Differenze tra le versioni di "Riflessioni su Yeshua l'Ebreo/Gesù a casa"

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= Gesù nel suo ambiente materiale =
== Introduzione ==
Parlare oggi di "Gesù l'Ebreo" è un luogo comune. Gesù, figlio di Giuseppe e Maria, residenti a NazaretNazareth, nacque ebreo, visse come ebreo e morì come ebreo. Ma che tipo di ebreo era? Nel corso degli anni, gli studi ci hanno aiutato a capire molto della sua vita e dei suoi insegnamenti basilari e molto è stato fatto anche sul contesto ebraico della sua vita e dei suoi insegnamenti. Tuttavia, molta meno attenzione è stata prestata alle realtà fisiche e materiali che circondano la vita quotidiana e gli insegnamenti di Gesù. L'ebraismo "accademico" di Gesù è spesso un ebraismo "letterario", carente di cultura materiale e archeologia, sebbene di recente siano stati fatti tentativi di concentrarsi sull '"archeologia di Gesù".<ref>Si veda per esempio, James H. Charlesworth, cur., ''Jesus and Archaeology'' (Grand Rapids: Eerdmans, 2006). Cfr. specialmente Charlesworth, "Jesus Research and Archaeology: A New Perspective", in ''Jesus and Archaeology'', 11-63 e la bibliografia ivi citata.</ref> Meno lavoro, tuttavia, è stato dedicato alla cultura materiale e ai ''[[w:realia|realia]]'', o nelle parole di Marianne Sawicki: "Fino a tempi recenti, gli studi su Gesù hanno prestato sorprendentemente poca attenzione alla terra, considerandola semplicemente come una sorta di palcoscenico o piattaforma neutra a sostegno degli eventi raccontati nei Vangeli... Chiunque voglia sapere di Gesù deve cercarlo nel suo territorio nativo, nella sua terra e nel suo paesaggio contestuale".<ref>Marianne Sawicki, ''Crossing Galilee: Architectures in the Occupied Land of Jesus'' (Harrisburg: Trinity Press International, 2000), 3, 7.</ref> Questo è più facile a dirsi che a farsi, tuttavia, o come afferma Peter Richardson: "È difficile usare realia in Galilea, Giudea e Siria meridionale nelle descrizioni del sorgere del movimento di Gesù, in parte perché nessun realia può con certezza essere associato ad esso in queste prime fasi."<ref>Peter Richardson, ''Building Jewish in the Roman East, in Supplements to the Journal for the Study of Judaism'' (Waco: Baylor University Press, 2004), 74.</ref> "L'archeologia cristiana" è ancora molto orientata ai monumenti e dedica ancora molte energie alla ricerca attiva di conferme archeologiche del Nuovo Testamento, concentrandosi sulle questioni "grandi" e non sulle micro-questioni della vita quotidiana.<ref>Kim Bowes, "Early Christian Archaeology: A State of the Field", ''Religion Compass'', 2/4 (2008): 575-619. La maggior parte dei lavori si riferisce alle strutture e alla loro relazione con altre strutture. Sebbene ciò non sia totalmente privo di cultura materiale, gli studi stessi esprimono scarso interesse in quel campo.</ref> Pertanto, la vita materiale e la cultura di Gesù è necessariamente la vita materiale di Gesù l'Ebreo.
 
Ma come si può determinare tale vita materiale? Sorprendentemente, non c'è accordo sulla composizione della "cultura materiale". Ci sono quelli che sottolineano il paesaggio e considerano la cultura materiale come un segmento del proprio ambiente fisico modellato dagli esseri umani. Altri sottolineano gli artefatti, vedendo la cultura materiale come la totalità degli artefatti nella cultura, inclusi i reperti lasciati dal mondo fisico. Il primo sembrerebbe riflettere la citazione di Sawicki ''supra''. L'ultimo potrebbe essere identificato con l'archeologia, ma non lo è. La cultura materiale e l'archeologia sono correlate ma non sono la stessa cosa. Ad entrambi questi punti di vista è possibile aggiungere liberamente le teorie (e talvolta il gergo) del mondo delle scienze sociali che formano il satellite e le sottovisioni, comprese le questioni di [[w:casta|casta]], [[w:parentela|parentela]] e [[w:genere (scienze sociali)|genere]].<ref>Su tutto questo si veda Joshua J. Schwartz, "The Material Realities of Jewish Life in the Land of Israel c. 235-638", in ''The Cambridge History of Judaism'', vol. 4, ''The Late Rabbinic Period'', cur. Steven T. Katz (Cambridge: Cambridge University Press, 2006), 431-33. Limiti di spazio mi impediscono di espandere ulteriormente le questioni metodologiche. Si veda in particolare anche Sawicki, ''Crossing Galilee''.</ref>
Sebbene anche il "Gesù storico" possa aver vissuto a volte in un mondo apocalittico,<ref>Christopher Rowland e Christopher R.A. Morray-Jones, ''The Mystery of God: Early Jewish Mysticism and the New Testament, Compendia Rerum ad Novum Testamentum 12'' (Leiden: Brill, 2009).</ref> le sue immagini e il suo pensiero usavano un linguaggio di vita quotidiana nella Palestina romana. I suoi insegnamenti e le sue parabole menzionano vasi di pietra, lampade e fiaschi, pentole, utensili, vigne e torri, monete e spade, tra le altre cose. Comprendere i realia del suo mondo, ebraico o meno, è della massima priorità nel ricreare il suo mondo sociale e questo a sua volta può aiutarci a capire il suo mondo spirituale. Quello che non posso fare, tuttavia, in questo capitolo è trattare il ''corpus'' delle immagini spaziali nei Vangeli, o anche in ''[[w:Fonte Q|Q]]'' — occuperei troppo spazio, distraendomi dalla materia principale di questo tema. La spiegazione di singoli versetti o motivi viene studiata altrove nel presente wikilibro. Il mio lavoro al momento serve semplicemente come sfondo.<ref>Si veda, per esempio, "Q’s Spatial Imagery in a Galilean Context" in Reed, ''Archaeology'', 189-95. Metafore agricole pervadono la Fonte ''Q''. Non si può discutere qui se questo dimostri o meno una provenienza galileiana per ''Q''.</ref>
 
Il mondo materiale di Gesù non era limitato solo ai manufatti e alla terra. Gesù era peripatetico e si dice che abbia visitato alcuni siti in Palestina come Nazaret[[w:Nazareth|Nazareth]], [[w:Cana|Cana]], [[w:Betsaida|Betsaida]], [[w:Cafarnao|Cafarnao]], [[w:Gerico|Gerico]] e Gerusalemme. Cosa avrebbe trovato in questi siti in termini di vita quotidiana e come tutto ciò avrebbe avuto un impatto su "Gesù l'Ebreo"? In che modo la sua vita religiosa si sarebbe intersecata con la cultura materiale dei luoghi che visitò? In che modo il suo ambiente fisico, ebraico o meno, lo avrebbe influenzato?
 
Rispondere a tutte queste domande sarebbe probabilmente lo sforzo di una vita. Quello che posso tentare di fare qui è descrivere brevemente la realtà materiale con cui Gesù potrebbe essere entrato in contatto, consentendo una migliore comprensione del mondo in cui operò e insegnò. Poiché la maggior parte di ciò avvenne in Galilea, cercherò di relazionarmi il più possibile con quella regione, ma non mi limiterò alla Galilea come non si limitò Gesù. Poiché non vi è nessuna testimonianza che Gesù sia entrato nelle città galileiane di [[w:Zippori|Zippori (gr. Σέπφωρις, ''Sépphōris'')]] o [[w:Tiberiade|Tiberiade (ebr. טבריה, ''Tverya'')]], e siccome l'unica vera città in cui trascorse del tempo fu [[w:Gerusalemme|Gerusalemme (ebr. יְרוּשָׁלַיִם‎, ''Yerushaláyim'')]], limiterò la mia discussione alla sfera rurale.<ref>Si veda Sean Freyne, ''Galilee and Gospel: Collected Essays'' (Boston: Brill, 2000), 71. Gesù non era necessariamente anti-città e pro-villaggio, sebbene fosse critico nei confronti di alcune idee relative alla città. Non può essere una coincidenza che i Vangeli non abbiano Gesù né a Tiberiade né a Zippori, città non così lontane dal suo territorio galileiano. Dovrebbe anche essere chiaro che non mi riferisco a Cafarnao e insediamenti simili come città. La vivace discussione accademica sul livello di urbanizzazione della Galilea esula dall'ambito di questa mia indagine.</ref> Tuttavia, come detto sopra, il mio lavoro qui è una goccia nel mare e al massimo può dare solo un assaggio, sia in termini di contenuto che di bibliografia.<ref>Un'eccellente rassegna sia dell'archeologia che della cultura materiale in Galilea si trova in Zeev Weiss, "Jewish Galilee in the First Century CE: An Archaeological Perspective", in Daniel R. Schwartz, ''Flavius Josephus, Vita: Introduction, Hebrew Translation, and Commentary'' (Gerusalem: Yad Ben-Zvi, 2007), 15-60 {{he}}.</ref>
== Vita rurale ==
=== Insediamenti ===
La maggior parte degli ebrei nella Palestina del I secolo viveva in villaggi di varie dimensioni.<ref>Schwartz, "Material Realities", 433-34; Weiss, "Jewish Galilee", 18-20. Si veda anche Peter Richardson, "Khirbet Qana (and other Villages) as a Context for Jesus", in Charlesworth, ''Jesus and Archaeology'', 120-44. Cfr. Zeev Safrai, ''The Economy of Roman Palestine'' (Londra: Routledge:1994), 39-99.</ref> Alcuni vivevano in grandi manieri o fattorie isolate, ma non molti, e i pochi che lo facevano non erano in Galilea. La maggior parte di questi villaggi rurali erano anche abbastanza omogenei e monolitici in termini di composizione etnica, sociale e religiosa, ma non sarebbe corretto postulare un modello "contadino" uniforme, per così dire, e la differenziazione sociale non dovrebbe essere completamente esclusa come opzione nella sfera rurale. Relativamente parlando, in questa sfera esistevano edifici di livello basso (pianoterra) e nelle case private era raro trovare pietre rivestite, capitelli o mosaici colorati, sebbene ci fossero alcune eccezioni. Abitazioni di stile "ricercato" non esistevano molto qui. Discuteremo le case più in dettaglio di seguito. La qualità della vita in questi insediamenti probabilmente non era elevata. In generale c'erano pochi edifici pubblici, sebbene gli insediamenti rurali più grandi potevano avere sinagoghe o un edificio scolastico. Mentre poteva esserci stata qualche ellenizzazione o romanizzazione in tali insediamenti, probabilmente era più nella natura di politica piuttosto che di cultura o di architettura.
 
 
=== Cortili e case ===
La vita di villaggio per uomini, donne e bambini ruotava spesso attorno al cortile, solitamente raggiungibile attraversando strade strette e vicoli.<ref>Schwartz, "Material Realities", 434-35.</ref> È il cortile che spesso fornisce i mezzi per comprendere il rapporto tra spazio pubblico e privato nel villaggio. La fedeltà/frequenza poteva spesso riguardare più il cortile (di famiglia), nell'ambito del vicinato, che il villaggio stesso. C'era qui una tensione costante tra la vita del cortile all'aperto e la ricerca di almeno un certo grado di privacy, quest'ultima ottenuta di solito attraverso la costruzione di tramezzi o recinzioni all'interno del cortile. Questi cambiamenti fisici a volte erano necessari a causa dei cambiamenti nella demografia familiare o per i cambiamenti nelle dinamiche dei possedimenti del cortile. Spesso non era chiaro chi possedesse cosa e la tensione tra i vicini non era cosa insolita.
 
Oltre alle residenze, il cortile poteva contenere colombaie, pollai, magazzini, cisterne, servizi igienici, un primitivo sistema fognario e forse un negozio. La vita nel cortile era turbolenta e rumorosa, dove si lavava, cucinava, cuoceva al forno, macinava e spesso si mangiava. La vita all'aperto nel cortile era comune. Questa era anche un'area giochi per i bambini e vari animali, quando non pascolavano, potevano anche vagare per il cortile, a volte servendo come animali domestici per i bambini.<ref>Sui giochi dei bambini, si veda Joshua Schwartz, "Jew and Non-Jew in the Roman Period in Light of Their Play, Games, and Leisure-Time Activities", in ''God’s Word for Our World, Biblical Studies in Honor of Simon John De Vries'', curr. J. Harold Ellens, Deborah L. Ellens, Rolf P. Knierim e Isaac Kalimi (Londra: Clark, 2005), 128-40. Sugli animali nel cortile si veda Joshua Schwartz, "Dogs in Ancient Jewish Rural Society", in ''The Rural Landscape of Ancient Israel'', curr. Aren M. Maeir, Shimon Dar e Zeev Safrai (Oxford: British Archaeological Reports, 2003), 127-36.</ref> I cortili erano spesso chiusi di notte, ma generalmente c'era sempre un viavai e, in definitiva, poca intimità e poca tranquillità. Non è difficile capire perché le porte delle residenze private che entravano da un cortile erano spesso tenute chiuse, costringendo a bussare per entrare.<ref>Si veda Reed, ''Archaeology'', 159 sulle primitive serrature nelle case di Cafarnao.</ref> A volte i cortili erano di natura più "interna", a significare che non erano spazi "pubblici" e questo ha anche permetteva di ottenere maggiori livelli di privacy.
 
Diversi tipi di case furono costruiti nei cortili. Sebbene io discuterò di case nel quadro di un contesto rurale, va ricordato che la linea di demarcazione non è sempre assoluta tra rurale e urbano, almeno per quanto riguarda i domicili, sebbene un livello più alto di romanizzazione fosse da trovare nell'architettura residenziale urbana. È anche importante ricordare che una casa e lo spazio che la circonda è più di un semplice "contenitore" per le attività umane di base, ma piuttosto riflette un "linguaggio architettonico" che può plasmare la società oltre a rifletterla. Inoltre, l'arredamento della casa può fornire indizi sulla natura della vita in una casa particolare.
 
Eyal Baruch ha distinto sei tipi principali di case in base alla funzione architettonica: casa a corte comune, casa a corte anteriore, casa atrio, casa peristilio, casa padronale (maniero) e casa colonica.<ref>La mia discussione sulle case si basa principalmente su Eyal Baruch, ''The Dwelling House in the Land of Israel during the Roman Period: Material Culture and Social Structure'' (Bar-Ilan University, 2008, monografia publ. Yad Ben Zvi) {{he}}.</ref> La casa a corte comune è la più diffusa e continua le tendenze dell'architettura dal Periodo ellenistico. Aveva una pianta quadrata o rettangolare, un cortile centrale circondato da stanze di tutte o alcune delle sue ali e di solito muri comuni con altre strutture residenziali. La pianta della casa a corte anteriore era generalmente la stessa tranne che per il cortile anteriore, appunto. Le due case a corte, il tipo con cui Gesù sarebbe entrato in contatto, erano al livello socioeconomico più basso. Poi veniva la fattoria, ma come ho detto, generalmente non in Galilea. La casa romana, fenomeno urbano, in tutte le sue forme, era ai massimi livelli.
 
[[File:Mikva.jpg|right|200px|thumb|[[w:mikveh|Mikveh]] rinvenuta a [[w:Qumran|Khirbet Qumran]]]]
Una delle caratteristiche più sorprendenti dei domicili "ebrei" era il gran numero di ''[[w:mikveh|mikvaot]]'' o bagni rituali trovati in queste case, nonostante il fatto che spesso ci fossero numerosi ''mikvaot'' pubblici nelle vicinanze, nell'insediamento stesso o nei campi adiacenti. Sebbene questi siano chiaramente indicatori religiosi ed etnici, il ''mikveh'' di casa riflette un desiderio di osservanza privata della purezza rituale rispetto a un'espressione più pubblica in un ''mikveh'' pubblico.<ref>Altri considrano i ''mikvaot'' privati come un'ostentazione di ricchezza. Si veda Richardson, "Khirbet Qana".</ref>
 
Baruch ci ha anche mostrato che, nonostante un'organizzazione comune ben sviluppata in molti dei villaggi rurali, le residenze erano per la maggior parte edificate nello stesso stile e livello di costruzione. Non si sono rinvenuti segni significativi di divario sociale. Baruch vede ciò come il riflesso di una prospettiva culturale che considera la manifestazione della ricchezza personale in modo negativo. Se ci fosse stato un eccesso di ricchezza, sarebbe stato investito in edifici pubblici come le sinagoghe, che fornivano un meccanismo di livellamento all'interno della società dei villaggi ebraici.19 Gesù probabilmente non si sarebbe opposto a una visione che guardava con sospetto chi ostentava segni di ricchezza personale e avrebbe anche potuto essere a favore di un sistema di meccanismi di livellamento rurale. Avrebbe sostenuto la sinagoga come espressione di tale livellamento?
 
È ovviamente impossibile qui trattare tutte le parti componenti di tutti i tipi di case e farò riferimento solo alle componenti principali.<ref>Schwartz, "Material Realities", 436-39.</ref> Alcune case avevano un ingresso o un'anticamera. Le finestre esterne sembrano essere state problematiche, poiché avrebbero potuto indebolire i muri, ma le finestre interne venivano costruite per fornire luce e aria. Nonostante ciò, la luce solare naturale probabilmente non era sufficiente ed era necessario trovare altre modalità di illuminazione. La lampada a olio era la soluzione più comune. Alcune erano portatili e altre erano appese al soffitto. Le restrizioni sull'accensione del fuoco durante il Sabbath richiedevano la costruzione di lampade a goccia lenta e altri tipi di "lampade dello Shabbat". Anche queste servivano come chiari indicatori funzionali etnici e religiosi.<ref>Hanan Eshel e Dina Avshalom-Gorni, "A Stand for a Sabbath Lamp from Hurvat Uza", ''Atiqot'' 29 (1996): 57-61.</ref>
 
Le case più semplici erano del tipo a una stanza e potevano essere divise in parti superiori e inferiori. Chi poteva gestirle (e permettersele) costruiva stanze aggiuntive. Questo nuovo spazio e la divisione dello spazio erano una funzione della struttura sociale e del rango, del genere e dell'età, nonché della funzionalità pratica. Poteva esserci una sala ''traklin'', la versione rabbinica del [[w:triclinio|triclinio]] romano, che fungeva da sala da pranzo per pasti familiari o formali. Reclinati su divani, i commensali mangiavano cibo che veniva posto su diversi tipi di tavoli, alcuni individuali, bassi e rotondi con tre gambe. Ciò non significa che i commensali cenassero sempre in stile ellenistico e forse spesso non lo facevano. Le testimonianze archeologiche di [[w:Gamala|Gamla]] sembrano indicare che i residenti si riunivano attorno a uno o due piatti condivisi, usando un'unica piccola ciotola o piattino.<ref>Andrea M. Berlin, ''Gamla I: The Pottery of the Second Temple Period, The Shmarya Gutmann Excavations, 1976-1989'' (Gerusalemme: Israel Antiquities Authority, 2006), 140.</ref> Il cibo poteva essere stato preparato in una cucina o nelle aree del forno di casa, ma una buona parte della preparazione dei cibi e la cottura avvenivano nel cortile.<ref>Esistevano poche cucine nell'Oriente romano. Su una cucina interna a Qatzrin cfr. Ann Killebrew e Steven Fine, "Qatzrin: Reconstructing Village Life in Talmudic Times", ''BAR'' 17 (1991): 51,55.</ref>
 
Dietro il ''traklin'' c'era spesso un ''kiton'' o camera da letto, con o senza tenda o tramezzo, e spesso usata da tutti i membri della famiglia. La dimensione della stanza determinava la sistemazione della notte e i mobili, che si trattasse di un letto con struttura in legno, materassi e cuscini, o di una stuoia.<ref>Joshua Schwartz, "Material Culture and Rabbinic Literature in Late Antique Palestine: Beds, Bedclothes and Sleeping Habits", in ''Continuity and Renewal: Jews and Judaism in Byzantine-Christian Palestine'', cur. Lee I. Levine (Gerusalemme: Yad Ben Zvi, 2004), 191-209 {{he}}.</ref> I mobili domestici aggiuntivi erano piuttosto limitati. A volte c'erano sedie, sgabelli e sedili di vario genere. Sedersi o dormire (senza almeno un materassino) sul pavimento era considerato un segno di povertà assoluta.<ref>Joshua Schwartz, "‘Reduce, Reuse and Recycle’ — Prolegomena on Breakage and Repair in Ancient Jewish Society: Broken Beds and Chairs in Mishnah Kelim", ''Jewish Studies Internet Journal'' 5 (2006): 147-80.</ref> Potevano anche esserci vari tipi di cassapanche, scatoloni e armadi per riporre cose varie.
 
Stanze da bagno e latrine interne non si trovavano nei villaggi rurali, sebbene esistessero nelle case dei ricchi della sfera urbana. Lo stesso vale per gli scantinati, anche se nelle case dei villaggi c'erano spesso aree di stoccaggio più semplici e alcune case avevano le proprie cisterne per l'acqua. Alcune case avevano anche un secondo piano, che si poteva raggiungere con una scala dall'esterno. Il tetto di una casa era solitamente piatto, fornendo più spazio abitativo se necessario e serviva da area di lavoro. Alcune delle attività che si svolgevano nel cortile poteva essere trasferite sul tetto consentendo una maggiore intimità.
 
=== Khirbet Qana ===
Come accennato in precedenza, Gesù visse, visitò o attraversò numerosi siti in Palestina e forse non tutti furono menzionati nei Vangeli. Mentre nel settore rurale c'erano molte cose standard, chiaramente ogni villaggio o sito aveva la sua personalità individuale e talvolta anche unica. Ovviamente non posso descrivere tutti i siti rurali associati a Gesù. Mi accontenterò di un esempio, '''[[:en:w:Khirbet Qana|Khirbet Qana]]''', associato alla [[w:Cana|Cana]] del Nuovo Testamento ({{passo biblico2|Giovanni|2:11;4:46;21:2}} con {{passo biblico|Giovanni|1:43-45}}).<ref>La mia discussione si basa su Richardon, "Khirbet Qana". Per una buona discussione degli spazi pubblici e privati a Cafarnao, si veda Reed, ''Archeology'', 148-60.</ref>
 
Khirbet Qana si trova su una collina alta cento metri, sul lato nord della [[:en:w:Beit Netofa Valley|Valle di Beth Natufa]], otto chilometri a sud-sud-ovest di Zippori e in vista dell'odierna [[w:Nof HaGalil|Nazareth Illit]]. Tale sito non deve essere confuso con l'odierna [[:en:w:Kafr Kanna|Kafr Kanna]] vicino a Nazareth e sulla strada Zippori-Tiberiade, che venne associata a Gesù solo nel Medioevo. È sempre importante ricordare, come sottolineato sopra, che le distanze in Palestina tra le varie sfere culturali, economiche e sociali sono relativamente brevi, e mentre Gesù può essere associato per la maggior parte alla vita rurale, la vita urbana era solo a breve distanza, anche se non può essere insignificante che nessuna fonte evangelica gli faccia visitare una città galileiana.
 
 
 
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