Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/India-4: differenze tra le versioni

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La capoclasse è stata consegnata al costo di circa 585 milioni di dollari. Essa era originariamente nota come Project 15, e il relativo lavoro iniziò fin dai primi anni '80, con un 'congelamento' delle caratteristiche attorno al 1988 e il varo nel 1991. Originariamente l'entrata in servizio avrebbe dovuto avere luogo nel 1995, ma vi sono stati inconvenienti di non poco conto, come le riduzioni di budget degli inizi anni '90, nonché il crollo dell'URSS, che essendo il fornitore di molti sistemi ha finito col compromettere la tempistica prevista. Insomma, come per tutti i programmi navali militari di una certa ambizione e complessità problemi economici, tempi di realizzazione, tagli ai bilanci e riprogettazioni per rimediare alla rapida obsolescenza delle tecnologie ma sopratutto delle filosofie, specialmente tra gli anni '80 e i '90, anche se la fine della Guerra fredda ha interessato relativamente l'India: infatti, la 'sua' guerra fredda l'ha combattuta contro il Pakistan e anche Cina, e con queste nazioni ben poco è cambiato prima e dopo il 1991. In ogni caso, chiaramente i lunghi tempi di realizzazione hanno reso molte delle attrezzature alquanto obsolete o quantomeno nella necessità d'essere aggiornate per consentirne la piena efficienza.
[[Immagine:Ins mumbai-Fremantle-2001.jpg|350px|right|thumb|L'INS MUMBAI]]
Queste grandi navi, con grandi e complesse sovrastrutture, dominate da due alberi tronco-piramidali di stile sovietico (tra i primi esempi di stealthness applicata alle navi), sono diventate l'emblema della nuova marina indiana e la loro potenza e modernità rispetto a quanto disponibile le hanno rese, assieme all'aviazione imbarcata e ai sottomarini, le più importanti risorse offensive. La progettazione non ha molto di stealth, a parte gli alberi, e si caratterizza da una prua aguzza con cavallino piuttosto marcato, e un grande hangar poppiero con annesso largo ponte di volo. L'apparato motore è presumibilmente (almeno inizialmente l'incertezza ha regnato sovrana) basato su motori con turbine a gas in configurazione COGOG come sui Rajuput, che furono tra le prime navi con motori interamente basati su turbine a gas, 4 M36 da 100.000 hp complessivi. Questo poderoso apparato motore consentiva a quelle navi di raggiungere velocità di circa 35 nodi, eppure era ancora adeguato per 5000 miglia a 18 nodi di velocità. Secondo altre fonti si tratta invece di un sistema CODAG con due turbine AM50 da 54.000 hp complessivi e due diesel Bergen KVM-18 per 18.000 hp, il tutto chiaramente inteso per privilegiare l'autonomia (viaggiando con i soli diesel) piuttosto che la velocità, relativamente poco importante per una nave moderna, ma comunque attorno ai 30 nodi. Alla fine la realtà si è rivelata quella inizialmente ipotizzata, sia pure con qualche aggiornamento tecnico: un COGAG su due sistemi ucraini M36N da circa 45.000 hp l'uno, ciascuno con un riduttore RG-54 collegabile con due DT-59 da circa 22.000 hp l'una. Per le caratteristiche tecniche di dettaglio, i riduttori pesano ciascuno 29 t, con dimensioni 2,64 x 3,2 x 3,7 m. Le turbine DT-59 sono sistemi piuttosto sofisticati, con struttura trialbero, peso 16t, dimensioni 5,9 x2,7 x 3,1 m, con 16 stadi di cui 7 p.b. e 9 a.p, rapporto di compressione 12,7, camera di combustione cannulare con 10 iniettori e t. d'uscita di 360 centigradi. In questo modo, è possibile utilizzare una o due delle turbine su ciascun riduttore, collegato a sua volta ad un asse. La velocità massima arriva, nelle prove a non meno di 32,5 nodi, mentre l'automia, essendo navi tutto-turbina, si limita a 5000 miglia a 18 nodi. I fumaioli sono due, disassati, con le prese d'aria per le turbine incorporate. I diesel geenratorigeneratori sono del tipo R.R. Bergen KVG-18 da circa 5000 hp, a 18 cilindri e 720-750 giri.min. Essi forniscono energia alla nave per i bisogni delle numerose attrezzature interne, senza necessità di usare le costose turbine per tale scopo.
 
Come su altre navi medie e grandi moderne, le necessità di resistere ai danni in battaglia sono, dopo le utopie dell'era nucleare, tornate a farsi sentire: chiaramente nessuno ha intenzione di costruire una nave tanto grande e potente per vederla affondare da un singolo missile antinave. Così i DELHI hanno ben 6 'cittadelle' con sistemi indipendenti per l'alimentazione elettrica, difesa NBC, antincendio, sistemi di comunicazione. Probabile anche la presenza di corazzature, e di sistemi per ridurre la segnatura acustica e magnetica, nonché per stabilizzare la nave.
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