Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Modernità e avanguardie"

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{{Storia della letteratura italiana|sezione=7}}
 
I primi anni del Novecento in Italia sono caratterizzati da gravi conflitti sociali, ma anche da un miglioramento della qualità della vita, che porta a una maggiore diffusione della cultura tra la popolazione e alla diminuzione dell'analfabetismo (soprattutto nelle classi piccolo-borghesi). Per gli intellettuali si profila un nuovo pubblico, che cerca l'evasione nella letteratura di consumo, ma che si interessa anche alle ideologie politiche che stanno prendendo piede, nelle quali si palesa la scontentezza che serpeggia nel paese.<ref name="Ferroni857">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p=857 }}</ref>
 
 
== La poesia ==
La tensione al rinnovamento coinvolge anche la poesia, sebbene sia importante sottolineare come nelle esperienze artistiche primonovecentescheprimo-novecentesche le differenze tra i generi letterari finiscono per sfumare. In ogni caso, nella letteratura italiana siSi assiste allo sviluppo di elementi che erano già emersi nel [[../Decadentismo|decadentismo]] francese. Nella lirica vengonosono progressivamente abbandonati i condizionamenti della metrica:. seSe con Gozzano e Pascoli le forme metriche vengono indebolite e vengonosono apportate varie innovazioni, i poeti successivi finiscono per adottare definitivamente il verso libero, che caratterizzerà la produzione dell'intero Novecento. In questo modo la lirica viene incontro alle esigenze di libertà ed espressività proprie del poeta.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3= Mario Razzetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=1 }}</ref> Come la poesia, anche la prosa narrativa rifiuterà le forme del romanzo ottocentesco e tenderà a descrivere le nuove concezioni dell'io, ricercando la brevità e l'essenzialità tipiche del frammento.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3= Mario Razzetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=1 }}</ref>
 
I nuovi poeti, per la maggior parte di estrazione borghese, hannosono unaconsapevoli forte concezione dell'illusorietà diche qualsiasi uso celebrativo della parola è illusorio, e avvertono la frattura tra l'arte e la modernità. Prendendo le distanze dall'esperienza dannunziana, cercano quindi un linguaggio che non falsifichi la realtà ed evitano ognidi partecipazionepartecipare al movimento del mondo. A dare voce a questa condizione di crisi saranno i [[../Crepuscolarismo|crepuscolari]], le cui poesie trattano di argomenti dimessi e di breve respiro.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p= 863}}</ref>
 
All'inizio del XX secolo si colloca l'esperienza artistica di Dino Campana, che nel 1914 pubblica i ''Canti Orfici''. Negli stessi anni sono poi attivi Clemente Rebora e Camillo Sbarbaro, vicini all'esperienza della ''Voce''. Il libro poetico più rilevante della fase primonovecentescaprimo-novecentesca è però ''L'allegria'' di [[../Giuseppe Ungaretti|Giuseppe Ungaretti]].<ref>{{cita libro|nome=Alberto|cognome=Casadei|titolo=Il Novecento|url=http://books.google.it/books?ei=XWyzTOytKMzp4gaiptX8Bg&ct=result&hl=en&id=s2DzAAAAMAAJ|editore=il Mulino|città=Bologna|anno=2005}}</ref> NelNello contempostesso tempo, intorno agli anni venti, si viene rafforzando una tendenza antinovecentesca, cioè ostile ai caratteri sperimentali tipici del Primo Novecento, che trovava il suo punto di riferimento nel ''Canzoniere'' di [[../Umberto Saba|Umberto Saba]].
 
== La narrativa ==
Nei primi decenni del Novecento è forte l'influenza sui giovani intellettuali di [[../Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]] da una parte e di [[../Benedetto Croce|Croce]] dall'altra. Rimane però fortediffuso il desiderio di partecipare ai cambiamenti che caratterizzano la modernità, entrando in polemica con la politica giolittiana. Vengono respinti i principi liberali e democratici, in favore di uno spirito di conquista ispirato al vitalismo dannunziano, che mira a imporre all'orizzonte sociale nuovi e assoluti spazi ideali.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p= 858}}</ref> Questo spirito tende a esaltare la figura dell'intellettuale e dello scrittore, inteso come promotore del movimento della storia.
 
La narrativa in Italia ha una tradizione molto meno forte rispetto alla lirica, ed è dominata per lungo tempo dal modello de ''I Promessi Sposi'' di [[../Alessandro Manzoni|Alessandro Manzoni]]. Nel Primo Novecento continuano a occupare la scena della narrativa Gabriele D'Annunzio e [[../Antonio Fogazzaro|Antonio Fogazzaro]]. Ma la critica tende oggi a individuare i testi più significativi fra quelli di [[../Luigi Pirandello|Luigi Pirandello]], che, pur partendo da premesse tardoveriste, si propone nel 1904 come sperimentatore e addirittura precorritore di alcune soluzioni metanarrative con ''Il fu Mattia Pascal'', in cui si colgono le componenti della poetica pirandelliana più tipica: l'antipositivismo e l'antirazionalismo. Particolare rilievo viene data anche al triestino [[../Italo Svevo|Italo Svevo]] e al senese [[../Federigo Tozzi|Federigo Tozzi]].
 
== Il teatro ==
All'inizio del Novecento il teatro italiano conosce un periodo di crisi. Le compagnie teatrali sono soggette a continui spostamenti e l'organizzazione degli spettacoli è spesso sommaria. Anche la produzione teatrale conosce una fase declinante: il teatro verista riscontra scarso successo e si preferiscono rappresentazioni più commerciali. La maggior parte delle opere portate sulle scene provengono dall'estero, in particolare dalla Francia.
 
È ancora una volta D'Annunzio a rappresentare un riferimento per la cultura italiana di quegli anni. Il poeta tenta una via d'uscita proponendo un teatro che riprende le teorie wagneriane sull'opera d'arte totale, declinandole in chiave nazionalista e latina. Il suo scopo è invertire la tendenza in corso, esportando dall'Italia nel resto d'Europa i suoi drammi. D'Annunzio riuscirà nell'impresa: nel 1898 debutta al Théatre de la Renaissance di Parigi con ''La città morta'', un dramma di ambientazione greca che, sebbene non riscuota applausi dalla critica, rimarrà in cartello fino agli anni quaranta. Sempre per il teatro francese scrive ''Le Martyre de Saint Sébastien'' (1911), musicato da Claude Debussy. È questa la sua opera teatrale più sperimentale, in cui mescola parola, musica, gesto e danza.<ref>{{cita libro | autore=Franco Perrelli | titolo=Il teatro italiano del Primo Novecento | curatore=Franco Perrelli | opera=Storia europea del teatro italiano | editore=Carocci | città=Roma | anno=2016 | pp=293-300 }}</ref>
 
Nel secondo decennio del Novecento, anche il teatro viene attraversato dall'avanguardia futurista. Nel suo manifesto del ''Teatro di varietà'', pubblicato sul ''Daily Mail'' il 21 novembre 1913, Filippo Tommaso Marinetti teorizza un teatro nuovo che coinvolga attivamente il pubblico. Si tratta di un teatro antiaccademico e antipsicologico, che vuole rompere con la tradizione e far trionfare l'inverosimile e l'assurdo. Al 1915 risale la pubblicazione del ''Teatro futurista sintetico (Atecnico-dinamico-simultaneo-autonomo-alogico-irreale)'', scritto da Marinetti in collaborazione con Emilio Settimelli e Bruno Corra. La spinta del futurismo si può considerare ormai esaurita. Il nuovo manifesto, oltre a ribadire la distanza con il dramma storico e psicologico, sostiene la necessità di un teatro breve, dinamico e simultaneo, in una parola "sintetico". Per vincere la concorrenza del cinematografo, il teatro deve basarsi sull'improvvisazione, sull'intuizione e sulla relazione tra palcoscenico e pubblico.<ref>{{cita libro | autore=Franco Perrelli | titolo=Il teatro italiano del Primo Novecento | curatore=Franco Perrelli | opera=Storia europea del teatro italiano | editore=Carocci | città=Roma | anno=2016 | pp=300-306 }}</ref>
 
Contemporaneamente, accanto al filone dello spettacolo assoluto sostenuto da D'Annunzio, si fa strada nel teatro del Primo Novecento un'esigenza di rinnovamento dall'interno. In questo contesto, Silvio D'Amico promuove la nascita di un teatro nuovo, che guardi alla scena europea e ai suoi risultati, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della regia. Altra importante figura del teatro italiano di questi anni è Anton Giulio Bragaglia, regista e fondatore del Teatro degli Indipendenti. Aderendo al modello del teatro totale, Bragaglia contribuisce a sprovincializare la cultura italiano portando sulle scene testi dei maggiori drammaturghi europei contemporanei, come Strindberg, Wedekind, Apollinaire e altri.<ref>{{cita libro | autore=Franco Perrelli | titolo=Il teatro italiano del Primo Novecento | curatore=Franco Perrelli | opera=Storia europea del teatro italiano | editore=Carocci | città=Roma | anno=2016 | pp=306-309 }}</ref> A partire dagli anni venti, il teatro italiano sarà però dominato dalla figura di Luigi Pirandello, i cui drammi avranno risonanza internazionale.
La narrativa in Italia ha una tradizione molto meno forte rispetto alla lirica, ed è dominata per lungo tempo dal modello de ''I Promessi Sposi'' di [[../Alessandro Manzoni|Alessandro Manzoni]]. Nel Primo Novecento continuano a occupare la scena della narrativa Gabriele D'Annunzio e [[../Antonio Fogazzaro|Antonio Fogazzaro]]. Ma la critica tende oggi a individuare i testi più significativi fra quelli di [[../Luigi Pirandello|Luigi Pirandello]], che, pur partendo da premesse tardoveriste, si propone nel 1904 come sperimentatore e addirittura precorritore di alcune soluzioni metanarrative con ''Il fu Mattia Pascal'', in cui si colgono le componenti della poetica pirandelliana più tipica: l'antipositivismo e l'antirazionalismo. Particolare rilievo viene data anche al triestino [[../Italo Svevo|Italo Svevo]] e al senese [[../Federigo Tozzi|Federigo Tozzi]].
 
== Note ==
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