Torah per sempre/Due Torah? Scritture e rabbini: differenze tra le versioni

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Come asserì Joshua ben Levi (terzo secolo E.V.): "La Scrittura, la Mishnah, il Talmud, l'aggadah — qualunque cosa lo studente diligente [''vatik''] un giorno insegnerà alla presenza del proprio maestro, fu già impartita a Mosè sul Sinai."<ref>TG ''Pe`ah'' 2:4 (17a); cfr. TB ''Ber.'' 5a, a nome di Simon ben Lakish. Un'affermazione simile viene attribuita dal TB Meg. 19b al genero di Simon ben Lakish, Rabbi Yohanan (Nappaha). Tutti e tre sono ebrei palestinesi del III secolo. Esiste una dichiarazione anonima su Sifra di Lev. 26:46 che il termine ''torot'' indichi "due Torah", a cui Rabbi Akiva risponde che ci sono "molte Torah" — ma nessuno dei due interlocutori usa le espressioni "Torah scritta" e "Torah orale".</ref> A questo punto, con la Mishnah pubblicata da poco, l'esegesi e l'insegnamento rabbinico era diventato così diffuso che la connessione con la rivelazione fondamentale del Sinai stava venendo oscurata; cominciava a sembrare come se ci fossero due Torah distinte.
 
Questa situazione è drammatizzata in una leggenda successiva che descrive Mosè proiettato avanti nel tempo e presente alla scuola di Rabbi Akiva, dove è incapace di capire la discussione in corso; viene rassicurato solo quando Akiva risponde ad una domanda dichiarando che la materia era ''halakhah lemosheh misinai'' (una legge ricevuta da Mosè sul Sinai ma non messa per iscritto).<ref>TB ''Men.'' 29b.</ref>
 
L'idea che Mosè avesse ricevuto materiale aggiuntivo alla Torah Scritta non era cosa nuova. Il capitolo d'apertura del pseudoepigrafico ''Libro dei Giubilei'' narra di una tradizione segreta rivelata a Mosè sul Sinai in cui gli vengono mostrati tutti gli avvenimenti della storia passata e futura; forse Joshua ben Levi la conosceva o conosceva una leggenda somigliante e la riciclava in un linguaggio più adatto alle percezioni rabbiniche. L`''Assunzione di Mosè'' (1:16) afferma che Mosè consegnò libri segreti a Giosuè. Tuttavia né i ''Giubilei'' né l`''Assunzione'' hanno a che fare con la Torah Orale come interpretata dai rabbini. Analogamente, i riferimenti di Filone a ''nomos agraphos'' (legge non scritta) non devono essere identificati con la Torah Orale, ma con la legge morale, non scritta poiché già "scritta" nel cuore.
 
I rabbini escogitarono degli stratagemmi per salvaguardare l'unità della Torah, cioè per dimostrare che ciò che stavano insegnando non dipartiva dalla Scrittura, ma ne era l'adempimento. Questo si equipara al modo in cui i cristiani contemporanei cercavano di dimostrare che il "Nuovo Testamento" era il completamento del "Vecchio", un processo già in corso nella presentazione della vita di Gesù da parte dei Vangeli come un "adempimento" delle scritture ebraiche, ed implicito nell'osservazione di Gesù: " Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento" ([ Matteo 5:17]). Ebrei e cristiani erano quindi in competizione per lo scettro dell'autorità scritturale.
 
In primo luogo, elaborarono il concetto della Torah Orale per spiegare che tutto ciò che insegnavano derivava infine da una sola rivelazione divina al Sinai: "Mosè ricevette la Torah al Sinai, e la diede a Giosuè".<ref>Mishnah ''Avot'' 1:1. I paralleli della "catena della tradizione" nelle liste di successione greche e romane e nelle fonti cristiane sono discussi in Tropper, ''Wisdom, Politics and Historiography'', capitoli 6-8; la lista ebraica definisce sia l'autorità esegetica sia quella dottrinale. "Dovremme considerare un ruolo più ampio per le liste di successione ellenistica, che preparano la strada alla creazione di liste rabbiniche, cristiane e gnostiche" (''ibid.'', p. 226).</ref> Questa idea potrebbe essersi sviluppata da interpretazioni più antiche, come quella del primo capitolo dei ''Giubilei'', dove si dice che "scritti segreti" furono consegnati a Mosè; tuttavia, la Torah Orale affermata dai rabbini non era né segreta né predittiva, anzi al contrario, era pubblica e normativa.
 
Allora il materiale fu riorganizzato in forma di commentario scritturale, dando origine alle opere classiche dei midrashim halakhici. Tali opere (''Mekhilta, Sifra, Sifrei'') presenta l'interpretazione rabbinica come l'unico modo razionale e consistente di leggere il testo ebraico.
 
Infine, la metodologia interpretativa dei saggi del secondo secolo come Akiva e Ishmael fu rigorosamente vagliata e furono generati sistemi di [[w:Ermeneutica talmudica|ermeneutica]] come i [[w:Ermeneutica talmudica#Regole di Rabbi Akiva e Rabbi Ishmael|Tredici principi di Rabbi Ishmael]].<ref>Sulle regole in generale si veda Solomon, ''The Talmud: A Selection'', introduz., pp. XLI-XLII, e Solomon, "Evolution of Talmudic Reasoning"; on ''kelal uferat'' e ''ribui umiut'' cfr. Solomon, "Extensive and Restrictive Interpretation".</ref> Lo scopo di queste regole attentamente formulate è quello di dimostrare che le interpretazioni dei rabbini non sono arbitrarie, ma implicite nel testo biblico.
 
== Regole di interpretazione ==
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