Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Marocco"

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Il Marocco è stato particolarmente interessato dagli interessi europei tra il 19imo e 20imo secolo, quando le nazioni del Vecchio concorrente si spartirono l'Africa. Nel 1912 vi fu un accordo tra la potente Francia e la vecchia e decadente, ma più vicina, Spagna. Venne stabilita un totale di 4 sezioni d'influenza, il Marocco Francese con la capitale Rabat, il Marocco spagnolo con capitale di Tetouan, il Protettorato meridionale del Sahara spagnolo, e la zona intermedia del Tangier. Il protettorato francese era comandato dal generale Louis Lyautey, mentre nominalmente il Sultano del Marocco (immortalato da Il vento e il Leone di John Milius) restava il capo della nazione, ma in maniera essenzialmente figurativa.
 
 
L'Armata di Franco, proveniente dal Marocco spagnolo, fu determinante per la vittoria della Guerra civile (purtroppo conclusasi con la sconfitta del legittimo ma impopolare governo di sinistra, al posto del quale è stato installato un regime dittatoriale quarantennale). Durante la seconda guerra mondiale il Marocco francese rimase invece fedele al governo di Vichy (indimenticabile il film Casablanca..), fino a che durante gli sbarchi Alleati dell'8 novembre 1942, gli Alleati combatterono contro i francesi e dopo avere vinto lo usarono come base importantissima per la propria campagna europea e africana.
 
Con il ritorno del Marocco nell'aerea 'occidentale', nonostante l'assenza di democrazia, arrivarono i caccia Mirage F.1C ed E nei tardi anni '70, 16 F-5E e 4 F-5F vennero ordinati per essere consegnati nell'81. Non erano soli: per armarli adeguatamente per attacchi al suolo vennero armati con i temibili AGM-65B con sensore TV con ingrandimento, come anche le micidiali bombe Mk.20 Rockeye con 247 submunizioni a grappolo in appena 227 kg. Vennero anche forniti di sonde per il rifornimento in volo con un Boeing B 707 modificato. Ma ancora, questi aerei non sono stati immuni dalle perdite, stavolta, data la presenza di lanciatori di flares (presumibilmente montati) e della distanza maggiore di ingaggio con i missili, i loro nemici sono stati armi maggiormente prestanti: il Polisario era armato persino con i temibili SA-6 Gainful, e alcuni F-5 (come anche F.1) vennero abbattuti da questi missili SAM mobili a medio raggio, come anche dagli SA-9, fratelli 'maggiori' degli SA-7. Infine, nell'ottobre 1989 arrivarono dall'USAF (basati ad Alconbury) 12 aerei F-5E (incredibile come i pur pochissimi F-5E, utilizzati dai reparti 'aggressors' siano poi diventati obiqui in diverse parti del mondo come prodotti 'di seconda mano': evidentemente, una dozzina qua, una là e il gioco è fatto).
 
 
Quanto ai Mirage F.1, simili in aspetto (per i missili all'estremità alare, ma solo per quello e il muso appuntito: per tutto il resto sono ben diversi) agli F-5 e più potenti hanno seguito una carriera simile: in tutto sono arrivati, pare, un totale di ben 30 CH, 14 EH da attacco, e 6 EH-200 anche con la con sonda per il rifornimento in volo. Anch'essi vennero consegnati dalla fine degli anni settanta. Contro il Polisario hanno subito varie perdite e solo la metà resta operativa, pur rappresentando la principale forza da combattimento dell'Aeronautica Marocchina.
 
Nel frattempo, i marocchini erano poco propensi a fare irruzioni, nei corridoi lasciati dai 'muri', troppo prevedibili: molti F-5A, E e Mirage erano stati abbattuti nel corso degli anni, uno degli ultimi era un Mirage F.1CH abbattuto nel gennaio '85 da un missile sparato direttamente dal territorio algerino, che restava 'off limits' per i marocchini. Dall'elenco prima citato, appaiono molti materiali anche pesanti, occidentali: erano quelli catturati ai Marocchini, tra cui centinaia di fucili FAL e molte artiglierie, blindo, cacciacarri: i successi dell 'ELPS erano tali che il Marocco era 'il loro secondo fornituro militare'.
 
 
 
===Il muro delle FAR nella Zona Militare Sud (1990)===
 
Tutto questo dà l'idea di come sia difficile fissare un nemico nella guerra del deserto e con che costi per una nazione: schierare nell'inospitale parte meridionale del Marocco 120.000 uomini e migliaia di equipaggiamenti pesanti era un salasso davvero notevole per il non poderoso stato marocchino, ed estremamente impegnativo per chiunque altro (non era tanto diverso dallo schieramento di NE in Italia durante la Guerra Fredda).
 
 
Nel 2001, la situazione era simile, per dirla con la citazione usata dall'ottimo Husson, al 'Deserto dei Tartari'<ref>Housson, Jean-Pierre: ''Sahara Occidentale: il deserto dei Tartari?, P&D Dicembre 2000, pag. 66-73</ref>==. Ognuna delle due parti si fronteggiava dalle relative postazioni. Il referendum, da molti anni invocato come soluzione per risolvere l'annoso problema dell'autodeterminazione del Sahara Occidentale, che ancora nell'estate 2000 James Baker ha tentato, come rappresentante speciale dell'ONU di sbloccare a Ginevra, ma senza successo. La tregua che durava dal 6 settembre 1991 dopo questo fallimento diplomatico era messa in notevole difficoltà, e forse era da considerarsi addirittura fallita, visto che non si sarebbe trovato un modo per decidere di questi territori. Rabat non aveva certo la volontà di affrontare una votazione popolare, avendo maggiore forza militare e occupando gran parte del territorio, ma il problema non era di lana caprina: come individuare precisamente chi era realmente in possesso dei diritti di voto, che non potevano certo essere estesi ai 'coloni' inviati dal Marocco dopo l'occupazione? Dal 1992 vigilava il MINURSO; ovvero Missione dell'ONU per il Referendum nel Sahara Occidentale. Questa sigla spiega già molto dell'importanza politica estremamente alta attribuita a questo metodo di scelta. Ma anche riprendere le attività militari contro le FAR marocchine non era certo una cosa vantaggiosa per la RASD: impossibile riconquistare i territori occupati dai Marocchini. Al più avrebbe potuto mettere i marocchini a rischio bancarotta: già in tempo di pace spendevano il 33% del PIL in spese militari, essenzialmente per mantenere l'enorme apparato militare nel deserto, dov'era schierato, in un clima secco con temperature di 50 gradi (che mettevano a rischio anche gli pneumatici dei mezzi parcheggiati al sole, in genere protetti da muretti speciali o simili oggetti che generavano ombra), un contingente di due terzi dell'esercito (lasciando tra l'altro poco popolata la frontiera con la Spagna). Questo era stanziato nelle 'province sahariane', che nel 2000 costavano 1 miliardo di dollari all'anno, per lo più a causa dei 'muri', costosi ma sostanzialmente efficaci nel tenere fuori dalle parti più importanti dei territori il Polisario. Questo era riuscito se non altro, nel frattempo, a riorganizzare le proprie forze facendone un sistema militare simile ad un piccolo esercito regolare piuttosto che ad una formazione di guerriglia. Del resto i muri, alti da 3 a 5 metri e presidiati da campi minati e 80.000 soldati e passa, erano davvero un ostacolo temibile, coprendo il 65% del territorio grazie ai 2.500 km di lunghezza, suddivisi in 3 zone operative: Sud con comando a Dakhla, Centro a El Aiun, Nord a Mahabes. Al solito, dietro le guarnigioni di prima linea v'erano i gruppi d'intervento mobili.
Da notare che, come al solito in questi casi, il Polisario aveva anche cellule clandestine di sabotatori dietro le linee marocchine. Ma in generale la soluzione non poteva che essere politica, anche per il rischio di coinvolgere, nel tentativo di ottenere una vittoria decisiva, l'Algeria.
 
== Note ==
 
 
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