Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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Maimonide accetta la posizione aristotelica — cioè, che la provvidenza riguarda le specie ma non gli individui — relativamente alle bestie ma la rifiuta relativamente all'uomo. Secondo lui, la provvidenza coinvolge un certo gruppo di esseri umani individuali e non solo l'umanità nel suo complesso. Contesta la conclusione che la natura trascuri le differenze tra le varie creature: "Similmente egli [Aristotele] non differenzia tra un bue che defeca su una miriade di formiche cosicché muoiono, o un edificio le cui fondamenta cedono e fanno morire sepolti nelle macerie tutti i fedeli che pregavano lì dentro. E non c'è differenza, secondo lui, tra un gatto che acchiappa un topo e lo divora o un ragno che divora una mosca, da una parte, ed un leone affamato che si imbatte in un profeta e lo divora, dall'altra" (III:17, p. 466). Maimonide si rifiuta di accettare l'assurdità morale della posizione di Aristotele, che assegna lo stesso ordinamento al topo e al profeta, alla formica e al fedele, senza rispettare nessuna differenza tra loro. Secondo la visione aristotelica, la stessa causalità naturale ha provocato la morte delle formiche sulle quali ha defecato il bue e dei fedeli sui quali è crollato l'edificio. Questa causalità naturale inoltre procede dall'esistenza stessa di Dio, ed è inconcepibile che possa cambiare a causa della condizione religiosa o morale di una data persona particolare. Maimonide rifiuta questa impostazione della provvidenza e l'associa all'idea di un mondo preesistente eterno.<ref name="Provvide"/>
 
'''La terza e la quarta posizione''' sono attribuite agli Ash`ariti e Mu`taziliti, i due movimenti associati al Kalam. Queste interpretazioni, nonostante le loro differenze, riflettono entrambe e fortemente l'idea della creazione nel tempo e l'esercizio della volontà divina. Secondo gli Ash`ariti, la portata dell provvidenza è molto più vasta di quanto non pensasse Aristotele, raggiungendo ogni singolo essere, umano e non. Niente al mondo accade di per se stesso, indipendentemente dalla volontà divina. "Non cade foglia che Dio non voglia" è un detto che esprime chiaramente questa posizione, basata sull'esercizio deliberato della volontà divina. La sovranità assoluta della volontà divina comprende anche le azioni umane eseguite in conformità al decreto divino, cosicché gli Ash`ariti rigettano la possibilità del [[w:libero arbitrio|libero arbitrio]]. I differenti destini degli esseri umani esprimono inoltre la volontà di Dio ed il Suo dominio, come anche le sofferenze e la felicità degli esseri umani le cui azioni sono preordinate. La risposta a qualsiasi domanda sui diversi destini delle persone può soltanto essere "Dio lo vuole".<ref name="Halbert2">Moshe Halbertal, ''Maimonides, cit.'', 2014, pp. 335-353.</ref>
 
L'opinione ash`arita differisce da quella aristotelica non solo riguardo all'estensione della provvidenza ma anche alla sua natura stessa. La provvidenza che Maimonide attribuisce ad Aristotele è la causalità inerente all'esistenza, derivata inesorabilmente dall'esistenza di Dio e della Sua saggezza, che permette un'esistenza permanente e stabile. Secondo la veduta ash`arita, tuttavia, la provvidenza è un'azione volitiva continua, che controlla tutti gli eventi dell'universo. Se Aristotele era interessato all'ordine, permanenza e razionalità che esistono in questo mondo, gli Ash`ariti cercavano il controllo e la sovranità. L'intuizione basilare che sottosta a ciascuna posizione si riferisce alla tensione tra saggezza e volontà, tra preesistenza e creazione.<ref name="Halbert2"/>
 
Maimonide respinge l'impostazione ash`arita, poiché la negazione del libero arbitrio compromette l'essenza della Torah e dei comandamenti. Come si può pretendere che gli uomini osservino i comandamenti della Torah se non sono in grado di scegliere se osservarli o trasgredirli? Similmente, estendere la volontà divina ad ogni singolo evento sembra un'assurdità che porta, tra l'altro, a molte ingiustizie. Perché le persone devono essere punite per ciò di cui non sono responsabili?
 
La posizione mu`tazilita, la quarta presentata da Maimonide, offre una correzione del radicalismo ash`arita, sostenendo che Dio controlla, mediante atti di volontà, tutti i particolari dell'esistenza eccetto le azioni umane. Gli esseri umani esercitano libero arbitrio nelle loro azioni, che sono quindi soggette a ricompensa o punizione. La giustizia divina si applica non solo agli uomini ma anche alle bestie, e tutti saranno ricompensati nel mondo a venire come retribuzione dei tormenti che hanno sofferto in questo mondo terreno. Sebbene questa posizione non indebolisca il potere della Torah, Maimonide tuttavia la rifiuta perché estende la giustizia divina anche alle bestie e collega la volontà di Dio ad ogni azione che accade nel mondo.<ref name="Halbert2"/><ref name="Provvide"/>
 
'''La quinta posizione''' che Maimonide descrive è quella della Torah, la propria. Fintanto che parla di non-umani, dice Maimonide, Aristotele ha ragione di asserire che la provvidenza si applica solo alle specie nel loro complesso. Dio non governa gli eventi che capitano ad ogni singolo animale, e certamente Egli non usa la Sua volontà ogni volta che cade una foglia. Tutti questi eventi sono nell'ambito della regolarità causale generale. Anche la maggior parte degli esseri umani è relegata alla casualità naturale e non è governata dalla provvidenza. Ma Maimonide differisce da Aristotele quando sostiene che gli esseri umani perfezionati sono soggetti alla provvidenza come individui. Egli comprende la provvidenza come un privilegio che distingue gli esseri umani perfezionati da tutti gli altri, e l'essere umano perfezionato differisce da altri esseri nel grado di provvidenza a cui è soggetto. Più vicina è una persona alla perfezione, maggiore è il grado di provvidenza divina a cui è soggetto, poiché egli è legato più strettamente all'intelletto che emana su di lui.<ref name="Provvide"/>
 
La posizione di Maimonide si scosta indubbiamente dall'interpretazione tradizionale della provvidenza, che afferma che Dio punisce il malvagio e ricompensa l'ordinario (cioè, coloro che non sono né malvagi né virtuosi). Secondo Maimonide, il malvagio e l'ordinario, costituendo la maggior parte dell'umanità, sono relegati all'imprevidibilità. Ma nonostante questa divergenza drammatica, il concetto che egli presenta ha una sua logica religiosa interna: la provvidenza non è un fatto scontato e non si applica a tutte le persone; è invece qualcosa che solo poche persone provano. In tutta l'esistenza, Dio si cura solo delle specie nel loro complesso, ma gli esseri umani perfezionati meritano una provvidenza individuale. Come operi questa provvidenza individuale è tuttavia oggetto di interpretazioni molto discordanti.<ref name="Provvide"/>
 
La lettura conservatrice della ''Guida'' offre una di queste interpretazioni. La struttura causale è ciò che controlla tutta l'esistenza ed il fato della maggior parte degli esseri umani, ma le persone perfezionate sono soggette all'attenzione speciale di Dio, ed Egli esercita la propria volontà per proteggerle dai pericoli e dalle sventure che colpiscono le altre creature. Secondo questa lettura, natura e saggezza sono conservate rispetto alla realtà nel suo complesso, ma quando necessario la volontà divina interferisce ed agisce nel mondo. Se è così, allora Maimonide rifiuta la posizione ash`arita, secondo cui la provvidenza intenzionale di Dio governa ogni individuo ed evento fino al punto di negare l'intero ordine causale. Ma rifiuta anche la posizione aristotelica, che vede l'ordine causale come principio esclusivo a governo di tutta l'esistenza, sia malvagia che perfezioniata. Secondo la lettura conservatrice, l'interpretazione di Maimonide della provvidenza è in parallelo con le sue opinioni in merito alla creazione e alla profezia. Rispetto alla creazione, Maimonide conserva un elemento necessario fondamentale della creazione nel tempo — la creazione dell'esistenza ''ex nihilo'' — e accetta l'azione della volontà divina quando necessaria. Rispetto alla profezia, egli interpreta il fenomeno come naturale, ma lascia spazio ad un esercizio soprannaturale della volontà nel caso della profezia di Mosè. La stessa struttura può essere vista in connessione alla provvidenza. L'ordine causale si applica ovunque eccetto che nel caso di persone perfezionate, che sono protette dalla volontà di Dio. Di conseguenza, il principio della saggezza causale non è la sola spiegazione di ciò che accade nell'universo, ed è limitato in aree relative ai principi di religione — creazione, profezia e provvidenza.<ref name="Provvide"/><ref name="Davidson">Herbert Davidson, "Maimonides` Secret Position on Creation", ''Studies in Medieval Jewish History and Literature'', Harvard University Press, 1979, pp. 16-40; Sarah Klein-Brelavy, ''Maimonides` Interpretation of the Creation Story'', Kluwer Academic Publishers, 2001, ''loc. cit.''</ref>
 
==Le Ragioni dei Comandamenti==
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