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Informazione e disinformazione/Fake news nella filosofia

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Indice del libro
Un esempio famoso di complottismo è quello sull'allunaggio

Il legame tra il fenomeno delle fake news e la filosofia è netto nel punto di contatto fondamentale con il relativismo gnoseologico: per i sofisti come Protagora la verità non è un dato oggettivo ma dipende dal soggetto che la percepisce. Questo principio si riflette oggi e nel meccanismo di sfiducia propri dei complottisti, i quali, rifiutando l'autorità degli esperti, costruiscono una propria verità alternativa basata non sui fatti, ma sulla forza persuasiva di una narrazione che soddisfa i propri sospetti. Proprio come i sofisti utilizzavano la retorica per rendere più forte l'argomento più debole, le moderne fake news narrano falsità come trame orchestrate da agenti intenzionali.

Questa manipolazione del linguaggio trova un parallelo perfetto nella figura dei "bastian contrari”: coloro che contrapponendosi al pensiero critico generale, non cercano la verità attraverso il metodo scientifico o dialettico, ma usano la parola per contrapporsi sistematicamente alla versione ufficiale, creando un universo in cui l'apparenza e la persuasione contano più della realtà verificabile. In ultima analisi, sia la sofistica antica che il complottismo moderno trasformano il sapere in uno strumento di potere e di appartenenza ideologica, dove il criterio di validità di una notizia non è la sua veridicità, ma la sua capacità di confermare una visione del mondo preesistente e di persuadere chi è già predisposto a

dubitare.

immagine rappresentativa del famoso complotto della Terra piatta.

A questo si aggiunge il paradosso del "Mito della Caverna" invertito: mentre Platone cercava la verità fuori dalle ombre, il complottista moderno scambia le proprie ombre per l'unica luce, convinto che la versione ufficiale sia l'inganno. La dialettica socratica, intesa come ricerca comune, viene così sostituita da un soliloquio digitale dove la verità (aletheia) scompare: non conta più svelare la realtà, ma difendere la propria "iperrealtà" soggettiva contro ogni prova contraria.