Vai al contenuto

Imparare a insegnare in biblioteca/Tra le onde della conoscenza: un vademecum per la programmazione della formazione in biblioteca/Vincere la paura, circoscrivere il problema, individuare fonti d’ispirazione e da chi imparare, valutare le risorse

Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.
Indice del libro

“Una biblioteca è un luogo dove si impara ciò che gli insegnanti hanno paura di insegnare”. Questa provocazione del giurista ed avvocato statunitense Alan Morton Dershowitz [1] esemplifica al meglio il processo di evoluzione maturato, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, da  un’idea di biblioteca  prioritariamente concentrata su collezioni e servizi a una biblioteca davvero in grado di interpretare un ruolo di costruttrice di comunità [2], e quindi pienamente orientata ad assolvere alla propria vocazione di centro di apprendimento permanente, espressa a chiare lettere  nel Manifesto IFLA-UNESCO delle biblioteche pubbliche [3].

Dalla prospettiva del bibliotecario, come vincere la paura di affrontare il mare ondoso di questa nuova sfida professionale? Come imparare ad esercitare concretamente competenze ed attitudini che non costituiscono ancora un pilastro del nostro curricolo formativo a livello professionale?

In primo luogo, acquisendo consapevolezza del fatto che siamo in buona compagnia: pure chi pratica educazione ed insegnamento in un contesto “tradizionale” è costantemente alle prese col timore di non risultare all’altezza, soprattutto nell’operare in una società in continua e costante evoluzione [4].

In secondo luogo, costruendo ed applicando un metodo di lavoro, un algoritmo operativo che possa permettere di destreggiarsi di fronte alle molteplici esigenze dei pubblici in contesti molto diversi fra loro, e di cui questo lavoro intende proporsi quale modello sintetico. Primo passo, propedeutico all’organizzazione di un’esperienza di apprendimento vincente, la definizione precisa dell’esigenza formativa/informativa a cui rispondere, operata [5]:

  1. circoscrivendo il tema o i temi oggetto dell’occasione formativa; le abilità o le competenze che i fruitori dovranno acquisire al termine dell’esperienza;
  2. definendo, a livello qualitativo e quantitativo, il pubblico o i pubblici di riferimento;
  3. Valutando gli spazi, le attrezzature e i tempi a disposizione.

Un’analisi accurata dovrebbe permetterci di individuare la metodologia didattica più efficace ed adatta per rispondere al “caso” a noi assegnato; gli strumenti di confronto disponibili, in tal senso, possono essere molteplici: per esempio, il portale “Metodologie didattiche a confronto” a cura del progetto Impara Digitale, liberamente consultabile in rete [6]

A questo punto, dovremmo sentirci pronti per lasciare la terraferma e immergerci in acqua, affrontando la progettazione specifica dell’appuntamento formativo a noi assegnato.

  1. Citato in Roberto Cattani, Biblioteche in fiamme, Torino, Einaudi, 2021, p. 3.
  2. David Lankes, The Atlas of New Librarianship, Cambridge (MA), MIT Press, 2011.
  3. IFLA, UNESCO, Manifesto IFLA-UNESCO delle biblioteche pubbliche 2022; pubblicato in “AIB Studi”, 62(2), p. 431–434. https://doi.org/10.2426/aibstudi-10097.
  4. Haim Homer, Daniele Piacentini, Insegnanti Coraggiosi : superare critiche e difficoltà migliorando status, legittimazione e supporto, Roma, Alpes Italia, 2022; Gaetano Cotena, Insegnare senza farsi male : Le competenze emotive e relazionali del docente e la prevenzione dello stress in classe, Torino, UTET Università, 2021.
  5. Sul tema si vedano le linee guida dell’Association of College and Research Libraries (ACRL) <https://www.ala.org/acrl/standards/teachinglibrarians>, riportate parzialmente nel capitolo “Conoscere le pratiche pedagogiche” del “ del wikibook “Diventare un bibliotecario educatore all'università” <https://it.wikibooks.org/wiki/Diventare_un_bibliotecario_educatore_all%27universit%C3%A0/Conoscere_le_pratiche_pedagogiche>.
  6. https://www.metodologiedidattiche.it/