Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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Una giusta comprensione dell'esistenza isegna che l'uomo non è il fine dell'esistenza. Le sfere e i corpi celesti non sono stati ceati per servire l'uomo, ed egli non è altro che una parte minuscola dell'universo nel suo complesso. Questo adattamento attitudinale, questo evitare di porre l'uomo al centro dell'universo, gioca una parte importante nel cambiare la propria visione del mondo. Il Libro di Giobbe racconta la storia di questo adattamento, provato dal suo protagonista. All'inizio, Job sostiene che tutto nel mondo accade per lui o contro di lui. Quando la tragedia colpisce la sua famiglia, si lamenta gli sia successo nonostante non abbia fatto nulla di sbagliato. Il processo psicologico che avviene in Giobbe lo porta a riconoscere che molte cose nel mondo succedono indipendetemente da lui; non sono né a suo favore né a suo disfavore e non hanno assolutamente niente a che fare con lui o le sue azioni.<ref name="Male"/>
 
La chiave per confrontarsi col problema del male allora si trova in un cambiamento della consapevolezza umana. Uno deve internalizzare un giusto senso del proprio posto nell'universo e riconoscere l'inevitabilità della transitorietà, dato che il proprio è un corpo materiale. Se la persona si prefigge fini che siano ben adatti alla natura dell'esistenza, allora ne godrà i benefici e le benedizioni. La società contemporanea, segnata da un sempre maggiore consumismo ed una più grande dipendenza dalle fonti energetiche che contaminano l'ambiente, dimostra purtroppo ciò che intende Maimonide. La natura non è fatta per sostenere questa sorta di metaobiettivo globale, e le persone molto presto pagheranno il prezzo di questotale comportamento verso se stessi e verso l'esistenza.<ref>Molti sono i libri pubblicati in questo ultimo decennio in merito ai drammatici cambiamenti climatici (ed effetto serra) dovuti all'inquinamento, tra cui Naomi Klein, ''This Changes Everything: Capitalism vs. the Climate'', Allen Lane, 2014; Joe Fone, ''Climate Change: Natural or Man-made?'', Stacey International, 2013; Dieter Helm, ''The Carbon Crunch: How We're Getting Climate Change Wrong - and How to Fix it'', Yale University Press, 2013; Piero Stroppa, ''L`effetto serra. Quale futuro per l'atmosfera terrestre?'', Il Castello, 2009; Stefano Caserini, ''A qualcuno piace caldo'', Edizioni Ambiente, 2008. Secondo la maggioranza degli analisti climatologi, sembra che il processo sia ormai irreversibile e non ci sia una soluzione appropriata per rettificare il disastro ambientale, ma solo per rallentarlo. Cfr. anche [http://www.reteclima.it/il-cambiamento-climatico/ "Il cambiamento climatico"], su ''reteclima.it''</ref> L'universo è la dimora dell'uomo fintanto che l'uomo soddisfa il proprio elevato fine spirituale nella capacità di conoscere e giudicare. L'approccio di Maimonide al male fluisce da un motivo cruciale del suo pensiero, che la natura e la realtà causale, come incarnazione della benevolenza e del bene, sono la più alta espressione della rivelazione di Dio.<ref name="Male"/><ref name="Halbert3"/>
 
==La Provvidenza==
La ferma base della posizione di Maimonide riguardo la questione del male è quindi l'affermazione della realtà, un'idea che corrisponde alla posizione di Maimonide riguardo la rivelazione di Dio nel mondo che esiste. Ma l'esistenza stessa reagisce nella stessa maniera verso il giusto e verso il malvagio? L'impostazione religiosa e morale di un uomo influisce sul suo destino? Fino a che punto Dio è coinvolto, se lo è, in quello che succede nel mondo che ha creato o che è emanato causalmente da Lui? Date queste domande, la discussione della provvidenza è un'estensione naturale della ricerca in merito alla questione del male; nella ''Guida'', la segue a ruota. Inoltre, le due domande che sorgono rispetto alla provvidenza di Dio — la sua natura e la sua portata — sono collegate alla visione alternativa della creazione nel tempo o della preesistenza eterna. Pertanto non c'è da stupirsi che i commenti di Maimonide sulla provvidenza siano stati interpretati in vari modi a seconda delle interpretazioni della creazione, problema che forma la base dell'ampia prospettiva della ''Guida''.<ref name="Provvide">Per questa sezione sono stati consultate le seguenti fonti: Charles M. Raffel, ''Maimonides’ Theory of Providence'', Diss. Brandeis University, 1983; ''id.'', “Providence as Consequent upon the Intellect: Maimonides' Theory of Providence”, ''Association of Jewish Studies Review'' 12, 1987, pp. 25-71; Zvi Diesendruk, "Samuel and Moses ibn Tibbon on Maimonides` Theory of Providence", ''HUCA'' 11, 1936, pp. 341-366; Abraham Nuriel, "Creation of the World or Eternity Accoding to Maimonides", ''Revealed and Hidden in Medieval Jewish Philosophy'', Magnes Press, 1980, pp.25-40; David Burrell, “ Maimonides, Aquinas and Gersonides on Providence and Evil”, ''Religious Studies'' 20, 1984, pp. 335-52; Alfred L. Ivry, “Providence, Divine Omniscience and Possibility: The Case of Maimonides”, ''Divine Omniscience and Omnipotence in Medieval Philosophy'', T. Rudavsky (cur.), pp. 143-159.</ref>
{{WIP|Monozigote}}
 
Maimonide inizia la sua indagine sulla provvidenza presentando cinque differenti impostazioni della materia.<ref name="Provvide"/>
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La '''prima posizione''', che Maimonide attribuisce ad [[w:Epicuro|Epicuro]], nega che la provvidenza esista nel mondo. Ciò che accade nell'universo è una serie di eventi fortuiti, che non riflettono né scopo né direzione. Maimonide rifiuta tale posizione, poiché l'esistenza stessa riflette organizzazione e pianificazione, non meramente caso. Attribuisce questa impostazione non ad una valutazione oggettiva del mondo da parte dei suoi proponenti ma al loro rigetto deliberato e ostinato di ciò che è palese all'occhio. La '''seconda posizione''', quella di Aristotele, sostiene che il mondo abbia struttura e ordine ma che la struttura non tocca l'esistenza di ogni singolo individuo; si esprime piuttosto nella conservazione di ogni specie nel suo complesso. Di conseguenza, la continuazione delle specie animali e del genere umano come tale è assicurata, ma ogni individuo è soggetto a probabilità casuale nell'ambito dei processi di distruzione e formazione che governano le loro nature materiali.<ref name="Provvide"/>
 
Pertanto, secondo l'opinione di Aristotele, il concetto di provvdienza acquisisce un significato nuovo ed originale. Non connota il coinvolgimento intenzionale di Dio nella vita di una persona o nella storia di una specie o di una nazione. Si riferisce piuttosto alla formazione delle condizioni naturali in cui permanenza e stabilità sono possibili ed assicurate. Gli uomini e le bestie presi individualmente beneficiano di una provvidenza limitata, in quanto vengono loro dati i mezzi di autoconservazione nei rispettivi periodi di vita. All'uomo sono dati gli strumenti di pensiero e movimento che gli permettono di sopravvivere; in tal senso, la sua vita è provvidenziale. La provvidenza quindi non è l'intervento intenzionale di Dio dall'esterno; è la saggezza inerente all'ordine causale naturale, che rende possibili l'esistenza e la permanenza.<ref name="Provvide"/>
 
Maimonide accetta la posizione aristotelica — cioè, che la provvidenza riguarda le specie ma non gli individui — relativamente alle bestie ma la rifiuta relativamente all'uomo. Secondo lui, la provvidenza coinvolge un certo gruppo di esseri umani individuali e non solo l'umanità nel suo complesso. Contesta la conclusione che la natura trascuri le differenze tra le varie creature: "Similmente egli [Aristotele] non differenzia tra un bue che defeca su una miriade di formiche cosicché muoiono, o un edificio le cui fondamenta cedono e fanno morire sepolti nelle macerie tutti i fedeli che pregavano lì dentro. E non c'è differenza, secondo lui, tra un gatto che acchiappa un topo e lo divora o un ragno che divora una mosca, da una parte, ed un leone affamato che si imbatte in un profeta e lo divora, dall'altra" (III:17, p. 466). Maimonide si rifiuta di accettare l'assurdità morale della posizione di Aristotele, che assegna lo stesso ordinamento al topo e al profeta, alla formica e al fedele, senza rispettare nessuna differenza tra loro. Secondo la visione aristotelica, la stessa causalità naturale ha provocato la morte delle formiche sulle quali ha defecato il bue e dei fedeli sui quali è crollato l'edificio. Questa causalità naturale inoltre procede dall'esistenza stessa di Dio, ed è inconcepibile che possa cambiare a causa della condizione religiosa o morale di una data persona particolare. Maimonide rifiuta questa impostazione della provvidenza e l'associa all'idea di un mondo preesistente eterno.<ref name="Provvide"/>
 
==Le Ragioni dei Comandamenti==
[[File:The10Commandments.png|300px|left|I Dieci Comandamenti]]
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