Il pensiero creativo si attiva quanto vengono trovate soluzioni diverse dai quelle che, a prima vista, sembrerebbero le uniche possibili, mettendo in gioco idee e intuizioni che superino una catena logica rigida.
La creatività non è un dono di alcuni e può essere amplificata attraverso. Le biblioteche, da questo punto di vista, sono gli ambienti ideali per sviluppare il pensiero creativo di chi ci lavora e di chi le frequenta. Hanno tutto ciò che serve per farlo. Prima di tutto la possibilità di costruire reti sociali e attirare popolazioni diverse a cui garantiscono un accesso universale alle risorse e ai servizi. Le biblioteche si modificano a partire dai bisogni delle comunità di riferimento. E poi ci sono le attività bibliotecarie, in modo particolare quelle di Information literacy. La capacità che si innesca di creare informazioni con la consapevolezza critica dell’ecosistema informativo, si posiziona alla base dei processi creativi.
Pensiamo, ora, alle fasi in cui si articolano le attività di Information Literacy: l'identificazione del bisogno informativo, la ricerca di informazioni, la valutazione delle fonti, organizzazione e l'uso delle informazioni e la loro comunicazione e condivisione. La corrispondenza con la scala del processo creativo risulta evidente anche a una prima osservazione.
Le biblioteche senza bibliotecari creativi non possono essere un fulcro creativo, però.
Dovranno impegnarsi perché i bibliotecari sviluppino al massimo le loro capacità creative . In che modo questo può avvenire?
Partecipando a pratiche riflessive. come quelle avviate con nei gruppi di lavoro del Convegno delle Stelline, come questo sui bibliotecari educatori, che lavora insieme da due anni.
Usando metodi di creativi strutturati, come il Design thinking.
Sviluppando ambienti di apprendimento collaborativo, in cui i partecipati ai corsi siano coproduttori di conoscenze.
Guardandosi e guardando le cose attraverso discipline diverse e combinando idee da campi apparentemente non correlati.