Differenze tra le versioni di "Ecco l'uomo/Analisi"

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=== L'arrivo della crisi ===
Tale linguaggio "apocalittico" significava che Israele stava per compiere la grande svolta dei tempi. La lunga notte dell'esilio stava giungendo alla fine; il gran giorno della liberazione stava sorgendo. Israele era come un prigioniero che stava per essere libeato dopo una condanna gigantesca. Tutto, ma proprio tutto, sarebbe stato differente d'ora in poi. Il mondo sarebbe stato differente. Gli uccelli avrebbero cantato un'altra canzone. Ecco come funziona il linguaggio apocalittico. Assegna ad eventi ordinari il loro significato e importanza totali. I mostri saranno distrutti; l'uomo sarà glorificato. "Il Figlio dell'Uomo verrà su una nube con potenza e gloria grande." Israele sarà vendicato e i suoi oppressori non l'affliggeranno mai più.
 
Gesù raccolse questa enorme aspettativa – ''e la applicò a se stesso.'' Aveva accolto peccatori e reietti nel Regno, serenamente e discretamente implicando che questo Regno veniva ridefinito su di lui. (È necessario dire a questo punto che ciò ''non'' significa che egli fosse un egotista, o che si immaginasse di star giocando a fare "Dio" in un qualche senso glorificato e potente?) Come molti profeti e altri leader avevano detto in tempi antichi (pensiamo ad Elia, o Isaiai, o Giovanni il Battista), il Dio di Israele stava ridefinendo il Suo popolo e ora lo stava facendo con l'oprato di questo singolo uomo, Gesù. Ma ciò che Gesù aveva capito, e che così tanti dei suoi contemporanei, come anche molti lettori moderni, non avevano inteso era che il destino di Israele stava velocemente dirigendosi verso il suo momento vitale, cruciale. Israele, il popolo storico di un Dio unico creatore, stava scorrendo nelle rapide della storia appena in bilico su una cascata fragorosa. Se non stava attento, questo popolo di Israele sarebbe precipitato nell'abisso della rovina.
 
Non ci volle molto intuito a Gesù per comprendere questo ultimo punto. Chiunque con occhi e orecchie aperti poteva constatare che i romani non avrebbero tollerato altre provocazioni e presto sarebbero marciati su Gerusalemme per distruggerla insieme al resto della nazione ebraica. Dove l'intuizione profetica di Gesù venne in ballo fu nella straordinaria consapevolezza che ''quando ciò fosse accaduto, sarebbe stato il giudizio del Dio di Israele sul Suo popolo ribelle.'' Israele era chiamato ad essere la luce del mondo, ma la luce veniva piegata contro se stessa. Israele era chiamato ad essere il fautore e mediatore di pace, ma si perdeva in rivoluzioni violente. Israele era chiamato ad essere il guaritore, ma era determinato a fare a pezzi i pagani come frantumi di un vaso di coccio. Gesù vide arrivare il giudizio e capì che non proveniva tanto da Roma, quanto da Dio. Il suo primo fine, quindi, fu di esortare Israele a "pentirsi" — non tanto da insignificanti peccati individuali, ma dalla grande ribellione nazionale, contro il creatore, contro il Dio dell'alleanza. La mancanza di pentimento avrebbe condotto Israele inesorabilmente verso il disastro.
 
=== Gesù e Israele ===
Il secondo fine, tuttavia, fu uno che ancora fa rabbrividire duemila anni dopo. Come [[w:Albert Schweitzer|Albert Schweitzer]] capì in una delle sue più grandi intuizioni,<ref>Albert Schweitzer, ''Storia della ricerca sulla vita di Gesù'', Paideia, 1986.</ref> Gesù si credette chiamato ad andare al giudizio prima di Israele, al suo posto e da solo. Si rifece alle antiche credenze ebraiche sull'arrivo della grande tribolazione, del tempo delle sofferenze amare e dolorose per il popolo di Dio (Matteo {{passo biblico|Mt|24}}, Marco {{passo biblico|Mc|13}} e Luca {{passo biblico|Lc|21}}). Tale "tribolazione" sarebbe certamente avvenuta; ma se Gesù le fosse andato incontro, per prenderla su di sé, allora avrebbe potuto sopportarla per conto del suo popolo, cosicché il suo popolo avrebbe potuto evitarla. Egli avrebbe attraversato la tribolazione, attraversato la notte più cupa dell'esilio e sconforto di Israele, e sarebbe uscito dall'altra parte nella luce gloriosa del giorno nuovo pieno di gloria.
 
Questa, credo, sia di gran lunga la migliore spiegazione storica dell'atteggiamento di Gesù nell'affrontare le sua stessa morte. Il biografo inglese [[:en:w:A. N. Wilson|A. N. Wilson]], nel suo libro ''Jesus: A Life'' (1992) scrive:
{{q|Gesù predice che il Figlio dell'Uomo morirà per il suo popolo come un riscatto, e risorgerà... È del tutto possibile che egli avesse veramente fatto tale predizione per se stesso. Usò metafore come bere un calice amaro, prepararsi per un battesimo, completare una grande opera, quando parlò di questo compimento finale...<br/>
Non parrebbe impossibile... supporre che Gesù previde la propria morte e in qualche modo la desiderò. A quel punto era arrivato a considersi come un "re", un uomo che poteva unire Israele ed inaugurare il nuovo "regno dei santi".... Con la sua testimonianza profetica, iniziata in Galilea e completata a Gerusalemme, egli pensava che avrebbe potuto inaugurare la nuova età. Una volta morto, sarebbe risorto; di conseguenza, non solo egli stesso sarebbe risorto, ma sarebbe risorto il resto d'Israele redento. Il dominio dei santi sarebbe iniziato. Gesù, cavalcando in città su un asino, credette che un tale processo stesse per cominciare.<ref>A.N. Wilson, ''Jesus: A Life'', Sinclair-Stevenson, 1992, pp. 178-179. Wilson scrisse questo libro dopo aver abiurato il cristianesimo e abbracciato l'ateismo, per poi rientrare nella fede qualche anno dopo.</ref>}}
Giusto. La speranza ebraica era che quando lo strano destino di Israele si fosse realizzato, il mondo sarebbe stato salvo. La variazione di Gesù in tema fu la sua convinzione che tutto sarebbe accaduto tramite la sua stessa vita, morte e resurrezione. Sebbene gli studiosi abbiano spesso asserito di dubitare se Gesù potesse aver predetto la propria resurrezione, un esame anche superficiale della letteratura ebraica del tempo ci chiarisce il tutto. Chiunque abbia letto i [[w:Libri dei Maccabei|libri dei Maccabei]] sa che coloro che muoiono come martiri per causa di Dio risorgeranno, fisicamente corporealmente. Se i martiri Maccabei potevano pensarlo, allora così poteva pensarlo anche Gesù.
 
Perché quindi è così improbabile che un Gesù che poteva pensare in questo modo, non potesse predisporre che i suoi seguaci diventassero, dopo la sua morte, l'avanguardia di questo Israele rinnovato, la testata di ponte del Regno, andando in giro per il mondo con la buona novella che il Dio Unico di Israele è proprio il Dio creatore, il Dio che ama, il Dio redentore del mondo? Perché (in altre parole) un Gesù come questo non avrebbe dovuto pianificare che la comunità dei suoi seguaci continuasse l'opera sua?
 
''Un’opera che Dio gli aveva dato da compiere.''
 
==Note==
<references/>
 
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