Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Umanesimo civile"

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Alla fine del XIV secolo, con l'Umanesimo si diffonde una nuova considerazione del mondo classico. Le opere antiche non sono più interpretate alla luce del pensiero cristiano, ma cercando di ricostruire il contesto storico in cui sono nate. Componente essenziale di questo lavoro è l'attenta ricerca e trascrizione dei testi antichi, al fine di salvaguardarne l'integrità. Questo porta alla formazione di folte schiere di intellettuali sostenitori di tutto quanto concerne la latinità, caratteristica che, tra l'altro, agevola da parte dei sovrani la ricerca di un comune consenso.
 
A Firenze in particolare, l'opera di [[../Francesco Petrarca|Petrarca]] e [[../Giovanni Boccaccio|Boccaccio]] catalizza la fusione tra cultura umanistica e impegno politico, creando un solido legame tra letteratura e società: nasce così l<nowiki>'</nowiki>'''Umanesimo civile'''. Rilevante sotto questo aspetto è la figura di Coluccio Salutati, beneficiario dell'eredità morale petrarchesca e sostenitore dell'importanza della vita attiva rispetto a quella contemplativa, nonché strenuo difensore del regime repubblicano. Altra personalità di spicco è Leonardo Bruni, allievo di Salutati e autore delle ''Historiae Florentini populi''; di lui si ricordano anche le teorie sull'importanza della società nella vita umana.
 
== Umanesimo e Rinascimento: limiti e continuità ==
[[File:Bertoldo di giovanni, medaglia di lorenzo il magnifico.JPG|thumb|left|250px|Medaglia raffigurante Lorenzo il Magnifico]]
Una questione preliminare da affrontare è il rapporto tra Umanesimo e Rinascimento, tema sul quale gli studiosi sono in disaccordo. Solitamente viene distinta la fase dell'Umanesimo, che coincide con il Quattrocento, dalla fase del [[../Rinascimento|Rinascimento]], che occupa i primi decenni del Cinquecento fino alla [[../Letteratura e Controriforma|Controriforma]]. Alla prima fase corrisponde la rinascita dell'interesse verso i classici, che porta agli ''studia humanitatis'' e all'imitazione delle opere degli antichi, mentre nel Rinascimento avviene il consolidamento della nuova realtà e il raggiungimento della maturità da parte di arti e letteratura.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=45}}</ref>
 
Per convenzione viene preso il '''1492''', anno di morte di Lorenzo il Magnifico, come spartiacque tra i due momenti. La scelta non è casuale: nel passaggio tra i due secoli si verificano avvenimenti che rompono l'equilibrio tra gli Stati della penisola italiana. Mentre gli altri paesi europei raggiungono un assetto statale unitario, che li porta a estendersi oltre i loro confini, nessuno dei cinque maggiori Stati italiani (Roma, Napoli, Firenze, Milano, Venezia) riesce a unificare la penisola, ma anzi ciascuno opera affinché l'unificazione non avvenga a proprie spese. Tra il 1494 e il 1559 l'Italia deve dunque subire le politiche di potere delle altre nazioni, che invadono il suo territorio.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=232}}</ref>
 
D'altra parte però, come precisa Ferroni,<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p=190}}</ref>
 
== I centri dell'Umanesimo ==
Negli anni seguenti al 1380, l'Italia gode di un rinnovamento economico e sociale: il commercio acquista nuovo vigore, mentre i progressi tecnici favoriscono la crescita della produzione agricola e la diffusione di nuove colture. CresceSi conferma l'importanzaascesa della figurasociale del '''mercante'''', il quale,che grazie ai notevoli guadagni può investire denaro in possedimenti terrieri, sfruttando massicciamente il lavoro contadino. A loro volta, i soldi ottenuti dalle campagne vengono spesi nelle città, dove i ricchi esibiscono il proprio potere costruendo nuovi e sontuosi palazzi. Addirittura, i mercanti più ricchi finiscono per confondersi con l'aristocrazia feudale, dando vita a una nuova e più ampia aristocrazia. I '''borghesi''' cercano sempre più di entrare a far parte delle classi dominanti, e si afferma una '''nuova virtù''', quella dell'uomo che persegue fini terreni e impone il proprio potere in una società rigidamente gerarchica.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | pp=188-189}}</ref> In seguito, la stessa società conoscerà un radicale riassetto attraverso il sistema delle signorie, che era sorto già a partire dal XIII secolo. Ai vertici di questi Stati (spesso città-Statostato) si colloca il signore, che reprime le lotte interne tra le fazioni e mantiene la pace.
 
La cultura raggiunge ora diverse classi sociali. Le università rimangono estranee alle ultime tendenze della cultura umanistica, mentre nell'età delle signorie si affaccia la nuova istituzione dell'accademia (che nel nome riprendecontiene quelloun dellriferimento all'Accademia platonica di Atene), dove si riuniscono i dotti e gli intellettuali per dialogare. Questa mantiene stretti rapporti con la corte, centro culturale per eccellenza. I principi sono spesso cultori della poesia e dell'arte, e riuniscono attorno a sé artisti e letterati, promuovendone l'attività attraverso il '''mecenatismo'''. A essi spetta il compito di celebrare il signore, elaborare i valori costitutivi dell'ambiente di corte e intrattenere il pubblico: destinatari delle opere del letterato di quest'epoca saranno infatti i cortigiani. Altri luoghi di produzione della cultura sono infine le botteghe, in particolare quelle artistiche e degli stampatori, e le biblioteche pubbliche che iniziano a diffondersi.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=49-51}}</ref> Principali centri di irradiazione dell'Umanesimo sono Firenze, il Veneto, Milano, Mantova, Ferrara, Roma e Napoli.
 
[[File:Salutati.jpg|thumb|left|Coluccio Salutati ritratto in un codice conservato alla Biblioteca Laurenziana di Firenze]]
 
=== Firenze ===
Firenze è la vera e propria culla dell'Umanesimo. Qui, alla fine del XIV secolo èaveva celebresede il celebre cenacolo che riuniva a casa di Boccaccio intellettuali come '''Coluccio Salutati''' (Stignano, Buggiano, 16 febbraio 1332 – Firenze, 4 maggio 1406) in nome dell'amore per i classici e l'esaltazione civile delle lettere. Nella seconda metà del Quattrocento grande importanza avrà la [[../La corte di Lorenzo Il Magnifico|corte di Lorenzo il Magnifico]], la cui attività è segnata dal platonismo di Pico della Mirandola e Marsilio Ficino. Molto sviluppata è anche la produzione in volgare italiano.<ref name="Baldi61">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=61}}</ref>
 
Qui la poesia lirica continua a utilizzare, in varie forme, i modelli del XIV secoloTrecento. Si diffonde inoltre un linguaggio medio, che però non riesce a trovare spazio nella letteratura alta. Le uniche prove di rilievo, da questo punto vista, sono alcune traduzioni dal latino di [[../Leon Battista Alberti|Leon Battista Alberti]], che tenta di trovare nel volgare dei corrispettivi alle forme classiche. Tra i più originali poeti del periodo si ricorda Domenico di Giovanni detto il Burchiello (Firenze, 1404 – Roma, 1449). Barbiere fiorentino, era a capo di un circolo politico antimediceoanti-mediceo, che si riuniva nella sua bottega; proprio a causa di questa attività sarà poi costretto all'esilio. È autore di una serie di sonetti caudati, di tono burlesco, che avranno grande fortuna per tutto il secolo e che saranno un modello imitato da molti.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2002 | Einaudi | Torino | pp= 199-200 }}</ref> Altra personalità di spicco è Leonardo Bruni (Arezzo, 1º febbraio 1370 – Firenze, 9 marzo 1444), allievo di Salutati, traduttore dal greco e dal latino, e autore delle ''Historiae Florentini populi'' (1415-1444 circa), ricordato anche per le sue teorie sull'importanza della società nella vita umana.
 
=== Al nord: Veneto, Milano, Mantova, Ferrara ===
In Veneto rimane viva l'influenza di Petrarca, che aveva vissuto a Venezia, Arquà e Padova. L'Umanesimo che vi si sviluppa si caratterizza per gli interessi filologici e antiquari. In particolare, loLo studio del greco è favorito dai rapporti con l'Oriente bizantino, mentre Guarino Veronese (Verona, 1374 – Ferrara, 4 dicembre 1460) e VittorioVittorino da Feltre (Feltre, 1373 o 1378 – Mantova, 2 febbraio 1446) con le loro lezioni diffonderanno l'interesse per le questioni pedagogiche. A Venezia infine si segnala una grande fioritura artistica (con pittori come Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio), ma anchee l'attività dello stampatore ed erudito Aldo Manuzio (Bassiano, tra 1449 e 1452 – Venezia, 6 febbraio 1515), che con la sua bottega favorisce la diffusione dei classici in edizioni curate filologicamente.<ref name="Baldi61"/>
 
L'Umanesimo si diffonde anche a Milano sotto il patrocinio dei Visconti prima e degli Sforza poi. Peculiare è la polemica con l'ambiente fiorentino, il quale a sua volta accuserà di tirannia il governo visconteo (di contro alla ''florentina libertas''). A Milano è inoltre collegata l'università di Pavia, dove tra gli altri insegnano Antonio Beccadelli (Palermo, 1394 – Napoli, 19 gennaio 1471) e Lorenzo Valla (Roma, 1407 – Roma, 1º agosto 1457). Importante è l'attività del poeta cortigiano Francesco Filelfo (Tolentino, 25 luglio 1398 – Firenze, 31 luglio 1481), autore di un poema in latino, la ''Sforziade''. In seguito, Ludovico il Moro chiamerà a Milano artisti del calibro di Bramante e Leonardo da Vinci.<ref name="Baldi61"/>
 
Presso i Gonzaga, a Mantova, opera il già citato Vittorino da Feltre, che apre una scuola alla caCa' Zoiosa. Nella città soggiornano anche [[../Poliziano|Poliziano]], che per una festa nuziale scrive la ''Favola di Orfeo'', e il pittore Andrea Mantegna, autore degli affreschi della ''Camera degli Sposi'' nel Palazzopalazzo ducale.<ref name="Baldi62">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=62 }}</ref>
 
Ferrara è nel Quattrocento il centro di un crocevia che unisce varie città italiane ed europee. Il mecenatismo degli Este richiama nella città poeti da tutta Italia, mentre l'università cittadina è luogo di studi scientifici, astrologici, medici e filosofici, ed è frequentata anche da Niccolò Copernico. Presso la corte fiorisce inoltre la poesia cavalleresca, grazie alle opere di [[../Matteo Maria Boiardo|Matteo Maria Boiardo]] e [[../Ludovico Ariosto|Ludovico Ariosto]]. Da non dimenticare la scuola di pittura ferrarese, che ha come principali rappresentanti Cosmé Tura e Francesco del Cossa.<ref name="Baldi62"/>
 
== Umanesimo civile e Umanesimo cortigiano ==
Secondo gli umanisti, gli studi letterari non devono arricchire spiritualmente il singolo ma devono formare il cittadino. La realizzazione dell'uomo avviene nella vita civile, rovesciando la scala di valori su cui si era basato il Medioevo: mentre questi elogiavano la castità e la purezza, gli umanisti esaltano la vita familiare e il matrimonio, visti come fondamento della società. Altro aspetto importante a cui si è già accennato è la lode dell'attività economica. Poggio Bracciolini, per esempio, sosteneva che il desiderio di denaro è naturale e le ricchezze guadagnate sono la dimostrazione che Dio approva il lavoro umano. Inoltre, la dignità dell'uomo si esplicita all'interno della vita civile: nessuna creatura infatti è superiore all'uomo, poiché è l'unico capace di produrre opere mirabili ricorrendo alla propria ingegnosità.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=59}}</ref>
 
Gli ideali appena elencati si riferiscono alla prima fase dell'Umanesimo, che si sviluppa nella Firenze comunale in un contesto borghese. Tuttavia, con la fine della repubblica e l'instaurazione della signoria di Cosimo de' Medici nel 1435, muta anche il quadro in cui operano gli intellettuali. Dall'umanesimo "civile", sorto in un clima in cui la classe dirigente cittadina è economicamente autonoma, si passa all'Umanesimo "cortigiano", che avrà la sua massima espressione nella corte di Lorenzo il Magnifico,<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=60}}</ref> di cui si parlerà in un [[../La corte di Lorenzo Il Magnifico|prossimo modulo]].
[[File:Lorenzo Valla - Imagines philologorum.jpg|thumb|left|Lorenzo Valla]]
 
Cambia anche il modo di approcciarsi ai classici. Gli uomini del Quattrocento maturano maggiore coscienza della propria distanza rispetto all'antichità, e per questo tentano di recuperare questa cultura nella sua essenzialità più autentica. Cessa inoltre la reverenza che nel Medioevo veniva tributata ai classici in quanto latori di verità assolute; al contrario, gli intellettuali quattrocenteschi considerano i testi antichi opere di uomini concreti vissuti in un determinato momento storico, il cui significato può essere compreso solo ricostruendo il contesto in cui sono stati scritti. Nascono quindi nuove esigenze: anzitutto la conoscenza del latino classico, diverso da quello utilizzato dai dotti dell'epoca; in secondo luogo, quando si studiano opere classiche, è indispensabile stabilire il testo corretto, emendandolo dalle alterazioni per riportarlo alla sua versione originale. Si sviluppa così la filologia, che rifiuta l'autorità della tradizione ma sceglie di verificare sempre le fonti. In essa è implicita l'idea che la verità non sia data una volte per tutte dall<nowiki>'</nowiki>''auctoritas'', ma al contrario deve essere indagata anche al di là dei limiti delle attuali conoscenze.
 
Significativa è la vicenda legata alla "donazione di Costantino", un documento secondo il quale l'imperatore avrebbe lasciato Roma al papa, trasmettendogli quindi anche il potere temporale. Lorenzo Valla (Roma, 1405 – Roma, 1457) invece dimostrerà, nel ''De falso credita et ementita Constantini donatione'' (scritto nel 1440 ma pubblicato solo nel 1517), che il documento non può essere stato scritto in età romana ma è un falso medioevale.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dalle origini all'età della Controriforma | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=56-57}}</ref> Cultore delle lettere e della lingua latina, Valla scriverà anche altre opere in latino, tra cui il dialogo ''De vero falsoque bono'', in cui rivaluta l'etica epicurea, e gli ''Elegantiarum latinae linguae libri sex'', una trattazione della grammatica latina sul modello ciceroniano.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 2001 | Einaudi | Torino | p=212+ }}</ref>
 
== Note ==

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