Abulafia e i segreti della Torah/Parabola della Perla 4: differenze tra le versioni

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"La forma universale che comprende l'intera scrittura è la forma del discorso naturale che si attacca alla bocca, che è incisa nel cuore all'inizio della creazione [dell'uomo]. E la testimonianza è che questa non sarebbe la forma dell'uomo, l'uomo non parlerebbe e l'essenza della sua esistenza non sarebbe il discorso". ''Sefer ha-Melammed'', scritto, almeno in parte, nel 1276, è forse il primo libro cabalistico prodotto durante l'Impero bizantino. Sul linguaggio naturale in Abulafia, si veda il testo conservato in un manoscritto del XVII secolo tradotto in Idel, ''Language, Torah, and Hermeneutics'', 14 e 16-27. Cfr. anche Allison Coudert, "Some Theories of a Natural Language from the Renaissance to the Seventeenth Century", in ''Magia Naturalis und die Entstehung der modernen Naturwissenschaften'', cur. Albert Heine (Wiesbaden: Steiner, 1978):56–118.</ref> Possiamo supporre che l'influsso divino sia un influsso intellettuale che si trasforma sia in parola che in religione; include anche l'immaginazione come parte del fenomeno della rivelazione.
 
In un passaggio molto importante di ''Ḥayyei ha-Nefeš'', Abulafia discute l'esistenza passata di una nazione unificata (''ha-ummah ha-enošit'') che aveva una religione (''dat aḥat'') e una lingua (''śafah aḥat'') che si disintegrò con il tentativo di costruire la Torre di Babele.<ref>''Ḥayyei ha-Nefeš'', 80. Lo sfondo di alcuni termini sono evidentemente i versetti di Genesi 11:1–9. Sulla somiglianza tra altri passaggi della discussione di Abulafia sulla confusione delle lingue e sulla loro dispersione e la visione di Dante, vedi Dante Alighieri, ''De l’éloquence en vulgaire'', trad. Irène Rosier-Catach (Parigi: Fayard, 2011), 44–45, 115.</ref> È interessante notare che, in questo contesto, egli non menziona il tipo comune di scrittura. Non è chiaro come sia emersa la religione universale. Pertanto, propongo di identificare la frase ''dat kelalit'' in ''Or ha-Śekhel'' con l'antica religione unica menzionata in ''Ḥayyei ha-Nefeš''. Questa identificazione sembra essere plausibile grazie a una distinzione nell'ultimo libro che si riferisce alla precedente discussione di una singola religione. Lì, Abulafia parla della Torah universale e della Torah particolare, ''Torah kelalit'' e ''Torah peraṭit''.<ref>''Ḥayyei ha-Nefeš'', 151.</ref> Pertanto, sembra che la Torah che fu rivelata agli ebrei – vale a dire la Torah scritta – sia una Torah particolare che venne dopo la Torah universale non-scritta.
 
Va notato che secondo due dei testi di Abulafia, la Torah era conosciuta oralmente prima che Mosè la mettesse per iscritto, il che è un approccio piuttosto radicale, specialmente per qualcuno del campo maimonideo.<ref>44</ref> Secondo uno di questi passi, era solo dopo che la Torah era stata scritta che da essa erano derivate varie religioni, sebbene le leggi (''ḥuqqim'') fossero sempre esistite.<ref>45</ref> Così, come afferma Abulafia, dato che la forma scritta era identica alla sua trasmissione orale, Mosè divenne più uno scriba che un legislatore divinamente ispirato.<ref>46</ref> Questo ruolo meramente tecnico attribuito a Mosè necessita di maggiori chiarimenti di quelli che si possono dare in questo contesto. Abulafia, infatti, descrive anche Mosè come "il condottiero",<ref>47</ref> il che sposterebbe l'accento dal ruolo di Mosè come legislatore perfetto e unico, poiché la legge già esisteva, a quello di grande condottiero.<ref>48</ref> A mio avviso, questa enfasi consente una spiegazione più facile sulla possibilità che Abulafia si concepisse più in alto di Mosè perché la sua rivelazione era quella definitiva.
 
 
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