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Imparare a insegnare in biblioteca/Tra le onde della conoscenza: un vademecum per la programmazione della formazione in biblioteca/Chiarire bisogni e obiettivi, scomporre i problemi, adottare metodi

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Fare formazione implica il possesso e la padronanza di specifiche competenze eppure non è raro incontrare delle organizzazioni, grandi e piccole, nelle quali a farla siano soggetti privi di tali competenze. Si pensa, infatti, che una volta buttati nel mare della formazione, bene o male, chiunque possa imparare a stare a galla, magari ricordando e adattando le proprie esperienze scolastiche.

Ciò che in questo contributo si vuole sottolineare, per rimanere alla metafora acquatica, è che c’è una grande differenza tra il semplice stare a galla e il nuotare con uno stile preciso. Nella formazione convergono conoscenze e competenze che afferiscono a discipline diverse, come la psicologia, la sociologia, la filosofia, l’antropologia, la statistica, la didattica. Per citarne alcune. Discipline che convergono, con i loro metodi, i loro strumenti e le loro tecniche, a progettare, gestire e valutare le diverse fasi del processo formativo. Le azioni citate nel titolo (chiarire bisogni e obiettivi, scomporre problemi, adottare metodi) costituiscono dei veri e propri pilastri del “fare formazione”. Un’azione formativa approssimativa la si riconosce subito poiché le azioni appena citate in essa sono assenti o insufficientemente delineate. La qualità di un’azione e/o  di un progetto dipende in larghissima misura dalla cura con cui sono stati costruiti quei quattro pilastri (ai quali non si può non aggiungere un quinto pilastro, la valutazione). La sede dove, grazie al convergere e alla sinergia di competenze e sensibilità diverse, avviene tale “costruzione” è la progettazione formativa. Ovviamente la complessità dell’azione progettuale e il grado di interdisciplinarità dei contributi alla progettazione delle diverse discipline (psicologia, didattica, sociologia, tecnologia ecc.) dipendono sia dal contesto in cui la formazione si svilupperà (scuola, azienda, università, pubblica amministrazione) sia dalla sua dimensione (singolo intervento in un corso universitario oppure progetto comunitario a cui partecipano più aziende e più atenei di diversi paesi). L’analisi dei bisogni formativi (a quale bisogno specifico, dei partecipanti e dell’organizzazione, deve rispondere l’azione formativa) in un progetto finanziato dal FSE può richiedere, per esempio, competenze sociologiche ed economiche di alto livello. In un corso universitario, invece, i bisogni sono in gran parte noti (piano di studi) e definiti in partenza mentre è richiesta una definizione molto dettagliata e articolata degli obiettivi secondo il criterio delle competenze (quali sono le conoscenze e le abilità che gli studenti saranno in grado di mettere in atto in un determinato contesto come conseguenza dell’azione formativa?). In quest’ultimo caso al tavolo della progettazione è richiesta la presenza di esperti di contenuti, in grado di selezionare e organizzare i contenuti in unità e sotto-unità significative, ma anche di esperti di metodologie didattiche, cioè capaci di individuare “come” trasmettere e/o condividere i contenuti e le esperienze selezionati. Dove il “come” corrisponde sia alla scelta, per esempio, di introdurre in una determinata lezione il metodo cooperativo al posto della lezione frontale, sia alla scelta di più ampia portata, della modalità a distanza al posto di quella in presenza o di una combinazione di entrambe le modalità, per un intero corso universitario o perfino per un intero corso di laurea. È evidente come in quest’ultimo caso sia di fondamentale importanza il dialogo, in sede progettuale, tra le competenze di contenuto e quelle metodologiche e tecnologiche.

Quelle appena accennate sono le scelte che costituiscono l’ossatura della progettazione formativa, scelte che si basano sulla capacità di orchestrare saperi, esperienze e sensibilità diversi. Un’orchestrazione che fa la differenza tra lo  stare a galla e il nuotare.