili con la lunghezza d’onda della luce.
In realtà i due fenomeni non sono completamente separati. La diffrazione stessa è una forma particolare di interferenza tra onde secondarie generate all’interno dell’apertura. Per questo motivo, in molti esperimenti ottici, interferenza e diffrazione compaiono simultaneamente e devono essere studiate insieme.
Dal punto di vista storico, sia l’interferenza sia la diffrazione contribuirono in modo decisivo alla dimostrazione della natura ondulatoria della luce, in opposizione alla teoria corpuscolare di Isaac Newton. Gli studi di Thomas Young e Augustin-Jean Fresnel furono fondamentali per lo sviluppo dell’ottica fisica moderna.
Oggi questi fenomeni trovano applicazione in numerosi campi scientifici e tecnologici: interferometri, spettroscopia, laser, fibre ottiche, microscopia, astronomia e fotonica si basano tutti sul controllo dell’interferenza e della diffrazione della luce.
I reticoli di diffrazione sono dispositivi ottici costituiti da un elevato numero di fenditure molto sottili e parallele, separate da distanze estremamente piccole e regolari. Quando un fascio di luce colpisce il reticolo, ogni fenditura si comporta come una sorgente secondaria che diffrange la luce. Le onde luminose prodotte dalle varie fenditure si sovrappongono dando origine a fenomeni di interferenza.
A differenza dell’esperimento della doppia fenditura, in cui interferiscono soltanto due onde, nei reticoli interferiscono centinaia o migliaia di onde contemporaneamente. Questo produce frange luminose molto più strette, intense e ben definite. Il risultato più importante è la separazione della luce nelle diverse lunghezze d’onda che la compongono.
e direzioni in cui si osservano i massimi di intensità soddisfano la relazione:
dove è la distanza tra due fenditure consecutive, è l’angolo di diffrazione, un numero intero che è l’ordine del massimo e è la lunghezza d’onda della luce.
Se sul reticolo incide luce bianca, ciascun colore viene deviato con un angolo diverso: le lunghezze d’onda maggiori, come il rosso, subiscono deviazioni più ampie rispetto a quelle minori, come il violetto. In questo modo il reticolo produce uno spettro luminoso molto preciso.
Gli strumenti spettroscopici utilizzano soprattutto i reticoli di diffrazione, costituiti da migliaia di fenditure parallele molto ravvicinate. Quando un fascio di luce colpisce il reticolo, ogni fenditura diffrange la luce e le onde interferiscono tra loro. Poiché ogni lunghezza d’onda viene deviata con un angolo diverso, la luce viene separata nei vari colori che la compongono, formando uno spettro.
Grazie a questo fenomeno è possibile distinguere lunghezze d’onda molto vicine e analizzare con grande precisione la composizione della radiazione luminosa.
In spettroscopia ogni elemento chimico produce uno spettro caratteristico, formato da righe luminose o scure a determinate lunghezze d’onda. Analizzando tali righe si possono identificare le sostanze presenti in un campione.
La diffrazione viene utilizzata in numerosi ambiti scientifici:
- in astronomia, per determinare la composizione chimica delle stelle e delle galassie;
- in chimica, per identificare elementi e composti;
- in fisica atomica, per studiare i livelli energetici degli atomi;
- nelle telecomunicazioni ottiche e nei laser, per selezionare specifiche lunghezze d’onda.

A causa della sua natura ondulatoria, la luce che attraversa un'apertura sottile viene diffratta e forma una struttura di regioni luminose e scure su di uno schermo posto ad una certa distanza dall'apertura. Prende il nome da George Airy, che studiò questo fenomeno nell’Ottocento.
Quando un punto luminoso viene osservato attraverso uno strumento ottico, non appare come un punto perfetto. A causa della diffrazione, l’immagine è costituita da: un disco luminoso centrale, detto disco di Airy ed una serie di anelli concentrici meno intensi attorno ad esso.
Questo fenomeno dipende dal fatto che la luce, attraversando un’apertura circolare, si diffonde e interferisce con sé stessa.
L’angolo caratteristico del primo minimo della figura di diffrazione è dato da:
dove è l’angolo minimo risolvibile; è la lunghezza d’onda della luce; è il diametro dell’apertura.
Questa relazione introduce il concetto di limite di risoluzione: nessuno strumento ottico può distinguere dettagli infinitamente piccoli, perché la diffrazione impone un limite fisico alla capacità di separare due punti vicini.
Secondo il criterio di Rayleigh, due immagini puntiformi sono considerate distinguibili quando il massimo centrale della figura di Airy di una coincide con il primo minimo dell’altra. Se i due dischi di Airy si sovrappongono troppo, le immagini appaiono confuse e non più separate.
Il limite di risoluzione migliora sia aumentando il diametro della lente o dello specchio che utilizzando lunghezze d'onda minori.
Per questo i grandi telescopi hanno specchi molto ampi: un’apertura maggiore riduce gli effetti della diffrazione e permette di osservare dettagli più fini.
La figura di Airy e il limite di risoluzione sono concetti fondamentali in molte discipline: astronomia; microscopia; fotografia; ottica strumentale; sistemi laser e fibre ottiche.
Essi mostrano come la natura ondulatoria della luce condizioni direttamente le prestazioni degli strumenti ottici.
Diffrazione nei microscopi e nei telescopi
[modifica | modifica sorgente]La diffrazione ha un ruolo fondamentale sia nei microscopi sia nei telescopi, perché impone un limite fisico alla capacità degli strumenti ottici di distinguere dettagli molto piccoli o oggetti molto vicini tra loro.
Quando la luce attraversa una lente o uno specchio con apertura finita, non viene focalizzata in un punto perfetto. A causa della diffrazione, l’immagine di un punto luminoso appare come un piccolo disco circondato da anelli concentrici: la cosiddetta figura di Airy. Questo fenomeno limita il potere risolutivo dello strumento.
Il limite teorico di risoluzione è descritto dal criterio di Rayleigh.
Nei telescopi, la diffrazione determina la capacità di distinguere due stelle molto vicine. Se l’apertura del telescopio è piccola, i dischi di Airy delle stelle si sovrappongono e le immagini appaiono confuse. Per questo i telescopi moderni utilizzano specchi di diametro molto grande: aumentando l’apertura diminuisce l’effetto della diffrazione e migliora la risoluzione.
Nei microscopi, invece, la diffrazione limita la possibilità di osservare dettagli microscopici. Due punti molto vicini non possono essere distinti se le loro figure di diffrazione si sovrappongono troppo. Questo limite impedisce ai microscopi ottici tradizionali di osservare strutture molto più piccole della lunghezza d’onda della luce visibile.
Per superare questo problema sono stati sviluppati strumenti che utilizzano radiazioni con lunghezze d’onda molto minori, come i microscopi elettronici, nei quali il comportamento ondulatorio degli elettroni permette di ottenere risoluzioni enormemente superiori.
La diffrazione, quindi, rappresenta contemporaneamente sia un fenomeno fondamentale della natura ondulatoria della luce che un limite tecnico che condiziona le prestazioni di tutti gli strumenti ottici.
Diffrazione nei laser
[modifica | modifica sorgente]Nei laser, la luce emessa appare molto direzionale, ma non può rimanere perfettamente concentrata. A causa della diffrazione, il fascio tende ad allargarsi progressivamente durante la propagazione. Questo fenomeno è inevitabile ed è legato alla natura ondulatoria della luce.
L’ampiezza della divergenza dipende dalla dimensione dell’apertura da cui esce il fascio: aperture più piccole producono una diffrazione maggiore e quindi un allargamento più rapido del raggio laser.
Per un fascio laser ideale, l’angolo di divergenza è approssimativamente:
dove è la lunghezza d’onda; è il diametro del fascio o dell’apertura.
La diffrazione limita quindi la possibilità di ottenere fasci infinitamente sottili e perfettamente paralleli. Questo aspetto è fondamentale in applicazioni come: telecomunicazioni laser; chirurgia laser; lettori ottici; misure interferometriche; sistemi di puntamento.
Diffrazione nelle fibre ottiche
[modifica | modifica sorgente]Nelle fibre ottiche, invece, la diffrazione interviene nel confinamento e nella propagazione della luce all’interno della fibra. La luce viene guidata grazie alla riflessione totale interna, ma il comportamento ondulatorio impone condizioni precise sui modi di propagazione.
Se il nucleo della fibra è molto piccolo, gli effetti di diffrazione diventano più evidenti e solo alcuni modi luminosi riescono a propagarsi. Per questo esistono:fibre multimodali, in cui si propagano molti modi che hanno grande dispersione; le fibre monomodali, che permettono la propagazione di un solo modo e riducono la dispersione del segnale.
La diffrazione contribuisce a stabilire quali modi possono esistere nella guida d’onda. Nelle fibre ottiche la luce è confinata; la diffrazione è assorbita nella descrizione dei modi e non produce un allargamento libero del fascio. Rispetto ai laser la diffrazione è meno visibile come fenomeno diretto, perché il sistema guida la luce e la trasforma in proprietà dei modi di propagazione.