Torah per sempre/Due Torah? Scritture e rabbini: differenze tra le versioni

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== Interpretazione ''a fronte'' del significato semplice ==
La lettura rabbinica della Scrittura non è pedissequamente letterale. "Li scriverai sugli stipiti della tua casa" ([https://www.biblegateway.com/passage/?search=deuteronomio+6%3A9&version=CEI;LND;NR2006 Deut. 6:9]) viene letto a significare "affiggi al tuo stipite un rotolo di pergamena che contenga le opportune parole" (cioè una ''[[w:mezuzah|mezuzah]]'') piuttosto che "scrivi le parole direttamente sugli stipiti"; "occhio per occhio" ([https://www.biblegateway.com/passage/?search=esodo+21%3A24&version=CEI;LND;NR2006 Es. 21:24]) viene interpretato a significare "risarcimento proporzionato", piuttosto che una retribuzione fisica. Questa lettura non letterale non implica la ''contraddizione'' di una proclamazione biblica, bensì un'interpretazione ragionevole del "significato semplice" (non necessariamente il significato ''letterale'') della Scrittura alla luce di una prassi comune. Ci sono occasioni dove l'interpretazione ''contraddice'' il significato semplice?
 
L'affermazione ''ein mikra yotse midei peshuto'', "la scrittura non perde il suo significato semplice", avviene tre volte nel Talmud babilonese, ma cosa significa? Eliezer ben Hirkanos sostiene, contro la maggioranza, che si possono portare armi di Shabbat, poiché sono un "adornamento" piuttosto che un "peso". Su cosa si basa? Sul Salmo 45:3-4: "Cingi, prode, la spada al tuo fianco, nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte." Ma di certo, chiede Rav Kahana, quel versetto si riferisce alle parole della Torah? Sì, gli viene detto, ma "la scrittura non perde il suo significato semplice"; cioè, l'interpretazione ''halakhica'' (che le armi possono essere considerate un "adornamento" piuttosto che un "peso" rispetto alle leggi del Shabbat) segue il senso semplice anche se l'interpretazione ''omiletica'' (il vero prode è il prode dell Torah che porta le parole della Torah) ne può deviare.<ref>TB ''Shab.'' 63a.</ref> In altre occasioni la questione è se, quando un processo legittimo di interpretazione definisce il contesto di una frase biblica al di là del suo senso ovvio, il contesto ovvio mantiene la sua rilevanza di interpretazione ''a fianco'' del nuovo.<ref>TB ''Yev.'' 11b, 24a.</ref>
 
Tuttavia, l'interpretazione halkhica certamente si stacca a volte dal significato semplice. Si riporta a nome di Rabbi Ishmael che "In tre posti la halakhah devia dalla [espressione] della scrittura", una delle quali è che la halakhah permette che le ceneri (''efer'') vengano usate invece della terra (''afar'') per la cerimonia della moglie sospetta di adulterio ([https://www.biblegateway.com/passage/?search=Numeri+5%3A17&version=CEI;LND;NR2006 Numeri 5:17]). Rav Papa (IV secolo), commentando sul perché la lista si limiti a tre, fa la distinzione cruciale tra una "deviazione" dove la halakhah ''aggiunge'' meramente alle clausole della Scrittura e quelle dove in realtà ''contraddice'' la Scrittura; secondo lui, sono possibili entrambe.<ref>TB ''Sot.'' 16a: ''bisheloshah mekomot halakhah okevet mikra'', "in tre posti la halakhah devia dalla scrittura". Rav Papa distingue tra ''okevet'' "devia" e ''okeret'' "contraddice".</ref>
 
== ''Conclusione'' ==
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