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Jack Kerouac/Introduzione

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Indice del libro

INTRODUZIONE

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Per approfondire, vedi Beat Generation (it), Beat Generation (en), Beatnik (it), Beatnik (en), Opere di Jack Kerouac, Jack Kerouac Bibliography e Cronologia di Duluoz.
Locandina del film The Beat Generation (1959)

Nel 2022, centenario della nascita di Jack Kerouac, la Beat Studies Association ha celebrato l'occasione con un convegno dedicato alla sua opera. A questo convegno si sono riuniti studiosi pionieri negli studi su Kerouac, tra cui Ann Charters e Dennis McNally, autori delle sue prime biografie, pubblicate rispettivamente nel 1973 e nel 1979. A questi studiosi si sono uniti altri membri della vecchia guardia degli studi su Kerouac, nonché giovani generazioni di studiosi interessati a comprendere la sua vita e la sua eredità letteraria in modi nuovi e spesso sorprendenti.

Il programma di detta conferenza è disponibile in pdf a ⇒ beatstudies.org – Kerouac Conference Program. Quanto segue si basa essenzialmente su tale conferenza, secondo la mia personale interpretazione.

Ciò che mi ha colpito alla Jack Kerouac Centenary Conference è stata l'energia negli studi su Kerouac, la sensazione concreta, palpabile dopo due giorni di presentazioni e conversazioni, che ci sia molto di nuovo da scoprire e apprezzare nella sua opera, anche a cento anni dalla sua nascita e (oggi) a circa cinquantasei anni dalla sua morte. Ann Charters, che aveva incontrato Kerouac per la prima volta nel 1966, ha tenuto il discorso principale, incentrato sulla forma del progetto letterario di Kerouac, la Duluoz Legend, un ritratto in più volumi della sua vita e del suo tempo, intitolato al suo alter ego immaginario, Jack Duluoz. Ancora oggi, i lettori occasionali potrebbero non rendersi conto che Kerouac intendeva che diverse delle sue opere individuali comprendessero "one vast book/un unico vasto libro"; come scrisse in una nota introduttiva a Visions of Cody (Visioni di Cody): "On the Road, The Subterraneans, The Dharma Bums, Doctor Sax, Maggie Cassidy, Tristessa, Desolation Angels and the others are just chapters in the whole work which I call The Duluoz Legend". Sebbene in questo caso Kerouac avesse identificato alcuni libri specifici quali "chapters" della Leggenda di Duluoz, come Charters osservò nel suo discorso principale, non stilò mai un elenco definitivo di ciò che fosse o non fosse da considerare parte della Legend, lasciando un enigma per appassionati e studiosi. Avendo studiato Kerouac per oltre sessant'anni, Charters aveva naturalmente delle idee su quali delle sue opere dovessero essere incluse come capitoli nel "vast book" di Kerouac, eppure il modo in cui procedette la sua presentazione fu notevole, almeno per me. Spiegò con paziente dettaglio le sue ultime riflessioni sulla questione, ma poi rivelò che la sua percezione della Legend era proteiforme, che non sembrava mai finita, e invitò il pubblico di colleghi esperti di Kerouac a una discussione. Lo scambio vivace che ne seguì indicò fino a che punto Kerouac sia un autore vivente, e con ciò intendo dire che la sua opera conserva ancora la capacità di sorprendere e deliziare, di aprire grandi e rilevanti questioni – e, a seconda dei contesti che ci interessano o degli aspetti formali o teorici che mettiamo in risalto – l’opera della sua vita, la Duluoz Legend, può assumere forme diverse, espandendosi o contraendosi organicamente.

Cito questo aneddoto perché testimonia il modo in cui l'opera di Kerouac è in continua evoluzione e cambiamento – anche dopo la sua morte – grazie alle intuizioni dei lettori e agli sforzi dei ricercatori, che, dal lato accademico, si basano su teorie esistenti, riportano alla luce scoperte d'archivio e analizzano opere kerouachiane appena ripubblicate. Infatti, proprio nello stesso anno della conferenza, il 2022, apparve un nuovo libro su Kerouac: Desolation Peak: Collected Writings, a cura di Charles Shuttlesworth. Questo libro è stato pubblicato da Sal Paradise Press, recentemente lanciata da Sylvia Cunha e Jim Sampas, nipote di Kerouac e attuale esecutore testamentario letterario della Jack Kerouac Estate. Desolation Peak contiene scritti inediti di Kerouac, tra cui diari dettagliati che tenne durante la sua osservazione degli incendi su Desolation Peak nell'estate del 1956 (un'esperienza di cui parlò in Desolation Angels), ma anche racconti, frammenti di romanzi, poesie e persino una traslitterazione del sutra buddista "The Diamondcutter of Perfect Knowing". Certamente questo materiale potrebbe cambiare il modo in cui comprendiamo Desolation Angels, la conoscenza del Buddhismo da parte di Kerouac, lo sviluppo di alcune delle sue altre opere e, in effetti, il suo stato d'animo in quel cruciale anno del 1956 – ma potrebbe anche forse cambiare il modo in cui percepiamo la Leggenda di Duluoz stessa. Per gli appassionati di Kerouac, il materiale originale appena pubblicato non può che alterare o arricchire ciò che sapevamo in precedenza su di lui e sulla sua opera, e la pubblicazione di Desolation Peak ha invitato persino Ann Charters a rivalutare le sue idee. Il pezzo che costituisce il Capitolo 1La Leggenda di Duoloz – è nato dai contenuti della succitata Kerouac Centenary Conference.

Dopo questo capitolo introduttivo, il Capitolo 2La professione di autore – spiega come Kerouac irruppe nel mondo dell'editoria con il suo primo romanzo, The Town and the City. Offrendo un supplemento a resoconti precedenti che sottolineavano come la visione artistica intransigente di Kerouac lo mettesse spesso in conflitto con l'industria editoriale, il Capitolo mostra come fosse anche interessato al "commercial success" e che fosse "an engaged, determined, and often savvy negotiator in the literary marketplace". Nonostante l'attenzione di Kerouac al mercato letterario, la sua visione artistica era risoluta, permeata dalla sua profonda conoscenza di una vasta gamma di tradizioni letterarie, filosofiche e religiose. Nancy M. Grace aveva esplorato questa visione nel suo libro Jack Kerouac and the Literary Imagination (2007), e il Capitolo 3 – Le fondamenta dell'esperimento letterario – amplia tale lavoro mostrando come Kerouac attingesse alle sue letture eclettiche "to seek and speak the truth". Per Kerouac, dire la verità era spesso collegato alle nozioni cattoliche di confessione e, come sostiene Grace nel suo libro, "Kerouac consistently worked truth and confession together... twinning and twining them as he grappled with his spiritual and bodily identity as an American writer living in two conflicting Americas".

Il Capitolo 4 – La prosa spontanea di Kerouac – dimostra che l'innovazione distintiva di Kerouac, la Prosa Spontanea, trasforma "writing from a medium for composing into a medium for performing". La Prosa Spontanea kerouachiana riformula il meccanismo della scrittura, la testualità della scrittura, alterando il modo in cui i caratteri alfabetici si relazionano al suono e, di conseguenza, alterando il modo in cui il tempo e la temporizzazione funzionano all'interno della scrittura. Il Capitolo offre quindi nuove teorie per apprezzare il complesso – e spesso frainteso – sviluppo della Prosa Spontanea da parte di Kerouac. In quest'ottica, il Capitolo 5Estetica nei sotterranei – approfondisce The Subterraneans, un romanzo che Kerouac scrisse in tre giorni utilizzando i principi della Prosa Spontanea. Attraverso una lettura dettagliata di The Subterraneans, il Capitolo 5 concorda col Capitolo 4 sull'importanza di questo metodo sia per la visione di Kerouac che per le lettere del XX secolo, sostenendo che, con The Subterraneans, Kerouac scatenò una forma narrativa ibrida la cui radicale logica compositiva e organizzativa richiedeva una rivalutazione della forma e della funzione del romanzo narrativo americano a metà del XX secolo.

Il Capitolo 6Kerouac e gli anni ’50 – adotta un approccio ad ampio raggio, esaminando i contesti culturali e politici di un decennio in cui Kerouac produsse alcune delle sue opere più importanti, tra cui il suo romanzo più noto, On the Road, ma anche The Dharma Bums, The Subterraneans, Mexico City Blues, Visions of Gerard, Tristessa, Maggie Cassidy, Doctor Sax, e Visions of Cody, tra gli altri. Delineando i principali contesti culturali e politici legati in gran parte alla Guerra Fredda, il Capitolo mostra come Kerouac emerga in questo periodo come ribelle e a tratti conservatore, come delinquente di vario tipo, ma anche patriota. La vera identità di Kerouac come scrittore "ribelle" o controculturale è svelata nel Capitolo 7Impatto di ‘On the Road’ sulla controcultura anni ’60. Questo Capitolo integra resoconti più noti di quel romanzo come testo paradigmatico della "strada" degli anni ’50 – cosa che sicuramente fu – per indagarne invece i profondi e persistenti effetti sulla controcultura degli anni ’60, che univa un'etica rock a un'etica mutuata da On the Road. Uso On the Road per sciogliere la spinosa questione di come gli anni ’50 siano diventati gli anni ’60, un argomento che illustra anche la continua importanza storica e culturale di Kerouac.

Il Capitolo 8‘Vanity of Duluoz’ e gli anni ’60 – si concentra sull'ultimo grande romanzo di Kerouac, Vanity of Duluoz, uno sguardo retrospettivo al periodo della sua vita dal 1935 al 1946 nel contesto degli anni ’60, un decennio tumultuoso che sembrava essergli passato accanto, solo sfiorandolo. Come dimostro, Vanity of Duluoz documenta con forza la lotta di Kerouac nel conciliare la sua educazione tradizionale e ‘conservatrice’ con le nascenti energie ribelli del ‘Beat’, nate negli anni ’40 e proseguite fino agli anni ’60. Il Capitolo 9Il conflittuale "Re dei Beatnik" – prosegue l'esplorazione dell'ultimo decennio di Kerouac esaminando un gruppo di "opere tarde": Big Sur, Desolation Angels, Satori in Paris e, brevemente, Vanity of Duluoz, per mostrare come la fama indesiderata di Kerouac quale "portavoce" della sua generazione abbia influenzato la sua scrittura e la sua visione del mondo.

Come la maggior parte dei lettori più devoti di Kerouac sa, nonostante la duratura popolarità e l'impatto culturale di On the Road, Kerouac non fu soddisfatto dei risultati, ritenendoli ancora troppo convenzionali e non sufficientemente esemplificativi delle sue idee su cosa la prosa moderna dovesse fare o essere. Iniziò quindi a rivedere il materiale in un nuovo libro, intitolato Visions of Cody, un romanzo formalmente molto più complesso che molti osservatori considerano il suo capolavoro. Il Capitolo 10‘Visions of Cody’ come metanarrazione – spiega in dettaglio perché Visions of Cody sia l'esempio più di "vasta portata" della forma sperimentale di Kerouac: "“A compendium of nonlinear forms in the encyclopedic tradition of Moby-Dick, Visions of Cody comprises a synthesis of Kerouac’s most far-reaching ideas over two decades of experimentation and, as such, is the key to understanding the radicalism of the Duluoz Legend". Anche il Capitolo 11Rendere presente il passato: Kerouac e la memoria – analizza l'opera più sperimentale di Kerouac, concentrandosi principalmente sullo strano, avvincente e inclassificabile romanzo di Kerouac sulla sua infanzia a Lowell, Doctor Sax. Il giovane Jack Kerouac era soprannominato "Memory Babe" per la sua prodigiosa capacità di ricordare, e il Capitolo si immerge nella funzione della memoria nella sua opera, sostenendo che la scrittura di Kerouac si sforza di creare un'esperienza dell'evento passato nel momento presente. Passando dalla narrativa alla poesia, nel Capitolo 12Ritmi filati: Jack Kerouac come poeta – rivolgo l'attenzione alle sperimentazioni formali di Kerouac in poesia, concentrandomi su due filoni molto diversi di vena: i "choruses" di ispirazione jazz presenti nel suo volume di poesie, Mexico City Blues, e i suoi sforzi per sviluppare una forma americana di haiku, presenti in Book of Haikus e altrove. In definitiva, dimostro che Kerouac è stato un importante innovatore poetico e il Capitolo dovrebbe incoraggiare maggiori studi sulla sua opera in quel genere.

Gli ultimi sei Capitoli esaminano alcune questioni chiave nell'opera di Kerouac e propongono nuovi contesti per comprendere la sua scrittura. Il Capitolo 13Rappresentazioni delle donne – rende conto del fatto che uno scrittore coerente che si ammira può spesso essere letto come "sexist, misogynist, essentialist, racist". Le due valutazioni rimangono in un'opposizione irrisolvibile, e il Capitolo attraversa una vasta gamma di opere di Kerouac nella convinzione che non esiste uno scrittore del XX secolo della sua stessa grandezza, sebbene la sua scrittura possa deludere e alienare. Nel Capitolo 14Kerouac e nigrizia – sono meno sicuro della grandezza di Kerouac, rovinata com'era dai problemi nel suo rapporto con la negritudine. Questo Capitolo inizia con l'osservazione che Kerouac era da tempo affascinato dalla blackness e da certe modalità di produzione culturale nera (in particolare il bop) ed è critico nei suoi confronti perché "his often superficial readings ignore the reality of Black constraint, subsequently rendering Black life discrepant with the lived experience of Blackness in America. Problematically, his longing is ultimately predicated on Black silence and evasion of Black interiority". Lungi dall'essere agiografici o addirittura celebrativi, questi Capitoli invitano i lettori a riflettere sul nesso di questioni sociali e culturali di genere e razzializzate che permeano l'opera di Kerouac.

Lo stesso vale per il Capitolo 15Multilinguismo e cultura globale – in cui affermo che comprendere Kerouac significa riconoscere "his situation as a multilingual migrant of peasant heritage, displaced from the national metropole of France and the drifting colony of Québec by the global shifts of empire". Dimostro non solo come Kerouac mirasse a portare l'estraneità nella sua prosa inglese mescolandola con la sua lingua madre, ma anche come estende le sue esplorazioni alle numerose lingue e popolazioni del Nord America e indica geografie più remote, risultando in "an appeal to a global literature that might not yet have existed in his time, that may still not yet exist, no less than a call to recognize and galvanize global culture".

Un altro aspetto della cultura globale che permea gran parte dell'opera di Kerouac sono le scritture e la filosofia buddhiste, con cui si dedicò a vari livelli di profondità nel corso della sua vita. In opere come The Scripture of the Golden Eternity, Some of the Dharma, Wake Up: A Life of the Buddha, The Dharma Bums e Mexico City Blues, tra le altre, Kerouac si confrontava con le idee buddhiste; andando oltre queste opere pubblicate, nel Capitolo 16Le due fasi del buddhismo americano di Kerouac – mi baso su oltre cento ore di ricerche negli archivi di Kerouac per sostenere che il suo periodo buddhista dovrebbe essere suddiviso in un "Primo Periodo Buddhista" (1953-58) e un "Tardo Periodo Buddhista" (1959-metà anni ’60)", rivelando che l'impegno di Kerouac con la religione fu molto più lungo di quanto precedentemente delineato. Riprendendo alcuni degli stessi testi del Capitolo 16, nel Capitolo 17Ambivalenze come scrittore ambientalista – dimostro come il sincretismo Est-Ovest, spesso poco ortodosso, riscontrato in questi testi, si traduca anche in particolari tipi di preoccupazioni ecologiche. Il Capitolo accompagna i lettori attraverso il complicato e "ambivalente" rapporto di Kerouac con l'ambiente naturale, sostenendo che, in seguito ai suoi studi buddhisti, "the embeddedness of the human mind in the nonhuman combined with a serene acceptance of the latter’s elusiveness actually constitutes one of Kerouac’s important, if paradoxical, contributions to an understanding of the web of environmental continuities". Ma noto anche come in molte delle sue opere sia evidente una paura più oscura del naturale, e il Capitolo delinea queste tensioni nella sua opera.

Infine, in gemellaggio col Capitolo 1, nel Capitolo 18Elementi essenziali della prosa in archivio – esploro quella che potremmo definire l'era archivistica negli studi su Kerouac, forse inaugurata quando Ann Charters pubblicò la prima bibliografia dell'opera di Kerouac nel 1967. Il Capitolo nota che Kerouac era meticoloso nell'archiviazione delle sue opere e osserva che, in termini di volume, i "Jack Kerouac Papers" ora conservati nella Berg Collection della New York Public Library si distinguono "as one of the most imposing sets of literary papers of the twentieth century". Rivisitando in modo giocoso il titolo di uno dei brevi testi simbolo di Kerouac, "Essentials of Spontaneous Prose", sostengo che l'opera di Kerouac deve essere rivalutata come un caso unico di utilizzo letterario dell'archivio ed esploro un obiettivo comune della Prosa Spontanea e degli impulsi archivistici di Kerouac: "to record and preserve all experience for posterity". Come il Capitolo dimostra infine, avvicinarsi a Kerouac attraverso l'archivio cambia la nostra comprensione di alcuni dei suoi libri più importanti, e quindi il Capitolo presenta un altro entusiasmante sviluppo negli studi su Kerouac.

Nel loro insieme, i Capitoli sono creati per essere una vera e propria miniera di approfondimenti critici sullo scrittore e sulla sua opera, spaziando da ampie panoramiche ad analisi testuali approfondite, fino a quadri teorici che possono aiutarci a comprendere il suo posto nella storia letteraria e culturale sotto una nuova luce. La mia speranza è che questo libro sia utile a studiosi, studenti e appassionati, che chi si avvicina per la prima volta a Kerouac trovi spunti gratificanti per ulteriori approfondimenti e che i veterani possano scoprire qualche dettaglio che non avevano considerato, magari rivisitando in modo nuovo alcuni aspetti della sua opera.

Anche a tale scopo, nell’Appendice riporto uno stralcio di On the Road.

Hic calix!