Storia della letteratura italiana/Dante Alighieri: differenze tra le versioni

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Dante Alighieri è stato il più grande letterato italiano del Duecento. Uomo orgoglioso e consapevole del suo valore poetico, fu un'importante guida politica per i suoi contemporanei, nonché il primo teorizzatore, nel ''De vulgari eloquentia'', della lingua italiana, il che gli valse postumo l'appellativo di padre della nostra lingua.
 
Nella natia Firenze Dante matura, accanto ai più importanti letterati del suo tempo (come Guido Cavalcanti), la sua formazione poetica. Queste esperienze portano Dante a aderire dapprima ai moduli cortesi, per poi arrivare a superare la concezione amorosa dello [[../Lo stilnovo|stilnovo]]. Invano cercò il riconoscimento da parte dei suoi concittadini del suo valore poetico. Importante è anche la sua attività politica, conclusasi con la triste esperienza dell'esilio, durante il quale si reca in molte città d'Italia, e in particolare a Ravenna e Verona.
==Vita==
Il sommo poeta nacque tra il maggio ed il giugno del 1265 a Firenze, dove, accanto ai più importanti letterati del suo tempo (come Guido Cavalcanti), maturò la sua formazione poetica, completata in seguito dal soggiorno a Bologna nel 1286. Queste esperienze portarono Dante ad aderire dapprima ai moduli cortesi, per poi arrivare a superare la concezione amorosa del ''dolce'' Stilnovo. Invano cercò il riconoscimento da parte dei suoi concittadini del suo valore poetico.
 
== La vita ==
Importante fu anche la vita politica di Dante, conclusasi con la triste esperienza dell'esilio, durante il quale si recò in molte città d'Italia, come Bologna, Ravenna e Verona, dove muore di malaria il 14 settembre 1321.
Dante nasce tra il maggio ed il giugno del 1265 a Firenze, figlio di Alighiero di Bellincione e di donna Bella. La sua è una famiglia di parte guelfa appartenente alla piccola nobiltà cittadina (anche se le origini aristocratiche vantate da Dante sono oggi messe in dubbio). Poco si conosce sulle prime fasi della sua vita. Riceve con ogni probabilità un'educazione accurata: nel canto XV dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'' dice di essere stato allievo di [[../Brunetto Latini|Brunetto Latini]]. Inizia presto a comporre poesie e subisce sicuramente l'influsso dei provenzali, dei siciliani, di Giuttone, Guinizzelli e dell'amico Guido Cavalcanti. Nel 1277 il padre lo costringe a sposare Gemma Donati, figlia di una potente e ricca famiglia fiorentina. Ignota è la data del matrimonio, che comunque deve essere avvenuto quando la coppia era poco più che adolescente. Dall'unione nasceranno vari figli. Negli stessi anni si colloca, presumibilmente, la storia d'amore con Beatrice, la cui morte nel 1290 getta il poeta nello smarrimento e segna il passaggio dalla produzione stilnovistica a una nuova fase in cui la sua poesia si apre all'orizzonte civile e politico. Intanto, nel 1289 Dante partecipa alla battaglia di Campaldino e assiste alla resa del castello di Caprona.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | pp=89-90}}</ref><ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=1 }}</ref>
 
A partire dal 1295 Dante partecipa alla vita politica della città. Nel 1293 gli ordinamenti di giustizia varati da Giano della Bella impediscono l'accesso alle cariche pubbliche di membri della nobiltà cittadina. Nel 1295 il provvedimento viene modificato, e chiunque ambisca a cariche pubbliche deve essere iscritto a un'arte. Dante entra così nell'Arte dei Medici e degli Speziali, in virtù dello stretto nesso che esisteva all'epoca tra filosofia e scienze naturali. Negli anni successivi siede più volte nel Consiglio del Comune. Al 1300 risale la rottura del fronte guelfo in due fazioni. Da un lato i Neri, capeggiati da Corso Donati e dalla sua famiglia, sono favorevoli alle politiche del papa Bonifacio VIII e alla trasformazione di Firenze in una signoria. Dall'altra i Bianchi, riuniti attorno alla famiglia dei Cerchi, vogliono conservare la libertà della città. Dante parteggia per questi ultimi, svolgendo un ruolo di primo piano nelle vicende accadute a Firenze nel biennio 1300-1301.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=90}}</ref>
==Opere==
In latino sono scritti il ''De vulgari eloquentia'' e il ''De monarchia'', mentre la ''Vita nova'' e il ''Convivio'' sono in volgare fiorentino, ossia in lingua italiana.
 
Tra il giugno e l'agosto del 1300 è eletto tra i priori, la massima magistratura prevista dall'ordinamento cittadino. In questo ruolo appoggia l'esilio per i capi dei due partiti, tra cui c'è anche Cavalcanti. Nell'ottobre del 1301 viene inviato a Roma da Bonifacio VIII come membro di un'ambasceria. Durante la sua assenza, però, c'è un sovvertimento politico a Firenze: i Neri prendono il potere appoggiati dal legato pontificio Carlo di Valois. Sulla via del ritorno, nel gennaio 1302, Dante apprende di essere stato condannato a due anni di confino con l'accusa di baratteria, cioè di corruzione nell'esercizio delle cariche pubbliche. Due mesi dopo, non essendosi presentato per difendersi, la condanna si trasforma in pena capitale. Inizia così il suo lungo esilio, destinato a terminare solo con la morte. Inizialmente si unisce ad altri fuoriusciti, che tentano di rientrare a Firenze con la forza. Dopo la sconfitta nella battaglia di Lastra del 1305, abbandona però il gruppo e gira varie corti italiane. Viene dapprima ospitato da Bartolomeo della Scala a Verona, quindi nel 1306 si sposta in Lunigiana, protetto dai Malaspina. Il poeta considera umiliante la sua nuova condizione: formatosi come intellettuale cittadino, abituato a godere delle libertà garantite da un Comune, è ora costretto a vivere come uomo di corte, facendo affidamento sulla generosità di un signore.
===''Vita nuova''===
 
Un momento importante nella vita di Dante coincide con l'elezione di Arrigo VII di Lussemburgo a imperatore nel 1308. Il sovrano intende ripristinare l'autorità imperiale sull'Italia, accendendo nell'animo di molti le speranze di una nuova era di pace e giustizia. Dante probabilmente assiste all'incoronazione dell'imperatore a Milano nel 1310 e scrive varie epistole allo scopo di favorire la sua impresa. Tuttavia queste speranze si spengono con l'improvvisa morte di Arrigo VII nel 1313. Nel frattempo, nel 1315 Dante rifiuta l'amnistia giunta da Firenze, giudicando poco dignitose le condizioni imposte: al poeta viene infatti chiesto di dichiararsi colpevole e sottoporsi a pubblica umiliazione.
 
Il suo esilio prosegue quindi in altre città italiane: è di nuovo a Verona, presso Can Grande della Scala, e poi a Ravenna (forse dal 1318), ospite di Guido Da Polenta. Sono questi gli anni in cui Dante lavora alla sua ''Commedia'', mentre cresce la sua fama di letterato. Sempre a Ravenna, è invitato dal grammatico Giovanni del Virgilio a raggiungere Bologna, dove avrebbe ricevuto l'incoronazione a poeta. Dante tuttavia rifiuta: continua infatti a sperare di poter tornare a Firenze e di ricevere lì l'ambito riconoscimento. Nel 1320 è ancora una volta a Verona, dove legge la sua ''Quaestio de aqua et terra''. Nel 1321 fa parte di un'ambasceria a Venezia, dove si ammala di malaria. Tornato a Ravenna, muore nella notte tra il 14 e il 15 settembre.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | pp=90-92}}</ref><ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=2 }}</ref>
 
== La ''Vita nuova'' ==
{{vedi source|Vita nuova}}
La ''Vita nuova'', è una raccolta di rime giovanili accompagnate dalda commento ede interpretazione in prosa scritte dall'autore stesso. Spesso chiamata ''libello'', si pensa che lale poesie della ''Vita novanuova'' siasiano statastate scrittaselezionate e messe insieme dopo la morte di Beatrice, (1292/93)quindi tra il 1291 e il 1296. ViAlcune siliriche trovasarebbero l'ideletuttavia storiaprecedenti: d'amoreDante traha lainiziato donnaa edscriverle ilnel poeta1286, narratadapprima secondoper unavarie rielaborazionedonne dantescae dello Stilnovopoi, in cuiun disecondo primariamomento, importanzaper sonoBeatrice. i temiLo delschema dell'saluto',opera colriprende qualeun l'amatamodello infondemolto sentimentidiffuso dinella beatitudineletteratura celestialelatina medievale, e dellain particolare quello del 'lode'De consolatione philosophiae'' di Boezio. DanteIl riprenderisultato inoltreè ilun concettoromanzo stilnovisticoin cui brani di nobiltàprosa sono intervallati da sonetti e canzoni, mentresecondo divergeil daimodello dittamidelle stilnovistici''rezos'' perprovenzali.<ref>{{cita quantolibro riguarda| ilGiuseppe ruolo| dellaPetronio ragione| nellL'esperienzaattività amorosa,letteraria asserendoin cheItalia l'amore| regna1969 nell'animo| daPalumbo essa| Palermo | p=92}}</ref> guidato.
 
Vi si trova l'ideale storia d'amore tra la donna e il poeta, narrata secondo una rielaborazione dantesca dello stilnovo, in cui di primaria importanza sono i temi del saluto, col quale l'amata infonde sentimenti di beatitudine celestiale e della lode. Dante riprende inoltre il concetto stilnovistico di nobiltà, mentre diverge dai dettami stilnovistici per quanto riguarda il ruolo della ragione nell'esperienza amorosa, asserendo che l'amore regna nell'animo da essa guidato.
 
{{trama libro|testo=Dante incontra per la prima volta Beatrice a nove anni, provando da subito un sentimento d'amore. La rivede poi quando è diciottenne e ne riceve il saluto, dal quale gli sembra di ottenere la beatitudine. Inizia a dedicarle poesie, ma per timore che qualcuno possa riconoscere l'identità dell'amata, il poeta inizialmente finge di corteggiare altre donne (dette «dello schermo», perché difendono il suo amore dalle malelingue). Da qui l'indignazione di Beatrice, che giudica questo comportamento «villano» e nega a Dante il saluto. Dalla sofferenza provata dal poeta, i cui tormenti sono analizzati nel libro, nasce la decisione di dedicarsi alla lauda, secondo i canoni dello stilnovo. La beatitudine non viene più dal saluto, ma da un materia nuova e più alta, cioè dalle lodi della sua «donna gentile». Dante si rivolge ora a un pubblico ristretto di spiriti affini. Tuttavia un sogno, avuto durante una malattia, gli preannuncia la morte dell'amata. Alla scomparsa di Beatrice segue un periodo di dolore, quindi si fa strada un sentimento di gratitudine per una «donna gentile» che, avendo indovinato le sue sofferenze, mostra pietà nei suoi confronti. Dante infine torna al culto di Beatrice: l'amata gli appare in una visione, posta nella gloria dei cieli. Decide quindi di non dedicarle più poesie, finché non sarà in grado di «dicer di lei quello che mai fosse detto d'alcuna».}}
 
Il libro è suddivisibile in tre parti: nella prima si descrivono gli effetti dell'amore sull'innamorato, la seconda è dedicata alla lode di Beatrice e il terzo alla sua morte.<ref name="Baldi4">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=4 }}</ref> Lo stesso poeta avvisa che il nome della donna è reale ma ha anche una valenza simbolica: l'amata è infatti in grado di donare beatitudine. Secondo i commentatori antichi è forse da identificare con una certa Bice de' Portinari, figlia di Folco Portinari e moglie di Simone dei Bardi. L'amore per lei viene posto da Dante come fulcro di tutta la sua vita sentimentale e intellettuale. Da un lato viene presentato come l'evento centrale della sua giovinezza, dall'altro segna l'evoluzione della sua poetica da una fase toscana all'accettazione dello stilnovismo, in modi però del tutto originali.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=93}}</ref> Lo stesso titolo, ''Vita nuova'', sottolinea il rinnovamento spirituale avvenuto nella vita della poeta grazie a questo amore eccezionale.
 
Non c'è accordo tra gli interpreti se l'opera sia un testo autobiografico oppure una trascrizione simbolica dei sentimenti dell'autore. Sembra che Dante parta da esperienze reali, di cui cerca il significato simbolico segreto. Arriva così a dei valori universali con i quali costruisce una vicenda esemplare, valida ben oltre i limiti imposti da spazio e tempo. Tutti gli elementi concreti, siano luoghi o persone, diventano quindi sfumati e indeterminati. Anche i gesti sono privi di concretezza: sono presenti solo sospiri, sguardi, lacrime, saluti. Il tutto contribuisce a creare un'atmosfera evanescente, sensazione che viene acuita dal fatto che a episodi reali si affiancano vere e proprie visioni.<ref name="Baldi4" />
 
La ''Vita nuova'' può infatti essere considerata come un ''itinerarium mentis in Deum''. Le tre parti in cui è diviso il libro corrispondono ai tre stadi con cui, nella mistica cristiana, l'anima compie il suo viaggio verso Dio. Dapprima l'anima ama Dio a partire dagli oggetti esteriori che osserva nel creato (questa fase è definita ''extra nos'', "fuori di noi"). Nella seconda fase la felicità nasce dall'interno dell'uomo, dalla consapevolezza di amare Dio per se stesso (''intra nos'', "dentro di noi"). Nel terzo e ultimo stadio l'amore per Dio trasporta l'anima sopra di sé, fino a congiungerla con la divinità (''super nos'', "sopra di noi"). Allo stesso modo, quello per Beatrice è un amore superiore rispetto a quello cantato dai trovatori. Nella terza parte, l'amore per la donna non si limita a ingentilire l'animo del poeta, ma lo trascina verso l'alto fino a raggiungere Dio. In Guinizzelli e Cavalcanti, la donna era vista come un miracolo, ma l'amore era sempre caratterizzato da un percorso discendente, che da Dio portava alle cose terrene. Ne derivava che l'amore per la donna escludeva quello per Dio. In Dante questa contraddizione cessa di esistere: la donna diventa tramite verso Dio.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=4-5 }}</ref>
 
== Le ''Rime'' ==
La raccolta delle ''Rime'' riunisce testi risalenti all'apprendistato poetico di Dante e componimenti di epoche successive. È importante sottolineare ancora una volta come la Firenze della fine del Duecento fosse un luogo culturalmente molto vivace e variegato, in cui convivevano le varie tendenze incontrate nei moduli precedenti. Accanto alla [[../Rimatori toscani|lirica toscana di Guittone d'Arezzo]] coesistevano i nuovi modi stilnovistici introdotti da Guido Cavalcanti, la letteratura didascalica di Brunetto Latini e la [[../Poesia comico-realistica|poesia comico-realistica]]. Dante si orienta da subito verso le forme di poesia più raffinate, la lirica d'amore sul modello guittoniano, per poi virare verso lo stilnovo di Cavalcanti.<ref name="Baldi3">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=3 }}</ref> Negli anni che seguono alla morte di Beatrice, Dante sperimenta nuove forme, dedicandosi anche alla poesia comica dell'epoca (come è osservabile nella "tenzone" con Donati). Si appassiona poi a un altro amore, quello per la filosofia, e si avvicina ai modi della poesia trobadorica del periodo aureo (e in particolare all'opera di Arnaut Daniel).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=5-6 }}</ref>
 
=== Le rime giovanili: dai modi toscani allo stilnovo ===
Come si è visto, oltre a quelle confluite nella ''Vita nuova'', Dante compone in gioventù altre poesie. Alcune seguono i modi toscani, altre invece risentono dello stilnovismo. In una prima fase Dante si orienta infatti alla lirica d'amore di tipo cortese: riprende il linguaggio astruso, la psicologia e gli artifici già usati da Guittone. Una svolta avviene grazie all'incontro con Guido Cavalcanti e all'adozione di uno stile più leggiadro, in cui la sintassi è più scorrevole, il ritmo è più dolce e sono evitati gli artifici troppo intellettualistici. Nasce così quel gruppo elitario di anime elevate e affini per cui lo stesso Dante conia l'espressione di «dolce stilnovo». Il componimento più rappresentativo di questa fase è il sonetto ''Guido i' vorrei che tu e Lapo ed io'', in cui Dante immagina di fuggire in un mondo fuori dal tempo in compagnia di Cavalcanti, Lapo Gianni de' Ricevuti e alle loro tre amate.<ref name="Baldi3" />
 
A queste si aggiunge la cosiddetta "tenzone" con l'amico Forese Donati. Sono sei sonetti, tre dei quali scritti da Dante e tre da Donati, contenenti scambi reciproci di accuse e ingiurie. Sono molto probabilmente il risultato di un esercizio letterario, che segue lo schema della tenzone e i modelli della letteratura comico-realistica. In ogni caso, Dante dimostra una forte carica virulenta e una grande capacità di rappresentazione, ben superiore rispetto a quella di Donati.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=94 }}</ref> In particolare viene qui usato un linguaggio basso e plebeo, che ritornerà nella ''Divina Commedia'' per descrivere gli aspetti più degradati della realtà.
 
=== Le "rime petrose" ===
Vengono definite "rime petrose" un gruppo di composizioni risalenti al 1296, di cui fanno parte due canzoni (''Io son venuto al punto della rota'' e ''Così nel mio parlar voglio esser aspro'') e due sestine (''Al poco giorni e al gran cerchio d'ombra'' e ''Amor tu vedi ben che questa donna''). Sono dedicate a una donna chiamata Pietra, un nome simbolico che rimanda alla sua insensibilità nei confronti dell'amore provato dal poeta. Dante si distanzia dai modi stilnovistici e utilizza toni e termini duri, che sembrano giungere fino all'odio<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | pp=94-95 }}</ref> e che si contrappongono allo stile "dolce" dello stilnovo. Queste rime risentono in particolare dell'influenza di Arnaut Daniel e del suo ''trobar clus''. Non è chiaro se Pietra corrisponda a una donna reale o non sia piuttosto una personificazione allegorica della filosofia. Nelle rime petrose Dante riversa una passione tutta sensuale, che viene però espressa con modi estremamente intellettualistici e ricercati.<ref name="Baldi6">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=6 }}</ref>
 
=== Le rime "sottili" e "magnanime" ===
Un altro gruppo è composto dalle rime cosiddette "sottili", in cui Dante dimostra grande capacità di parlare in versi di argomenti complessi tratti dalla filosofia, dalla teologia e dalla dottrina.<ref name="Petronio95">{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=95 }}</ref> Si fa strada inoltre uno dei temi che saranno centrali nella ''Commedia'', la condanna dell'epoca in cui il poeta vive. Dante si confronta con i problemi del suo tempo, difende i valori del passato e critica la corruzione vigente.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=5 }}</ref>
 
A queste sono ricollegabili anche le rime "magnanime", quelle cioè scritte durante l'esilio, in cui alla vittoria dei suoi avversari oppone la propria purezza e integrità morale.<ref name="Petronio95" /> Alla figura dell'esule che non merita la condanna è dedicata, per esempio, la canzone ''Tre donne intorno al cor mi son venute'' (1302). La sua visione della realtà diventa in questi anni sempre più pessimista, e si fa largo un desiderio di giustizia e di pace, a cui Dante dà voce anche nella ''Commedia''.<ref name="Baldi6" />
 
=== Il ''Convivio''= ==
{{vedi source|Convivio}}
Il ''Convivio'' è costituito invece da commenti ad alcune canzoni allegorico-dottrinali, con i quali Dante si propone di raccogliere tutto il sapere umano. L'epoca di composizione è da collocare tra il 1304 e il 1307, durante l'esilio. Si prefissòtratta di un'opera dottrinale: Dante si prefiggeva di scrivere quindici trattati, progetto che abbandonerà, fermatosifermandosi al quarto, inforse favoreperché dellaimpegnato nella stesura della ''Divina commediaCommedia''. Dopo un primo testo introduttivo, gli altri trattati riguardano l'ordinamento dell'universo (commento alla canzone ''Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete''), la filosofia in rapporto con Dio (''Amor che ne la mente mi ragiona'') e la questione della vera nobiltà (''Le dolci rime d'amor ch'i' solia'').<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | pp=95-96 }}</ref>
 
L'opera è frutto della passione per la filosofia che Dante aveva coltivato dopo la morte di Beatrice e l'ingresso nella vita politica. Il suo scopo è quello di fare ordine nel suo pensiero nei diversi campi, componendo una ''summa'' sul modello delle enciclopedie medievali. Come la ''Vita nuova'' raccontava l'esperienza amorosa per una donna, così il ''Convivio'' narra l'amore di Dante per la sapienza, attraverso l'esposizione di dottrine e concetti. Dalla sua composizione si aspetta inoltre di acquisire fama. Dante punta infatti a scrivere un'opera alta in volgare, così da dimostrare le qualità di questa lingua e da contribuire all'arricchimento culturale di chi, seppur appartenente all'aristocrazia, non conosce il latino. Si rivolge quindi a un pubblico non popolare ma comunque più largo che in passato, composto da nobili di entrambi i sessi.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | pp=96-97 }}</ref>
===''De vulgari eloquentia''===
Nel ''De vulgari eloquentia'' Dante approfondisce le tematiche linguistiche e letterarie già presenti nel ''Convivio''. Originariamente prevedeva quattro libri, ma ci sono giunti solo il primo, completo, e tredici capitoli del secondo, più parte del quattordicesimo. La lingua scelta è il latino, la più diffisa nell'ambiente dotto, cui esso è rivolto.<br>Il primo libro è una trattazione sulle origini del linguaggio, in cui si individua nel volgare le lingua 'naturale' degli uomini, mentre nel latino una lingua 'artificiale', inventata per ovviare alle differenze linguistiche tra i popoli, sorte in seguito alla costruzione della torre di Babele.<br>Nell'opera una posizione di rilievo è occupata dalla ''teoria degli stili'', secondo la quale lo stile di un testo deve adattarsi al contenuto del testo stesso, e dalla ricerca tra i quattordici dialetti italiani studiati dal poeta di un ''volgare illustre'', da usare in poesia e letteratura.
 
È importante sottolineare che Dante intende qui la nobiltà non solo di nascita ma anche come "nobiltà spirituale". Quella a cui si rivolge è una nuova aristocrazia accesa da desiderio di conoscenza, che si deve imporre come nuova classe dominante, sostituendosi alla corrotta e avida borghesia dell'epoca. Dante apparecchia quindi un banchetto della sapienza (da cui il titolo di ''Convivio'') destinato, come scritto nell'introduzione all'opera, a tutti gli spiriti gentili e virtuosi che, per vari motivi, non hanno potuto accedere alla conoscenza. Di conseguenza, nel ''Convivio'' ricorre a una prosa più robusta, basata sui modelli latini.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=7 }}</ref> Questo fa sì che il ''Convivio'' ponga le basi per la nascita della prosa filosofica in volgare.
===''De monarchia''===
 
== Il ''De vulgari eloquentia'' ==
Nel ''De vulgari eloquentia'' Dante approfondisce le tematiche linguistiche e letterarie già presenti nel ''Convivio'', di cui è contemporaneo. Originariamente prevedeva quattro libri, ma ci sono giunti solo il primo, completo, e tredici capitoli del secondo, più parte del quattordicesimo. La lingua scelta è il latino, la più diffusa nell'ambiente dotto, cui l'opera è rivolta. Il primo libro è una trattazione sulle origini del linguaggio, a partire dalla frammentazione delle lingue in seguito alla costruzione della torre di Babele (narrata nella ''Genesi''). Dante distingue tre lingue romanze: la lingua d'oc, la lingua d'oil e la lingua del sì. A queste contrappone la ''gramatica'' latina, ormai rigidamente codificata.
 
Fin dal primo libro, Dante sofferma la propria attenzione sul volgare italiano, la lingua del sì. Vengono riconosciuti quattordici dialetti, sette dei quali sono a est dell'Appennino e sette a ovest. Nessuno di questi, però, può assurgere al rango di lingua letteraria, adatta all'ideale di poesia alta che aveva attraversato tutta la cultura italiana del Duecento. D'altra parte, la stessa frammentazione politica della penisola impedisce il sorgere di una simile lingua. Sarebbe infatti necessario che tutti gli intellettuali italiani si riunissero in un'unica corte.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=98 }}</ref>
 
La nuova lingua letteraria deve nascere dalla rielaborazione artistica del volgare, a opera degli intellettuali di tutte le parti d'Italia. Partendo dalla base latina che accomuna tutti i dialetti italiani, bisogna elaborare una lingua che si possa adattare ai temi più alti, selezionando un lessico prezioso. Per Dante questa lingua ideale deve essere:<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=99 }}</ref><ref name="Baldi8">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=8 }}</ref>
 
* '''illustre''', perché nobilita chi la parla;
* '''cardinale''', perché è il cardine attorno a cui ruotano gli altri dialetti;
* '''aulica''', perché sarebbe stata parlata nella reggia (''aula'');
* '''curiale''', perché deve essere una lingua elegante, tale cioè da potere essere usate nelle corti eccellentissime.
 
Il secondo libro è dedicato agli argomenti per i quali si deve utilizzare il volgare "tragico", e cioè le armi, l'amore e la virtù. C'è qui un'evoluzione rispetto alla ''Vita nuova'': mentre in precedenza Dante aveva riservato l'uso del volgare solo alle tematiche amorose, ora questo si amplia anche agli argomenti morali e a quelli epici. Inoltre lo stile tragico deve ricorrere al genere della canzone, che aveva conosciuto una tradizione più lunga, dai provenzali agli stilnovisti e al ''Convivio''.<ref name="Baldi8" />
 
== Il ''De monarchia'' ==
{{vedi source|De monarchia|la}}
Il ''De monarchia'' è una riflessione sul potere in cui il poeta individua la necessità di un 'impero universale' a garanzia della pace e si propone di conciliare i due grandi poteri della sua epoca, (l'impero e il papato). concludendoEntrambi chesono alautonomi in quanto derivano da Dio, da cui ricevono la loro dignità. All'impero in primoparticolare spetta il compito di condurre l'uomo alla felicità terrena, indipendentementeil papato dovrà portare l'uomo alla felicità eterna. L'uno e l'altro, però, non si escludono a vicenda, ma sono piuttosto complementari: per raggiungere la salvezza indicata dal papa è prima necessario che gli uomini vivano secondo pace e giustizia, e quindi il qualepapato inveceha dovràbisogno portarlodell'impero. D'altra parte, poiché il fine del papato è superiore a quellaquello eternadell'impero, quest'ultimo gli deve riverenza. L'argomentazione, condotta secondo gli schemi tipici della logica medievale, si fonda sulla Bibbia, sull'autorità degli antichi e sull'esperienza comune. In generale, rispetto al ''Convivio'' e al ''De vulgari eloquentia'' mostra maggiore organicità ed è anche l'unica opera dottrinale di Dante a essere compiuta.
 
La sua composizione è successiva al 1310, quando Dante riversava le sue speranze di rinnovamento politico della penisola italiana nell'azione dell'imperato Arrigo VII di Lussemburgo. Il poeta aveva salutato l'avvento del sovrano con tre epistole, dedicate una ai reggitori d'Italia, un'altra agli scellerati fiorentini e la terza all'imperatore in persona. Ai primi del Trecento, tuttavia, papato e impero stavano conoscendo una grave crisi che avrebbe stravolto la situazione politica e avrebbe relegato a mera utopia le conclusioni esposte da Dante nel ''De monarchia''. Dal suo sdegnoso rifiuto del caos contemporaneo e dal desiderio di giustizia universale nascerà la complessa struttura della ''Commedia''.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=8-9 }}</ref>
L'argomentazione, condotta secondo gli schemi tipici della logica medievale, si fonda sulla Bibbia, sull'autorità degli antichi e sull'esperienza comune.
 
=== La ''Divina commediaCommedia'' ===
{{vedi source|Divina Commedia}}
{{Storiavedi della letteratura italiana/Testo commentatolibro|Divina Commedia}}
La ''Divina commediaCommedia'' è la principale opera dantescadi Dante, riflessione umana, esistenziale e morale sulla vita del poeta nonché specchio della società e della politica medievalemedievali, alle quali sono rivolte frequenti invettive. LaIl suapoema stesuranasce èinfatti collocatadal fracontrasto ilvissuto 1304dal poeta nei confronti della realtà a lui contemporanea: l'imperatore non si preoccupa di far trionfare la pace e la giustizia, mentre il 1321papa tralascia gli aspetti religiosi e si occupa prevalentemente di acquisire potere temporale. Come conseguenza, gli uomini si stanno allontanando dai retti valori che avevano guidato la società cortese (come sobrietà, senso della famiglia, rispetto della tradizione). Dante tuttavia spera ancora che possa arrivare un '''Veltro''', cioè un riformatore in grado di guidare gli uomini attraverso un cammino di rinnovamento morale.
 
L'opera è costituita da tre cantiche: (''Inferno'', ''Purgatorio'' e ''Paradiso),''. Ognuna ognunaè suddivisa in 33 canti, (34a pereccezione ldell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', unoche inne menoha per34: leil altre)canto formatiI, infatti, funge da terzineprologo (strofeall'intero dipoema. treI versi sono formati da terzine di endecasillabi) ain rima incatenata. Il poema narra in prima persona del viaggio compiuto da Dante nell'Aldilà, guidano dal poeta latino Virgilio attraverso inferno e purgatorio, e poi, in paradiso, da Beatrice.
 
La sua stesura è collocata fra il 1304 e il 1321. In particolare, sembra che ''Inferno'' e ''Purgatorio'' siano stati pubblicati quando Dante era ancora in vita: il primo è apparso tra il 1313 e il 1314, mentre il secondo tra il 1315 e il 1316. Il ''Paradiso'', a cui il poeta ha lavorato sino agli ultimi giorni, è invece stato dato alle stampe postumo, anche se singoli canti erano stati diffusi mano a mano che venivano composti.<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | p=15 }}</ref>
Del poema Dante è nel contempo autore e protagonista, investito della missione di ammonire i suoi contemporanei riferendo ciò che solo lui, consapevole di questo suo compito, ha avuto il privilegio di vedere.
 
=== Il genere e i modelli ===
Nell'epistola a Can Grande della Scala, signore di Verona, Dante si riferisce al suo poema con il titolo di ''Comedìa''. È lo stesso poeta a spiegarne i motivi: l'opera inizia da una situazione spaventosa (l'inferno) e termina in un luogo desiderabile e favorevole (il paradiso). Inoltre è scritto in volgare, con un stile piano e dimesso. L'aggettivo ''Divina'' sarà aggiunto solo più tardi da [[../Giovanni Boccaccio|Boccaccio]], e comparirà nel frontespizio dell'edizione curata da Ludovico Dolce nel 1555.
 
Nella ''Divina Commedia'' è possibile riconoscere la coesistenza di vari generi. Con il suo poema Dante vuole infatti rappresentate la realtà in tutta la sua complessità, e questo richiede il ricorso a generi letterari tra loro anche diversi. La ''Divina Commedia'' è quindi un poema didascalico e allegorico, ma è anche un'opera enciclopedica e presenta i caratteri della profezia apocalittica. In alcuni canti è poi possibile ritrovare elementi tratti dalla commedia, dalla tragedia e dall'epica. Non mancano poi satire, invettive e momenti di autentica lirica. Il carattere fondamentale dell'opera è però di tipo narrativo: è la struttura del racconto a unificare tutti questi diversi generi.
 
Per ideare la struttura della sua grande opera Dante riprende i modelli diffusi nella cultura medievale. Certamente i primi riferimenti sono la Bibbia e il libro VI dell<nowiki>'</nowiki>''Eneide'' di Virgilio, in cui Enea discende agli inferi e riceve delle rivelazioni profetiche dalle ombre dei defunti. Per la ricostruzione dell'Aldilà ha probabilmente usato come fonti alcuni scritti mistici, come la ''Visione di San Paolo'', la ''Navigazione di San Brandano'', il ''Purgatorio di San Patrizio'', il ''Libro delle Tre Scritture'' di Bovesin De La Riva, il ''De Jerusalem coelesti'' e il ''De Babilonia civitate infernali'' (entrambi di Giacomino Veronese). A questi si possono aggiungere il ''Roman de la Rose'' e i due poemi didascalici di Brunetto Latini, il ''Tresor'' e il ''Tesoretto''.<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | pp=14-15 }}</ref>
 
=== Trama e struttura dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'' ===
Passiamo ora ad analizzare trama e struttura di ciascuna cantica.
 
Nel '''prologo''' del poema (''Inferno'', canto I) Dante, a 35 anni, si trova a vagare smarrito per una «selva oscura». Inizia a salire su un colle illuminato dal sole (immagine della salvezza eterna), ma lungo la strada incrocia tre fiere che rappresentano i tre grandi peccati che impediscono la salvezza dell'umanità: una lonza (allegoria della frode), un leone (la violenza) e una lupa (la cupidigia). A soccorrerlo arriva Virgilio, dal quale apprende che per raggiungere la salvezza deve percorrere un cammino più lungo, che passa dall'inferno e dal purgatorio.
 
L'inferno, dove si svolge il primo tratto del viaggio, è una voragine a forma di cono rovesciato, creatasi nel momento in cui Dio ha scagliato sulla terra l'angelo ribelle Lucifero. Per accedervi si deve passare attraverso una porta, che si trova nei pressi di Gerusalemme. Le pareti della voragine, inoltre, sono divise in nove cerchi concentrici, nei quali le anime dei dannati scontano la loro pena eterna a seconda delle colpe commesse in vita. Prima di iniziare il percorso, Dante cade nello sconforto e pensa che il viaggio che deve compiere sia contro le leggi divine. Viene però incoraggiato da Virgilio, che gli rivela come la sua missione in realtà sia voluta dallo stesso Dio.
 
Il confine dell'inferno è segnato dall'Acheronte, un fiume sotterraneo ripreso dalla mitologia greca. Al di qua del fiume, prima dell'inferno vero e proprio, Dante colloca le anime degli ignavi, cioè di coloro che non seppero scegliere né per il bene né per il male. Con essi ci sono anche gli angeli che, al momento della ribellione di Lucifero, non hanno preso parte né per Dio né per il diavolo. Oltre l'Archeronte, nel primo cerchio si trova il Limbo: qui vengono accolte le anime dei bambini morti prima di avere ricevuto il battesimo e quelle dei sapienti dell'antichità, vissuti prima della venuta di Cristo. Questi ultimi popolano un castello luminoso, che si stacca dall'oscurità che invece caratterizza il resto dell'inferno.
 
I dannati veri e propri sono divisi secondo uno schema ripreso da Aristotele e dalla sua dottrina sulle tre «male disposizioni» dell'animo: incontinenza, bestialità, malizia. Queste sono poste in progressione, dalla più lieve alla più grave. Bisogna però osservare che Dante utilizza questo schema con una certa libertà. Le prime variazioni riguardano l'aggiunta del Limbo per i non battezzati e dell'antinferno per gli ignavi, di cui si è detto. L'altra è l'inserimento degli eretici, che non erano previsti dal modello aristotelico.
 
Nella prima sezione (cerchi II-V) si trovano i peccatori di incontinenza, cioè coloro che non hanno saputo frenare le proprie passioni, e cioè: lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi. Tra il V e il VI cerchio ci sono le mura della città infuocata di Dite, che vengono presidiate dai diavoli. Nel VI cerchio si trovano gli eretici e nel VII i violenti, a loro volta suddivisi in violenti contro il prossimo, violenti contro se stessi (suicidi) e violenti contro Dio (bestemmiatori), la natura (sodomiti) e l'arte (usurai).
 
Nei due cerchi successivi sono puniti invece i peccatori di malizia. Nell'VIII cerchio ci sono le Malebolge, una serie di dieci fosse concentriche (le bolge appunto) in cui vengono puniti i fraudolenti che hanno ingannato persone che non si fidavano (ruffiani e prodighi, lusingatori, simoniaci, maghi e indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia, falsari). Dopo il pozzo dei giganti si trova il IX cerchio, costituito dal lago ghiacciato di Cocito, in cui sono puniti i traditori. È diviso in quattro zone: Caina (traditori dei parenti), Antenora (traditori della patria), Tolomea (traditori degli ospiti) e Giudecca (traditori dei benefattori).
 
Nel Cocito, che corrisponde al centro della Terra e al fondo dell'inferno, è immerso fino alla cintola Lucifero, un mostro a tre facce che tiene in bocca Bruto, Cassio (i traditori di Cesare) e Giuda (traditore di Cristo). Aggrappandosi alla sua pelliccia, Dante e Virgilio percorrono la Burella, uno stretto corridoio che porta fuori dall'inferno.
 
=== Trama e struttura del ''Purgatorio'' ===
Il purgatorio è un monte altissimo che si trova agli antipodi di Gerusalemme, nel mezzo dell'oceano. Ha un forma tronco-conica e si è formato dalla terra che si è spostata con la nascita dell'inferno. Usciti all'aperto, Dante e Virgilio si ritrovano quindi sulla spiaggia ai piedi del monte. Nel purgatorio sono accolte le anime di chi necessita di una purificazione prima di poter raggiungere il paradiso. Queste vengono raccolte sulle rive del Tevere e portate al purgatorio da una navicella condotta da un angelo.
 
Alle pendici del monte è posto un antipurgatorio, in cui sostano le anime in attesa che inizia il cammino di purificazione. Vi si trovano gli scomunicati, i pigri a pentirsi, i morti di morte violenta, i principi negligenti. La purificazione avviene nel purgatorio, a cui si accede dopo aver superato una porta custodita da angeli. Il monte è diviso in sette cornici, che ne percorrono i fianchi e corrispondono ai sette vizi capitali. Le colpe in questo caso sono classificate secondo la dottrina dantesca dell'Amore, che distinge in:
 
* colpe «per malo obietto» (superbi, invidiosi, iracondi), cioè quando l'Amore è rivolto a un oggetto indegno, per esempio a se stessi;
* colpe «per poco vigore» (accidiosi), quando si ha un Amore verso Dio troppo tiepido;
* colpe «per troppo vigore» (avari e prodighi, golosi, lussuriosi), quando si ha un Amore eccessivo verso i beni terreni.
 
Ognuna di queste cornici è custodita da angeli. Inoltre in ciascuna il penitente passa per tre fasi: gli vengono mostrati esempi di virtù, gli viene fatta vedere la pena e gli si danno alcuni esempi di castighi per la colpa.
 
Sulla sommità del monte si trova il giardino del paradiso terrestre. Concluso il percorso di espiazione, l'uomo torna alla sua purezza primigenia, precedente al peccato originale commesso da Adamo. Qui Dante ritrova Beatrice, che lo redarguisce e lo costringe a rivelare le proprie colpe. A questo punto la donna sostituisce Virgilio come guida del poeta. Dopo un bagno nel fiume Lete (per dimenticare le colpe) e uno nell'Eunoé (per ricordare il bene compiuto), Dante può salire nei cieli.
 
=== Trama e struttura del ''Paradiso'' ===
Nel paradiso si conclude il viaggio di Dante. Secondo lo schema descritto nella ''Commedia'', la terra ha forma sferica e occupa il centro del sistema. Sopra la sfera terrestre si trova la sfera del fuoco, che a sua volta è sovrastata da un sistema di nove sfere celesti. Ciascuna di esse è in movimento, è occupata da un pianeta o da una stelle ed è abitata da una diversa schiera di angeli. Tutte queste sfere sono circondate dall'Empireo, che è la sede di Dio e che imprime il movimento a tutti gli altri cieli.
 
L'Empireo è anche la sede delle anime beate: è un cielo spirituale che si trova aldilà di quelli fisici. Tuttavia le anime accettano di scendere in uno dei vari cieli per incontrare Dante. Ciascuna anima appare in quello, tra i cieli, che corrisponde alla sua virtù principale, secondo questo schema:
 
{| class="wikitable"
|-
! Cielo !! Astro !! Schiera angelica !! Spiriti !! Virtù teologali
|-
| I cielo || Luna || Angeli || spiriti mancanti ai voti || rowspan="3" | temperanza
|-
| II cielo || Mercurio || Arcangeli || spiriti attivi
|-
| III cielo || Venere || Principati || spiriti amanti
|-
| IV cielo || Sole || Podestà || spiriti sapienti || rowspan="3" | prudenza, fortezza, giustizia
|-
| V cielo || Marte || Virtù || spiriti militanti
|-
| VI cielo || Giove || Dominazioni || spiriti giudicanti
|-
| VII cielo || Saturno || Troni || spiriti contemplativi ||
|-
| VIII cielo || Stelle fisse || Cherubini || ||
|-
| IX cielo || Primo Mobile || Serafini || ||
|}
 
Nei primi tre si trovano le anime di quanti hanni praticato la virtù teologale della temperanza e che quindi hanno moderato le passione. I cieli dal IV al VI ospitano le virtù della prudenza, della fortezza e della giustizia. Nel VII cielo ci sono infine gli spiriti che si sono dedicati alla vita contemplativa. È importante sottolineare che questa distinzione non comporta gradi diversi di beatitudine. Ogni anima occupa la posizione voluta per lei da Dio, e quindi ognuna di esse è appagata in quanto partecipa della volontà di Dio.
 
Nel cielo delle Stelle fisse Dante assiste al trionfo di Cristo e di Maria, celebrato da tutti i santi, e deve sostenere un esame teologico su fede, speranza e carità da parte degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Nel cielo del Primo Mobile, il più veloce, Dante vede Dio rappresentato come un punto luminoso, circondato da nove cerchi di luce (che corrispondono alle nove schiere angeliche). Da qui il poeta passa all'Empireo, dove vede le anime come saranno dopo il giudizio universale: vestite di bianco, siedono in un enorme anfiteatro, la «candida rosa», a cui centro c'è un raggio della luce divina riflessa dal Primo Mobile. Un coro di angeli fa la spola da Dio ai gradini della candida rosa, distribuendo la grazia divina.
 
Beatrice torna quindi a occupare il suo posto ed è sostituita da san Bernardo, che prega la Vergine di intercedere per Dante presso Dio. Seguendo la luce divina, il poeta si fonde con Dio e arriva a comprendere i suoi misteri.
 
=== I fondamenti filosofici ===
La rappresentazione dantesca dei regni celesti trae spunto dalla concezione aristotelico-tolemaica del cosmo: la Terra si trova al centro dell'universo, avvolta dalle sfere dell'aria e del fuoco e dai nove cieli, mossi dall'amore per Dio, che si trova nell'empireo. Il pianeta è suddiviso nei due emisferi: al centro di quello boreale (compreso tra il Gange e le colonne d'Ercole) si trova Gerusalemme, ai suoi antipodi, nell'emisfero australe, è situata invece la montagna del purgatorio, col paradiso terrestre in cima; l'inferno è una cavità conica situata sotto Gerusalemme, all'opposto del purgatorio.
 
Secondo Dante gli uomini hanno il libero arbitrio di scegliere tra bene e male e vengono, se necessario, puniti seguendo la legge del contrappasso, secondo la quale la punizione viene assegnata per analogia col peccato in questione (ad esempio gli ignavi non vengono considerati da nessuno).
 
=== Le tecniche narrative: Dante ''auctor'' e Dante ''agens'' ===
Nell'opera si trovano frequenti riferimenti ai poeti antichi ed alla Sacra Scrittura, mentre per quanto riguarda la filosofia Dante si rifà ad Aristotele.
La ''Commedia'' è un'opera narrativa, narra in prima persona da Dante (è quindi un racconto autodiegetico). Del poema Dante è nel contempo autore (''auctor'') e protagonista (''agens''), investito della missione di ammonire i suoi contemporanei riferendo ciò che solo lui, consapevole di questo suo compito, ha avuto il privilegio di vedere.
 
È importante sottolineare che il Dante ''auctor'' non corrisponde con il Dante ''agens''. La narrazione avviene infatti a un certo tempo di distanza dagli avvenimenti, quando l'esperienza è ormai conclusa, e quindi l<nowiki>'</nowiki>''auctor'' ha una conoscenza superiore rispetto all<nowiki>'</nowiki>''agens'', che invece vive la vicenda nel momento in cui è raccontata. Di conseguenza, il Dante ''auctor'' interviene all'interno della narrazione commentando o spiegando gli eventi, facendo anticipazioni e rivolgendosi direttamente al lettore. Talvolta però la focalizzazione si sposta sul personaggio. In questo caso c'è una restrizione del punto di vista: l<nowiki>'</nowiki>''agens'' non sa in anticipo che cosa gli sta per succedere, non lo intuisce subito cosa e in certi casi fatica anche a capirlo. Questo produce un effetto di sospensione, che dà maggiore forza dinamica alla narrazione. Il lettore viene così spostato all'interno della narrazione, facendo vivere il sentimento di ricerca che caratterizza il pellegrinaggio di Dante.
 
A conferire maggiore dinamicità alla narrazione contribuiscono anche altri elementi. Uno di questi è l'adozione di una descrizione dinamica: Dante arriva a una rappresentazione di un quadro o di un paesaggio fornendo singoli dettagli via via che la narrazione procede. Sono poi presenti narrazioni di secondo grado, con personaggi che, interrogati da Dante o da Virgilio, narrano in prima persona la loro storia. È questo per esempio il caso Ulisse, di Ugolino o di Francesca. La realtà vissuta viene quindi narrata, oltre che attraverso molteplici generi e molteplici lingue (vedi oltre), anche attraverso molteplici punti di vista. Tutte queste narrazioni, inoltre, utilizzano la tecnica dello scorcio e dell'ellissi: i personaggi non raccontano per esteso la loro storia, dall'inizio alla fine, ma solo il nodo centrale. Questa diventa la caratteristica del racconto di Dante, che condensa la narrazione in poche battute e in alcuni dettagli significativi, ottenendo risultati di grande intensità.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=15-17 }}</ref>
 
=== Figure e allegorie ===
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=== Spazio e tempo nella ''Commedia'' ===
Spazio e tempo hanno un particolare significato nella ''Commedia'': corrispondono a elementi reali, ma allo stesso tempo assumo un valore simbolico strettamente collegato all'eccezionale esperienza del poeta. I tre spazi dell'Aldilà corrispondono ad altrettante fasi dell'itinerario di Dante verso Dio. La «selva oscura» in cui si trova Dante all'inizio dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'' segna un momento di smarrimento, mentre il colle illuminato dal sole è una speranza di redenzione. Anche i diversi ambienti dell'inferno trovano corrispondenza i peccati commessi dai dannati. Allo stesso modo anche la montagna del purgatorio è un'immagine della vita umana, di chi diventa consapevole delle proprie colpe e inizia un percorso di penitenza. Il paradiso, infine, è un luogo non fisico e rappresenta la condizione dell'anima che, trasfigurata, arriva alla visione di Dio.
 
Come lo spazio, anche il tempo ha una particolare importanza nella struttura della ''Commedia''. Inferno e paradiso sono inseriti in una dimensione di eternità: i dannati e i beati rimarranno in questa condizione per sempre. Il purgatorio invece, trovandosi su un'isola in mezzo all'oceano, è inserito nel tempo. Anche qui c'è una motivazione teologica: le anime dei penitenti si trovano infatti in una condizione transitoria e temporanea, destinate alla fine a raggiungere il paradiso.
 
Dante tuttavia fornisce indicazioni cronologiche molto precise, che conferiscono alla narrazione un valore di realtà. Nel poema è infatti presente un tempo soggettivo, quello del pellegrino che compie un viaggio alla ricerca di Dio. Tutta la storia si svolge nell'anno 1300, durante il primo Giubileo. Secondo le ipotesi degli interpreti, il viaggio inizia l'8 aprile, venerdì santo. La sera del 9 aprile, sabato santo, Dante lascia l'inferno e, all'alba di Pasqua inizia il suo cammino per il purgatorio, che termina a mezzogiorno del mercoledì successivo. L'esperienza del paradiso si conclude infine in un unico giorno, giovedì 14 aprile.
 
Le indicazioni cronologiche non creano un contrasto con la dimensione dell'eternità che caratterizza l'oltretomba. Per i medievali, infatti, la realtà è qualcosa di provvisorio, che trova compimento nell'eternità. La storia quindi rivela il suo vero valore solo dalla prospettiva di ciò che è eterno.<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | pp=24-25 }}</ref>
 
=== Il plurilinguismo ===
Secondo la teoria medievale degli stili, dal poeta enunciata nel ''De vulgari eloquentia'', in tutta la ''Commedia'' il lessico, lo stile e il registro usati non sono uniformi, ma adattati ad ogni situazione scegliendo per ognuna il più consono; questo prende il nome di plurilinguismo.
 
Alla pluralità dei generi e dei punti di vista corrisponde anche una pluralità linguistica. In particolare, la lingua e lo stile si innalzano mano a mano che Dante viaggia dall'inferno al paradiso. Nella prima cantica abbondano i termini bassi e popolari, mentre nel ''Purgatorio'' vengono preferite parole più auliche e letterarie. Nel ''Paradiso'', infine, vengono utilizzati anche dei latinismi.
 
Tuttavia, anche all'interno di ciascuna cantica il livello linguistico non è mai uniforme. Nell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', per esempio, Dante utilizza spesso toni aspri e termini tratti dal linguaggio scurrile quando deve narrare la realtà degradata. Tuttavia, anche nella prima cantica ricorre a termini elevati quando l'argomento lo richiede, per esempio nel racconto di Francesca (canto V), dove riprende lo stile della poesia cortese. Non mancano poi termini tratti dalla quotidianità oppure dal lessico tecnico. In alcuni passi vengono inoltre usati linguaggi astrusi o inventati, dall'apparenza barbarica (si pensi al celebre «Pape Satàn, Pape Satàn aleppe» pronunciato da Pluto nel canto VII).
 
Il linguaggio si eleva nel ''Purgatorio'', anche se non mancano momenti in cui viene utilizzato un lessico più basso oppure più aulico, a seconda dei casi. L'apparizione di Beatrice è infine accompagnata da frasi in latino. Nel ''Paradiso'', con l'acquisizione di una conoscenza sempre più profonda, anche il linguaggio si innalza ulteriormente. Troviamo quindi latinismi, provenzalismi, francesismi e addirittura neologismi molto arditi. Quando però si abbandona a violente invettive si ritorna ai toni bassi e plebei.
 
Dante persegue questo pluralismo in tutta l'opera e inaugura un filone destinato a larga fortuna nella storia della letteratura italiana, e che sarà contrapposto al monolinguismo ispirato alla poesia di Petrarca.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=14-15 }}</ref>
 
== Note ==
Secondo la teoria medievale degli stili, dal poeta enunciata nel ''De vulgari eloquentia'', in tutta la ''Commedia'' il lessico, lo stile e il registro usati non sono uniformi, ma adattati ad ogni situazione scegliendo per ognuna il più consono; questo prende il nome di plurilinguismo e pluristilismo dantesco.
<references />
 
[[Categoria:Storia della letteratura italiana|Dante Alighieri]]
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