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Microscopio ottico a scansione nel campo vicino (SNOM)
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La microscopia ottica a scansione nel campo vicino (Scanning Near-Field Optical Microscope SNOM) è una tecnica di microscopia che combina elementi della microscopia ottica tradizionale e della microscopia a sonda (come AFM e STM). È considerata una tecnica ibrida perché utilizza luce come nella microscopia ottica, ma la rilevazione avviene tramite una punta nanometrica in prossimità immediata del campione, come nelle tecniche di microscopia a sonda. Questo consente di ottenere una risoluzione che supera il limite fondamentale della diffrazione della luce.
Nello SNOM si fa interagire un fascio luminoso con un campione attraverso una apertura o punta molto più piccola della lunghezza d’onda della luce utilizzata. Poiché l’interazione avviene nel campo vicino (entro poche decine di nanometri dalla superficie), la risoluzione non è più limitata dalla diffrazione, ma dalla dimensione della punta, permettendo di raggiungere risoluzioni dell’ordine dei 10–50 nm, ben al di sotto delle capacità della microscopia ottica convenzionale.
La nascita dello SNOM risale ai primi anni ’80[1], quando i ricercatori cercavano una soluzione pratica per superare il limite di diffrazione che rendeva la microscopia ottica incapace di risolvere dettagli inferiori a circa 200–300 nm. Il concetto del campo prossimo era noto da decenni, ma solo con l’avvento delle prime tecniche di microscopia a sonda (AFM e STM) e lo sviluppo di fibre ottiche nanometriche ha permesso di costruire strumenti capaci di controllare e sfruttare la luce nel campo vicino. Le prime dimostrazioni pratiche[2] hanno aperto la strada a un’intera nuova classe di tecniche ottiche ad alta risoluzione.
Meccanismo di funzionamento dello SNOM
[modifica | modifica sorgente]Lo SNOM sfrutta la propagazione della luce nel campo vicino (near-field), cioè in una regione estremamente prossima alla superficie del campione, tipicamente a una distanza inferiore a 20–50 nm. In questa zona la luce non si comporta come un’onda libera, ma come un insieme di componenti evanescenti, che decadono esponenzialmente e non sono soggette ai limiti di diffrazione. Il principio di funzionamento dello SNOM consiste nel generare, mantenere e rilevare queste componenti evanescenti tramite una punta o un’apertura nanometrica.
Lo SNOM utilizza una punta affilata o una fibra ottica con apertura sub-lunghezza d’onda (circa 50–100 nm) rivestita da metallo tranne che sulla sommità. La punta ha due ruoli fondamentali: generare il campo vicino (nel caso di modalità illuminazione–rivelazione) e raccogliere il campo vicino generato dal campione (modalità raccolta). In molti strumenti moderni, svolge entrambi i ruoli (modalità illuminazione/raccolta). Poiché il diametro dell’apertura è molto inferiore alla lunghezza d’onda della luce impiegata, il fascio ottico costretto nella punta genera una distribuzione altamente confinata, che non può propagarsi liberamente: questa è la sorgente del campo evanescente ad alta risoluzione.
La punta viene portata a una distanza di pochi nanometri dalla superficie del campione, tipicamente regolata tramite feedback topografico simile alle modalità usate per l'AFM, che stabilizza la distanza e impedisce collisioni. L’interazione ottica avviene quindi senza propagazione nel campo lontano, ma tramite accoppiamento diretto della luce con le proprietà locali del materiale (assorbimento, riflettanza, fluorescenza, indice di rifrazione, risposta plasmonica).

Il campione (o la punta) viene spostato punto per punto tramite scanner piezoelettrici, seguendo una classica scansione raster come nei microscopi a sonda. A ogni punto si mantiene la distanza nanometrica costante e allo stesso tempo si misura l’intensità o la fase della luce raccolta. Si può eventualmente registra la topografia della superficie tramite la stessa punta. Il risultato è una mappa spaziale delle proprietà ottiche locali con risoluzione determinata principalmente dal diametro della punta. Il grande vantaggio è che la risoluzione finale non dipende dalla lunghezza d’onda, ma dalla dimensione fisica della punta, permettendo di visualizzare dettagli inferiori ai 50 nm.
Quando un’onda elettromagnetica interagisce con un oggetto o si propaga nello spazio, il comportamento del campo varia fortemente in funzione della distanza dalla sorgente. Per comprendere il principio di funzionamento dello SNOM è essenziale distinguere tra campo lontano (far field) e campo vicino (near field).
- Il campo lontano è la regione in cui l’onda elettromagnetica si è completamente formata e si propaga come un’onda radiante libera. Caratteristiche principali sono:
- il fronte d’onda è quasi piano;
- le componenti elettrica e magnetica sono tra loro perpendicolari e in quadratura di fase, come in un’onda piana;
- l’intensità si attenua come ;
- le informazioni spaziali disponibili sono limitate dalla diffrazione, cioè dalla relazione risolutiva .
In pratica, nel campo lontano vale l’ottica classica: la risoluzione non può superare il limite imposto dalla lunghezza d’onda della luce utilizzata.
- Il campo vicino è la regione immediatamente adiacente alla sorgente o all’oggetto, tipicamente entro distanze dell’ordine di decine o centinaia di nanometri, molto inferiori alla lunghezza d’onda della luce (). Caratteristiche fondamentali:
- il campo è dominato da componenti evanescenti, che non si propagano lontano, ma decadono esponenzialmente con la distanza;
- queste componenti contengono informazioni ad alta frequenza spaziale (dettagli molto più piccoli di ;
- le componenti elettrica e magnetica non sono più in relazione semplice come nel campo lontano; possono essere presenti contributi quasi elettrostatici o quasi magnetostatici;
- l’intensità non segue una legge semplice come , poiché i campi evanescenti non trasportano energia nel senso usuale, ma oscillano localmente.
Lo SNOM sfrutta proprio i campi evanescenti del campo vicino per superare i limiti della diffrazione. Poiché questi campi contengono informazioni su strutture inferiori alla lunghezza d'onda, se si riesce a campionarli a distanza nanometrica con una punta affilata, è possibile ottenere immagini con risoluzioni dell’ordine di 10–50 nm, ben al di sotto dei limiti dell’ottica convenzionale.
Modalità operative
[modifica | modifica sorgente]Le modalità operative principali dello SNOM si basano sulla tecnica di scansione della sonda vicino al campione e sulla gestione dell'interazione luce-materia in campo vicino.
Modalità di Funzionamento Ottico
[modifica | modifica sorgente]Poiché l’apertura è più piccola della lunghezza d’onda, essa sopprime quasi del tutto la propagazione di onde nel campo lontano, consentendo l’accesso ai soli campi evanescenti responsabili della risoluzione sub-diffrazione. Queste modalità sono definite dal modo in cui la luce viene accoppiata al campo vicino del campione:
- Illuminazione dalla punta (Illumination Mode): la luce laser viene accoppiata attraverso la fibra ottica fino all'apertura sub-lunghezza d'onda della sonda. La luce che emerge dall'apertura illumina una regione nanometrica del campione, generando onde che si propagano nel campo lontano e vengono raccolte da un obiettivo convenzionale e rilevate.
- Raccolta dalla punta (Collection Mode): il campione è illuminato da un fascio laser convenzionale (in campo lontano). La sonda SNOM è usata per raccogliere la luce in campo vicino (ad esempio luce riflessa, trasmessa o di fluorescenza) solo da una regione nanometrica, convertendo il campo vicino in un'onda propagante rilevabile.
- Illuminazione e raccolta dalla punta (Illumination-Collection Mode): la luce viene inviata e raccolta attraverso lo stesso foro o in configurazioni di riflessione.
Modalità di feedback
[modifica | modifica sorgente]Per mantenere la punta molto vicina al campione (nella zona di campo vicino) e per evitarne la rottura, è essenziale un meccanismo di controllo della distanza, spesso mutuato dall'AFM:
- Feedback a forza costante (Constant Force Feedback): simile al funzionamento dell'AFM. La sonda (spesso un cantilever) viene fatta oscillare, e un sistema di feedback regola la distanza (asse verticale) per mantenere costante la forza (o l'ampiezza di oscillazione), tracciando contemporaneamente la topografia del campione.
- Feedback a forza di taglio (Shear Force Feedback):
Utilizza una sonda (tipicamente una fibra ottica appuntita) montata su un diapason che viene fatto oscillare lateralmente. Quando la punta si avvicina troppo alla superficie, le forze di taglio smorzano l'oscillazione. Il sistema di feedback mantiene costante l'ampiezza dell'oscillazione laterale per controllare la distanza.

Modalità avanzate per nano-imaging
[modifica | modifica sorgente]Per applicazioni più complesse nella nanotecnologia, esiste anche:
- SNOM senza apertura (Apertureless SNOM o s-SNOM): non utilizza un'apertura, ma una punta AFM metallica illuminata esternamente. La punta agisce come una minuscola antenna che genera un nano-fuoco, disperdendo la luce del campo vicino. Offre una risoluzione spaziale ancora più alta (fino a sotto i 10 nm) ed è spesso combinato con la spettroscopia nano-FTIR per l'imaging chimico su scala nanometrica.
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Dieter W. Pohl Optical near field scanning microscope, US-Patent Nr. 4604520, (1982), EP patent 0112401
- ↑ U. Durig, Dieter W. Pohl e Franziska Rohner; Near-field optical-scanning microscopy; Journal of applied physics 59 (1986) 3318.
BIBLIOGRAFIA
[modifica | modifica sorgente]- Anatoly V. Zayats e David Richards; Nano-optics and near-field optical microscopy; Artech House, (2009).