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Rapsodie americane/Capitolo 5

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Moravagine (1926) – copertina originale
Moravagine (1926) – copertina originale

Capitolo 5: Moravagine

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Per approfondire, vedi Moravagine (fr), Moravagine (it) e Moravagine (en).

Tra il 1925 e il 1936, Blaise Cendrars fu quasi costantemente in viaggio. Il successo di L’Or e di Moravagine (1926), Le Plan de l'Aiguille e Les Confessions de Dan Yack (entrambi del 1929) gli permise di viaggiare molto, sia in Sud America che in Francia, dove attraversò il Paese a bordo della sua Alfa Romeo personalizzata per lui da Georges Braque. In quegli anni fu a Parigi (ovviamente), Biarritz, Madrid, Le Tremblay-sur-Mauldre (dove lui e Raymone, che sarebbe poi diventata sua moglie, possedevano una casa insieme), La Redonne (una calanque isolata vicino a Marsiglia, dove tentò di finire di scrivere Le Plan de l’Aiguille ma scoprì che la vista dalla sua finestra sul Mediterraneo blu era troppo; anni dopo, scrisse che "Un écrivain ne doit jamais s’installer devant un panorama, aussi grandiose soit-il" (OC 5:115), Nantes, Monpazier (dove incontrò il suo traduttore e sostenitore americano, John Dos Passos) e gli Stati Uniti, dove attraversò il continente nordamericano in treno.

I romanzi che scrisse in questo periodo sono notevoli. Moravagine è forse il suo romanzo più letto oggi, ed è uno dei primi libri che Henry Miller tentò di leggere nell'originale francese. È una storia bizzarra, narrata da un medico che cade sotto l'incantesimo di uno deie suoi pazienti, il Moravagine del titolo, che aiuta a fuggire da un manicomio strettamente sorvegliato. Una volta liberi, Moravagine e il suo medico/cospiratore, che verrà chiamato Raymond la Science, viaggiano per il mondo, commettendo omicidi e fomentando la rivoluzione negli anni precedenti lo scoppio della Prima guerra mondiale. Si recano a Berlino, dove Moravagine si registra come studente sotto falso nome, si occupa dei suoi studi durante il giorno e uccide giovani donne in vicoli bui di notte (prefigurando, forse, il film M di Fritz Lang del 1931); in Russia, dove fomentano la rivoluzione e fuggono poco prima di una repressione da parte delle autorità; negli Stati Uniti, dove attraversano il continente, vanno a caccia di oro e diamanti nel deserto del sud-ovest e fuggono da New Orleans inseguiti da una banda armata di aspiranti rapinatori; nel misterioso e remoto Orinoco del Sud America, dove vivono tra il popolo Jivaro, combattono la malaria e dove Moravagine è acclamato come un dio vivente; in Francia, dove vivono a Parigi e poi a Chartres, dove Moravagine impara a pilotare aeroplani (è a Chartres che Blaise Cendrars fa un'apparizione cameo nel suo romanzo, introdotto da Champcommunal, l'istruttore di volo: "Messieurs, dit-il, permettez-moi de vous présenter mon lieutenant, Blaise Cendrars" – OC 2:390) e sia Raymond la Science che Moravagine si arruolano nell'esercito francese quando scoppia la Prima guerra mondiale; a Cannes, dove Raymond la Science si riprende dall'amputazione della gamba sinistra, resa necessaria da una ferita di guerra, e nell'ospedale militare incontra nuovamente Cendrars, a cui è stato amputato il braccio destro; alla vicina isola di Sainte-Marguerite, dove Raymond trova Moravagine rinchiuso nel "Centro Neurologico N. 101-B", dove è fuori di testa e crede di essere sul pianeta Marte, e dove muore: "Moravagine est mort le 17 février dans cette même chambre qui fut si longtemps occupée, sous Louis XIV, par celui que l’histoire connaît sous le nom de l’Homme au Masque de Fer. Pure coïncidence anecdotique et non pas symbolique" (OC 2:407). Moravagine lascia fascicoli dei suoi scritti a Raymond, con titoli come "L'An 2013", "La Fin du Monde" e "L'Unique Mot de la Langue Martienne". Raymond afferma che Moravagine è sepolto in un cimitero militare a Sainte-Marguerite, dove sulla sua lapide è tracciata la seguente iscrizione: "CI-GÎT UN ÉTRANGER" (OC 2:425).

Moravagine è un romanzo molto studiato, e a ragione. Oltre ai suoi viaggi in giro per il mondo, al caos e agli omicidi seriali, il libro offre estesi voli di fantasia filosofica che toccano psicologia, sociologia, medicina, linguistica e altri campi diversi. Ai fini di questo mio studio, tuttavia, un capitolo è cruciale: il capitolo "m" (invece di essere numerati, i capitoli corrispondono alle lettere dell'alfabeto, dalla a alla z), intitolato "Nos Randonnées en Amérique". Nonostante il titolo, il capitolo non racconta le divagazioni di Raymond e Moravagine in America. È piuttosto una riflessione sulla modernità, con gli Stati Uniti che fungono da esempio de "le principe de l’utilité". Cendrars inizia:

« Pour un homme d’aujourd’hui, les U.S.A. offrent un des plus beaux spectacles du monde. Ce machinisme intensif fait penser à l’industrie prodigieuse des hommes de la préhistoire. Quand on rêve dans la carcasse d’un gratte-ciel ou dans le pullman d’un rapide américain, on découvre immédiatement le principe de l’utilité. »
(OC 2:345)

Tale principio di utilità non è nuovo né esclusivo degli Stati Uniti, anche se per Cendrars trova il suo apogeo in America. Esisteva anche per gli esseri umani preistorici: "l’homme des cavernes qui emmanchait sa hache de pierre, qui en incurvait le manche pour l’avoir mieux en main" (OC 2: 345). Nella modernità, il principio di utilità (che risulta essere anche un principio estetico) si manifesta in "les routes, les canaux, les voies ferrées, les ports, les contreforts et les murs de soutènement et les talus, les lignes électriques à haute tension, les conduits d’eau, les ponts, les tunnels, toutes ces lignes droits et ces courbes qui dominent le paysage contemporai", il tutto "imposent leur géométrie grandiose" (OC 2:345). Ma l’espressione più potente di questo principio, secondo Cendrars, si trova nella specializzazione dell’agricoltura:

« En moins de cinquante ans, elle a transformé l’aspect du monde dont elle dirige l’exploitation avec une maîtrise étonnante. Il lui faut des produits, des matières premières, des plantes, des animaux à broyer, à triturer, à transformer. Alors, elle dissocie et désagrège. Sans aucun souci de la nature de chaque région, elle acclimate telle culture, elle proscrit telle plante, elle bouleverse telle économie séculaire. La monoculture tend à transformer, sinon la planète, du moins chacune des zones de la planète. L’agriculture d’aujourd’hui, basée sur l’économie du travail humain, soulagé à la fois par le travail de l’animal et l’emploi d’un outillage perfectionné qui, parti de la charrue, aboutit aux machines agricoles modernes, agriculture de plus en plus scientifique, excelle à adapter les plantes au terrain et au climat, à fournir au sol des engrais abondants et rationnellement distribués. Elle ne cultive, relativement à la surabondance végétale de la nature, qu’un tout petit nombre d’espèces judicieusement choisies. Il y a chez l’homme moderne un besoin de simplification qui tend à se satisfaire par tous les moyens. Et cette monotonie artificielle qu’il s’efforce de créer, et cette monotonie qui envahit de plus en plus le monde, cette monotonie est le signe de notre grandeur. Elle marque l’empreinte d’une volonté, d’une volonté utilitaire; elle est l’expression d’une unité, d’une loi qui régit toute notre activité moderne: la loi de l’utilité. »
(OC 2:345-6)

Cendrars, scrivendo nel 1926, è straordinariamente lungimirante qui, e di fatto in tutto questo capitolo di Moravagine. La specializzazione e la concentrazione dell'agricoltura da lui notate sono diventate ancora più diffuse negli ultimi cento anni. La trasformazione di animali, piante e materie prime in prodotti riorganizzati e riconfigurati che descrive sembra ben adattarsi agli alimenti trasformati che oggi inondano i nostri mercati e intasano il nostro apparato digerente. La coltivazione di piante alimentari in tutto il mondo, senza riguardo per i modelli naturali di distribuzione delle specie, è una veritiera anticipazione dei meccanismi dell'agricoltura nell'economia globale.

La modernità, secondo Cendrars, sembra incredibilmente complessa e, forse paradossalmente, dà origine a un forte bisogno di semplificazione, di imposizione di ordine e precisione:

« Il y a chez l’homme moderne un besoin de simplification qui tend à se satisfaire par tous les moyens. Et cette monotonie artificielle qu’il s’efforce de créer, et cette monotonie qui envahit de plus en plus le monde, cette monotonie est le signe de notre grandeur. Elle marque l’empreinte d’une volonté, d’une volonté utilitaire; elle est l’expression d’une unité, d’une loi qui régit toute notre activité moderne: la loi de l’utilité.

La loi de l’utilité a été formulée par les ingénieurs. Par elle, toute la complexité apparente de la vie contemporaine s’ordonne et se précise. Par elle, toute la complexité apparente de la vie contemporaine s’ordonne et se précise. Par elle, l’industrialisation à outrance se justifie et par elle les aspects les plus nouveaux, les plus surprenants, les plus inattendus de notre civilisation rejoignent les plus hauts sommets atteints par les plus grandes civilisations de tous les temps. Car c’est grâce à ce principe de l’utilité, à cette loi de constance intellectuelle que nous pouvons remonter la filière de l’activité humaine. »
(OC 2:346)

Cendrars scrive che le tracce delle prime attività umane rivelateci dall'archeologia sono fondamentalmente di natura utilitaristica; non oggetti d'arte di per sé, ma oggetti utilitaristici realizzati ad arte. I frammenti di ossa e conchiglie che troviamo sono ripuliti e modellati. Le selci vengono scheggiate e le pietre lucidate. La ceramica è decorata "par incision... en relief, en trochisque ou pastillage, enduites de barbotine ou sobrement dessinées, recouvertes de motifs décoratifs abstraits, pleins d’invention et infiniment variés, qui sont souvent les premiers signes d’écriture" (OC 2:346). Egli sottolinea l'ubiquità di tali artefatti in tutto il mondo, in ogni continente e in diverse epoche. Tornando all'era moderna e al suo caos (guerre mondiali, rivoluzioni sanguinose), in cui "se refondent et se reforgent toutes les membrures du corps politique", Cendrars vede l'ascesa di una nuova forza organizzativa che, a suo dire, il vecchio mondo non avrebbe potuto prevedere:

« Dans ce désordre apparent une forme de société humaine s’impose et domine le tumulte. Elle travaille, elle crée. Elle transforme toutes les valeurs en pratiquant le krach et le boom. Elle a su jaillir des contingences. Aucune théorie classique, aucune conception abstraite, aucune idéologie n’avait pu la prévoir. C’est une force formidable qui aujourd’hui étreint le monde entier, et le façonne, et le pétrit. C’est la grande industrie moderne à forme capitaliste.

Une société anonyme.

Elle n’a eu recours qu’au principe de l’utilité pour donner aux peuples innombrables de la terre l’illusion de la parfaite démocratie, du bonheur, de l’égalité et du confort. On construit des ports angulaires, des routes en palier, des villes géométriques. Puis des canaux et des chemins de fer. Enfin des ponts, des ponts en bois, en fer, puis suspendus à des fils d’acier. Des usines cubiques, des machines ahurissantes, un million de petits appareils rigolos qui font le travail domestique. Enfin l’on respire. L’automatisme compénètre la vie quotidienne. Évolution. Progrès économique. Application stricte d’une loi intégrale, d’une loi de constance, du principe de l’utilité, car les ingénieurs qui ont retrouvé la norme ne connaissent pas d’autre condition à cette évolution sociale qu’ils provoquent, hygiène, santé, sports, luxe, que le principe de l’utilité. Ils créent tous les jours de nouveaux engins. Les lignes sont rentrées, aucune saillie, de longues surfaces portantes pour les trépidations et les courbes: simplicité, élégance, propreté. Ces nécessités exigent également l’emploi de formes nouvelles et des matériaux mieux appropriés, aciers trempés, verre effilé, nickel et barres de cuivre qui se marient si bien à la vitesse. Modes éblouissants d’éclairage. Essieux articulés, châssis surbaissés, lignes convergentes, profils fuyants, frein sur toutes les roues, emploi de métaux précieux pour les moteurs, emploi de matières nouvelles pour les carrosseries, grandes surfaces lisses: netteté, sobriété, luxe. Rien ne rappelle plus la voiture et le cheval d’antan. C’est un ensemble nouveau de lignes et de formes, une véritable œuvre plastique.

Plastique.

Œuvre d’art, œuvre d’esthétique, œuvre anonyme, œuvre destinée à la foule, aux hommes, à la vie, aboutissant logique du principe de l’utilité. »
(OC 2:349-50)

In questo brano, il linguaggio di Cendrars ricorda quello di Deleuze e Guattari: nuove macchine, nuove combinazioni di linee e forme, linee pure e convergenti, assi articolati, superfici solide e ampie e, soprattutto, lisce. Mi viene in mente anche Mr. McGuire, che sorride e ammicca nel classico americano del 1967 The Graduate, e dice al personaggio di Dustin Hoffman, Benjamin: "I just want to say one word to you. Just one word. Plastics".

Queste riflessioni si trovano nell'unico capitolo di Moravagine dedicato esclusivamente all'America perché per Cendrars l'America moderna rappresenta l'apoteosi del principio di utilità. "C’est le grand honneur du jeune peuple américain”, scrive Cendrars, “d’avoir retrouvé le principe de l’utilité et ses innombrables application non les plus élémentaires bouleversent déjà la vie, la pensée et le cœur humains". Qual è questa qualità americana che definisce la modernità come americana? "Pragmatisme. Un rond n'est plus un cercle mais devient une roue. Et cette roue tourne" (OC 2:351). I registi americani Joel ed Ethan Coen riecheggiano il "cerchio utile" di Cendrars nel loro film del 1994 The Hudsucker Proxy, in cui l'ingenuo Norville Barnes ha una grande idea che presenta agli industriali della Hudsucker Corporation: un cerchio semplice e perfetto, che disegna su un pezzo di carta ingiallito che tiene nella scarpa. La sua proposta al consiglio di amministrazione è solo questa: "You know, for kids!" Da questo nasce l’hula hoop, e ne vengono venduti milioni. Sebbene in Moravagine Cendrars difficilmente immaginasse l’hula hoop in sé, la rappresentazione fatta dal film della trasformazione dello schizzo di cerchio, attraverso l'industria, in un best-seller di plastica è certamente in linea con le sue idee sul principio di utilità e la sua massima espressione nella società americana.

La modernità avvicina il mondo. Le spedizioni via mare e i viaggi in aereo fanno sì che luoghi disparati e distanti si somiglino: "Son travail prodigieux apparente des pays géographiquement, historiquement étrangers les uns aux autres pour leur donner une ressemblance: Aden, Dakar, Alger, ports d’escale Bombay, Hong-kong, ports de triage; Boston, New York, Barcellona, ​​Rotterdam, Anvers, débouchés de régions industrielles" (OC 2:351). Tutta questa attività commerciale e culturale genera "un langage nouveau" (OC 2:351). Le compagnie di navigazione riducono radicalmente i tempi di viaggio tanto che si può andare da Victoria a Hong Kong in dieci giorni. Ovviamente, il tempo di transito è stato ulteriormente ridotto da quando Cendrars fece queste osservazioni nel 1926.

Ma l'impatto della modernità, che trova il suo paradigma nell'America e nelle cose americane, non si manifesta solo nei processi industriali, nei progressi agricoli, nei calendari riscritti e negli itinerari accorciati. Cendrars descrive con forza la potenza della modernità nel rimodellare il linguaggio e il pensiero umano, come anche il mondo tangibile:

« Oui, dans ce travail prodigieux, au milieu de tout ce coton, ce caoutchouc, ce café, ce riz, ce liège, ces arachides, ces kyriales de Pustet, ces saumons de fonte, ce fil de fer de 2/10, ces moutons, ces conserves, ces caisses de poulets, ce frigo, ces insignes du Sacré-Coeur, ces rhapsodies de Liszt, ce phosphate, ces bananes, ces aciers en T, la langue, — des mots et des choses, et des disques et des runes, et du portugais et du chinois, et des chiffres et des marques de fabrique, des patentes industrielles, des timbres-poste, des billets de passage, des feuilles de connaissement, le code des signaux, la T.S.F., — la langue se refait et prend corps, la langue qui est le reflet de la conscience humaine, la poésie qui fait connaître l’image de l’esprit qui la conçoit, le lyrisme qui est une façon d’être et de sentir, l’écriture démotique, animée du cinéma qui s’adresse à la foule impatiente des illettrés, les journaux qui ignorent la grammaire et la syntaxe pour mieux frapper l’oeil avec les placards typographiques des annonces, les prix pleins de sensibilité sous une cravate dans une vitrine, les affiches multicolores et les lettres gigantesques qui étayent les architectures hybrides des villes et qui enjambent les rues, les nouvelles constellations électriques qui montent chaque soir au ciel, l’abécédaire des fumées dans le vent du matin.

Aujourd’hui.

Profond aujourd’hui. »
(OC 2:352)

Ma i cambiamenti nell'industria, nel commercio, nell'agricoltura, nell'architettura, nei trasporti e nelle comunicazioni non avvengono senza influenzare anche l'animo umano. Cendrars chiude il capitolo "Nos Randonnées en Amérique" con i seguenti, sorprendenti paragrafi:

But changes in industry, commerce, agriculture, architecture, transportation, and communication do not happen without affecting the human soul as well. Cendrars closes the chapter “Nos Randonnées en Amérique” with the following, stunning paragraphs:

« Tout change de proportion, d’angle, d’aspect. Tout s’éloigne, tout se rapproche, cumule, manque, rit, s’affirme, et s’exaspère. Les produits des cinq parties du monde figurent dans le même plat, sur la même robe. On se nourrit des sueurs de l’or à chaque repas, à chaque baiser. Tout est artificiel et réel. Les yeux. La main. L’immense fourrure des chiffres sur laquelle la banque se vautre. La fureur sexuelle des usines. La roue qui tourne. L’aile qui plane. La voix qui s’en va au long d’un fil. L’oreille dans un cornet. L’orientation. Le rythme. La vie.

Toutes les étoiles sont doubles et si l’esprit s’épouvante à la pensée d’un infiniment petit que l’on vient de découvrir, comment voulez-vous que l’amour n’en soit pas bouleversé? »
(OC 2:352)

La modernità è un lavoro interiore, ma anche esteriore. Il progresso è un paradosso, che ci avvicina e ci allontana gli uni dagli altri. Questo capitolo di Moravagine, in realtà un saggio filosofico incastonato in un romanzo altrimenti intriso di trama e di suspense, offre un'interpretazione avvincente e splendida di questo paradosso.

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