Differenze tra le versioni di "Guida alle costellazioni/Verso il centro della Via Lattea/Sagittario"

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Fra gli '''''ammassi aperti''''', la maggior parte si concentra attorno al settore nordoccidentale. Fra questi spicca '''M25''', che si individua circa 4,5° a NNE dalla stella μ Sagittarii e giace in un campo di stelle piuttosto ricco a causa della presenza di grandi nubi stellari della Via Lattea; è visibile anche a occhio nudo in cieli limpidi, mentre si scorge con estrema facilità con un binocolo come un 10x50, risolvendo anche alcune delle sue componenti. Con un telescopio da 114mm l'ammasso è risolto completamente in un centinaio di stelle; forti ingrandimenti sono sconsigliabili per la sua osservazione poiché l'ammasso è molto esteso e diventa impossibile contenerlo per interno nel campo visivo dell'oculare. Si tratta di un ammasso aperto piuttosto sparso formato da una cinquantina di stelle più brillanti della magnitudine 12 e forse alcune dozzine di membri più deboli; M25 si trova alla distanza di circa 2000 anni luce dalla Terra e il suo diametro apparente è di circa 40 minuti d'arco, mentre il suo diametro reale è di circa 19 anni luce. Al gruppo appartiene una variabile Cefeide denominata U Sagittarii, che ha un periodo di 6,74 giorni.
 
Alcuni gradi più a ovest si trova '''M23''', individuabile circa 3,5° a nordovest dalla stella μ Sagittarii e giace anch’esso in un campo di stelle molto ricco; con un binocolo 10x50 appare granuloso con alcune componenti già visibili, sebbene con difficoltà. Un telescopio da 100mm100 mm è invece in grado di mostrare decine di stelle a partire dalla magnitudine 9 disposte in concatenazioni; con un 150mm150 mm l'ammasso è risolto completamente in un centinaio di stelle e le aree periferiche si mostrano molto irregolari. M23 si trova alla distanza di circa 2150 anni luce dalla Terra; il suo diametro si aggira intorno ai 15-20 anni luce. All'interno di M23 sono stati identificati circa 150 membri, le cui stelle più calde sono di tipo B9 e le più luminose raggiungono la magnitudine 9,2. L'età stimata si aggira fra i 220 e i 300 milioni di anni.
 
Un altro ammasso di rilievo è '''M21''', situato a circa 2° di separazione in direzione sudovest dalla stella μ Sagittarii; è visibile anche con un binocolo come un 10x50, anche se solo poche componenti sono facili da notare. Un telescopio da 114mm è invece in grado di mostrare diverse componenti a partire dalla decima magnitudine; con un 200mm200 mm l'ammasso è risolto completamente e le aree centrali si mostrano molto compatte. L'ammasso aperto ha una concentrazione centrale di stelle notevole per questo tipo di oggetto, essendo la distanza fra le stelle vicina all'anno luce. Una sessantina di stelle appartengono all'ammasso; le stelle più brillanti, di magnitudine 8, sono di tipo OB e quindi molto giovani: l'età dell'ammasso è stimata in meno di 5 milioni di anni e la sua distanza varia molto a seconda delle stime, ma si attesta sui 4000 anni luce.
 
Nella parte settentrionale della costellazione si trova invece '''M18''', individuabile circa 4° a NNE dalla stella μ Sagittarii e giace in un campo di stelle molto ricco; è visibile, seppur con qualche difficoltà, anche con un binocolo come un 10x50, sebbene le sue componenti siano impossibili da osservare, così l'aspetto permane nebuloso. Un telescopio da 120-150mm150 mm lo risolve completamente senza lasciare traccia di nebulosità; le sue componenti sono comprese fra l'ottava e la dodicesima magnitudine e appaiono biancastre o azzurrognole. M18 contiene principalmente stelle di tipo spettrale B3, ciò significa che l'ammasso è relativamente giovane: la sua età stimata è infatti di 32 milioni di anni; le stelle più brillanti hanno una magnitudine apparente pari a circa 9. L'ammasso è localizzato a circa 4900 anni luce dal sistema solare; tenendo conto del suo diametro apparente di 9 minuti di arco, il suo diametro reale risulta essere circa 17 anni luce.
 
Fra gli ammassi aperti non catalogati dal Messier spicca '''NGC 6520''', la cui posizione è facile da reperire utilizzando come riferimento la stella γ Sagittarii, quindi proseguendo verso nord fino alla vicina W Sagittarii e prolungando la direzione per circa tre volte. Attraverso un binocolo è già ben evidente come una piccola macchia chiara che si staglia sul chiarore diffuso del bulge della Via Lattea, dominata da una stella rossastra di magnitudine 8 situata sul vertice sudorientale; per la sua risoluzione completa occorre un telescopio da almeno 100mm100 mm di apertura e ingrandimenti spinti. NGC 6520 è un ammasso di ridotte dimensioni apparenti formato da alcune decine di stelle fino alla magnitudine 13; la sua distanza è stimata attorno ai 5140 anni luce dal Sole, all'interno del Braccio del Sagittario, probabilmente nello stesso ambiente galattico delle nebulose attorno a Sh2-15, costituenti una regione di formazione stellare. Altre stime indicano una distanza leggermente maggiore, attorno ai 6200 anni luce. Nei suoi pressi è ben visibile la nebulosa oscura B86, la cui distanza è probabilmente simile a quella dell'ammasso. Se si accetta ciò è lecito aspettarsi che i due oggetti possano avere un'origine comune; tuttavia ciò è realisticamente improbabile, dato che l'ammasso ha un'età di 150 milioni di anni e una nube molecolare come B86 difficilmente può avere un'età superiore ai 10 milioni di anni. Se B86 costituisse un residuo del processo di formazione stellare che ha dato origine all'ammasso, dovrebbe essere sopravvissuta a un'intera rivoluzione attorno al centro della Via Lattea.
 
Tra i numerosissimi '''''ammassi globulari''''', spicca su tutti il grande '''M22''', uno dei più vicini e luminosi della volta celeste; la sua posizione è circa 3° a nordest della stella λ Sagittarii. Se la notte è particolarmente limpida si può distinguere persino ad occhio nudo, mostrandosi come una stellina molto piccola e meglio visibile con la visione distolta; un semplice binocolo 10x50 è in grado di mostrare per intero la sua forma, che appare circolare e molto opaca, come una macchia via via più brillante verso le regioni centrali. Per poter risolvere le componenti più luminose occorre però un telescopio da almeno 120-150mm150 mm di apertura; strumenti di potenza maggiore sono in grado di risolverlo quasi completamente in una miriade di stelline, su un fondo che permane di aspetto nebuloso. Gli osservatori esperti possono provare ad osservare la famosa nebulosa planetaria presente al suo interno: può essere notata con un telescopio da 300mm300 mm munito di un filtro UHC. Questo ammasso globulare è uno dei più vicini alla Terra: si trova a soli 10.400 anni luce e per questo arriva a coprire una regione di area pari a quella della Luna; a questa distanza il suo diametro reale corrisponde a circa 97 anni luce. Contiene circa 100.000 stelle, ma solo una trentina di stelle variabili, la metà delle quali già note all'inizio del Novecento; gran parte di queste sono del tipo RR Lyrae, di cui una con un periodo di 199,5 giorni, sebbene non sia più considerata un membro reale dell'ammasso. La magnitudine media delle 25 stelle più luminose di M22 è pari a 12,9, dunque maggiormente luminose delle componenti di M13, dove questo valore è di 13,7. M22 si allontana da noi alla velocità di 144 km/s. Quest’ammasso è anche uno dei rari ammassi globulari, assieme a M15, a ospitare come detto una nebulosa planetaria, che porta la sigla IRAS 18333-2357 (o anche la sigla GJJC1) ed è stata scoperta dal satellite IRAS. Questa nebulosa, riconosciuta come tale solo nel 1989, possiede una stella blu centrale; la sua età è di circa 6000 anni. Diversamente da M15 tuttavia, l'ammasso M22 non possiede una concentrazione centrale di stelle marcata.
 
A questo si affianca '''M28''', che si trova meno di un grado a nordovest della stella λ Sagittarii, al punto che la sua luce può talvolta risultare fastidiosa nell’osservazione di quest’oggetto. Sotto un cielo in buone condizioni meteorologiche è visibile anche con un binocolo 10x50, sebbene si mostri come un semplice punto biancastro molto debole e sfumato; la risoluzione in stelle inizia con telescopi da 150mm150 mm. Il bordo sudorientale risulta meno ricco di stelle. M28 è un ammasso compatto di classe IV, il cui diametro lineare, ottenuto rapportando la sua dimensione apparente con la sua distanza, si aggira sui 75 anni luce. In questo ammasso, distante più di 18.000 anni luce, sono state osservate 18 variabili del tipo RR Lyrae; nel 1987 M28 fu il secondo ammasso globulare dove fu osservata una pulsar superveloce; dopo l'ammasso M4. La sua velocità radiale è poco più di 1 km/s in recessione.
 
Nella parte centro-meridionale della costellazione si trova una concatenazione di ammassi globulari inseriti nel catalogo di Messier. Il più occidentale di questi è '''M69''', che si individua circa 2,5° a nordest della stella ε Sagittarii, in un campo moderatamente ricco di stelle di fondo; può essere scorto anche con un binocolo 10x50, seppur con alcune difficoltà, ma per iniziare la risoluzione in stelle occorrono strumenti piuttosto grandi, come un telescopio con un'apertura da almeno 250mm250 mm e sotto un cielo in condizioni ottimali. M69 si trova ad una distanza di circa 29.700 anni luce dalla Terra e ha un raggio di 42 anni luce. Questo ammasso si trova molto vicino all'ammasso globulare M70; tanto che i due oggetti sono separati da 1800 anni luce ed entrambi giacciono vicino al Centro galattico. M69 è uno dei ammassi globulari più ricchi come contenuto di metalli, quindi le sue stelle presentano un'abbondanza relativamente alta di elementi più pesanti dell'elio. Ciò nonostante, questo valore è significativamente inferiore a quello delle stelle più giovani (Popolazione I), come ad esempio il Sole, ad indicare che anche questo ammasso globulare si formò in epoche cosmiche antiche, quando l'universo era formato da elementi meno pesanti. M69 risulta finora povero di stelle variabili: il totale di quelle note a tutt'oggi è fermo ad otto, due delle quali di tipo Mira, con un periodo di circa 200 giorni.
 
Procedendo verso est si trova '''M70''', che si individua con facilità quasi a metà via sulla linea che congiunge le stelle ε Sagittarii e ζ Sagittarii; può essere scorto anche con un binocolo 10x50, seppur con difficoltà, sotto un ottimo cielo, mentre in condizioni non ottimali occorrono strumenti più potenti. Per iniziare la risoluzione in stelle occorrono strumenti grandi, come un telescopio con un'apertura da almeno 250-300mm300 mm e sotto un cielo in condizioni ottimali. M70 giace a circa 29.300 anni luce dalla Terra e ha un'estensione angolare di 7,8 minuti d'arco, che corrispondono ad un'estensione reale di circa 65 anni luce. L'ammasso recede da noi alla velocità di 200 km/s e in esso si conoscono soltanto 2 variabili. M70 si trova relativamente vicino al Centro della Galassia e per questo è leggermente deformato dai potenti effetti delle forze mareali. Il nucleo di M70 è estremamente denso e, similmente ad almeno altri 21-29 globulari su 147 conosciuti della Via Lattea, tra cui M15, M30 e forse M62, deve aver subìto nella sua storia un collasso gravitazionale.
 
'''M54''' invece si individua con facilità circa 2° a sudovest della stella ζ Sagittarii; come per i precedenti, anche questo può essere scorto con un binocolo 10x50, seppur con diverse difficoltà, sotto un ottimo cielo, mentre in condizioni non ottimali occorrono strumenti più potenti. Per iniziare la risoluzione in stelle occorrono strumenti avanzati, come un telescopio con un'apertura da almeno 250-300mm300 mm e sotto un cielo in condizioni ottimali. Per molto tempo si è ritenuto che M54 si trovasse a circa 50.000 anni luce dalla Terra, ma nel 1994 si è scoperto che M54 non appartiene alla Via Lattea, ma più probabilmente alla Galassia Nana Ellittica del Sagittario; in base ai nuovi dati, M54 è quindi diventato il primo ammasso globulare extragalattico mai scoperto. Le stime moderne pongono M54 a circa 87.000 anni luce e si ritiene abbia un raggio di 150-200 anni luce. A tale distanza M54 sarebbe uno degli ammassi globulari più luminosi che si conoscano, superato nella nostra galassia solo da Omega Centauri. M54 ha almeno 82 variabili note, la maggioranza delle quali appartiene al tipo RR Lyrae, ma vi sono anche due variabili rosse semiregolari con periodi di 77 e 101 giorni. È uno degli ammassi globulari più densi, appartenente alla classe III.
 
'''M55''' si presenta distaccato rispetto dagli altri e giace in una regione povera di stelle luminose: per raggiungerlo si può far riferimento alla stella ζ Sagittarii, dalla quale occorre muoversi circa 1° verso sud e poi 35 minuti di ascensione retta (circa 7°) verso ovest; anch’esso può essere scorto, sebbene con difficoltà, anche con un binocolo 10x50 sotto un ottimo cielo. La risoluzione in stelle è difficilissima e occorrono strumenti di diametro molto grande, a partire da 300-350mm350 mm di apertura. Quest’ammasso ha una classe di concentrazione pari a XII e si trova ad una distanza di circa 17.300 anni luce dalla Terra; al suo interno sono state scoperte solo una mezza dozzina di stelle variabili. La sua estensione lineare è valutata in circa 110 anni luce. M55 viene considerato uno degli ammassi globulari più vicini a noi, al contrario di M54, che si trova a poco più di 7° ad ovest, e che è invece tra i più lontani.
 
Anche '''M75''' si trova in una regione povera di stelle luminose, sebbene il campo stellare in cui si trova sia ricco di stelle deboli di fondo: per raggiungerlo si può far riferimento alla stella β Capricorni, dalla quale occorre muoversi circa 3° verso sudovest. M75 è uno degli ammassi globulari più compatti e concentrati; per individuarlo occorrono strumenti non piccoli, come un binocolo 11x70, mentre la sua risoluzione può essere tentata soltanto con telescopi abbastanza grandi. M75 si trova a una distanza di circa 67.500 anni luce dalla Terra e le sue dimensioni nella volta celeste si traducono in un raggio reale di 65 anni luce; è classificato nella classe I, il che significa che è uno degli ammassi globulari aventi la concentrazione più densa conosciuta di stelle. La magnitudine assoluta di M75 è di -8.5 ed è pari a circa 180.000 volte la luminosità del Sole.
 
Fra gli altri ammassi globulari non catalogati da Messier vi è '''NGC 6544''', di media concentrazione e facile da individuare perché situato a soli 50' a sudest della Nebulosa Laguna; si può osservare anche con piccoli strumenti, sebbene per la sua risoluzione occorrano telescopi da almeno 200mm200 mm di diametro.
 
'''NGC 6624''' è situato 50' a sudest della stella Kaus Media; può essere notato anche con un buon binocolo, ma per una sua agevole risoluzione in stelle occorrono telescopi da 150mm150 mm almeno. Anch’esso ha una classe di concentrazione media.
 
Fra le '''''nebulose''''' spicca indubbiamente la brillante '''Nebulosa Laguna''', nota anche come '''M8''', una delle nebulose diffuse più brillanti e facili da osservare del cielo. La Nebulosa Laguna si individua con facilità anche ad occhio nudo in nottate particolarmente limpide; la sua posizione è facile da reperire, trovandosi circa 7° a nord della stella γ Sagittarii (Al Nasl), che rappresenta la punta della freccia del Sagittario. La regione che la ospita è ricchissima di stelle di fondo e il chiarore della Via Lattea è molto intenso, a causa della vicinanza del nucleo; un binocolo 10x50 è in grado di mostrare diversi particolari: appare come una macchia estesa e opaca, un po' allungata in senso est-ovest e circondata da diverse stelle. Un telescopio da 120-140mm140 mm consente di notare ulteriori particolari, come aree più o meno luminose e anche diverse delle stelle associate; con strumenti da 200mm200 mm sono visibili un gran numero di dettagli secondari. La nebulosa si trova a breve distanza dall'eclittica (meno di un grado) e perciò non sono infrequenti i casi di occultazione da parte dei vari corpi del sistema solare. La Nebulosa Laguna appartiene al braccio di spirale galattico immediatamente più interno rispetto al nostro, il Braccio del Sagittario; dista circa 4100 anni luce dalla Terra ed è sede di alcuni oggetti e fenomeni astronomici interessanti, come ammassi aperti (vedi NGC 6530), regioni di formazione stellare, nebulose oscure, giovani stelle, gas caldi. Il nome "laguna" deriva dalla presenza della nube di polvere visibile ad est dell'ammasso aperto centrale, che dà l’impressione di una "barriera sabbiosa" che separa il mare da una laguna. La Nebulosa Laguna si estende nel cielo per 90'x40', che ad una distanza di 4100 anni luce equivalgono a 110x50 anni luce di estensione; al suo interno si osservano diversi globuli di Bok, ossia nubi di materiale protostellare collassato; i più notevoli di questi sono stati catalogati dal Barnard come B88, B89 e B296. La nebulosa contiene anche una struttura nota come "Nebulosa Clessidra" (nome datole da John Herschel), che però non è da confondere con la omonima nebulosa planetaria nella costellazione della Mosca. Nel 2006 sono stati scoperti all'interno della "clessidra" i primi quattro oggetti di Herbig-Haro, fra i quali spicca HH 870: questa scoperta fornisce la prova che nella regione sono attivi e persistenti i fenomeni di formazione stellare.
 
A breve distanza verso nord si trova invece la '''Nebulosa Trifida''', nota anche come '''M20'''; è ben visibile anche con piccoli binocoli come una piccola macchia chiara nelle sere senza Luna. La regione che la ospita è ricchissima di stelle di fondo e il chiarore della Via Lattea è molto intenso, a causa della vicinanza del nucleo; un binocolo 10x50 è in grado di mostrare diversi particolari: appare come una macchia circolare e opaca, circondata da diverse stelle. Un telescopio da 120-140mm140 mm consente di notare ulteriori particolari, come variazioni di intensità della luminosità, e anche diverse delle stelle associate, fra le quali ne spicca una situata quasi in posizione centrale; con strumenti da 200mm200 mm sono visibili un gran numero di dettagli secondari, specialmente le bande oscure che hanno conferito il nome alla nebulosa. Trovandosi a breve distanza dall'eclittica (meno di un grado) sono frequenti i casi di occultazione da parte dei vari corpi del sistema solare. La Nebulosa Trifida dista circa 5000 anni luce dalla Terra, venendosi così a trovare nel Braccio del Sagittario, ossia il braccio di spirale immediatamente più interno del nostro. La singola stella massiva visibile al centro è fonte della gran parte dell'illuminazione dell'intera nebulosa; ha un'età stimata di circa 300.000 anni, che farebbe di questa nebulosa la più giovane regione di formazione stellare conosciuta. Le stelle che eccitano i suoi gas sono giganti blu di classe spettrale O e di magnitudine assoluta pari a -5, dell'età di circa 7 milioni di anni; i vari colori sono dati dai diversi elementi: il rosso è tipico dell'idrogeno, mentre l'azzurro dell'ossigeno. Le bande oscure sono invece polveri e gas freddi e non illuminati. Alla lunghezza d'onda di 9,4 cm la nebulosa emette onde radio, causata dalla collisione fra elettroni e protoni, che generano calore fino a raggiungere temperature di 10.000 K. Al centro si trova la stella ADS 10991, un sistema triplo con componenti di magnitudine 7,6, 10,7 e 8,7.
 
Un’altraUn'altra nebulosa di facile osservazione è la '''Nebulosa Omega''', che ha anche la sigla '''M17'''. Grazie alla sua luminosità, La Nebulosa Omega è piuttosto facile da localizzare: si trova infatti a 2° a sudest della stella γ Scuti. si individua con discreta facilità anche con un binocolo 10x50 o anche più piccolo, se il cielo è buio e limpido: si mostra in questi strumenti come una macchia allungata; attraverso uno strumento da 114 mm, munito di un filtro UHC, rivela buona parte delle sue sfumature e dei suoi giochi di luce. A partire da 200 mm la visione è eccezionale e conviene prendere una foto a lunga posa per catturare il colore rosato. Si tratta di una regione H II in cui è attiva la formazione stellare ed è resa brillante dalla radiazione luminosa delle stelle giovani e calde, di classe spettrale B (giganti blu), in essa formatesi; alcune di queste stelle sono radunate a formare un ammasso aperto di 35 stelle, molto oscurato dalle polveri. Il colore rosso vivo della nebulosa è dovuto all'eccitazione degli atomi di idrogeno, che emettono radiazione Hα; la massa della zona più luminosa è pari a 800 masse solari. Nell'infrarosso si è potuto osservare un numero elevato di nubi favorevoli alla formazione di stelle. Al centro della nebulosa si troverebbe un ammasso aperto di una trentina di stelle coperte dai suoi gas. Il diametro di M17 sfiora i 40 anni luce. La Nebulosa Omega e la vicina Nebulosa Aquila, situata nel Serpente, si presentano in cielo molto vicine, separate da appena 2,5°; studiando le rispettive distanze emerge che esse si trovano vicine anche fisicamente, trovandosi a poche centinaia di anni luce l'una dall'altra.
 
Fra le '''''nebulose planetarie''''' ve ne sono numerosissime in direzione del centro galattico, ma la loro luminosità è talmente bassa da essere fuori della portata di quasi tutti gli strumenti amatoriali, senza contare che si confondono facilmente con l’elevatissimo numero di stelle deboli. Una nebulosa planetaria di rilievo è però la '''NGC 6818''', situata nella parte settentrionale della costellazione circa 2° a nord della coppia di stelle e<sup>1</sup>-e<sup>2</sup> Sagittarii. Può essere notata facilmente anche con telescopi da soli 100-120mm120 mm di diametro, dove appare come un dischetto chiaro di colore azzurrognolo. Le immagini ottenute con il telescopio spaziale Hubble rivelano un rivestimento esterno sferico e una zona più interna ovale: si ritiene che questa forma venga modellata dal forte vento stellare della stella centrale. Quest’ultima, di magnitudine apparente 17,06, ha una temperatura superficiale molto elevata (145.000 K) e possiede una luminosità 1090 volte superiore a quella del Sole; la sua massa si aggirerebbe intorno alle 0,60 masse solari. Nell'ultimo secolo ha probabilmente diminuito la sua luminosità di circa 2 magnitudini. Il suo raggio è di 36.000 km, il che indica che si sta avvicinando allo stadio di nana bianca. La stella centrale è anche una binaria visuale, con una compagna a 150 UA dalla primaria; questa compagna, di magnitudine 17,73, è probabilmente una stella di sequenza principale appartenente a una classe spettrale compresa fra G8 e K0. Le abbondanze di elementi chimici, come azoto, elio e ossigeno, in NGC 6818 sono tutte molto simili al Sole, fatta eccezione per zolfo e carbonio. NGC 6818 risulta molto giovane, nell'ordine dei 3500 anni.
 
Meno di un grado a sud si trova infine l’unica '''''galassia''''' di rilievo di questa costellazione, '''NGC 6822''' ('''C57'''), nota anche col nome di '''Galassia di Barnard'''. Si tratta di una galassia nana irregolare barrata facente parte del Gruppo Locale, la cui distanza è stimata sugli 1,63 milioni di anni luce e le cui caratteristiche la rendono simile alla Piccola Nube di Magellano. Può essere osservata a bassi ingrandimenti anche con telescopi amatoriali, ma la sua bassa luminosità superficiale la rende sfuggente, meglio apprezzabile in fotografia. Questa galassia venne scoperta da Edward Emerson Barnard, il quale vi scoprì alcune variabili Cefeidi che contribuirono notevolmente sia alla determinazione della sua distanza, sia in generale al perfezionamento delle conoscenze sulle distanze dell’Universo. NGC 6822 ospita anche numerose nebulose in cui sono attivi processi di formazione stellare, cinque delle quali vennero notate già dallo stesso scopritore della galassia.
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