Ritratti di attivismo: Donne che stanno cambiando il mondo/Marta Lempart
Marta Lempart
[modifica | modifica sorgente]Marta Lempart (1979-vivente) è un'attivista polacca per i diritti delle donne, delle persone LGBT+ e delle persone con disabilità.

Biografia
[modifica | modifica sorgente]Marta Mirosława Lempart, nata nel 1979, è un'attivista polacca per i diritti delle donne e inoltre la fondatrice del "All-Poland Women's Strike" (movimento sociale in Polonia, creato nel settembre del 2016, avente come scopo l'ottenimento del diritto di aborto a favore delle donne).
Dal 2016 è una figura di spicco nelle proteste contro l’inasprimento delle leggi sull’aborto, introdotto dal partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS). Per il suo impegno, è stata oggetto di arresti, procedimenti giudiziari e minacce di morte da parte degli oppositori delle manifestazioni.
Oltre alla lotta per i diritti delle donne, Lempart si è battuta anche per l’uguaglianza delle persone LGBT+ e per i diritti delle persone con disabilità [1]
È inoltre una forte sostenitrice del secolarismo e della separazione tra Stato e Chiesa.
Vita e carriera
[modifica | modifica sorgente]Marta Mirosława Lempart è nata nel 1979 a Lwówek Śląski in Polonia. È un avvocato.

Lempart ha avuto un incarico minore presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali durante il governo della Piattaforma Civica, concentrandosi sul miglioramento dei diritti delle persone con disabilità. In seguito, ha lavorato nel settore dello sviluppo immobiliare.
Con l’arrivo al potere del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) nel 2015, si è avvicinata al Comitato per la Difesa della Democrazia (KOD), un’organizzazione non governativa impegnata nella tutela dei valori democratici e nell’integrazione europea.

Attivismo
[modifica | modifica sorgente]Marta Lampart, nella sua carriera di attivista, si concentra a sostenere il femminismo, ovvero il movimento che rivendica l’uguaglianza politica, economica e sociale dei sessi, ed il secolarismo, cioè il processo di distacco tra i poteri dello stato e quelli della Chiesa.
Nel 2016, Lempart co-fonda Ogólnopolski Strajk Kobiet [2], un movimento sociale a supporto dei diritti delle donne durante le cosiddette "proteste delle donne in nero" contro la rimozione del diritto di aborto. Il suo obiettivo e quello del gruppo è ottenere migliore disponibilità all'aborto, migliore assistenza sanitaria, separazione tra stato e Chiesa e diritti più saldi per le donne e per la comunità LGBT.
Il 25 settembre 2016, durante una manifestazione a Wrocław, Lempart propone l'idea di uno sciopero nazionale e fissa come data il 3 ottobre di quell’anno. Questa proposta s'ispira direttamente allo Sciopero delle donne islandesi del 1975 che, grazie alla partecipazione di circa il 90% delle donne in Islanda, ebbe giganti conseguenze nel paese. La manifestazione viene organizzata in solamente una settimana attraverso l’utilizzo dei social network, in particolare di Facebook, e ottiene oltre 100.000 adesioni. In Polonia viene chiamato il lunedì nero perché le donne scelsero quel colore per essere tutte uguali e riconoscibili. Ci furono manifestazioni in circa 147 centri abitati e si calcola che sfilarono oltre 30.000 persone quel giorno a Varsavia.
Nel 2018, La donna si candida a Breslavia per una carica amministrativa locale ma non ottiene alcun seggio. L’anno dopo, si candida anche per il Parlamento europeo ma senza successo.
Tuttavia, continua a guidare il movimento Ogólnopolski Strajk Kobiet, che, nel 2020-2021, è una delle principali forze alla base delle proteste in Polonia di quegli anni. La più celebre è una protesta antigovernativa conosciuta anche come strajk kobiet (ovvero "sciopero delle donne" in polacco) in risposta all'aggravamento delle leggi sull'aborto [3]. Lempart incoraggia anche i cattolici a prendere posizione contro la loro chiesa durante le proteste, questi però, in maniera ovvia, suscitano una notevole opposizione a tale proposta.
Durante i suoi anni di attivismo, Marta Lempart viene accusata di decine di reati e viene persino arrestata varie volte. Nel febbraio 2021, il governo polacco accusa la donna di pressione politica sul suo movimento per il suo ruolo nelle proteste delle donne e per le critiche alla Chiesa cattolica. Infine, Lempart riceve anche minacce di morte da parte dei suoi oppositori, che la costringono ad abitare in una località segreta e lontano dalla sua stessa casa.[4]
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Marta Lempart, Marta Lempart: abortion rights protests, su Financial Times, 2 dicembre 2020
- ↑ Marta Lempart, Marta Lempart: abortion rights protests, su Financial Times, 2 dicembre 2020
- ↑ Women's rights activist charged for role in Polish protests, su Associated Press, 11 febbraio 2021
- ↑ Florian Bayer, “We are at war”: an interview with the leader of Poland’s abortion protests, su notesfrompoland.com, Notes from Poland, 14 novembre 2020.
