Biografie cristologiche/Canoni e pratiche: differenze tra le versioni

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Negli anni 1970 il linguaggio degli studi biblici nell'accademia e nelle chiese liberali cambiò. Invece di studiare l'"Antico Testamento", gli studenti e le congregazioni iniziavano a parlare di "Bibbia ebraica", "Scritture ebraiche", "Primo Testamento" o persino "Testamento ebraico". Coloro che promuovevano tale spostamento di vocabolario lo fecero con le migliori intenzioni. Riconoscevano che per molti studenti in classe e per i fedeli in chiesa, il termine "Antico Testamento" — con enfasi su "antico" — connotava qualcosa di sorpassato, futile e che necessitava di essere rimpiazzato. Inoltre, poiché numerosi lettori cristiani (e alcuni ebrei) associavano l'"Antico Testamento" con l'Ebraismo (per cui la denominazione "Bibbia ebraica"), i revisionisti promossero denominazioni alternative in modo che non si deducesse che anche l'Ebraismo era antiquato o rimpiazzato. Cambiare etichetta poteva quindi fermare il "supersessionismo", cioè l'affermazione che la chiesa sostituisce e pertanto rimpiazza la sinagoga. Inoltre, un'etichetta più "neutra" come "Scritture ebraiche" poteva portare al rispetto della diversità religiosa in classe. Alcuni studenti ebrei opponevano il termine "Antico Testamento" poiché il nome stesso implica una visione cristiana: non ci può essere "Antico Testamento" senza un "Nuovo Testamento".<ref>Roger Brooks & John J. Collins (curatori), ''Hebrew Bible or Old Testament? Studying the Bible in Judaism and Christianity'', University of Notre Dame Press, 1990, pp. 111-128 & ''passim''; P. R. Ackroyd & C. F. Evans, (curr.), ''The Cambridge History of the Bible 1: From the Beginnings to Jerome'', Cambridge University Press, 1970, ''ss.vv.''</ref>
Negli anni 1970 il linguaggio degli studi biblici nell'accademia e nelle chiese liberali cambiò. Invece di studiare l'"Antico Testamento", gli studenti e le congregazioni iniziavano a parlare di "Bibbia ebraica", "Scritture ebraiche", "Primo Testamento" o persino "Testamento ebraico". Coloro che promuovevano tale spostamento di vocabolario lo fecero con le migliori intenzioni. Riconoscevano che per molti studenti in classe e per i fedeli in chiesa, il termine "Antico Testamento" — con enfasi su "antico" — connotava qualcosa di sorpassato, futile e che necessitava di essere rimpiazzato. Inoltre, poiché numerosi lettori cristiani (e alcuni ebrei) associavano l'"Antico Testamento" con l'Ebraismo (per cui la denominazione "Bibbia ebraica"), i revisionisti promossero denominazioni alternative in modo che non si deducesse che anche l'Ebraismo era antiquato o rimpiazzato. Cambiare etichetta poteva quindi fermare il "supersessionismo", cioè l'affermazione che la chiesa sostituisce e pertanto rimpiazza la sinagoga. Inoltre, un'etichetta più "neutra" come "Scritture ebraiche" poteva portare al rispetto della diversità religiosa in classe. Alcuni studenti ebrei opponevano il termine "Antico Testamento" poiché il nome stesso implica una visione cristiana: non ci può essere "Antico Testamento" senza un "Nuovo Testamento".<ref>Roger Brooks & John J. Collins (curatori), ''Hebrew Bible or Old Testament? Studying the Bible in Judaism and Christianity'', University of Notre Dame Press, 1990, pp. 111-128 & ''passim''; P. R. Ackroyd & C. F. Evans, (curr.), ''The Cambridge History of the Bible 1: From the Beginnings to Jerome'', Cambridge University Press, 1970, ''ss.vv.''</ref>


Di conseguenza, "Antico Testamento" venne relegato al gruppo obsoleto di termini che non soddisfano i fini di idoneità interconfessionale o la moda della ricerca corrente. Corsi di "Bibbia ebraica", "Primo Testamento", "Scritture ebraiche", e persino di "Letteratura, Religione e Fede dell'Antico Israele" cominciarono a fiorire in tutte le università, insieme alle loro controparti, poiché non si poteva più usare "Nuovo Testamento". Gli studenti invece iniziarono a registrarsi nei corsi di "Scritture cristiane", "Secondo Testamento" o "Letteratura, Religione e Fede del Primo Cristianesimo".<ref>Ciò avvenne soprattutto nei corsi accademici anglofoni. Cfr. Amy-Jill Levine, ''The Misunderstood Jew, cit.'', 2006, p. 194.</ref>
Di conseguenza, "Antico Testamento" venne relegato al gruppo obsoleto di termini che non soddisfano i fini di idoneità interconfessionale o la moda della ricerca corrente. Corsi di "Bibbia ebraica", "Primo Testamento", "Scritture ebraiche", e persino di "Letteratura, Religione e Fede dell'Antico Israele" cominciarono a fiorire in tutte le università, insieme alle loro controparti, poiché non si poteva più usare "Nuovo Testamento". Gli studenti invece iniziarono a registrarsi nei corsi di "Scritture cristiane", "Secondo Testamento" o "Letteratura, Religione e Fede del Primo Cristianesimo".<ref name="Jill1">Ciò avvenne soprattutto nei corsi accademici anglofoni. Cfr. Amy-Jill Levine, ''The Misunderstood Jew, cit.'', 2006, p. 194.</ref>

Come tanti altri sforzi benintenzionati, il tentativo di rinominare la Bibbia fa più male che bene.ù "Scritture ebraiche" o "Bibbia ebraica" sono titoli inappropriati per diversi motivi. Primo, l'Antico Testamento di alcune chiese, come per esempio quella [[w:Chiesa greco-ortodossa|greco-ortodossa]], non è la "Bibbia ebraica" bensì la traduzione greca dell'ebraico. Il nuovo vocabolario pertanto relega [[w:Chiesa ortodossa|l'Ortodossia]], tradizione multiforme che troppo spesso viene trascurata quando si parla pubblicamente di "Cristianesimo", al dimenticatoio. Agli studenti greco-ortodossi in classe viene detto che il loro linguaggio di "Antico Testamento" è insensibile; le loro proteste occasionali che usare la terminologia di "Bibbia ebraica" cancelli la loro tradizione non vengono prese in considerazione.<ref name="Jill1"/> Secondo, le comunioni cattoliche, anglicane e ortodosse orientali considerano le Scritture Deuterocanoniche parte dell'Antico Testamento. Tale raccolta, scritta da ebrei e conservata in greco, include la storia dei [[w:Maccabei|Maccabei]], la [[w:Storia di Susanna|nota storia]] di [[w:Susanna e i vecchioni|Susanna e i vecchioni]], i libri di [[w:Giuditta|Giuditta]] e di [[w:Libro di Tobia|Tobia]] , le aggiunte al [[w:Libro di Ester|Libro di Ester]], la [[w:Siracide|Sapienza di Sirach]] (Ecclesiastico), e la [[w:Libro della Sapienza|Sapienza di Salomone]]. Per i [[w:Protestantesimo|protestanti]], la raccolta, nota come gli "[[w:Apocrifi dell'Antico Testamento|Apocrifi dell'Antico Testamento]] — cioè, i "libri nascosti" — non hanno stato canonico. Il passaggio di vocabolario a "Bibbia ebraica" crea quindi una parzialità protestante e, per evitare l'antisemitismo, lo spostamento di terminologia viene a promuovere un anti-cattolicesimo generalmente non riconosciuto. Infine, sempre sul tema "Bibbia ebraica", una quantità di materiale canonico incluso nei libri di [[w:Libro di Esdra|Esdra]]-[[w:Libro di Neemia|Neemia]] e [[w:Libro di Daniele|Daniela]] non è in ebraico ma in aramaico.<ref>Tessa Rajak, ''Translation and Survival. The Greek Bible of the Ancient Jewish Diaspora'', Oxford University Press, 2009, pp. 1-63.</ref>

Il cambiamento di terminologia crea problemi invece di risolverli. In ''academia'', si riscontra che "Bibbia ebraica" confonde gli studenti: alcuni esitano ad iscriversi a tali corsi perché pensano che si debba conoscere l'ebraico (per converso, ogni hanno c'è almeno uno studente che chiede "In che lingue è scritta la Bibbia Ebraica?"); alcuni invece non hanno mai sentito parlare di "Bibbia ebraica" ma vorrebbero iscriversi ad un corso di "Antico Testamento". In un caso, due o tre cristiani si sono lamentati del fatto che, rifiutando il termine "Antico Testamento" si elimini il loro vocabolario religioso, e la controparte ebraica voleva sapere perché non si usi invece il termine "[[w:Tanakh|Tanakh]]", che è il termine preferito dalla sinagoga. "Tanakh" è l'[[w:acronimo|acronimo]] di Torah (Pentateuco), Nevi`im (Profeti) e Ketuvim (Scritti).<ref name="Jill2">Cfr. Amy-Jill Levine, ''The Misunderstood Jew, cit.'', 2006, p. 195.</ref>
Le alternative a "Scritture ebraiche" o "Bibbia ebraica" sono ancor meno utili. "Primo Testamento" non riesce ad eliminare il supersessionismo o il confessionalismo, poiché "primo" implica un "secondo" e forse un "terzo" o "quarto". I cristiani inoltre potrebbero pensare che l'equivalente "Secondo Testamento" sia umiliante. Se l'"Antico" di "Antico Testamento" connota qualcosa di sorpassato, allora il "Secondo" di "Secondo Testamento" ha connotazioni ancor peggiori: secondo posto, seconda mano, seconda classificazione/qualità. Inoltre, il termine "Primo Testamento" o "Prima Alleanza" — la parola greca ''diatheke'' (διαθήκη), col significato di "Testamento" usato in "Nuovo Testamento", è il termine usato anche per "alleanza/patto" — appare nella [[w:Lettera agli Ebrei|Lettera agli Ebrei]] in modo negativo. [https://www.biblegateway.com/passage/?search=Ebrei+8%3A13&version=CEI;LND Ebrei 8:13] riporta: "Dicendo però «alleanza nuova», Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire." "Prima Alleanza" può anche essere tradotto "Primo Testamento". Sebbene la Lettera agli Ebrei stia parlando dell'alleanza fatta tra Dio e Israele al Sinai e non esplicitamente del canone della sinagoga, la frase degrada il termine "Primo Testamento".<ref name="Jill2"/>

Alcuni biblisti scelgono l'etichetta "Scritture ebraiche", forse con la speranza che aumenti il riconoscimento da parte degli studenti cristiani che il testo non sia soltanto l'Antico Testamento della chiesa. Sfortunatamente, "Scritture ebraiche" trasmette il messaggio che il materiale non sia di nessun valore per la chiesa. In alcuni casi, "Scritture ebraiche" rinforza l'idea che il testo ''equivalga'' ad Ebraismo. E neanche l'equivalente linguistico "Scritture cristiane" designa appropriatamente il Nuovo Testamento: chiamare il Nuovo Testamente col termine "Scritture cristiane" implica che l'Antico Testamento non faccia parte del canone cristiano.<ref name="Jill2"/>

Cercando un termine comune che non offenda nessuno, gli studiosi ben intenzionati cancellano quindi non solo l'uso distinto del canone da parte dell'Ebraismo, ma anche la tradizione cattolica, oppure relega il Cristianesimo ad una condizione di seconda classe, oppure confonde molte persone.<ref name="Canone"/> Il problema dell'espressione "Antico Testamento" non si trova nell'etichetta, ma in una complesso di impostazioni culturali e di formazione cristiana. "Antico" non significa "cattivo". La "religione dei tempi antichi" è ancora e tuttora "buona" per molti. I bambini cristiani non crescono pensando che "Antico Testamento" significhi Testamento "meno buono" o "non buono". Non è la terminologia che deve cambiare: è l'istruzione cristiana. Invece di usare il termine protestante "Bibbia ebraica" falsamente neutrale e linguisticamente impreciso, i cristiani dovrebbero semplicemente continuare ad usare il titolo "Antico Testamento", che è il titolo riscontrato nelle Bibbie di famiglia e di chiesa. E gli ebrei dovrebbero continuare ad usare "Tanakh".<ref>Peter R. Ackroyd & Christopher F. Evans (curr.), ''The Cambridge History of the Bible'', Vol. 1, Cambridge University Press, 1970, ''ss.vv.''</ref><ref name="Jill2"/>


==Interpretazioni differenti==
==Interpretazioni differenti==

Versione delle 17:58, 15 giu 2015

Indice del libro


Gesù e Nicodemo (di Henry Ossawa Tanner, 1899)
Gesù e Nicodemo (di Henry Ossawa Tanner, 1899)
« Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, cercando di agire secondo tutto ciò che vi è scritto, perché allora riuscirai nelle tue imprese, allora prospererai. Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non temere dunque e non spaventarti, perché l'Eterno, il tuo DIO, è con te dovunque tu vada. »
(Giosué 1:8-9)

La retorica antiebraica o potenzialmente antiebraica non viene notata in gran parte della ricerca cristiana perché gli autori non sono consapevoli di come le loro parole suonino ad orecchie differenti. Il sintomo fa parte di una più vasta problematica nelle discussioni interconfessionali o multiculturali. Ebrei e cristiani, sebbene usino lo stesso linguaggio, impregnano i termini di differenti connotazioni e pertanto, invece di parlare tra loro, parlano al di sopra di loro, senza connettersi. Similmente, sebbene leggano gli stessi testi, ne ricavano differenti messaggi. Gli sforzi di armonizzare o raggiungere un accordo teologico tendono piuttosto a sfocare i messaggi distinti che sinagoga e chiesa proclamano e quindi causano un danno reciproco. Ciononostante, proprio tali distinzioni potrebbero fornire modi fruttuosi di alimentare il dialogo interconfessionale — uno volta liberatisi dalla compulsione di raggiungere un campo comune, chiesa e sinagoga insieme potrebbero celebrare le rispettive differenti voci e differenti pratiche e di conseguenza istruirsi multualmente e, forse, alimentare un po' di sacra invidia.[1]

Letture erronee

Nel secondo secolo, un cristiano di nome Giustino scrisse un trattato intitolato Dialogo con Trifone. In questo documento lungo e spesso tedioso, Giustino cerca di convincere il suo interlocutore, l'ebreo Trifone, che le Scritture della sinagoga predicono la venuta di Gesù il Cristo. Nel capitolo 67, Giustino finalmente arriva a discutere Isaia 7:14, un versetto che traduce: "Ecco, la vergine concepirà ..." ed interpreta tale versetto, come ha fatto il Vangelo di Matteo prima di lui, come fosse una predizione realizzata del concepimento di Gesù nel seno di Maria Vergine.[2]

Sul piano storico, l'idea che Isaia, alla fine dell'ottavo secolo p.e.v., potesse predirre una nascita verginale di settecento anni dopo rasenta l'assurdo. Gli oracoli di Isaia, come quelli di altre opere profetiche del canone, come per esempio Amos, Osea e Geremia, riguardavano non il lontano futuro, bensì il tempo vicino. Per fare un'analogia moderna, uno potrebbe pensare che un profeta oggi predica che fra settecento anni finiranno le malattie. Alcuni potrebbero sentirsi confortati dalla predizione; altri, specialmente quelli che oggi soffrono, potrebbero considerare l'idea che Dio agirà, ma fra più di mezzo millennio, perlomeno inutile.[1]

D'altra parte, c'è un senso in cui sia Matteo che Giustino hanno interpretato Isaia correttamente. Entrambi stanno leggendo la traduzione greca del testo ebraico di Isaia. La traduzione, prodotta per uso di ebrei della Diaspora le cui abilità in ebraico erano debolucce, se non addirittura assenti, descrive la giovane donna in questione come una parthenos (greco: παρθένος). Il termine greco ha il significato primario di "vergine", come reso per esempio dal termine "Parthenon", il tempio dedicato alla dea vergine Atena. Il termine può inoltre significare "giovane donna", senza alcuna connotazione riguardo all'esperienza sessuale, ma questa non è la traduzione preferita dal Nuovo Testamento e da Giustino. Trifone l'ebreo risponde: "La Scrittura non dice «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio», bensì «Ecco, la giovane donna concepirà e darà alla luce un figlio»... E l'intera profezia si riferisce a Re Ezechia". Quindi per Trifone l'oracolo di Isaia riguarda un consiglio politico dato al re regnante. Il problema per un dialogo interconfessionale è che anche Trifone sta leggendo correttamente. Il testo ebraico di Isaia si refrisce ad una alma, una giovane donna; il termine non cnnota necessariamente una "vergine". Il termine in ebraico usato più frequentemente per "vergine" è betulah e appare altrove in Isaia (23:4; 23:12; 37:22; 47:1; 62:5), ma non nel capitolo 7. Il participio ebraico che descrive la condizione della donna può essere tradotto "concepirà" o "è gravida". Di conseguenza, Trifone l'ebreo non vede nessuna predizione messianica e nessuna idea miracolosa. Non esiste alcuna interpretazione messianica precristiana riguardo a Isaia 7:14, né ci dovrebbe essere.[1]

L'autore Giustino ha comunque l'ultima parola: "Voi insegnanti... avete asportato del tutto molte Scritture dalla traduzione [greca]." In altre parole, "Voi ebrei avete cambiato il testo." Trifone ammette una possibilità di manomissione ma non ci crede proprio: "Se i governatori del popolo abbiano cancellato una qualche porzione della Scrittura, come tu dici, Dio solo lo sa, ma sembra incredibile."[3] Di nuovo Giustino dà supporto a questa sua tesi, poiché versioni greche successive di Isaia, datate dopo l'avvento del Cristianesimo, traducono il termine ebraico alma non con parthenos, "vergine", ma con neanis, "giovane donna". Pertanto Giustino e Trifone danno letture multualmente esclusive ed interpretazioni altrettanto mutualmente esclusive ma, date le prove disponibili ad entrambi, nessuno dei due ha letto in modo errato.[1]

Sebbene molte versioni veterotestamentarie pubblicate oggigiorno traducano Isaia 7:14 secondo l'ebraico e quindi riportino "la giovane donna concepirà",[4] alcuni gruppi distaccati usano la distinzione per diffondere odio contro gli ebrei. Per esempio i Christian Separatists (Separatisti cristiani) nel loro sito affermano: "Da tempo è stata ferma posizione dei veri cristiani che la sola fonte legittima di quello che viene chiamato Antico Testamento sia il Septuaginta greco... E questo testo ebraico [masoretico usato nella sinagoga] è stato modificato, cambiato ed in alcuni casi interamente riscritto da bastardi ebrei talmudisti ed atei."[5] Si cita questo sito web non solo perché indica chiaramente l'odio contro gli ebrei che ancora degrada alcuni di coloro che si fanno chiamare cristiani, ma anche perché una ricerca su Google in inglese spesso riporta siti di questo tipo come primi riferimenti.[6] Tuttavia questo esempio da Isaia rivela anche le nuove possibilità di dialogo interconfessionale. Nel riconoscere il rispettivo uso di testi separati e di differenti tradizioni interpretative teologiche, ebrei e cristiani oggi si ritrovano in una posizione migliore per sviluppare una discussione interconfessionale senza dover ricorrere ad accuse di falsificazioni o stupidità.[1]

Canoni differenti

Negli anni 1970 il linguaggio degli studi biblici nell'accademia e nelle chiese liberali cambiò. Invece di studiare l'"Antico Testamento", gli studenti e le congregazioni iniziavano a parlare di "Bibbia ebraica", "Scritture ebraiche", "Primo Testamento" o persino "Testamento ebraico". Coloro che promuovevano tale spostamento di vocabolario lo fecero con le migliori intenzioni. Riconoscevano che per molti studenti in classe e per i fedeli in chiesa, il termine "Antico Testamento" — con enfasi su "antico" — connotava qualcosa di sorpassato, futile e che necessitava di essere rimpiazzato. Inoltre, poiché numerosi lettori cristiani (e alcuni ebrei) associavano l'"Antico Testamento" con l'Ebraismo (per cui la denominazione "Bibbia ebraica"), i revisionisti promossero denominazioni alternative in modo che non si deducesse che anche l'Ebraismo era antiquato o rimpiazzato. Cambiare etichetta poteva quindi fermare il "supersessionismo", cioè l'affermazione che la chiesa sostituisce e pertanto rimpiazza la sinagoga. Inoltre, un'etichetta più "neutra" come "Scritture ebraiche" poteva portare al rispetto della diversità religiosa in classe. Alcuni studenti ebrei opponevano il termine "Antico Testamento" poiché il nome stesso implica una visione cristiana: non ci può essere "Antico Testamento" senza un "Nuovo Testamento".[7]

Di conseguenza, "Antico Testamento" venne relegato al gruppo obsoleto di termini che non soddisfano i fini di idoneità interconfessionale o la moda della ricerca corrente. Corsi di "Bibbia ebraica", "Primo Testamento", "Scritture ebraiche", e persino di "Letteratura, Religione e Fede dell'Antico Israele" cominciarono a fiorire in tutte le università, insieme alle loro controparti, poiché non si poteva più usare "Nuovo Testamento". Gli studenti invece iniziarono a registrarsi nei corsi di "Scritture cristiane", "Secondo Testamento" o "Letteratura, Religione e Fede del Primo Cristianesimo".[8]

Come tanti altri sforzi benintenzionati, il tentativo di rinominare la Bibbia fa più male che bene.ù "Scritture ebraiche" o "Bibbia ebraica" sono titoli inappropriati per diversi motivi. Primo, l'Antico Testamento di alcune chiese, come per esempio quella greco-ortodossa, non è la "Bibbia ebraica" bensì la traduzione greca dell'ebraico. Il nuovo vocabolario pertanto relega l'Ortodossia, tradizione multiforme che troppo spesso viene trascurata quando si parla pubblicamente di "Cristianesimo", al dimenticatoio. Agli studenti greco-ortodossi in classe viene detto che il loro linguaggio di "Antico Testamento" è insensibile; le loro proteste occasionali che usare la terminologia di "Bibbia ebraica" cancelli la loro tradizione non vengono prese in considerazione.[8] Secondo, le comunioni cattoliche, anglicane e ortodosse orientali considerano le Scritture Deuterocanoniche parte dell'Antico Testamento. Tale raccolta, scritta da ebrei e conservata in greco, include la storia dei Maccabei, la nota storia di Susanna e i vecchioni, i libri di Giuditta e di Tobia , le aggiunte al Libro di Ester, la Sapienza di Sirach (Ecclesiastico), e la Sapienza di Salomone. Per i protestanti, la raccolta, nota come gli "Apocrifi dell'Antico Testamento — cioè, i "libri nascosti" — non hanno stato canonico. Il passaggio di vocabolario a "Bibbia ebraica" crea quindi una parzialità protestante e, per evitare l'antisemitismo, lo spostamento di terminologia viene a promuovere un anti-cattolicesimo generalmente non riconosciuto. Infine, sempre sul tema "Bibbia ebraica", una quantità di materiale canonico incluso nei libri di Esdra-Neemia e Daniela non è in ebraico ma in aramaico.[9]

Il cambiamento di terminologia crea problemi invece di risolverli. In academia, si riscontra che "Bibbia ebraica" confonde gli studenti: alcuni esitano ad iscriversi a tali corsi perché pensano che si debba conoscere l'ebraico (per converso, ogni hanno c'è almeno uno studente che chiede "In che lingue è scritta la Bibbia Ebraica?"); alcuni invece non hanno mai sentito parlare di "Bibbia ebraica" ma vorrebbero iscriversi ad un corso di "Antico Testamento". In un caso, due o tre cristiani si sono lamentati del fatto che, rifiutando il termine "Antico Testamento" si elimini il loro vocabolario religioso, e la controparte ebraica voleva sapere perché non si usi invece il termine "Tanakh", che è il termine preferito dalla sinagoga. "Tanakh" è l'acronimo di Torah (Pentateuco), Nevi`im (Profeti) e Ketuvim (Scritti).[10]

Le alternative a "Scritture ebraiche" o "Bibbia ebraica" sono ancor meno utili. "Primo Testamento" non riesce ad eliminare il supersessionismo o il confessionalismo, poiché "primo" implica un "secondo" e forse un "terzo" o "quarto". I cristiani inoltre potrebbero pensare che l'equivalente "Secondo Testamento" sia umiliante. Se l'"Antico" di "Antico Testamento" connota qualcosa di sorpassato, allora il "Secondo" di "Secondo Testamento" ha connotazioni ancor peggiori: secondo posto, seconda mano, seconda classificazione/qualità. Inoltre, il termine "Primo Testamento" o "Prima Alleanza" — la parola greca diatheke (διαθήκη), col significato di "Testamento" usato in "Nuovo Testamento", è il termine usato anche per "alleanza/patto" — appare nella Lettera agli Ebrei in modo negativo. Ebrei 8:13 riporta: "Dicendo però «alleanza nuova», Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire." "Prima Alleanza" può anche essere tradotto "Primo Testamento". Sebbene la Lettera agli Ebrei stia parlando dell'alleanza fatta tra Dio e Israele al Sinai e non esplicitamente del canone della sinagoga, la frase degrada il termine "Primo Testamento".[10]

Alcuni biblisti scelgono l'etichetta "Scritture ebraiche", forse con la speranza che aumenti il riconoscimento da parte degli studenti cristiani che il testo non sia soltanto l'Antico Testamento della chiesa. Sfortunatamente, "Scritture ebraiche" trasmette il messaggio che il materiale non sia di nessun valore per la chiesa. In alcuni casi, "Scritture ebraiche" rinforza l'idea che il testo equivalga ad Ebraismo. E neanche l'equivalente linguistico "Scritture cristiane" designa appropriatamente il Nuovo Testamento: chiamare il Nuovo Testamente col termine "Scritture cristiane" implica che l'Antico Testamento non faccia parte del canone cristiano.[10]

Cercando un termine comune che non offenda nessuno, gli studiosi ben intenzionati cancellano quindi non solo l'uso distinto del canone da parte dell'Ebraismo, ma anche la tradizione cattolica, oppure relega il Cristianesimo ad una condizione di seconda classe, oppure confonde molte persone.[1] Il problema dell'espressione "Antico Testamento" non si trova nell'etichetta, ma in una complesso di impostazioni culturali e di formazione cristiana. "Antico" non significa "cattivo". La "religione dei tempi antichi" è ancora e tuttora "buona" per molti. I bambini cristiani non crescono pensando che "Antico Testamento" significhi Testamento "meno buono" o "non buono". Non è la terminologia che deve cambiare: è l'istruzione cristiana. Invece di usare il termine protestante "Bibbia ebraica" falsamente neutrale e linguisticamente impreciso, i cristiani dovrebbero semplicemente continuare ad usare il titolo "Antico Testamento", che è il titolo riscontrato nelle Bibbie di famiglia e di chiesa. E gli ebrei dovrebbero continuare ad usare "Tanakh".[11][10]

Interpretazioni differenti


Pratiche differenti


Possibilità interconfessionali



Note

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 Per questa sezione si sono consultate le seguenti fonti: Roger Brooks & John J. Collins (curatori), Hebrew Bible or Old Testament? Studying the Bible in Judaism and Christianity, University of Notre Dame Press, 1990; Joseph Telushkin, Jewish Literacy: The Most Important Things to Know About the Jewish Religion, Its People, and Its History, Morrow, 1991, pp. 500-511; Amy-Jill Levine, "Roland Murphy, the Pontifical Biblical Commission, Jews, and the Bible", Biblical Theology Bulletin 33.3, 2003, pp. 104-113 e "The Jewish People and Their Sacred Scriptures in the Christian Bible: A Jewish Reading of the Document", The Bible Today, maggio/giugno 2003, pp. 167-172.
  2. Giustino martire, Dialogo con Trifone 43; cfr. 67-68 — si consulti anche Opera Omnia dal Migne Patrologia Graeca con indici analitici e traduzioni (EN)(IT)(PT)
  3. Giustino martire, Dialogo con Trifone 71 — si consulti anche Opera Omnia dal Migne Patrologia Graeca con indici analitici e traduzioni (EN)(IT)(PT)
  4. Si vedano alcuni esempi multilingue a Bible Gateway.
  5. "It has long been the firm position of true Christians that the only legitimate source for what is called the Old Testament is the Greek Septuagint... And this Hebrew [of the Masoretic text, used in the synagogue] had been edited, changed, and in some cases rewritten entirely by Talmudic, atheistic, mongrel Jews", su christianseparatist.org (2006).
  6. Il sito dei Christian Separatists (http://www.christianseparatist.org) è attualmente accessibile solo con password. Il loro testo (di cui sopra) appariva sino al 2006, il che fa pensare che successivamente siano stati obbligati a ritrattare e/o riservare il sito ai soli membri, con password. Cfr. Amy-Jill Levine, The Misunderstood Jew, cit., 2006, p. 193 e nota 3, p. 239.
  7. Roger Brooks & John J. Collins (curatori), Hebrew Bible or Old Testament? Studying the Bible in Judaism and Christianity, University of Notre Dame Press, 1990, pp. 111-128 & passim; P. R. Ackroyd & C. F. Evans, (curr.), The Cambridge History of the Bible 1: From the Beginnings to Jerome, Cambridge University Press, 1970, ss.vv.
  8. 8,0 8,1 Ciò avvenne soprattutto nei corsi accademici anglofoni. Cfr. Amy-Jill Levine, The Misunderstood Jew, cit., 2006, p. 194.
  9. Tessa Rajak, Translation and Survival. The Greek Bible of the Ancient Jewish Diaspora, Oxford University Press, 2009, pp. 1-63.
  10. 10,0 10,1 10,2 10,3 Cfr. Amy-Jill Levine, The Misunderstood Jew, cit., 2006, p. 195.
  11. Peter R. Ackroyd & Christopher F. Evans (curr.), The Cambridge History of the Bible, Vol. 1, Cambridge University Press, 1970, ss.vv.