Non c'è alcun altro/Dio è Antipatico: differenze tra le versioni

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==La morte di Rabbi Akiva==
[[File:Akiva.png|150px|left|"Rabbi Akiva", illustrazione sulla Haggadah di Mantova (1568)]] In pari vena si legge il resoconto talmudico della morte di [[w:Rabbi Akiva|Rabbi Akiva]]. Akiva era quel maestro rabbinico del secondo secolo e.v. (40–137) i cui insegnamenti modellarono l'ebraismo rabbinico del periodo postbiblico. Akive divenne anche un capo della rivolta ebraica contro il dominio romano durante gli anni 132-135 e.v. Venne successivamente arrestato da Roma e morì martirizzato. La narrazione talmudica inizia con l'ascesa di Mosè al Sinai per ricevere la Torah. Mosè trova Dio che sta scrivendo minuziosamente gli arzigogoli delle lettere della Torah. Quando Gli chiede il perché lo faccia, Dio risponde che ci sarà un giorno un grande saggio, di nome Akiva, che da ciascuno degli arzigogoli estrarrà innumerevoli nuove leggi. "Permettimi di vederlo", chiede Mosè, che viene poi trasportato avanti nel tempo, in una classe tenuta da Akiva dove, con grande suo sgomento, non riesce a seguirne le argomentazioni. Quando i suoi studenti gli chiedono da chi abbia derivato i suoi insegnamenti, Akiva risponde: "Da Mosè sul Sinai." Al che i sentimenti di Mosè si placano.
[[File:Akiva.png|200px|left|"Rabbi Akiva", illustrazione sulla Haggadah di Mantova (1568)]]
 
Nell'ultima porzione della storia, Mosè chiede a Dio:
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{{q|Signore dell'universo, Tu hai un uomo simile e dai la Torah in mano a me!?" Dio rispose: "Taci, questo è il mio decreto." Allore Mosè disse: "Signore dell'universo, mi hai mostrato la sua Torah, mostrami la sua ricompensa." Dio rispose: "Girati". Mosè si girò e li vide pesare la sua carne [di Akiva] ai banchi del mercato. "Signore dell'universo" grida Mosè, "tale Torah e tale ricompensa!" Dio rispose: "Taci, questo è il mio decreto."|TB, ''Menachot'' 29b}}
Non c'è tentativo di giustificare il martirio di Akiva; non c'è qui nessuna questione di punizione. Dio non permette a Mosè di protestare. Dio decreta e Akiva muore martire. La risorsa ultima di Dio è un'espressione di puro potere.
 
Sorgono quindi tre domande metodologiche, che ci sono tutte e tre ora familiari. In primo luogo, quale esperienza nella vita dell'autore, lo spinge a scrivere una storia di questo tipo? In secondo luogo, perché l'autore semplicemente non si ritira? Terzo, cosa si prova a vivere sotto la sovranità di un tale Dio? Come si può continuare ad adorare un simile Dio?
 
Il Talmud in verità conserva traccia di u saggio che si ribellò all'ingiustizia di Dio e divenne un apostata. Esistono una quantità di resoconti di ciò che condusse [[w:Elisha ben Abuyah|Elisha ben Avuyah]], contemporaneo di Rabbi Akiva, all'apostasia. Uno di tali resoconti fa riferimento a Deuteronomio {{passo biblico|Deut|22:6-7}}, che ci istruisce che, nel caso ci imbattessimo in un nido d'uccello con uccellini e rispettiva madre sedduta sopra di essi, noi dobbiamo cacciar via la madre e prendere solo gli uccellini "onde poter star bene e vivere una lunga vita". La storia continua narrando che Elisha una volta vide un uomo salire su un albero, prendere la madre e scendere incolume. Il giorno dopo, vide un altro uomo salire l'albero, cacciar via la madrfe e prendere gli uccellini, ma quando scese un serpente lo morse e l'uomo morì. Allora Elisha, visto questo, proclamò: "Come stette bene quest'uomo e come visse una vita lunga?" Egli diventò quindi un apostata ed i suoi colleghi rabbini non si riferirono più a lui per nome. È chiamato sprezzantemente ''Acher'', "L'Altro". Un poscritto interessante di questa storia dice che Elisha apparentemente non conosceva l'interpretazione rabbinica del passo in Deuteronomio: che quando la Torah si riferisce alla ricompensa di una lunga vita, fa riferimento alla vita nel mondo a venire, e non necessariamente a questa vita. Questo è un altro accorgimento rabbinico usato frequentemente per scusare il comportamento apparentemente ingiusto di Dio.<ref>TG, ''Chagigah'' 2:1.</ref> La nostra tradizione sembra essere stata del tutto consapevole della possibilità che un'esperienza del comportamento apparentemente abusivo di Dio potesse spingere qualcuno ad abbandonare la comunità dei fedeli.
 
Una formulazione popolare del dilemma postulato da questi testi è quella di fare tre affermazioni:
# '''Dio è retto, giusto e simpatico.'''
# '''Dio è onnipotente.'''
# '''Giobbe (o Akiva) fu irreprensibile.'''
Poi si asserisce che non possiamo accettare tutte e tre le affermazioni simultaneamente. Una delle tre deve essere rifiutata. I consolatori di Giobbe rifiutano la terza affermazione, ma Dio si intromette alla fine per rimproverarli di ciò e conferma l'irreprensibilità di Giobbe. Quindi Giobbe rimane irreprensibile.
 
==Dio non è onnipotente==
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