Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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Secondo Maimonide, come si è visto, Dio è rivelato non nel miracoloso, eccezionale ed inspiegabile, bensì nel naturale, nell'ordine, e nel causale. La Torah parimenti non dà voce all'arbitrario, alla volontà, o alla meraviglia. Ci sono coloro che trovano un significato religioso solo attribuendo a Dio assurdità e inspiegabilità, ma Maimonide considera tale convinzione come una sorta di malattia:
{{q|Esiste un gruppo di esseri umani che considerano cosa grave che si debbano asssegnareassegnare cause a qualsiasi legge; piacerebbe molto a queste persone che l'inteletto non riesca a trovare un significato dei comandamenti e delle proibizioni. Ciò che li spinge a credere così è una malattia insita nelle loro anime... Poiché questi pensano che se quelle leggi fossero utili in questa esistenza [terrena] e ci fossero state date per questa o quella ragione, sarebbe come se derivassero dalla riflessione e comprensione di un qualche essere intelligente. [Dicono che] se però c'è una cosa per la quale non si riesce a trovare alcun significato e che non porta a niente di utile, senza dubbio deriva da Dio.|III:31, pp. 523-524}}
 
Maimonide pensava che ogni comandamento avesse il suo scopo. Capirne l'utilità non ne compromette il valore; al contrario, estende la nostra consapevolezza della saggezza e quindi include sia la legge che la natura.<ref name="Comanda"/>
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