Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Tra realismo e sperimentazione"

Jump to navigation Jump to search
m
Bot: uniformazioni ortografiche
m (Bot: uniformazioni ortografiche)
 
Il neorealismo comincia a dare segnali di crisi già negli anni cinquanta. Le ragioni sono da cercare nel logoramento delle forme letterarie utilizzate, ma anche in altri fattori come la fine dell'entusiasmo per il rinnovamento civile, la crisi delle sinistre, le nuove problematiche connesse allo sviluppo industriale dell'Italia. Indicativo di questa trasformazione è la nascita di '''riviste letterarie''' come ''Officina'', ''Il Menabò'' e ''Il Verri'', attraverso le quali viene data voce alla necessità di uscire dal neorealismo per sperimentare nuove forme (si veda in proposito il modulo dedicato a [[../Sperimentalismo e neoavanguardia|sperimentalismo e neoavanguardia]]).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | pp= 99-100}}</ref>
 
Negli anni del dopoguerra sono attivi vari scrittori che hanno avuto esperienze tra di loro molto diverse, per le quali è difficile fornire una definizione unitaria. Ferroni a questo proposito parla di una «nebulosa», composta da autori che pur non rientrando propriamente nell'ambito del neorealismo, sono però ancora distanti dagli esiti dello sperimentalismo e della neoavanguardia; piuttosto, si ricollegano alla tradizione narrativa sorta negli anni trenta, per la quale si parla di '''realismo critico'''. Come è già stato ricordato nel [[../Neorealismo|modulo precedente]], molti autori che hanno avuto rapporti con il neorealismo, o che comunque ne hanno sfiorato le tematiche, se ne sono poi distanziati. Tutte queste esperienze hanno contribuito a fornire in letteratura un'immagine multi-sfaccettata della realtà italiana.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1065}}</ref>
 
== Letteratura e società di massa ==
{{vedi pedia|Cultura di massa}}
La società del secondo dopoguerra, in Italia come in altri paesi occidentali, conosce un grande '''sviluppo economico''', legato alla produzione e diffusione di beni di consumo. I nuovi oggetti e strumenti sono sempre più alla portata di tutti, e l'uso degli elettrodomestici modifica radicalmente le abitudini delle persone. Si diffondono nuove forme di benessere e le condizioni di vita migliorano grazie ai progressi nel campo della medicina e della produzione alimentare. In Italia tuttavia, per ragioni legate alla sua storia, ci sono aree molto avanzate e zone ancora arretrate. L'espansione economica finisce quindi per accentuare le disparità tra il Nord e il Sud della penisola. Inoltre, se nelle aree ancora legate alle tradizioni contadine l'unica prospettiva praticabile sembra l'emigrazione, in quelle industrializzate si assiste a fenomeni di degradazione, emarginazione, alienazione e sradicamento dalle tradizioni.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1024}}</ref>
 
=== La nascita di una cultura di massa ===
[[File:1950's television.jpg|thumb|left|Una televisione degli anni cinquanta]]
I mezzi di '''comunicazione di massa''', come la radio e la televisione, contribuiscono a diffondere messaggi che all'inizio della modernità erano rivolti solo agli strati della popolazione che viveva nelle città. Questi si allargano a tutto il territorio nazionale, e i comportamenti degli individui si uniformano in funzione del mercato e del consumo. L'avanzata della '''cultura di massa''' mette però in allarme gli intellettuali, che iniziano a porsi problemi riguardo a temi come l'incomunicabilità e l'alienazione. Inoltre si fa sempre più strada una visione laica del mondo: il cittadino italiano medio tende a non confrontarsi più con norme religiose ma cerca soddisfazione immediata nella vita presente, spesso attraverso oggetti di consumo. La pubblicità è sempre più presente nel mondo della comunicazione, lo sport è seguito da un pubblico più vasto e la musica leggera diventa un bene di consumo, grazie anche all'importazione dei modelli americani (si pensi al rock e all'influenza che avrà sulla cultura giovanile negli anni sessanta).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | pp= 1024-1025}}</ref>
 
Anche la scuola nel dopoguerra diventa "di massa": se nel ventennio fascista la scolarizzazione riguardava ancora una ''élite'', nel dopoguerra vengono varati progetti per combattere l'analfabetismo e ampliare l'accesso all'istruzione elementare. Nel 1962 è poi introdotto l'obbligo scolastico per tutti i ragazzi e le ragazze fino ai 14 anni di età ed è istituita la scuola media unica. Anche l'università cresce e ha tra i propri iscritti sempre più studenti provenienti dalla piccola borghesia. Cadono così le barriere culturali e si forma una classe di intellettuali "medi", molto più numerosi ma con funzioni differenti rispetto al passato: sono infatti consumatori di cultura a un basso livello e sono soggetti alle trasformazioni del mercato.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1025}}</ref>
 
Strettamente legata a questi cambiamenti è anche l'omogeneizzazione del tessuto linguistico, dovuta alla diffusione di un '''italiano medio''' attraverso la burocrazia, il cinema e la televisione. La secolare questione della lingua giunge così a una soluzione in maniera indipendente dalle proposte degli intellettuali. Tuttavia, come osserva Pasolini, questo finisce per annullare la vitalità dei dialetti, che si scontrano con il nuovo italiano standardizzato.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1026}}</ref>
 
=== Nuove tendenze linguistiche ===
|contenuto = Sono due espressioni usate spesso quando si parla di libri di successo. Un '''''best seller''''' è un libro che occupa le prime posizioni nelle classifiche di vendita per un determinato periodo di tempo.<ref>{{cita web|url=http://www.treccani.it/vocabolario/best-seller/|titolo=best seller|accesso=25 novembre 2018}}</ref> Un '''''long seller''''' è invece un libro che viene ormai considerato un classico e ha quindi buoni riscontri commerciali, anche a distanza di molti anni dalla prima pubblicazione.<ref>{{cita web|url=http://www.treccani.it/vocabolario/long-seller/|titolo=long seller|accesso=25 novembre 2018}}</ref>}}
 
La produzione letteraria nel secondo dopoguerra conserva i caratteri delle esperienze del primo Novecento. Come si è visto, le forze politiche (e il Partito Comunista su tutti) hanno sempre maggiore presa sugli intellettuali e se ne avvalgono sui loro organi di stampa.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1030}}</ref> Intanto nell'editoria si affermano nuovi modelli. Nel 1946 Leo Longanesi si trasferisce a Milano e apre, insieme a Giovanni Monti, la Leo Longanesi & C., destinata a diventare una delle principali case editrici italiane. Mondadori, Einaudi e Bompiani lanciano invece nuove collane dedicate alla narrativa contemporanea. Una rivoluzione avviene però nel 1949, quando nasce la BUR («Biblioteca Universale Rizzoli»), che per la prima volta propone una collezione di opere che vanno dall'antichità classica ai grandi autori dell'Ottocento e del Novecento. Il successo della collana è dato anche dal prezzo dei volumi, accessibili a larghe fasce della popolazione.<ref>{{cita libro|autore1=Alberto Cadioli|autore2=Giuliano Vigini|titolo=Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi|editore=Editrice Bibliografica|città=Milano|anno=2012|pp=78-84}}</ref>
 
Affine alla BUR è la collana «Universale Economica» della milanese COLIP, che però proponeva grandi classici della letteratura attraverso canali di vendita autonomi e alternativi alla libreria.<ref>{{cita libro|autore1=Alberto Cadioli|autore2=Giuliano Vigini|titolo=Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi|editore=Editrice Bibliografica|città=Milano|anno=2012|p=84}}</ref> Questa collana sarà poi acquisita nel 1954 da Giangiacomo Feltrinelli, che pochi anni dopo, nel 1957, pubblicherà in prima mondiale assoluta ''Il dottor Zivago'' di Boris Pasternak. Sempre negli anni cinquanta, Vanni Scheiwiller eredita dal padre la guida di All'insegna del Pesce d'Oro, che si imporrà come uno dei principali editori di poesia della seconda metà del Novecento.<ref>{{cita libro|autore1=Alberto Cadioli|autore2=Giuliano Vigini|titolo=Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi|editore=Editrice Bibliografica|città=Milano|anno=2012|pp=90-91}}</ref> Il mercato librario si allarga ulteriormente nella prima metà degli anni sessanta grazie a un canale fino ad allora poco sfruttato ma che garantisce maggiore capillarità: l'edicola. Dapprima utilizzata da editori come Motta e Fabbri per la vendita di enciclopedie in fascicoli, nel 1965 è scelta da Mondadori come canale principale per la diffusione della nuova collana «Oscar». L'idea rivoluzionaria è di uscire dalla libreria, proponendo ai lettori i grandi libri della letteratura contemporanea a cadenza regolare e a prezzi accessibili. Un modello subito imitato dagli altri editori, e che dà il via al successo del formato tascabile (volumi di buona qualità editoriale a prezzi contenuti), destinato a durare fino a oggi.<ref>{{cita libro|autore1=Alberto Cadioli|autore2=Giuliano Vigini|titolo=Storia dell'editoria italiana dall'unità ad oggi|editore=Editrice Bibliografica|città=Milano|anno=2012|pp=99-101}}</ref>
 
Sullo sfondo di queste trasformazioni, rimane complesso il rapporto tra autori e editori. Molti scrittori hanno difficoltà a vivere con i proventi dei diritti d'autore, mentre opere inizialmente scartate si rivelano in seguito dei clamorosi ''best seller'' - spesso postumi, come nei casi di Guido Morselli e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Acquistano sempre più peso l'istituzione dei premi letterari (come lo Strega, il Campiello e il Viareggio) e la diffusione dei vari generi della letteratura di massa (come il romanzo rosa, il poliziesco, la fantascienza, ma anche il fumetto e il fotoromanzo).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | pp= 1030-1031}}</ref> Vari scrittori sono infine impegnati nell'industria dello spettacolo e in particolare nel cinema, che in Italia tra gli anni quaranta e sessanta conosce una grande fioritura. Molti autori collaborano poi con la radio e la televisione, mentre il [[../Teatro del secondo Novecento|teatro]] attraversa delle difficoltà, pur rimanendo un punto di riferimento per molte attività intellettuali.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1033}}</ref>
 
=== Gli intellettuali e la fabbrica: la "letteratura industriale" ===
Un autore che si colloca su un piano nettamente realista, ma solo in parte avvicinabile all'esperienza del neorealismo, è Mario Tobino (Viareggio, 16 gennaio 1910 – Agrigento, 11 dicembre 1991). Di professione medico, Tobino ha scritto romanzi dal forte carattere autobiografico, in cui manifesta una forte vitalità, grande attenzione per gli aspetti concreti della vita sociale e individuale, e uno spontaneo spirito libertario. Inoltre, la sua produzione si ricollega alla tradizione toscana di Pratesi e [[../Federigo Tozzi|Tozzi]].
 
Esordisce nel 1942 con il romanzo autobiografico ''Il figlio del farmacista'', a cui segue ''Bandiera nera'' (1950), ambientato durante il fascismo e permeato di spirito satirico. Il racconto ''L'angelo di Liponard'' (1951) è invece animato da una violenta fantasia erotica, mentre il tema del «diverso» e del dolore viene affrontato in ''Le libere donne di Magliano'' (1953), la cui storia si svolge in un ospedale psichiatrico. Si ricordano infine ''La brace di Biassoli'' (1956), che prende le mosse dal ricordo della madre morta, ''Il clandestino'' (1962), che parla di un episodio della Resistenza a Viareggio e in Versilia, ''Sulla spiaggia e al di là dal molo'' (1966).<ref name="Ferroni1060">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1060}}</ref>
 
== Carlo Cassola ==
Anche Carlo Cassola (Roma, 17 marzo 1917 – Montecarlo, 29 gennaio 1987), come Tobino, si ricollega alla tradizione toscana. Nelle sue opere tuttavia, ambientate per lo più in Maremma, tende a rappresentare una vita elementare, mettendo in scena personaggi appartenenti al mondo popolare, che vivono seguendo il ritmo sempre uguale dei giorni e hanno un rapporto con le cose privo di velleità.<ref name="Ferroni1060"/> Queste tematiche vengono trattate con un tono lirico, in quanto immagine della resistenza al cammino della storia che irrimediabilmente porta verso la rovina.
 
Già nei primi racconti, pubblicati nei volumi ''Alla periferia'' e ''La visita'' (entrambi del 1942), Cassola tenta di fare uscire i valori nascosti sotto la realtà più comune, interrogando i paesaggi naturali e gli oggetti quotidiani e banali. Questa ricerca tocca il suo apice nei racconti de ''Il taglio del bosco'' (1954). Nei romanzi invece cerca di confrontare l'attenzione per la realtà con la storia e la politica. Ciò è evidente in ''Fausto e Anna'' (1952) e ''La ragazza di Bube'' (1960): quest'ultimo, che ha grande successo, registra l'esaurirsi della vitalità politica della Resistenza e la normalizzazione che conosceranno i vari personaggi popolari nel dopoguerra. In seguito, Cassola abbandona la tematica politica e i suoi romanzi si caratterizzano per il ritorno al privato, in alcuni casi abbandonando il mondo popolare contadino per dedicarsi a quello borghese.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1061}}</ref>
 
== Ennio Flaiano ==
[[File:EnnioFlaiano.jpg|thumb|Ennio Flaiano]]
Intellettuale libero e indipendente, Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910 – Roma, 20 novembre 1972) ha lavorato a lungo per il cinema come sceneggiatore, settore a cui si è dedicato fin da giovane. Nella sua lunga carriera ha collaborato con registi come Federico Fellini, Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Steno, Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni e Milos Forman.<ref name="Ferroni1076">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1076}}</ref>
 
In qualità di professionista della scrittura conosce le problematiche relative all'industria culturale: la pianificazione del lavoro e la modificazione dei programmi, i ritmi serrati, le convenzioni meccaniche. A causa dei molti impegni può dedicare poche energie alla letteratura, riuscendo tuttavia a firmare opere di grande valore.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1074-1075}}</ref> Il suo capolavoro è considerato il romanzo ''Tempo di uccidere'' (1947), pubblicato da Longanesi e vincitore della prima edizione del Premio Strega. L'opera prende spunto dall'esperienza dell'autore durante la guerra d'Etiopia, ma rivela un netto contrasto con la memorialistica neorealista del periodo. La vicenda, narrata in prima persona da un ufficiale italiano, si svolge su uno scenario indecifrabile, in cui l'assurdo esistenziale finisce per fondersi con l'assurdo storico.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1075-1076}}</ref>
 
Nelle successive opere narrative, tra cui si ricordano i racconti di ''Una e una notte'' (1959) e ''Il gioco e il massacro'' (1970), Flaiano non toccherà nuovamente situazioni così intense. Molto interessante e originale è anche la sua produzione teatrale, che ha risentito della sua attività cinematografica. Nel 1971 le sue farse sono state raccolte nel volume ''Un marziano a Roma e altre farse''.<ref name="Ferroni1076" />
== Paolo Volponi ==
[[File:Paolo volponi.jpg|thumb|left|Paolo Volponi]]
Nato a Urbino il 6 febbraio 1924 e morto ad Ancona il 23 agosto 1994, Paolo Volponi lavora dal 1950 in un ente di assistenza sociale, per poi passare alla Olivetti di Ivrea, dove dal 1956 è direttore dei servizi sociali e poi, dal 1966 al 1971, è direttore delle relazioni sociali dell'intera azienda. Consulente della FIAT dal 1972, nel 1975 è nominato segretario della Fondazione Agnelli, ruolo che dovette lasciare nel 1983 in seguito ad alcune dichiarazioni in favore del Partito Comunista Italiano. Eletto senatore come indipendente nelle liste del PCI nel 1983, è poi passato a Rifondazione Comunista nel 1991.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1132}}</ref>
 
Dopo avere esordito con alcune raccolte poetiche (''Il ramarro'', 1948; ''L'antica moneta'', 1955; ''Le porte dell'Appennino'', 1690; ''Foglia mortale'', 1974), si dedica alla narrativa a partire dalla fine degli anni cinquanta. Il primo romanzo che pubblica, ''Memoriale'' (1962), parla della '''realtà industriale''' distaccandosi dagli schemi del neorealismo. Il libro è un vero e proprio "memoriale" dell'operaio Albino Saluggia, che racconta del suo problematico rapporto con la realtà della fabbrica. La narrazione del protagonista è però influenzata dalle sue nevrosi e dalle sue manie di persecuzione: è il primo di una serie di '''personaggi folli''' attraverso cui Volponi descrive il mondo della fabbrica.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo= La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Einaudi | p= 234}}</ref>
 
Nel successivo ''La macchina mondiale'' (1965) il contadino Anteo Cronioni, risalendo ad antiche utopie, parla delle proprie teorie pseudoscientifiche secondo cui il mondo è una grande macchina e gli uomini si possono perfezionare con il lavoro. ''Corporale'' (1974) mette in scena un terzo personaggio folle, l'intellettuale Gerolamo Aspri, a cui si affianca una miriade di altri personaggi, che vengono inventati dal protagonista e che creano nuovi punti di vista e possibilità di conoscenza. Come scrive Ferroni, si tratta di un'opera aperta e proliferante, in cui si mescolano registri stilistici differenti.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | pp= 1132-1133}}</ref>
 
A ''Corporale'' seguiranno ''Il sipario ducale'' (1975), ''Il pianeta irritabile'' (1978), ''Il lanciatore di giavellotto'' (1981), ''Le mosche del capitale'' (1989) e ''La strada per Roma'' (1991). Mano a mano le speranze utopiche di Volponi si sgretolano, e il suo sguardo verso la realtà diventa più negativo. ''Le mosche del capitale'', in particolare, racconta di un dirigente d'azienda illuminato i cui progetti saranno schiacciati dalle logiche del potere aziendale: la storia ha evidenti riferimenti autobiografici, ma allo stesso tempo è un'allegoria del fallimento della società moderna.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1133}}</ref>
 
== Leonardo Sciascia ==
[[File:Leonardo Sciascia2.jpg|thumb|Leonardo Sciascia]]
Leonardo Sciascia nasce a Racalmunto, in provincia di Agrigento, l'8 gennaio 1921 in una famiglia piccolo-borghese. Dopo avere conseguito il diploma magistrale, è maestro elementare dal 1949 al 1957. Fino al 1970 svolge altri incarichi statali. In questi anni inizia a dedicarsi alla letteratura. Il suo primo libro, '' Le parrocchie di Regalpetra'', viene pubblicato nel 1956. Nel 1961 raggiunge la notorietà con il romanzo ''Il giorno della civetta'', con cui porta in primo piano un argomento all'epoca minimizzato dall'informazione pubblica: la mafia. Negli anni settanta il suo ruolo di intellettuale impegnato acquista maggior peso. Eletto al consiglio comunale di Palermo nel 1975 come indipendente nelle file del PCI, si dimette nel 1977 perché in contrasto con la linea del "compromesso storico" scelta dal partito. In seguito si avvicina al Partito Radicale, diventa deputato (1979-1980) ed entra a far parte della commissione parlamentare sull'omicidio di Aldo Moro. Continua la sua attività civile contro la mafia e le sue collusioni con il potere politico. Si oppone inoltre alle leggi speciali antiterrorismo, in nome dei princìpi garantisti. Muore a Palermo il 20 novembre 1989 per le complicanze di un mieloma multiplo.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=250-251 }}</ref><ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20012003 | Einaudi | Torino | p=1086 }}</ref>
 
Fin dalle prime prove come scrittore, Sciascia si rivela come un autore impegnato a smascherare le storture della realtà siciliana e in generale di quella italiana. È però distante dall'intento mimetico e dal pietismo del neorealismo; piuttosto, osserva le cose con un lucido rigore allo scopo di cercare una soluzione. Tutta la sua attività intellettuale è animata da una costante ricerca della verità, immergendosi nelle trame più torbide, mosso da una razionalità civile e mantenendo sempre la propria indipendenza. Ha infatti fiducia che il sistema possa essere riformato attraverso l'uso della ragione, una fiducia che si ricollega direttamente alla sua ammirazione per l'Illuminismo settecentesco. Nei suoi romanzi, scritti di preferenza nella forma del giallo, si incontrano quindi personaggi positivi, come il capitano Bellodi del ''Giorno della civetta'', che sono portatori di valori positivi come la razionalità e la giustizia. Proprio questo rigore, tuttavia, lo farà approdare a un cupo pessimismo.
Nel 1971 pubblica ''Il contesto'', un romanzo ambientato in un paese immaginario, nel quale un ispettore di polizia viene ucciso dai servizi segreti dopo aver intravisto le losche trame che legano la criminalità organizzata alla politica. Sciascia dimostra qui uno sguardo lucido e acuto sulla vita politica italiana negli anni della strategia della tensione. Questa prospettiva ritorna anche nel successivo ''Todo modo'' (1974), in cui dà un'immagine negativa e pessimistica della società italiana, analizzando l'anatomia del potere democristiano. Il fatto che in questi romanzi, pur essendo formalmente dei gialli, non vengano rivelati alla fine i colpevoli è un ulteriore indizio del pessimismo dell'autore, ormai consapevole dell'impossibilità che la verità e la ragione si affermino. In ''Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia'' (1977), prendendo a modello il romanzo illuminista di Voltaire, Sciascia parla dei suoi complessi rapporti con il PCI e racconta delle difficoltà di un giovane di fronte alle ottusità del sistema sociale. Lo scrittore ricorre alla struttura del giallo anche nelle ultime sue opere narrative, ''Porte aperte'' (1978) e ''Una storia semplice'' (1989).
 
Il medesimo rigore razionale dei romanzi si ritrova anche nei saggi. In Sciascia narrativa e saggistica si intrecciano, la finzione e i modelli letterari hanno sempre avuto lo scopo di rivelare la realtà presente.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20012003 | Einaudi | Torino | p=1085 }}</ref> Nella sua produzione lo scrittore siciliano si è interessato di letteratura (''La corda pazza'', 1970), storia (''La morte dell'inquisitore'', 1967), collegamenti tra politica e terrorismo (''L'affaire Moro'', 1979), fatti di cronaca (''La scomparsa di Majorana'', 1975; ''I pugnalatori'', 1976; ''1912+1'', 1986).<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=La narrativa del Novecento | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=251 }}</ref>
 
== Altri narratori del dopoguerra ==
[[File:Mario Soldati 01.jpg|thumb|Mario Soldati]]
'''Mario Soldati''' (Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro, 19 giugno 1999) lavora come regista cinematografico fin dagli anni trenta e dirige vari film, tra cui le trasposizioni di ''Piccolo mondo antico'' e ''Malombra'' di Fogazzaro, ''La provinciale'' (da un racconto di Moravia), ''La donna del fiume'' e ''Policarpo, ufficiale di scrittura''. Attivo anche in campo letterario, ha scritto opere in cui fonde analisi psicologica e gusto per l'artificio narrativo.<ref name="Ferroni1074">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1074}}</ref>
 
'''Guido Piovene''' (Vicenza, 27 luglio 1907 – Londra, 12 novembre 1974), appartenente a una nobile famiglia vicentina, attraversa i problemi e le inquietudini dell'Italia e dell'Europa tra gli anni del fascismo e i primi anni settanta, restado diffidente verso i valori morali predefiniti. La sua opera più nota è ''Lettere di una novizia'' (1941), un romanzo ambientato in un convento, nel quale i personaggi studiano se stessi nascondendo le ragioni delle proprie azioni sotto giustificazioni tortuose. Altre sue opere sono ''Le furie'' (1963) e ''Le stelle fredde'' (1970). All'attività di narratore affianca quella di giornalista e corrispondente dall'estero.<ref name="Ferroni1074" />
 
Al nome di '''Guido Morselli''' (Bologna, 15 agosto 1912 – Varese, 31 luglio 1973) è legato uno dei più celebri casi di autore scoperto solo dopo la morte. Conoscitore della letteratura europea e attento a tematiche filosofiche e religiose, collabora con varie riviste e pubblica saggi critico-filosofici. Conduce una vita appartata, dedito a uno scontroso individualismo e a gusti eccentrici, coltivando un moderato conservatorismo. Scrive vari romanzi, tutti pubblicati postumi dalla casa editrice Adelphi: ''Il comunista'' (del 1964-65, ma pubblicato nel 1976), ''Roma senza papa'' (scritto nel 1966 ma uscito nel 1974), ''Contropassato prossimo'' (1969-70, ma pubblicato nel 1975), ''Divertimento 1889'' (1970-71, uscito nel 1975), ''Dissipatio H.G.'' (del 1972-72, pubblicato nel 1977).<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | pp= 1081-1082}}</ref>
 
Postumo è stato anche il successo di '''Salvatore Satta''' (Nuoro, 9 agosto 1902 – Roma, 19 aprile 1975), un giurista che dedicherà gli ultimi anni della sua vita al suo unico romanzo, ''Il giorno del giudizio'' (1977).
 
Il maestro elementare '''Lucio Mastronardi''' (Vigevano, 28 giugno 1930 – Vigevano, 29 aprile 1979) scrive opere in cui fa esplodere la follia della vita quotidiana in provincia, mettendo in luce le assurdità che caratterizzano la realtà. La sua fama è legata alla trilogia composta da ''Il calzolaio di Vigevano'' (1962), ''Il maestro di Vigevano'' (1962) e ''Il meridionale di Vigevano'' (1964).<ref name="Ferroni1083">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1083}}</ref>
 
'''Luciano Bianciardi''' (Grosseto, 14 dicembre 1922 – Milano, 14 novembre 1971) conduce un confronto acre e beffardo con la società industriale e la cultura di massa. Tra le sue opere si ricordano ''La vita agra'' (1962) e ''La battaglia soda'' (1964).<ref name="Ferroni1083" />
'''Oreste Del Buono''' (Poggio, 8 marzo 1923 – Roma, 30 settembre 2003) svolge un'intensa attività editoriale e giornalistica. La sua produzione dimostra una grande curiosità verso i nuovi generi della narrativa, ma anche la volontà di trovare le ragioni della sconfitta esistenziale della propria generazione.<ref name="Ferroni1083" />
 
'''Piero Chiara''' (Luino, 23 marzo 1913 – Varese, 31 dicembre 1986) pubblica storie «insinuanti e scanzonate, maliziose e dalle invenzioni inesauribili».<ref name="Ferroni1084">{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | p= 1084}}</ref>
 
[[File:Raffaele La Capria - foto di Augusto De Luca.jpg|thumb|Raffaele La Capria]]
 
== La critica letteraria ==
La critica letteraria del dopoguerra mantiene una certa continuità con quella dell'epoca fascista, che verrà scardinata solo negli anni Sessanta. Inoltre, a fianco di studiosi illustri, anche scrittori come Calvino, Pasolini e [[../Eugenio Montale|Montale]] riveleranno eccezionali competenze critiche. In ambito accademico domina la posizione '''storicistica''', che comprende varie posizioni, dal crocianesimo "ortodosso" al marxismo schematico. Tra queste, molto originale è la posizione di '''Mario Fubini''' (Torino, 18 marzo 1900 – Torino, 29 giugno 1977), che partendo da una prospettiva crociana sviluppa grande attenzione per le forme stilistiche. '''Walter Binni''' (Perugia, 4 maggio 1913 – Roma, 27 novembre 1997) si concentra sulle poetiche e sulle tensioni esistenziali da cui si sviluppa la poesia. A questi temi si dedica anche l'estetologo '''Luciano Anceschi''' (Milano, 20 febbraio 1911 – Bologna, 2 maggio 1995), che ha un ruolo chiave nello sviluppo di una critica fenomenologica in Italia e nella diffusione della neoavanguardia. Al marxismo sono invece avvicinabili critici come '''Natalino Sapegno''' (Aosta, 10 novembre 1901 – Roma, 11 aprile 1990), formatosi nell'ambiente torinese degli anni venti, mentre '''Carlo Muscetta''' (Avellino, 22 agosto 1912 – Aci Trezza, 22 marzo 2004) dimostra maggiore attenzione per gli intrecci tra coscienza storica e sensibilità alle forme letterarie.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | pp= 1039-1041}}</ref>
 
Al di fuori dello storicismo ci sono prospettive critiche che si rifanno al razionalismo e al positivismo, che si basano su un rigoroso esercizio filologico. '''Sebastiano Timpanaro''' (Parma, 5 settembre 1923 – Firenze, 26 novembre 2000) sviluppa un materialismo antidogmatico, mentre tra i principali innovatori della critica letteraria italiana c'è '''Carlo Dionisotti''' (Torino, 9 giugno 1908 – Londra, 22 febbraio 1998), autore di ''Geografia e storia della letteratura italiana''. La critica stilistica influisce notevolmente sul rinnovamento della critica letteraria a partire dagli anni cinquanta, ponendo l'attenzione sulle forme linguistiche e sul lavoro filologico. Tra tutti, un ruolo chiave è quello di '''Gianfranco Contini''' (Domodossola, 4 gennaio 1912 – Domodossola, 1º febbraio 1990), che assumendo alcuni princìpi dell'estetica crociana pone l'attenzione ai testi e diffonde un modello di scrittura critica elegante, legata all'ermetismo.<ref>{{cita libro | Giulio | Ferroni | Profilo storico della letteratura italiana | 20022003 | Einaudi | Torino | pp= 1041-1042}}</ref>
 
== Note ==
7 877

contributi

Menu di navigazione