Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/India-4: differenze tra le versioni

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===La nuova Marina Indiana===
====I caccia====
Per parlare dell'Indian Navy moderna, nulla di meglio delle sue unità navali di punta, sopratuttosoprattutto se sono anche le più moderne (cosa non necessariamente vera, vedi le portaerei): i caccia classe 'Delhi'. In questo modo, come sempre accade per le Marine, sarà possibile osservarne 'lo stato dell'Arte', e quindi fare il punto sui vari programmi e sottosistemi che costituiscono una moderna nave da guerra, e che in genere sono condivisi con altre unità, anche estere.
 
Tornando ai Delhi, questi hanno cominiciato la loro carriera nella Marina Indiana il 15 novembre 1997, con la prima delle 3 navi della classe accettata in servizio. Queste grandi unità sono state progettate in India, ma nondimeno hanno una precisa impronta 'russa' per almeno 3 ragioni: perché l'OKB Severnoye è stato interessato alla loro progettazione, sia perché queste navi rappresentano la logica evoluzione dei precedenti Rajput, ovvero i Kashin prodotti per l'India, e infine perché come tali sono stati equipaggiati prevalentemente con sistemi sovietici-russi. La progettazione vide impegnato il Direttorato per la Progettazione della Marina Indiana, l'Organizzazione per la ricerca e sviluppo della Difesa, la Bharat electronicd e infine i cantieri Magazon Dock Ltd, Mumbai, che ne hanno curato la costruzione.
 
La capoclasse è stata consegnata al costo di circa 585 milioni di dollari. Essa era originariamente nota come Project 15, e il relativo lavoro iniziò fin dai primi anni '80, con un 'congelamento' delle caratteristiche attorno al 1988 e il varo nel 1991. Originariamente l'entrata in servizio avrebbe dovuto avere luogo nel 1995, ma vi sono stati inconvenienti di non poco conto, come le riduzioni di budget degli inizi anni '90, nonché il crollo dell'URSS, che essendo il fornitore di molti sistemi ha finito col compromettere la tempistica prevista. Insomma, come per tutti i programmi navali militari di una certa ambizione e complessità problemi economici, tempi di realizzazione, tagli ai bilanci e riprogettazioni per rimediare alla rapida obsolescenza delle tecnologie ma sopratuttosoprattutto delle filosofie, specialmente tra gli anni '80 e i '90, anche se la fine della Guerra fredda ha interessato relativamente l'India: infatti, la 'sua' guerra fredda l'ha combattuta contro il Pakistan e anche Cina, e con queste nazioni ben poco è cambiato prima e dopo il 1991. In ogni caso, chiaramente i lunghi tempi di realizzazione hanno reso molte delle attrezzature alquanto obsolete o quantomeno nella necessità d'essere aggiornate per consentirne la piena efficienza.
[[Immagine:Ins mumbai-Fremantle-2001.jpg|350px|right|thumb|L'INS MUMBAI]]
Queste grandi navi, con grandi e complesse sovrastrutture, dominate da due alberi tronco-piramidali di stile sovietico (tra i primi esempi di stealthness applicata alle navi), sono diventate l'emblema della nuova marina indiana e la loro potenza e modernità rispetto a quanto disponibile le hanno rese, assieme all'aviazione imbarcata e ai sottomarini, le più importanti risorse offensive. La progettazione non ha molto di stealth, a parte gli alberi, e si caratterizza da una prua aguzza con cavallino piuttosto marcato, e un grande hangar poppiero con annesso largo ponte di volo. L'apparato motore è presumibilmente (almeno inizialmente l'incertezza ha regnato sovrana) basato su motori con turbine a gas in configurazione COGOG come sui Rajuput, che furono tra le prime navi con motori interamente basati su turbine a gas, 4 M36 da 100.000 hp complessivi. Questo poderoso apparato motore consentiva a quelle navi di raggiungere velocità di circa 35 nodi, eppure era ancora adeguato per 5000 miglia a 18 nodi di velocità. Secondo altre fonti si tratta invece di un sistema CODAG con due turbine AM50 da 54.000 hp complessivi e due diesel Bergen KVM-18 per 18.000 hp, il tutto chiaramente inteso per privilegiare l'autonomia (viaggiando con i soli diesel) piuttosto che la velocità, relativamente poco importante per una nave moderna, ma comunque attorno ai 30 nodi. Alla fine la realtà si è rivelata quella inizialmente ipotizzata, sia pure con qualche aggiornamento tecnico: un COGAG su due sistemi ucraini M36N da circa 45.000 hp l'uno, ciascuno con un riduttore RG-54 collegabile con due DT-59 da circa 22.000 hp l'una. Per le caratteristiche tecniche di dettaglio, i riduttori pesano ciascuno 29 t, con dimensioni 2,64 x 3,2 x 3,7 m. Le turbine DT-59 sono sistemi piuttosto sofisticati, con struttura trialbero, peso 16t, dimensioni 5,9 x2,7 x 3,1 m, con 16 stadi di cui 7 p.b. e 9 a.p, rapporto di compressione 12,7, camera di combustione cannulare con 10 iniettori e t. d'uscita di 360 centigradi. In questo modo, è possibile utilizzare una o due delle turbine su ciascun riduttore, collegato a sua volta ad un asse. La velocità massima arriva, nelle prove a non meno di 32,5 nodi, mentre l'automia, essendo navi tutto-turbina, si limita a 5000 miglia a 18 nodi. I fumaioli sono due, disassati, con le prese d'aria per le turbine incorporate. I diesel generatori sono del tipo R.R. Bergen KVG-18 da circa 5000 hp, a 18 cilindri e 720-750 giri.min. Essi forniscono energia alla nave per i bisogni delle numerose attrezzature interne, senza necessità di usare le costose turbine per tale scopo.
Le navi hanno una marcata capacità antinave grazie a ben 16 missili URAN (3M24E) su 40 lanciatori KT 184, ovvero gli SS-N 25 'Switchblade' che non fecero in tempo ad entrare in servizio prima della fine della Guerra fredda. Era possibile, negli anni '90, ottenere i missili SS-N 22 supersonici, ma questi non erano disponibili negli anni '80 e non si è ritenuto di richiederli riprogettando la nave per l'impiego, diciamo di 8 armi, senza difficoltà. Di fatto, i caccia di questa classe sono una sorta di ibrido tra i 'Sovrenemnji' e gli 'Udaloy', con il pesante armamento antinave e antiaerei dei primi e gli elicotteri e cannoni dei secondi. La dotazione è di 16 missili, come sugli incrociatori 'Slava', ma si tratta di armi molto più piccole, subsoniche e a medio raggio, quindi senza impatti pesanti sulla piattaforma di lancio. La questione dei missili antinave è forse l'aspetto più interessante e va approfondita. Gli SS-N 22 sono armi potentissime, ma bisogna dire che pesano oltre 4 t, costano molti soldi, e per molti bersagli (non tutte le navi in giro sono incrociatori AEGIS) sono letteralmente sprecati, inoltre integrarli con aerei o mezzi navali leggeri è difficile e solo in piccolo numero. Non casualmente, quando gli indiani sono passati dalle 'Tarantul' di prima generazione (con 4 vecchi SS-N 2) a quelle delle versioni successive hanno scelto il progetto con 16 missili URAN piuttosto che con 4 SS-N 22.
 
Sull'URAN l'Indian Navy ha investito molto e ne ha comprati centinaia, iniziando con 48 armi proprio per questi caccia. Si tratta di missili antinave che, nonostante la presa d'aria sporgente sotto la fusoliera, sono cloni degli Harpoon americani. Sono cioè pensati per impattare il meno possibile sulla piattaforma di lancio, agevolmente assemblabili in complessi di lancio quadrupli, oppure lanciabili da aerei. Perché, se un tale aereo tipo il MiG-21 o 29 non può trasportare 4 t di carico ma la metà sì, allora potrà avere 2-4 missili URAN. Non si potrebbe invece usare gli SS-N 22 perché questi non sono utilizzabili se tagliati a metà.. l'URAN è simile all'Harpoon, vola a pochi metri dal pelo dell'acqua, ha dimensioni ridotte e un'alta velocità, anche se resta subsonico. È più facile da abbattere dell'SSN-22, ma più difficile da avvistare. SopratuttoSoprattutto, una 'Tarantul' con 16 missili ha la possibilità di ingaggiare fino a 16 bersagli, e per obiettivi più 'difficili' può usare 2-4 armi, che nell'insieme pongono un problema non minore di un singolo SS-N 22. Inoltre costano poco, si dice un terzo di un Harpoon.
 
Per quanto meno spettacolari, gli URAN sono almeno altrettanto efficaci degli SS-N 22, essendo subsonici si possono permettere la stessa gittata anche spendendo meno energia e quindi accontentandosi di dimensioni molto minori che li rendono facilmente installabili su navi e aerei senza effetti drammatici. Per esempio, l'SS-N 22 non è un missile unico. La versione dei caccia 'Sovrennemny' era troppo pesante per le 'Tarantul' e così dovette essere progettato un altro SS-N 22, il P80, più leggero e pensato appositamente per queste navi. Di fatto, fatte salve poche eccezioni, i sistemi sovietici erano troppo voluminosi e compromettevano le navi che li portavano limitandone le funzioni multiruolo (I Sovrenemeny' e gli Udaloy, ma anche Kara e Krivak) o richiedendo una nave ospite di dimensioni e costo enormi (l'apice sono stati i 'Kirov'). Inoltre, nonostante le prestazioni brute, non erano poi tanto efficaci in pratica, per esempio i grossi Styx ebbero sì i loro momenti di gloria, ma si rivelarono meno efficaci di armi ben più piccole (dell'ordine dei quintali piuttosto che tonnellate) come gli Harpoon ed Exocet. Per tutte queste ragioni, l'SS-N 25 era il degno successore dello Styx come missile 'standard', ma non ha fatto in tempo ad entrare in servizio con la V-MF. È stato invece un valido contributo per l'Indian Navy, principale utente.
[[Immagine:Yakhont.jpg|330px|left|thumb|Il nuovo, possente Yakhont. Notare la presa d'aria anteriore, che alimenta lo statoreattore e circonda il piccolo cono del radar, come nel MiG-21]]
 
Entrata nell'era missilistica con i sistemi come gli STYX, continuata l'esperienza con gli URAN, adesso la Marina Indiana punta sul BRAHMOS, un nuovo potente missile sviluppato dall'India (DRDO) e Russia (NAPO), dotato di statoreattore come l'SS-N 22 ma molto più compatto, con un raggio d'azione fino a 300 km. Esso deriva dal precedente progetto russo YAKHONT, ovvero la versione export dell'ONIKS, che la NATO definiva come SS-N 26. DImensioni: 8,75 x 0,64 m, peso 2990 kg di cui 250 di testata, velocità mach 2. Per ospitare questo ordigno sono previsti 16 lanciatori verticali. Altra novità, lo SHTIL 1ME, ovvero la versione a lancio verticale del precedente sistema missilistico SAM a medio raggio. Esso rende finalmente giustizia ad un'assurda linea di sviluppo sovietica: l'introduzione del sistema a lancio verticale per SAM a corto e a lungo raggio, ma non a medio. Finalmente ad Euronaval 2004 venne annunciato questo nuovo sistema, introducendo i missili (con alette totalmente ripiegabili 9M917M3. Vi saranno presumibilmente 4 moduli con 48 missili, assistiti dai 32 Barak ma non vi è certezza in quanto se è vero che recentemente sono stati ordinati altri 144 missili, è anche vero che l'eventuale adozione del KASTHAN/Palma, già avvenuta per altre classi di nuove navi indiane renderebbe di fatto superflui anche i Barak, essendo due Kasthan capaci di integrare tutti i sensori, i missili e i cannoni necessari per l'impiego antimissile. I cannoni dovrebbero essere un pezzo da 100 mm nella nuova torre stealth A-190 E da appena 14 t e cadenza di tiro di 80 c.min, paragonabile a quella dei cannoni francesi più recenti (e a quella stimata a suo tempo dalla NATO per le prime versioni), con canna raffreddata ad acqua (come i predecessori), oppure, cosa ben più congrua per una grande nave come queste, un cannone A-192M da 130/54 mm, nella nuova torretta singola stealth, da 25 t e 30 c.min, praticamente un concorrente del pezzo da 127 italiano LW, e sopratuttosoprattutto una base interessante se vi fosse un programma per munizioni a gittata prolungata, che per ragioni di potenza (32 kg contro 15) non avrebbe molto senso con il pezzo da 100 mm (infatti tali programmi sono essenzialmente per armi calibro 127 mm). I radar e il sistema C3 dovrebbero essere versioni più evolute di sistemi già in uso. Nondimeno, per esempio, il radar 3D sarà l'MS-760, versione di fascia 'alta' della famiglia di radar russi FREGAT, con la portata aumentata da 130 a ben 300 km.
 
====Le fregate 'Nilgiri'====
Ma la politica era un peso inscindibile nel sistema militare-industriale sovietico. Mentre Chelomey era fuori dagli intrighi politici, il MIG DB era diventato molto influente e si associò al KB-1 DB, specializzato in sistemi di guerra elettronica; il primo era diretto a Mikoyan, il secondo da Sergei Beria, il figlio del temutissimo capo della polizia segreta Lavrenty Beria; nel '52, lavorando a missili da crociera come già il Chelomey DB, lo mise di fatto fuori dai giochi; ma finalmente Stalin morì e venne alla ribalta il più giovane Khrushov, che inaugurò l'era tecnologica e la 'rivoluzione degli affari militari', puntando molto sulla missilistica. Ora che il figlio del premier (Sergei Khrushov) lavorava all'OKB-52 le cose cominciarono a cambiare e nel '54 il Comitato Centrale incaricò questo ufficio di progettazione di armare di missili la flotta russa (Voyenno Morskoi Flot). Il primo risultato fu il P-5, noto in Occidente come SS-N-3 Shaddock, in servizio dal '59 sulle unità Progetto 644 (Whiskey Twin Cylinder), 651 (Juliett) e 659 (Echo I), essenzialmente per attacchi nucleari. Venne fuori presto anche la versione da difesa costiera S-5 e il migliorato sistema P-5D; simile al Regulus e allo Snark degli americani, ma con velocità supersonica e portata più ridotta, aveva l'importante compito di attaccare il territorio americano da parte dei sottomarini sovietici, e solo in seguito anche di colpire le portaerei nemiche. Sostituì il poco riuscito SS-N-1 Scrubber e integrò i Raduga P-15, -15U, ovvero gli Styx, in servizio dal '58. Poi Chelomey riuscì, oramai da smaliziato politico, a convincere Krushov a inglobare nel suo DB anche i DB Lavochkin e Myasishev; il primo fu importante per realizzare i satelliti Polyot e Proton, e poi i mezzi spaziali ERS; il secondo fu invece usato per i missili balistici UR-100, 200 e 500; lo stabilimento di Fili accrebbe notevolmente le capacità produttive collegate all'OKB-52. Nel frattempo, nel '62, arrivò il P-35 o SS-N-3B, per i Project 58 (Kynda), i primi mezzi realmente 'missilistici' tra le grandi navi sovietiche; e poi i Project 1134 'Kara'; nel '64 arrivò il P-6 per i sottomarini Progetto 675 (Echo II) e 651B (Juliett Mod), armi antinave a guida radar attiva; nel '68 toccò ai missili 4K66 Amethyst ovvero gli SS-N-7 lanciabili da sottomarini Project 670 (Charlie I); nel '72 fu la volta del P-120 o 4K85 Malakit, per la NATO l'SS-N-9 Siren; esso venne usato per gli SSGN Project 670M (Charlie II) e le corvette Project 1234 (Nanuchka); nel '75 venne fuori il 4K80 BAZALT (SS-N-12 Sandbox) per gli SSGN Project 675MK e MKB (Echo II Modernizzati), le portaerei Project 1143 (Kiev) e 1143.4 (Admiral Gorshkov) nonché i Project 1164 (gli incrociatori Slava, ben 16 missili per nave); era il successore dello Shaddock, ma con velocità di circa 2,5 mach e profilo d'attacco a bassa quota; non era che una soluzione ad interim (così come il Malakit, che almeno dai sottomarini, ebbe parecchi problemi di accensione del turbogetto), in attesa del P-700 o 3M45 Granit, per la NATO SS-N-19 Shipwreck, destinato ai Project 949 e 949A (Oscar I e II), Project 1144 (Kirov), e 1144.2 (Kanilin), nonché le portaerei 1143.5 (Kutsnetsov); infine nel 1982 venne fuori il 4K44 Progress, un P-35 migliorato che venne definito dalla NATO come SS-N-3C Shaddock. Ma, sebbene non entrato in servizio, vi fu anche un altro progetto. Esso era il P-750 Meteorit. Un missile con una struttura simile ad un B-70 miniaturizzato: ali a delta ripiegabili, motore con presa d'aria ventrale, come lo Shaddock, ma di tipo più sofisticato, alette canard anteriori. Quest'arma del 1983 venne ignorata in Occidente, ma era un oggetto di straordinaria sofisticazione. Era destinato agli ex-SSBN Project 667M ovvero gli 'Yankee' trasformati in SSGN; ma sebbene sperimentata fino al 1989 a bordo del K-420, quest'arma ipersonica a lunga gittata non ebbe successo. Di fatto gli 'Yankee' ebbero i missili SS-N-21 Sampson e i Tu-95 gli AS-15, entrambi subsonici, ma anche molto meno costosi e pesanti, potendo quindi con il numero, la discrezione e la quota di volo fare bene il loro compito rispetto ai grandi missili supersonici. Questo sembrò segnare la fine della genia, fino a non molti anni fa, quando successe qualcosa di diverso dal passato. Infatti questi grandi missili non sono mai stati esportati e di essi poco si è sempre saputo, ma dove non poterono i servizi segreti, persino negli anni '80 incapaci di penetrare i segreti di queste grandi armi installate sulle navi più potenti della Marina, riusciranno in parte le esigenze di marketing. Ed ecco spuntare una nuova famiglia di missili antinave, forse la prima dell'era post-sovietica.
 
Tra i non molti programmi di successo dell'industria militare indiana vi è un potente missile antinave, adottato da tutte le piattaforme (a parte gli elicotteri), ma che non ha origini propriamente indiane. Si tratta dell'3M55 ONIKS, per la NATO l'SS-N-26, in versione export noto come Yakhont, e adattato dall'industria indiana e russa per le esigenze locali. BRAHMOS è l'abbreviazione di Brahmaputra e Moskova, due famosi fiumi, che di fatto costituiscono una 'mappa' di come il programma è stato portato avanti. Nasce come realizzazione dell'OKB-52, ora NPO Mashinostroyenia. Inizialmente era noto come ONIKS, la sigla del sistema completo era P-800, sviluppato dall'inizio degli anni '90, un po' in concorrenza con la Novator che proponeva il KLUB (SS-N-27) come arma in versioni diverse, qui invece si parlava di un missile da usare per lo stesso scopo, ma con diverse modifiche per adeguarlo ai possibili tipi di piattaforme, sistemi di lancio terrestri, navali, subacquei, aerei, e con una velocità supersonica per tutto il profilo di volo. La configurazione di questo grosso ordigno è infatti quella di un'arma a statoreattore, con presa d'aria nel muso tipo MiG-21, Sea Dart o Talos, ma sopratuttosoprattutto come discendente diretto, sia pure rimpicciolito, del P-700 Granit o SS-N-19, arma nota in maniera incompleta in Occidente fino al 2001, ma in servizio per l'epoca già da 20 anni, sulle classi 'Kirov', 'Oscar' e la portaerei Kutsnetsov. Arma capace di volare per 550 km e armabile con testata da 500 kT, velocità di circa mach 3 e avionica sofisticatissima, era davvero un missile micidiale, inteso sopratuttosoprattutto come arma anti-portaerei. Lo Yakhont ha un diametro di 640 mm per essere lanciabile anche dai tubi da 650 mm dei sottomarini russi, anche se con le alette dispiegate arriva a 1.280 mm di apertura; la lunghezza è di 8,75 m e il peso al lancio arriva a 2,99 t, 3,99 con la capsula SM 315 dal diametro esterno di 73 0mm (ma allora non sarebbe utilizzabile dai tls da 650 mm) e lunga 8,99 metri, dove il sofisticato missile può essere mantenuto per 3 anni senza controlli, e lanciato verticalmente o con angolo di 15 gradi. La velocità in quota è di mach 2,8 e in questo l'arma è simile al 3M80 Moskit della Raduga, l'SS-N-22, che però ha una fusoliera meno tozza in quanto le prese d'aria sono quattro, sistemate lateralmente al corpo dell'ordigno, che del resto è ancora più grande di questo missile.
 
Lo statoreattore è il PLAMIA (fiamma), con ben 500 kg di cherosene T-6, per una spinta di 39 kN, insomma per un'arma diverse volte più grossa e pesante di un Harpoon o di un OTOMAT, e con un ordine di grandezza in più quanto a spinta e carburante, con un rapporto potenza peso eccezionale di oltre 1 kgs per kg di peso, molto di più dei tipi occidentali. La spiegazione, ovviamente, è che si tratta di un'arma altamente supersonica e quindi con la necessità di molta più potenza installata per raggiungere le prestazioni desiderate. Ovviamente lo statoreattore è ideale per questo scopo, data la sua semplicità ed efficienza a velocità elevatissime, ma pone anche un problema non indifferente, ovvero il raggiungimento della velocità di accensione, perché lo statoreattore non parte mai da zero.Così è installato un booster di adeguate dimensioni e potenza, pesante ben 450 kg, per portarlo in pochi secondi a velocità supersoniche; questo è un passo fondamentale e la propulsione mista razzo-statoreattore è una faccenda delicata; è vero che anche i missili con motori a turbogetto ne hanno bisogno, ma qui il booster è molto più piccolo perché quel che serve è solo di raggiungere una velocità sufficiente per ottenere la portanza e restare in aria quel che basta per non avere problemi di sostentamento, mentre il motore dà la spinta e accelera ulteriormente il missile. Chiaramente un conto è accelerare un'arma da 600 kg a circa 500 kmh, un conto è portare un bestione da quasi 3 t a oltre mach 1. Non solo, ma le prese d'aria dello statoreattore vanno difese da eventuali ingestioni (FOD) e così anche per la primissima parte del volo, nonché ovviamente per il trasporto; il missile è quindi dotato di una copertura anteriore che resta anche dopo il lancio dal tubo contenitore-lanciatore, contribuendo a proteggere il 'naso' dell'arma durante la rottura della parete anteriore del contenitore-lanciatore. Questa capsula per il trasporto e lancio è addirittura presente nella versione aria-superficie, ma stavolta senza, ovviamente, il tubo di lancio.
 
===Marina al 2008<ref>Bordonaro, Federico: ''La Marina Indiana'', PD ago 2008 p 58-61</ref>===
L'India, al centro di una rete di relazioni in competizione tra India, USA, Cina, Russia, ha una flotta che è la quinta al mondo, oltre che 5 volte quella pakistana. Il suo ruolo è quello di aiuto allo sviluppo dell'economia dell'India, diplomazia, anti-terrorismo, stabilità della zona. Il controllo dell'Oceano Indiano è ovviamente la sua principale ragione d'essere, ma non è facile se il Pakistan è alleato con l'India. Oltre che essere amica con la Russia, Israele e Francia, l'India è anche rimasta ultimamente legata agli USA, specie dopo Enduring Freedom. In pratica gli Indiani sono amici più o meno con tutti eccetto il Pakistan e almeno in parte, la Cina. Il documento sulla Strategia marittima indiana parla di voler acquisire finalmente una capacità sostenuta di operare in alto mare, oltre a migliorare la lotta ASW. Si vogliono 140 navi di cui la metà per il servizio d'alto mare, entro il 2020, e usare sottomarini per il controllo dell'oceano. Ma entro il 2014 si vogliono due portaerei, 9 caccia e fregate, 4 corvette, un rifornitore, e un'altra quindicina di unità minori missilistiche e ausiliarie. La Vikramaditya, ex-Baku, è stata comprata nel 2004 per 974 mln di dollari; sono state comprate anche 3 fregate Talwar da 4.000 t, stavolta già tutte in servizio; sopratuttosoprattutto, fa scalpore che assieme a queste navi russe vi sia una LPD da 16.900 t comprata di seconda mano dall'USN nel settembre 2007. Essa ha sei UH-3H Sea King, ed è capace di portare 1.000 uomini e 110 mezzi. Vi sono problemi di vario tipo: la portaerei russa costa più soldi e prende più tempo del pattuito, così come le tre 'Talwar migliorate', ma anche il nuovo sottomarino che ha i missili Klub, armi potenti ma che hanno mancato il bersaglio in sei occasioni durante i test, tanto che le rimanenti sono state sottoposte ad un lavoro di modifica che ne ritarda il servizio di almeno un anno; anche i sei sottomarini 'Skorpene' di progetto francese in costruzione ai cantieri Magazon di Bombay; i tre cacciatorpediniere 'Kolkata' vedono un ritardo dal 2008-10 previsto ad almeno il 2012. Questo causa ritardi a cascata per altri 3 caccia Project 15B e sette fregate Project 17A. Nonostante questo, nel 2009 era previsto di lanciare il sottomarino atomico ATV da 6.000 t, considerato 'avanzato' ma nondimeno basato sull'anziano progetto 'Charlie', di cui un esemplare venne affittato per un triennio nel 1988. Come peggioramento vi è l'obsolescenza della una volta possente flotta di 'Kilo' e Type 209 e i ritardi della consegna in prestito di un altro SSN 'Akula' russo, a causa di un incidente subito in collaudo che ha causato numerose vittime. La base di Karwar è una base che in futuro potrà ospitare anche 50 navi da guerra dopo il 2010.
 
 
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