Harold Pinter/Introduzione
Introduzione
[modifica | modifica sorgente]Preparare uno studio su uno scrittore di fama e recente porta con sé un senso di particolare eccitazione, persino di pericolo. Harold Pinter, deceduto nel 2008, è stato un personaggio estremamente attivo e di spicco come drammaturgo, come hanno dimostrato il doppio spettacolo di The Room, la sua prima opera, e Celebration, la sua ultima, all'Almeida Theatre nella primavera del 2000: diresse anche entrambe le opere. La sua carriera di attore è stata continua, vedasi ad esempio con il ruolo di Sir Thomas Bertram in Mansfield Park. Più avanti, mise in scena al Royal National Theatre Remembrance of Things Past (Alla ricerca del tempo perduto), una versione teatrale del suo The Proust Screenplay. Un flusso costante di produzioni di opere teatrali precedenti, scritte in un arco di oltre quarant'anni, sia in inglese che in traduzione, garantisce un continuo aggiornamento e rivalutazione dell'intera opera di Pinter. Pinter, il drammaturgo, è proteiforme: la sua scrittura si adatta apparentemente senza sforzo alle forme della radio e della televisione, come anche al palcoscenico, e diverse opere teatrali hanno riscosso successo in tutti e tre i media. Grandi opere teatrali – grandi, in termini di lunghezza – sono state adattate con successo per il cinema, e Pinter ha avuto un'ulteriore carriera come sceneggiatore di spicco, forse in particolare in collaborazione con Joseph Losey. Fu poeta prima di diventare drammaturgo e ha scritto un romanzo e un numero considerevole di saggi. La sua carriera come attore professionista iniziò nel 1951 e come regista nel 1959. Il problema che pone è sia da dove cominciare, sia da dove finire. Il suo contributo come attore, sceneggiatore e poeta è stato ampiamente riconosciuto e celebrato, come dimostra la motivazione del Premio Nobel (2005). Sono stati dedicati a lui programmi radiofonici e televisivi e numerose nuove produzioni delle sue opere teatrali, tra cui sorprendenti rivisitazioni di gran parte delle sue prime opere. L'integrità, la lungimiranza e la feroce coerenza delle sue dichiarazioni politiche appaiono ancora più sorprendenti nel contesto del XXI secolo rispetto alla fine del XX. Le voci di Pinter sono varie, del tutto distintive e avvincenti.
Pinter è, secondo calcoli puramente statistici, uno dei drammaturghi più rappresentati e conosciuti del mondo contemporaneo. È diventato anche oggetto di studio accademico. Negli Stati Uniti esiste un'attiva Pinter Society, che pubblica ogni anno un Pinter Record. Si tengono conferenze su Pinter e si raccoglie un corpus sempre più consistente di studi su di lui. I drammaturghi britannici si sono sempre più abituati a far parte del canone, un fenomeno letterario della seconda metà del XX secolo. Negli anni ’60, una ricerca delle opere teatrali di Pinter e Stoppard pubblicate singolarmente nel catalogo principale della Biblioteca dell'Università di Cambridge non avrebbe prodotto risultati; si sarebbe potuto risalire al catalogo supplementare manoscritto: il presupposto chiaro era che le singole opere fossero effimere e certamente non materiale per una ricerca seria. Ora che il teatro e la drammaturgia sono diventati ambiti di studio riconosciuti e apprezzati, nonostante occasionali commenti denigratori su argomenti "deboli" da parte di un'instancabile classe dirigente, Pinter è inequivocabilmente al centro di un'ampia gamma di approcci critici. La presenza di Pinter nel programma, ad esempio, di Advanced Level Theatre Studies ha fatto sì che generazioni di studenti inglesi del sesto anno superiore abbiano potuto conoscere la sua voce distintiva; e le sue opere sono spesso e ampiamente rappresentate in scuole e università, il che fa sì che sia ben lungi dall'essere una prerogativa esclusiva delle generazioni più anziane di frequentatori di teatro. Nelle Clark Lectures di Sir Peter Hall a Cambridge, sul concetto di maschera, egli concluse discutendo le opere di Beckett e Pinter, in una serie di punti di riferimento che si estendevano, in termini di scrittura drammaturgica, da Eschilo a Shakespeare e Mozart. Non sembrava esserci alcuna incongruenza, solo continuità.
Se Pinter fu accolto calorosamente e relativamente presto dal mondo accademico, è stato invece trattato in modo un po' più discontinuo dalla critica teatrale. The Birthday Party li frustrò nel 1958, con la sorprendente eccezione di Harold Hobson, che aveva avuto il privilegio di vedere The Room a Bristol. The Birthday Party fu un nuovo tipo di scrittura teatrale, che pose sfide a regista, attori e pubblico; sebbene il pubblico di Cambridge e Oxford, non influenzato da alcuna indicazione critica, reagì positivamente. Nel corso degli anni, la risposta dei critici si è adeguata, sia al "primo" Pinter, sia ai successivi cambiamenti e sviluppi della sua opera. Persino alcuni dei più fervidi ammiratori di Pinter sono stati colti di sorpresa da specifiche opere successive, che per diverse ragioni sono sembrate insolite o fuori tono. Le opere di Pinter condividono la natura delle opere innovative nel non rivelarsi necessariamente a prima vista: un tratto pericoloso nell'effimero mondo del teatro, dove le prime impressioni spesso determinano il successo o il rapido fallimento. Critici, recensori e accademici hanno costruito un vocabolario per aiutarci ad affrontare la qualità sfuggente di Pinter: Pinteresque, Pinter pause, Comedy of menace. Pinter ha continuato a evolversi, ignorando le categorie. Se Betrayal sembrava un brusco cambio di direzione, opere apertamente politiche come One for the Road e Mountain Language hanno lanciato un altro tipo di sfida; poi c'è la diversa modalità di A Kind of Alaska e il cambiamento evidente in Ashes to Ashes; mentre Celebration sembrava suscitare sconcerto in alcuni ambienti per la sua sfacciata comicità. Pinter è un drammaturgo che si reinventa costantemente. La sua apertura a nuove forme e voci teatrali è stata dimostrata dal suo inequivocabile sostegno a Sarah Kane, quando la sua prima opera, Blasted, fu duramente respinta dalla critica londinese.
Pubblico, lettori, critici teatrali, accademici – categorie sovrapposte – hanno ragioni specifiche per accogliere e apprezzare l'opera di Pinter e l'uomo che la scrive, la dirige e la interpreta. Non c'è dubbio sul riconoscimento che Pinter attrae: premi internazionali (Member of the Order of the Companions of Honour, Nobel Prize in Literature, Légion d'honneur, David Cohen Prize, Laurence Olivier Award, Premio Europa per il teatro, Premio Flaiano per la sceneggiatura, ecc.) e lauree honoris causa fanno parte di tale riconoscimento; e bastava assistere a una lezione di Pinter, ad esempio al secondo Pinter Festival di Dublino nel 1997, per rendersi conto dell'immediatezza del riscontro presso un pubblico giovane. Ma Pinter sembra esistere anche, almeno in Inghilterra, come fenomeno a sé stante, un costrutto speciale etichettato "Pinter". Questo potrebbe essere solo un esempio particolare dell'anti-intellettualismo inglese, in cui i giornalisti praticano l'antico sport di dare una bella lezione a chiunque abbia troppo successo, ma soprattutto a chiunque abbia successo nelle arti "alte" del teatro o della letteratura. Questa pratica è molto meno diffusa negli Stati Uniti o nel resto d'Europa. Potrebbe anche riflettere un altro tratto inglese, la diffidenza verso chiunque non sia un politico o un commentatore politico, ma prenda la politica sul serio e sia pronto a sparare a bruciapelo. Pinter non si è mai tirato indietro dal sostenere cause, dall'agire e dal parlare pubblicamente per ciò che ritiene giusto. La sua posizione inequivocabile negli ultimi anni prima della morte (2008) ha garantito non solo un alto profilo, ma anche un suo fuoco critico intermittente.
Questa raccolta di Capitoli, suddivisi in tre Parti, non pretende di essere esaustiva. Sarebbe stato necessario un volume molto più ampio. Diverse considerazioni hanno guidato la mia scelta degli argomenti. Si concentra sulla scrittura teatrale di Pinter, la forma più duratura e accessibile della sua scrittura e, per sua natura, anche la più aperta alla reinterpretazione. Vi sono alcune lacune inevitabili, ad esempio negli scritti di Pinter specificamente per la radio o la televisione, e ciò è in parte cosa deliberata, poiché l'aspetto performativo di quegli eventi è difficile da recuperare, a differenza della relativa accessibilità del cinema. Il wikilibro riconosce l'interesse mondiale per Pinter, con capitoli su Pinter in contesti specificamente russi e irlandesi, e con l'inclusione di svariate prospettive, tra cui quelle di Stati Uniti, Spagna, Italia e Israele, oltre che Irlanda e Regno Unito. Alla base, il mio entusiasmo pinteresco, ma non, spero, indiscriminato. Fattore per me comunque importante: sebbene io definisca gli argomenti dei Capitoli in modo piuttosto preciso, tendo, a un certo punto, a muovermi verso una visione d'insieme, suggerendo che la scrittura drammaturgica di Pinter possiede, nel suo complesso, una forte coerenza, un senso di continuità ed evoluzione, e forma un corpus di opere che invita a una costante rivalutazione. Questo mio studio si propone di offrire una di queste prospettive. È un mio tributo alla statura di Pinter come il più grande drammaturgo moderno della Gran Bretagna e la portata della sua importanza nel contesto della cultura britannica e mondiale ― dando prova della sua lealtà e generosità. "Allow the love of the good ghost. They possess all that emotion trapped" (No Man’s Land).

