Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Tra realismo e sperimentazione"

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{{storia della letteratura italiana|sezione=8}}
Il neorealismo cominciò a dare segnali di crisi già negli anni cinquanta. Le ragioni sono da cercare nel logoramento delle forme letterarie utilizzate, ma anche nella fine dell'entusiasmo per il rinnovamento civile, nella crisi delle sinistre, nell'affermazione di nuove problematiche connesse allo sviluppo industriale dell'Italia. Indicativo di questa trasformazione è la nascita di riviste letterarie come ''Officina'', ''Il Menabò'', ''Il Verri'', attraverso le quali viene data voce alla necessità di uscire dal neorealismo per sperimentare nuove forme (si veda in proposito il modulo dedicato a [[../Sperimentalismo e neoavanguardia|sperimentalismo e neoavanguardia]]).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | pp= 99-100}}</ref>
 
Il neorealismo cominciòcomincia a dare segnali di crisi già negli anni cinquanta. Le ragioni sono da cercare nel logoramento delle forme letterarie utilizzate, ma anche nellain altri fattori come la fine dell'entusiasmo per il rinnovamento civile, nellala crisi delle sinistre, nelll'affermazione di nuove problematiche connesse allo sviluppo industriale dell'Italia. Indicativo di questa trasformazione è la nascita di riviste letterarie come ''Officina'', ''Il Menabò'', ''Il Verri'', attraverso le quali viene data voce alla necessità di uscire dal neorealismo per sperimentare nuove forme (si veda in proposito il modulo dedicato a [[../Sperimentalismo e neoavanguardia|sperimentalismo e neoavanguardia]]).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | pp= 99-100}}</ref>
Negli anni del dopoguerra sono attivi vari scrittori con esperienze tra di loro eterogenee, per le quali è difficile fornire una definizione unitaria. Ferroni a questo proposito parla di «nebulosa», composta da autori che pur non rientrando nell'ambito del neorealismo, sono però ancora distanti dagli esiti dello sperimentalismo e della neoavanguardia; piuttosto, si ricollegano alla tradizione narrativa sorta negli anni trenta, per la quale si parla di '''realismo critico'''. Come è già stato ricordato nel [[../Neorealismo#Caratteri generali|modulo precedente]], molti autori che hanno avuto rapporti con il neorealismo, o che comunque ne hanno sfiorato le tematiche, se ne sono poi distanziati. Tutte queste esperienze hanno contribuito a fornire in letteratura un'immagine multisfaccettata della realtà italiana.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1065}}</ref>
 
Negli anni del dopoguerra sono attivi vari scrittori conche hanno avuto esperienze tra di loro eterogeneemolto diverse, per le quali è difficile fornire una definizione unitaria. Ferroni a questo proposito parla di «nebulosa», composta da autori che pur non rientrando nell'ambito del neorealismo, sono però ancora distanti dagli esiti dello sperimentalismo e della neoavanguardia; piuttosto, si ricollegano alla tradizione narrativa sorta negli anni trenta, per la quale si parla di '''realismo critico'''. Come è già stato ricordato nel [[../Neorealismo#Caratteri generali|modulo precedente]], molti autori che hanno avuto rapporti con il neorealismo, o che comunque ne hanno sfiorato le tematiche, se ne sono poi distanziati. Tutte queste esperienze hanno contribuito a fornire in letteratura un'immagine multisfaccettata della realtà italiana.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1065}}</ref>
== La nascita di una cultura di massa ==
 
== Letteratura e società di massa ==
{{vedi pedia|Cultura di massa}}
La società del secondo dopoguerra, in Italia come in altri paesi del mondo, conosce un grande sviluppo economico, legato alla produzione e diffusione di beni di consumo:. iI nuovi oggetti e strumenti sono sempre più alla portata di tutti, e l'uso degli elettrodomestici modifica radicalmente le abitudini delle persone. In questo modo si diffondono e affermano nuove forme di benessere, e le condizioni di vita migliorano sensibilmente grazie ai progressi nel campo della medicina e della produzione alimentare. L'In Italia tuttavia, per ragioni legate alla sua storia, presentaci sono aree molto avanzate e zone ancora arretrate,. e lL'espansione economica finisce quindi per accentuare le disparità tra il Nord e il Sud della penisola. Inoltre, se nelle aree ancora legate alle tradizioni contadine l'unica prospettiva praticabile sembra l'emigrazione, in quelle industrializzate si assiste a fenomeni di degradazione, alienazione, sradicamento dalle tradizioni ed emarginazione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1024}}</ref>
 
=== La nascita di una cultura di massa ===
[[File:1950's television.jpg|thumb|left|Una televisione degli anni cinquanta]]
I mezzi di comunicazione di massa (la radio e la televisione) contribuiscono a diffondere messaggi che all'inizio della modernità erano rivolti solo agli strati della popolazione che viveva nelle città,. allargandosiQuesti si allargano a tutto il territorio nazionale e facendo in modocome checonseguenza i comportamenti degli individui si uniforminouniformano in funzione del mercato e del consumo. L'avanzata della cultura di massa mette però in allarme gli intellettuali, che iniziano a porsi problemi come l'incomunicabilità e l'alienazione. Parallelamente si fa sempre più strada una visione laica del mondo: l'italiano medio tende a non confrontarsi più con norme religiose ma cerca soddisfazione immediata nella vita presente, spesso attraverso oggetti di consumo. La pubblicità è sempre più presente nel mondo della comunicazione, lo sport è seguito da larghe fette della popolazione e la musica leggera si afferma come bene di consumo, grazie anche all'importazione dei modelli americani (si pensi al rock e all'influenza che avrà sulla cultura giovanile negli anni sessanta).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1024-1025}}</ref>
La società del secondo dopoguerra, in Italia come in altri paesi del mondo, conosce un grande sviluppo economico, legato alla produzione e diffusione di beni di consumo: i nuovi oggetti e strumenti sono sempre più alla portata di tutti, e l'uso degli elettrodomestici modifica radicalmente le abitudini delle persone. In questo modo si diffondono e affermano nuove forme di benessere, e le condizioni di vita migliorano sensibilmente grazie ai progressi nel campo della medicina e della produzione alimentare. L'Italia tuttavia, per ragioni legate alla sua storia, presenta aree molto avanzate e zone ancora arretrate, e l'espansione economica finisce per accentuare le disparità tra il Nord e il Sud della penisola. Inoltre, se nelle aree ancora legate alle tradizioni contadine l'unica prospettiva praticabile sembra l'emigrazione, in quelle industrializzate si assiste a fenomeni di degradazione, alienazione, sradicamento dalle tradizioni ed emarginazione.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1024}}</ref>
 
Anche la scuola nel dopoguerra diventa "di massa": se nel ventennio fascista la scolarizzazione riguardava ancora una ''élite'', nel dopoguerra vengono varati progetti per combattere l'analfabetismo e ampliare l'accesso all'istruzione elementare. Nel 1962 è poi introdotto l'obbligo scolastico per tutti i ragazzi e le ragazze fino ai 14 anni di età ed è istituita la scuola media unica. Anche l'università cresce e registra tra i propri iscritti sempre più studenti provenienti dalla piccola borghesia. Cadono le barriere culturali e si forma una classe di intellettuali «medi», molto più numerosi ma con funzioni differenti rispetto al passato. Sono infatti consumatori di cultura a un livello inferiore e sono soggetti alle esigenze del mercato.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1025}}</ref>
I mezzi di comunicazione di massa (la radio e la televisione) contribuiscono a diffondere messaggi che all'inizio della modernità erano rivolti solo agli strati della popolazione che viveva nelle città, allargandosi a tutto il territorio nazionale e facendo in modo che i comportamenti degli individui si uniformino in funzione del mercato e del consumo. L'avanzata della cultura di massa mette però in allarme gli intellettuali, che iniziano a porsi problemi come l'incomunicabilità e l'alienazione. Parallelamente si fa sempre più strada una visione laica del mondo: l'italiano medio tende a non confrontarsi più con norme religiose ma cerca soddisfazione immediata nella vita presente, spesso attraverso oggetti di consumo. La pubblicità è sempre più presente nel mondo della comunicazione, lo sport è seguito da larghe fette della popolazione e la musica leggera si afferma come bene di consumo, grazie anche all'importazione dei modelli americani (si pensi al rock e all'influenza che avrà sulla cultura giovanile negli anni sessanta).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1024-1025}}</ref>
 
AncheStrettamente lalegata scuolaa nelquesti dopoguerra diventa "di massa": se nel ventennio fascista la scolarizzazione riguardava ancora una ''élite'', nel dopoguerra vengono varati progetti per combattere l'analfabetismo e ampliare l'accesso all'istruzione elementare. Nel 1962cambiamenti è poi introdottoanche l'obbligoomogeneizzazione scolasticodel pertessuto tuttilinguistico, idovuta ragazzialla e le ragazze fino ai 14 annidiffusione di etàun editaliano è«medio» istituitaattraverso la scuolaburocrazia, mediail unica. Anche l'università cresce,cinema e registrala tratelevisione. iLa proprisecolare iscrittiquestione sempredella piùlingua studenti provenienti dalla piccola borghesia. Cadonogiunge così lea barriereuna culturalisoluzione ein simaniera formaindipendente unadalle classeproposte didegli intellettuali. «medi»Tuttavia, moltocome piùosserva numerosiPasolini, maquesto confinisce funzioniper differentiannullare rispettola alvitalità passatodei dialetti, inche quantosi consumatoriscontrano dicon culturail anuovo unitaliano livello inferiore e sottoposti alle esigenze del mercatostandardizzato.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 10251026}}</ref>
 
=== Gli intellettuali e i nuovi mezzi di comunicazione ===
Strettamente legata a questi cambiamenti è anche l'omogeneizzazione del tessuto linguistico, dovuta alla diffusione di un italiano «medio» attraverso la burocrazia, il cinema e la televisione. In questo modo la secolare questione della lingua giunge a una soluzione che si rivela indipendente dalle proposte degli intellettuali. Tuttavia, come osservò Pasolini, questo finisce per annullare la vitalità dei dialetti, che si scontrano con il nuovo italiano standardizzato.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1026}}</ref>
La produzione letteraria nel secondo dopoguerra conserva caratteri delle esperienze del primo Novecento. Come si è visto, le forze politiche (e il Partito Comunista su tutti) hanno sempre maggiore presa sugli intellettuali e se ne avvalgono sui loro organi di stampa. ridefinendone le funzioni, e nuoviNuovi modelli si sviluppano anche nel settore dell'editoria. Si assiste così all'arrivo in Italia del libro economico, grazie a collane come BUR (Biblioteca Universale Rizzoli, nata nel 1649) e Oscar Mondadori (1965) che propongono classici della letteratura a prezzi accessibili a vari strati della società.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1030}}</ref>
 
Più complesso è il rapporto tra autori e editori:. moltiMolti scrittori hanno difficoltà a vivere con i proventi dei diritti d'autore, mentre opere inizialmente scartate si rivelano in seguito dei clamorosi ''best seller'' (- spesso postumi, come nei casi di Guido Morselli e Giuseppe Tomasi di Lampedusa). Acquistano poi sempre più peso l'istituzione dei premi letterari e la diffusione delle varie forme di letteratura di massa (come il romanzo rosa, il poliziesco, la fantascienza, ma anche il fumetto e il fotoromanzo).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1030-1031}}</ref>
== Letteratura e società di massa ==
La produzione letteraria nel secondo dopoguerra conserva caratteri delle esperienze del primo Novecento. Come si è visto, le forze politiche (e il Partito Comunista su tutti) hanno sempre maggiore presa sugli intellettuali e se ne avvalgono sui loro organi di stampa ridefinendone le funzioni, e nuovi modelli si sviluppano anche nel settore dell'editoria. Si assiste così all'arrivo in Italia del libro economico, grazie a collane come BUR (Biblioteca Universale Rizzoli, nata nel 1649) e Oscar Mondadori (1965) che propongono classici della letteratura a prezzi accessibili a vari strati della società.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1030}}</ref>
 
Più complesso è il rapporto tra autori e editori: molti scrittori hanno difficoltà a vivere con i proventi dei diritti d'autore, mentre opere inizialmente scartate si rivelano in seguito dei clamorosi ''best seller'' (spesso postumi, come nei casi di Guido Morselli e Giuseppe Tomasi di Lampedusa). Acquistano poi sempre più peso l'istituzione dei premi letterari e la diffusione delle varie forme di letteratura di massa (come il romanzo rosa, il poliziesco, la fantascienza, ma anche il fumetto e il fotoromanzo).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1030-1031}}</ref>
 
Vari scrittori sono infine impegnati nell'industria dello spettacolo e in particolare nel cinema, che in Italia tra gli anni quaranta e sessanta conosce una grande fioritura. Molti autori collaborano poi con la radio e la televisione, mentre il teatro attraversa delle difficoltà, pur rimanendo un punto di riferimento per molte attività intellettuali.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1033}}</ref>
 
=== La "letteratura industriale" ===
[[File:Ivrea Primo Stabilimento Olivetti.JPG|thumb|left|Il primo stabilimento Olivetti a Ivrea]]
Nel numero 4 del ''Menabò'' (1961) Elio Vittorini pone il problema del rapporto tra industria e cultura, e di come gli intellettuali debbano sviluppare le tematiche legate alla nuova realtà industriale – problema che viene ripreso anche da [[../Italo Calvino|Calvino]] eed [[../Postmoderno#Umberto Eco|Eco]]. A inaugurare il filone di quella che viene definita dai critici "letteratura industriale" sarà Ottiero Ottieri, con il romanzo ''Tempi stretti'', del 1957: si tratta di una ricognizione dei rapporti tra i lavoratori (nei loro diversi compiti) e la fabbrica, ponendo l'attenzione su vari aspetti, dalle macchine alla catena di montaggio, dall'ambizione di carriera allo squallore della periferia e delle sistemazioni degli operai. A sancire l'affermazione di questo tipo di letteratura è il successivo libro di Ottieri, ''Donnarumma all'assalto'', nel quale vengono affrontati temi come le differenze tra Nord e Sud, tra la mentalità razionalistica della fabbrica e le condizioni di disagio legate a un elementare senso di uguaglianza che viene disatteso. Il punto di vista del narrattorenarratore, tuttavia, non può essere quello dell'operaio, come riconobbericonosce lo stesso Ottieri intervenendo sul ''Menabò''. L'autore piuttosto mantiene l'atteggiamento di un osservatore scientifico che studia la fabbrica dall'esterno e stende il racconto in forma documentaria.<ref name="Baldi151">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalla Scapigliatura al Postmoderno | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 151}}</ref>
 
Diverso sarà invece l'approccio di [[../Sperimentalismo e neoavanguardia#Paolo Volponi|Paolo Volponi]] in ''Memoriale''. Qui la realtà industriale dà forma all'ottica stessa della narrazione, poiché il punto di vista adottato è quello dell'operaio protagonista, che quindi coincide con lo sguardo di chi patisce in prima persona l'alienazione della vita in fabbrica. L'occhio del folle che altera la realtà permette di cogliere lo stravolgimento di un mondo che si vorrebbe organizzato razionalmente.<ref name="Baldi151" /> Goffredo Parise porterà questi assunti alle estreme conseguenze nel romanzo ''Il padrone'', il cui protagonista finisce per assumere il punto di vista dell'azienda, in un'identificazione tra vittima e carnefice.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalla Scapigliatura al Postmoderno | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | pp= 151-152}}</ref>
 
Anche la poesia del dopoguerra affronta la nuova condizione dell'individuo nella società industriale. Un esempio è rappresentato da ''Una visita in fabbrica'' di [[../Poesia del dopoguerra#Vittorio Sereni|Vittorio Sereni]] (pubblicata ancora sul ''Menabò'' n. 4), in cui ripropone il tema della distanza tra l'intellettuale e il mondo del lavoro operaio: il poeta che osserva prova un senso di orrore per la fabbrica, quasi fosse un mondo sconosciuto e prima inimmaginabile. Da questo scaturisce la simpatia per gli operai, intesa come partecipazione ai loro patimenti. In ''La ragazza Carla'' di [[../Gruppo 63#Elio Pagliarani|Elio Pagliarani]] (uscita nel 1960 sul n. 2 del ''Menabò'') l'ambientazione sono gli uffici di una multinazionale e l'attenzione viene posta sugli aspetti commerciali tipici del capitalismo avanzato. All'interno dei confini della città di Milano ha luogo l'alienazione della «ragazza Carla», a cui fa riscontro la disgregazione dello stesso linguaggio poetico.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalla Scapigliatura al Postmoderno | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 152}}</ref>
 
== Mario Tobino ==
Anche Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917 – Montecarlo, 29 gennaio 1987), come Tobino, si ricollega alla tradizione toscana. Nelle sue opere tuttavia, ambientate per lo più in Maremma, tende a rappresentare una vita elementare, mettendo in scena personaggi appartenenti al mondo popolare, che vivono seguendo il ritmo sempre uguale dei giorni e hanno un rapporto con le cose privo di velleità.<ref name="Ferroni1060"/> Queste tematiche vengono trattate con un tono lirico, in quanto immagine della resistenza al cammino della storia che irrimediabilmente porta verso la rovina.<ref name="Ferroni1061">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1061}}</ref>
 
Già nei primi racconti, pubblicati nei volumi ''Alla periferia'' e ''La visita'' (entrambi del 1942), Cassola tenta di fare uscire i valori nascosti sotto la realtà più comune, interrogando i paesaggi naturali e gli oggetti quotidiani e banali. Questa ricerca tocca il suo apice nei racconti de ''Il taglio del bosco'' (1954). Nei romanzi invece cerca di confrontare l'attenzione per la realtà con la storia e la politica. Ciò è evidente in ''Fausto e Anna'' (1952) e ''La ragazza di Bube'' (1960): quest'ultimo romanzo, che ebbeha grande successo, registra l'esaurirsi della vitalità politica della Resistenza e la normalizzazione che conosceranno i vari personaggi popolari nel dopoguerra. In seguito, Cassola ha abbandonatoabbandona la tematica politica, e i suoi romanzi si caratterizzano per il ritorno al privato, in alcuni casi abbandonando il mondo popolare contadino per dedicarsi a quello borghese.<ref name="Ferroni1061" />
 
== Ennio Flaiano ==
Intellettuale libero e indipendente, Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972) ha lavorato a lungo per il cinema come sceneggiatore, settore a cui si è dedicato fin da giovane. Nella sua lunga carriera ha collaborato con registi come Federico Fellini, Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Steno, Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni, Milos Forman.<ref name="Ferroni1076">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1076}}</ref>
 
In qualità di professionista della scrittura ha inoltre conosciutoconosce le problematiche relative all'industria culturale: la pianificazione del lavoro e la modificazione dei programmi, i ritmi serrati, le convenzioni meccaniche. A causa dei molti impegni ha potutopuò dedicare poche energie alla letteratura, riuscendo tuttavia a firmare opere di grande valore.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1074-1075}}</ref> Il suo capolavoro è considerato il romanzo ''Tempo di uccidere'' (1947), vincitore della prima edizione del Premio Strega. L'opera prende spunto dall'esperienza dell'autore durante la guerra d'Etiopia, ma rivela un netto contrasto con la memorialistica neorealista del periodo. La vicenda, narrata in prima persona da un ufficiale italiano, si svolge su uno scenario indecifrabile, in cui l'assurdo esistenziale finisce per fondersi con l'assurdo storico.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1075-1076}}</ref>
 
Nelle successive opere narrative, tra cui si ricordano i racconti di ''Una e una notte'' (1659) e ''Il gioco e il massacro'' (1970), Flaiano non toccherà nuovamente situazioni così intense. Molto interessante e originale è anche la sua produzione teatrale, che ha risentito della sua attività cinematografica. Nel 1971 le sue farse sono state raccolte nel volume ''Un marziano a Roma e altre farse''.<ref name="Ferroni1076" />
== Giorgio Bassani ==
[[File:Luigi Silori, Walter Mauro, Giorgio Bassani, Roberto Bettega, Giuseppe Brunamontini (1974).jpg|thumb|Da sinistra a destra: Luigi Silori, Walter Mauro, Giorgio Bassani, Roberto Bettega, Giuseppe Brunamontini. Foto del 1974]]
L'opera di Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000) è estranea sia all'esperienza del neorealismo sia a quella della neoavanguardia. Nato in una famiglia ebraica, si è laureatolaurea in lettere a Bologna, dove ha seguitosegue le lezioni dello storico dell'arte Roberto Longhi e ha avuto come relatore Carlo Calcaterra. Militante antifascista durante il regime e la seconda guerra mondiale, ha subìtosubisce anche la carcerazione. Dopo avere aderito alla Resistenza, ha militatomilita nelle fila della sinistra. Ha direttoDirige la rivista internazionale ''Botteghe Oscure'' e la collana di narrativa dell'editore Feltrinelli, per il quale ha scopertoscopre ''Il Gattopardo'' di Tomasi di Lampedusa (vedi oltre).<ref name="Baldi222">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 222}}</ref>
 
Tutte le opere di Bassani ruotano attorno alla vita della borghesia ebraica di Ferrara, città in cui ha trascorsotrascorre la giovinezza. Ha esorditoEsordisce nel 1940 con il racconto ''Una città di pianura'' (pubblicato con lo pseudonimo di Giacomo Marchi per eludere le leggi razziali), a cui sono seguitiseguono altri racconti poi riuniti nel volume ''Cinque storie ferraresi''. Questi in seguito sarebbero stati completamente riscritti e pubblicati nel libro ''Dentro le mura'' (1973). Nel 1958 è uscitoesce ''Gli occhiali d'oro'', che racconta la storia di un ebreo omossessualeomosessuale, mentre del 1962 è il suo romanzo più famoso, ''Il giardino dei Finzi-Contini'', che gli diede fama e successo e da cui Vittorio De Sica ha trattotrae l'omonimo film (vincitore del premio Oscar per il migliore film straniero nel 1970).<ref name="Baldi222"/>
 
{{trama libro|testo=Il libro, ambientato a Ferrara negli anni del regime, racconta la vita di un gruppo di giovani ebrei borghesi. e laLa storia ruota attorno al giardino della facoltosa famiglia dei Finzi-Contini, in cui i figli Alberto e Micòl invitano i loro amici, estromessi da vari circoli cittadini a causa delle leggi razziali. Nel chiuso del giardino si crea così un mondo ovattato, fatto di discussioni e partite a tennis, in cui l'avanzata del fascismo non provoca ribellione ma solo perplessità. Qui nascerànasce anche un sentimento di affetto, non ricambiato, da parte del narratore per Micòl. Nel finale, la tragedia si abbatterà anche sulla famiglia: Alberto morirà di una malattia incurabile, mentre Micòl e i genitori verranno deportati in Germania, da cui non faranno ritorno. L'unica cosa che potrà fare il narratore sarà ritornare con la memoria a quella stagione della sua vita, che si è dissolta irrimediabilmente.}}
 
Alla sua uscita, ''Il giardino dei Finzi-Contini'' generògenera polemiche, poichéperché il romanzo rifiutavarifiuta sia gli elementi del neorealismo sia i nuovi temi che venivano sviluppati dallo sperimentalismo e dalla neoavanguardia. Il romanzo, piuttosto, si rifà alle esperienze lettarieletterarie del Novecento europeo, e in particolare di [[w:Marcel Proust|Marcel Proust]] (''Alla ricerca del tempo perduto'') e [[w:Thomas Mann|Thomas Mann]] (''I Buddenbrock'' e ''Morte a Venezia''). Lo stile di scrittura mira infatti a ricreare le atmosfere del passato, seguendo per certi aspetti la lezione proustiana, e la ricostruzione dei luoghi è filtrata dalla coscienza. Nel libro è però presente anche una tendenza allo sfacelo, che si evidenzia nella decadenza delle famiglie ebree, chiuse in una sorta di casta. A questo si associa a un presagio di corruzione e morte che viene evocato fin dall'inizio, quando nella premessa il narratore racconta di una visita alla necropoli etrusca di Cerveteri.<ref name="Baldi223">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 223}}</ref>
 
In seguito Bassani ha pubblicatopubblica i romanzi ''Dietro la porta'' (1964) e ''L'Airone'' (1968). Molte sue opere confluiranno poi nel ''Romanzo di Ferrara'', del 1974.<ref name="Baldi222" /> È stato inoltre autore di poesie, riunite nel volume ''In rima e senza'' (1982), mentre i suoi saggi critici conosono stati raccolti in ''Le parole preparate'' (1966) e ''Di là dal cuore'' (1984).<ref name="Baldi223"/>
 
== Giuseppe Tomasi di Lampedusa ==
[[File:Tomasi di Lampedusa.jpg|thumb|Giuseppe Tomasi di Lampedusa]]
Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo, 23 dicembre 1896 – Roma, 23 luglio 1957) è statofinisce al centro di un vero e proprio caso letterario nel 1958, quando Giorgio Bassani fecefa pubblicare da Feltrinelli ''Il Gattopardo'', romanzo che Elio Vittorini, in qualità di consulente di Mondadori e Einaudi, aveva precedentemente fatto rifiutare a entrambe le case editrici. L'autore era un allora sconosciuto principe siciliano, lontano dagli ambienti intellettuali ma dotato di una raffinata cultura europea, che aveva dedicato alla scrittura gli ultimi anni della sua vita.<ref name="Baldi218">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 218}}</ref>
 
{{trama libro|testo=''Il Gattopardo'' è un romanzo storico ambientato in Sicilia durante il Risorgimento e negli anni immediatamente successivi. LaIl tramaprotagonista ruotaè attorno alil principe Fabrizio Salina, un colto aristocratico che osserva con disincanto la fine del regno borbonico e l'inizio di uno nuovo mondo. Accanto a lui c'è la figura spregiudicata del nipote Tancredi, che decide di unirsi ai garibaldini perché coscio del fatto che il passaggio al nuovo regno d'Italia sarà puramente esteriore,. e ilIl potere rimarrà nella stessa classe dirigente, che deve quindi impegnarsi a guidare la transizione. Questo concetto è espresso dal giovane con la celebre massima: «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Tancredi, assecondato dallo zio, faràfa una brillante carriera nel nuovo regno e sposeràsposa Angelica Sedera, la bellissima figlia di un ricco borghese. Salina osserveràosserva con distacco queste trasformazioni storiche, sentendo, pur nella sua vitalità, presagi di morte.}}
 
Sebbene a una prima analisi il romanzo possa sembrare ricollegarsi ai modelli del naturalismo ottocentesco, lo stile e il pensiero dell'autore risentono dell'influenza di scrittori del Novecento europeo, come i già citati Proust e Mann. La storia è vista come un'apparenza esteriore dietro alla quale c'è il fluire della vita verso il nulla, e. laLa Sicilia del 1860, con la sua immobilità, non è altro che una metafora dell'esistenza umana, su cui incombe la morte. Centrale nel romanzo è la dimensione interiore del protagonista, la sua debolezza di fronte al reale, l'angoscia per l'avvicinarsi della morte e il suo tentativo vano di aggrapparsi alla sensualità. Il libro è quindi pervaso da malinconia e nichilismo, rispetto ai quali il narratore mantiene un lucido distacco dato dall'ironia. Per tutti questi motivi, ''Il Gattopardo'' segna una frattura rispetto al neorealismo, al suo ottimismo e ai suoi schematismi.<ref name="Baldi218" />
 
Oltre al ''Gattopardo'', Tomasi di Lampedusa scrisse anchescrive dei ''Racconti'' (1960), e i saggi ''Lezioni su Stendhal'' (1971) e ''Invito alla letteratura francese del Cinquecento'' (1979), tutti pubblicati postumi.
 
== Ottiero Ottieri ==
Come è già stato ricordato in precedenza, Ottiero Ottieri (Roma, 29 marzo 1924 – Milano, 25 luglio 2002) si inserisce nel filone della letteratura industriale, che inaugura con il romanzo ''Tempi stretti'' e che prosegue con opere come ''Donnarumma all'assalto''.
 
Laureatosi in lettere a Roma nel 1945, lavoròlavora nell'ufficio stampa della Mondadori dal 1948. Tra il 1952 e il 1965 si è quindi occupatooccupa dell'ufficio del personale della Olivetti. Il suo primo romanzo, ''Memorie dell'incoscienza'', è stato pubblicato nel 1954 nella collana ''I Gettoni'' di Einaudi diretta da Elio Vittorini, e si presenta come una cronaca della vita di provincia nel dopoguerra. Nel 1957 esce ''Tempi stretti'', in cui parla di una grande città industriale (identificabile come Milano), delle sue trasformazioni e delle ripercussioni sulla vita degli abitanti. Il titolo si riferisce ''in primis'' ai ritmi di lavoro dell'operaio, che deve restare incollato alla macchina per aumentare la produttività, ma si allarga poi all'intera condizione sociale.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | pp= 229}}</ref>
 
Al soggiorno a Pozzuoli, dove era statoviene temporaneamente trasferito dopo la realizzazione di un nuovo impianto della Olivetti, è legato il romanzo-diario ''Donnarumma all'assalto'': uno psicologo, incaricato di selezionare il personale per un'azienda, passa dall'iniziale entusiasmo al disinganno. Lo scrittore giunge quindi alla conclusione che l'autore non è in grado di rappresentare in modo autentico la realtà operaia.
 
Nel 1963 Ottieri torna al genere cronachistico con ''La linea gotica'', e nei romanzi successivi approfondisce la propriasua posizione critica sul rapporto con la realtà; si concentra sul tema dell'alienazione dell'individuo e della denuncia sociale, quest'ultima in chiave caricaturale. Tra gli ultimi romanzi si ricordano ''I divini mondani'' (1968), ''Il campo di concentrazione'' (1972), ''Contessa'' (1975), ''Di chi è la colpa'' (1979), ''I due amori'' (1983), ''Il divertimento'' (1984), ''Improvvisa la vita'' (1987). HaCompone inoltre composto le poesie delle raccolte ''Il pensiero perverso'' (1971), ''La corda corta'' (1978), ''Vi amo'' (1988), ''L'infermiera di Pisa'' (1991), ''Il palazzo e il pazzo'' (1993), ''La psicoterapeuta bellissima'' (1994), ''Diario del seduttore passivo'' (1995), ''Il poema osceno'' (1996). Parallelamente all'attività letteraria, Ottieri ha collaboratocollabora in veste di sceneggiatore con il regista Antonioni, per la realizzazione de ''L'impagliatore di sedie'' (1964).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 230}}</ref>
 
== Goffredo Parise ==
Al filone della letteratura industriale è collegabile anche l'opera di Goffredo Parise (Vicenza, 8 dicembre 1929 – Treviso, 31 agosto 1986). Dedicatosi al giornalismo dal 1954, subito dopo avere lasciato gli studi di filosofia, ha collaboratocollabora con varie testate e dalla sua attività di inviato speciale sono natinascono impegnativi resoconti di viaggio. HaEsordisce esorditocome in letteraturascrittore nel 1951 con ''Il ragazzo morto e le comete'', in cui i dati della realtà sono trasferiti su un piano surreale. A questo segue ''La grande vacanza'' (1953), mentre ''Il prete bello'' (1954) dimostra maggiore adesione al realismo, seppur venato di senso satirico.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 237}}</ref>
 
I romanzi ''Il fidanzamento'' (1956) e ''Amore e fervore'' (1959) sono incentrati sul mondo della borghesia, con le sue ipocrisie e frustrazioni. Grande successo avrà ''Il padrone'' (1964), un romanzo che si ricollega alla letteratura industriale, ricorrendo però a toni allegorici che portano ad assolutizzare il problema e a dargli un valore emblematico. Su questo tema Parise ritornatorna anche in ''Gli americani a Vicenza'' (1966), ''L'assoluto naturale'' (1967), ''Il crematorio di Vienna'' (1969). I racconti brevi di ''Sillabario n. 1'' (1972) e ''Sillabario n. 2'' (1982) segnano un ritorno agli aspetti privati.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 238}}</ref>
 
== Leonardo Sciascia ==
[[File:Leonardo Sciascia2.jpg|thumb|Leonardo Sciascia]]
{{...}}
Leonardo Sciascia nasce a Racalmunto, in provincia di Agrigento, l'8 gennaio 1921 in una famiglia piccolo borghese. Dopo avere conseguito il diploma magistrale, è maestro elementare dal 1949 al 1957. Fino al 1970 svolge altri incarichi statali. In questi anni inizia a dedicarsi alla letteratura. Il suo primo libro, '' Le parrocchie di Regalpetra'', viene pubblicato nel 1956. Nel 1961 raggiunge la notorietà con il romanzo ''Il giorno della civetta'', con cui porta in primo piano un argomento all'epoca minimizzato dall'informazione pubblica: la mafia. Negli anni settanta il suo ruolo di intellettuale impegnato acquista maggior peso. Eletto al consiglio comunale di Palermo nel 1975 come indipendente nelle file del PCI, si dimette nel 1977 perché in contrasto con la linea del "compromesso storico" scelta dal partito. In seguito si avvicina al Partito Radicale, diventa deputato (1979-1980) ed entra a far parte della commissione parlamentare sull'omicidio di Aldo Moro. Continua la sua attività civile contro la mafia e le sue collusioni con il potere politico. Si oppone inoltre alle leggi speciali antiterrorismo, in nome dei princìpi garantisti. Muore a Palermo il 20 novembre 1989 per le complicanze di un mieloma multiplo.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=250-251 }}; {{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p=1086 }}</ref>
 
Fin dalle prime prove come scrittore, Sciascia si rivela come un autore impegnato a smascherare le storture della realtà siciliana e in generale di quella italiana. È però distante dall'intento mimetico e dal pietismo del neorealismo; piuttosto, osserva le cose con un lucido rigore allo scopo di cercare una soluzione. Tutta la sua attività intellettuale è animata da una costante ricerca della verità, immergendosi nelle trame più torbide, mosso da una razionalità civile e mantenendo sempre la propria indipendenza. Ha infatti fiducia che il sistema possa essere riformato attraverso l'uso della ragione, una fiducia che si ricollega direttamente alla sua ammirazione per l'Illuminismo settecentesco. Nei suoi romanzi, scritti di preferenza nella forma del giallo, si incontrano quindi personaggi positivi, come il capitano Bellodi del ''Giorno della civetta'', che sono portatori di valori positivi come la razionalità e la giustizia. Proprio questo rigore, tuttavia, lo farà approdare a un cupo pessimismo.
 
Nel 1971 pubblica ''Il contesto'', un romanzo ambientato in un paese immaginario, nel quale un ispettore di polizia viene ucciso dai servizi segreti dopo aver intravisto le losche trame che legano la criminalità organizzata alla politica. Sciascia dimostra qui uno sguardo lucido e acuto sulla vita politica italiana negli anni della strategia della tensione. Questa prospettiva ritorna anche nel successivo ''Todo modo'' (1974), in cui dà un'immagine negativa e pessimistica della società italiana, analizzando l'anatomia del potere democristiano. Il fatto che in questi romanzi, pur essendo formalmente dei gialli, non vengano rivelati alla fine i colpevoli è un ulteriore indizio del pessimismo dell'autore, ormai consapevole dell'impossibilità che la verità e la ragione si affermino. In ''Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia'' (1977), prendendo a modello il romanzo illuminista di Voltaire, Sciascia parla dei suoi complessi rapporti con il PCI e racconta delle difficoltà di un giovane di fronte alle ottusità del sistema sociale. Lo scrittore ricorre alla struttura del giallo anche nelle ultime sue opere narrative, ''Porte aperte'' (1978) e ''Una storia semplice'' (1989).
 
Il medesimo rigore razionale dei romanzi si ritrova anche nei saggi. In Sciascia narrativa e saggistica si intrecciano, la finzione e i modelli letterari hanno sempre avuto lo scopo di rivelare la realtà presente.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p=1085 }}</ref> Nella sua produzione lo scrittore siciliano si interessao di letteratura (''La corda pazza'', 1970), storia (''La morte dell'inquisitore'', 1967), collegamenti tra politica e terrorismo (''L'affaire Moro'', 1979), fatti di cronaca (''La scomparsa di Majorana, 1975; ''I pugnalatori'', 1976; ''1912+1'', 1986).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=251 }}</ref>
 
== Altri narratori del dopoguerra ==
[[File:Mario Soldati 01.jpg|thumb|Mario Soldati]]
[[w:Mario Soldati|Mario Soldati]] (Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro, 19 giugno 1999) ha lavoratolavora come regista cinematografico fin dagli anni trenta, e ha direttodirige vari film, tra cui le traposizionitrasposizioni di ''Piccolo mondo antico'' e ''Malombra'' di Fogazzaro, ''La provinciale'' da un racconto di Moravia, ''La donna del fiume'', ''Policarpo, ufficiale di scrittura''. Attivo anche in campo letterario, ha scritto opere in cui il gusto per l'artificio narrativo si fonde con l'analisi psicologica.<ref name="Ferroni1074">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1074}}</ref>
 
[[w:Guido Piovene|Guido Piovene]] (Vicenza, 27 luglio 1907 – Londra, 12 novembre 1974), appartenente a una nobile famiglia vicentina, ha attraversatoattraversa i problemi e le inquietudini dell'Italia e dell'Europa tra gli anni del fascismo e i primi anni settanta, mantenendo una certa diffidenza verso valori e realtà definite. La sua opera più nota è ''Lettere di una novizia'' (1941), un romanzo ambientato in un convento, nel quale i personaggi studiano se stessi nascondendo le ragioni delle proprie azioni sotto giustificazioni tortuose. Altre sue opere sono ''Le furie'' (1963) e ''Le stelle fredde'' (1970). All'attività di narratore ha affiancatoaffianca quella di giornalista e corrispondente dall'estero.<ref name="Ferroni1074" />
 
Al nome di [[w:Guido Morselli|Guido Morselli]] (Bologna, 15 agosto 1912 – Varese, 31 luglio 1973) è legato uno dei più celebri casi di autore scoperto solo dopo la morte. Conoscitore della letteratura europea e attento a tematiche filosofiche e religiose, collaboròcollabora con varie riviste e pubblicòpubblica saggi critico-filosofici. CondusseConduce una vita appartata, dedito a uno scontroso individualismo e a gusti eccentrici, coltivando un moderato conservatorismo. ScrisseScrive vari romanzi, tutti pubblicati postumi dalla casa editrice Adelphi: ''Il comunista'' (del 1964-65, ma pubblicato nel 1976), ''Roma senza papa'' (scritto nel 1966 ma uscito nel 1974), ''Contropassato prossimo'' (1969-70, ma pubblicato nel 1975), ''Divertimento 1889'' (1970-71, uscito nel 1975), ''Dissipatio H.G.'' (del 1972-72, pubblicato nel 1977).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1081-1082}}</ref>
 
Un successo postumoPostumo è spettatostato anche alil nuoresesuccesso di [[w:Salvatore Satta|Salvatore Satta]] (Nuoro, 9 agosto 1902 – Roma, 19 aprile 1975), un giurista che neglidedicherà gli ultimi anni lavoròdella sua vita al suo unico romanzo, ''Il giorno del giudizio'' (1977).
 
Il maestro elementare [[w:Lucio Mastronardi|Lucio Mastronardi]] (Vigevano, 28 giugno 1930 – Vigevano, 29 aprile 1979) ha scrittoscrive opere in cui fa esplodere la follia della vita quotidiana in provincia, mettendo in luce le assurdità che caratterizzano la realtà. La sua fama è legata alla trilogia composta da ''Il calzolaio di Vigevano'' (1962), ''Il maestro di Vigevano'' (1962) e ''Il meridionale di Vigevano'' (1964).<ref name="Ferroni1083">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1083}}</ref>
 
[[w:Luciano Bianciardi|Luciano Bianciardi]] (Grosseto, 14 dicembre 1922 – Milano, 14 novembre 1971) ha condottoconduce un confronto acre e beffardo con la società industriale e la cultura di massa. Tra le sue opere si ricordano ''La vita agra'' (1962) e ''La battaglia soda'' (1964).<ref name="Ferroni1083" />
 
[[w:Giuseppe Berto|Giuseppe Berto]] (Mogliano Veneto, 27 dicembre 1914 – Roma, 1º novembre 1978) pubblicòpubblica con successo nel 1946 ''Il cielo è rosso'', un romanzo influenzato dalla narrativa americana e riconducibile al neorealismo. A questo seguironoseguono ''Le opere di Dio'' (1948) e ''Il brigante'' (1951). Tra le opere più significative della sua produzione bisogna ricordare ''Il male oscuro'' (1964), in cui riversa la propria esperienza personale della nevrosi e dà voce alla sofferenza psichica mediante la libera associazione di pensieri ed eventi narrati.<ref name="Ferroni1083" />
 
[[w:Oreste Del Buono|Oreste del Buono]] (Poggio, 8 marzo 1923 – Roma, 30 settembre 2003) ha svoltosvolge un'intensa attività editoriale e giornalistica. La sua produzione dimostra una grande curiosità verso i nuovi generi della narrativa, ma anche la volotàvolontà di trovare le ragioni della sconfitta esistenziale della propria generazione.<ref name="Ferroni1083" />
 
[[w:Piero Chiara|Piero Chiara]] (Luino, 23 marzo 1913 – Varese, 31 dicembre 1986) ha pubblicatopubblica storie «insinuanti e scanzonate, maliziose e dalle invenzioni inesauribili».<ref name="Ferroni1084">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | p= 1084}}</ref>
 
[[File:Raffaele La Capria - foto di Augusto De Luca.jpg|thumb|Raffaele La Capria]]
Molti autori attivi a Napoli hanno iniziatoiniziano con opere inquadrabili nel neorealismo, ma in seguito ne hanno presoprendono le distanze. Tra questi si ricorda [[w:Raffaele La Capria|Raffaele La Capria]] (Napoli, 3 ottobre 1922), autore di romanzi di stampo autobiografico nei quali, all'interno di una giornata, affronta un determinato momento della vita. Si tratta di ''Un giorno d'impazienza'' (1952), ''Ferito a morte'' (1962) e ''Amore e psiche'' (1973), riuniti nella trilogia ''Tre romanzi di una giornata'' (1982). Problematica e inquieta è invece l'esperienza di Mario Pomilio (Orsogna, 14 gennaio 1921 – Napoli, 3 aprile 1990), considerato il maggiore narratore cattolico del dopoguerra.<ref name="Ferroni1084" /> La sua opera più importante è ''Il Quinto Evangelio'' (1978), nel quale si segue la ricerca di un fantomatico quinto vangelo, delineando una coscienza cristiana moderna con la sua perenne tensione verso l'al di làAldilà. Altri suoi romanzi sono: ''Il nuovo corso'' (1959), ''La compromissione'' (1965) e ''Il Natale del 1983'' (1983). Un altro scrittore degno di nota e riconducibile all'ambiente partenopeo è infine [[w:Michele Prisco|Michele Prisco]] (Torre Annunziata, 18 gennaio 1920 – Napoli, 19 novembre 2003) .
 
Meritano di essere citati anche due autori siciliani, che nell'isola hanno ambientato i loro romanzi: [[w:Giuseppe Bonaviri|Giuseppe Bonaviri]] (Mineo, 11 luglio 1924 – Frosinone, 21 marzo 2009) e [[w:Angelo Fiore|Angelo Fiore]] (Palermo, 1908 – Palermo, dicembre 1986). Il primo, di professione medico, attinge per le sue opere all'antica tradizione orale, cercando una comunicazione con gli strati più profondi della realtà siciliana. Fiore invece pone l'attenzione sulla meschinità della condizione umana, mettendo in scena personaggi i cui rapporti sono vuoti e perversi.<ref name="Ferroni1084" />
 
== La critica letteraria ==
La critica letteraria del dopoguerra mantiene una certa continuità con quella dell'epoca fascista, che verrà scardinata solo negli anni Sessanta. Inoltre, a fianco di studiosi illustri, anche scrittori come Calvino, Pasolini, e [[../Eugenio Montale|Montale]] e altri riveleranno eccezionali competenze critiche. In ambito accademico domina la posizione '''storicistica''', che comprende varie posizioni, dal crocianesimo "ortodosso" al marxismo schematico. Tra queste, molto originale è la posizione di [[w:Mario Fubini|Mario Fubini]] (Torino, 18 marzo 1900 – Torino, 29 giugno 1977), che partendo da una prospettiva crociana sviluppa grande attenzione per le forme stilistiche. [[w:Walter Binni|Walter Binni]] (Perugia, 4 maggio 1913 – Roma, 27 novembre 1997) si concentra sulle poetiche e sulle tensioni esistenziali da cui si sviluppa la poesia. A questi temi si è dedicatodedica anche l'estetologo [[w:Luciano Anceschi|Luciano Anceschi]] (Milano, 20 febbraio 1911 – Bologna, 2 maggio 1995), che ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo di una critica fenomenologica in Italia e nella diffusione della neoavanguardia. Al marxismo sono invece avvicinabili critici come [[w:Natalino Sapegno|Natalino Sapegno]] (Aosta, 10 novembre 1901 – Roma, 11 aprile 1990), formatosi nell'ambiente torinese degli anni venti, mentre [[w:Carlo Muscetta|Carlo Muscetta]] (Avellino, 22 agosto 1912 – Aci Trezza, 22 marzo 2004) dimostra maggiore attenzione per gli intrecci tra coscienza storica e sensibilità alle forme letterarie.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1039-1041}}</ref>
 
Al di fuori dello storicismo ci sono prospettive critiche che si rifanno al razionalismo e al positivismo, che si basano su un rigoroso esercizio filologico. [[w:Sebastiano Timpanaro|Sebastiano Timpanaro]] (Parma, 5 settembre 1923 – Firenze, 26 novembre 2000) ha sviluppatosviluppa un materialismo antidogmatico, mentre tra i principali innovatori della critica letteraria italiana c'è [[w:Carlo Dionisotti|Carlo Dionisotti]] (Torino, 9 giugno 1908 – Londra, 22 febbraio 1998), autore di ''Geografia e storia della letteratura italiana''. La critica stilistica ha poi influitoinfluisce notevolmente sul rinnovamento della critica letteraria a partire dagli anni cinquanta, ponendo l'attenzione sulle forme linguistiche e sul lavoro filologico. Tra tutti, un ruolo chiave è stato quello di [[w:Gianfranco Contini|Gianfranco Contini]] (Domodossola, 4 gennaio 1912 – Domodossola, 1º febbraio 1990), che assumendo alcuni princìpi dell'estetica crociana ha postopone l'attenzione ai testi e ha diffusodiffonde un modello di scrittura critica elegante, legata all'ermetismo.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 1041-1042}}</ref>
 
== Note ==

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