Indagine Post Mortem/Introduzione: differenze tra le versioni

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=== Alcuni concetti importanti da discutere: primi cristiani, risurrezione naturale o soprannaturale ===
In questo libro, userò il termine "primi cristiani" per etichettare coloro che affermavano di seguire Gesù durante il periodo dal 30 circa (poco dopo la crocifissione di Gesù) al 62, quando [[w:Lettera ai Filippesi|Filippesi]], l'ultimo dei primi documenti cristiani databili, vale a dire le sette indiscusse epistole paoline, è ampiamente considerato dagli studiosi come scritto in tal periodo.<ref>Per l'autenticità di queste sette lettere, vedi Dunn (2003); un certo numero di studiosi ha sostenuto l'autenticità di altre lettere; si veda, ad esempio, Carson e Moo (2005).</ref> Ho sostenuto altrove (cfr. ''[[Serie cristologica]]'') che le epistole paoline riflettono la diffusa convinzione cristologica tra i cristiani dal 30 al 62 [[w:e.v.|e.v.]] che consideravano Gesù come "veramente divino", cioè come il Creatore nella divisione Creatore-creatura e di uguale ''status'' ontologico di [[w:Dio Padre|Dio Padre]]. Data la vicinanza di questo periodo alla figura storica di Gesù, alcuni di questi primi cristiani lo avrebbero conosciuto personalmente. In questo libro, i "primi capi cristiani" si riferiscono agli [[w:Apostolo|Apostoli]], come i membri dei "[[w:Apostolo|Dodici]]"<ref>"[[w:Apostolo|I Dodici]]" (ὁ δώδεκα) è un titolo che si riferisce a coloro che furono scelti da Gesù per essere apostoli fin dall'inizio, piuttosto che riferirsi al numero dei discepoli (dopo la morte di Giuda rimasero solo 11 di questi apostoli); cfr. Fee (1987, p. 729). In ogni caso, l'assenza di [[w:Giuda Iscariota|Giuda Iscariota]] dopo la crocifissione non è rilevante per l'argomento che esporrò.</ref> e [[w:Paolo di Tarso|Paolo]], come anche i loro collaboratori, vedi [[w:Sila (apostolo)|Sila]] e [[w:Timoteo (discepolo di Paolo)|Timoteo]] (per una discussione sulle prove storiche dei primi seguaci e i loro oppositori [i [[w:Farisei|farisei]], i [[w:Sadducei|sadducei]], gli [[w:Esseni|esseni]], i [[w:Samaritani|samaritani]] e altri], vedere Meier 1991–2016, vol. 3).
 
Alcuni studiosi hanno affermato che il cristianesimo era estremamente vario all'inizio della sua storia e che dovremmo parlare di "cristianesimi primitivi (paleocristianesimi)" piuttosto che di "cristianesimo primitivo (paleocristianesimo)". Hanno sostenuto che "per tutto il primo secolo, e dalle prime prove che abbiamo in ''[[w:Fonte Q|Q]]'', [[Vangelo di Tommaso|''Tommaso'']] e Paolo, c'erano molti gruppi diversi che sostenevano Gesù come loro fondatore" (Cameron e Miller 2004, p. 20). Tuttavia, è evidente dalla citazione che anche questi studiosi riconoscerebbero tale elemento comune tra i presunti diversi gruppi esistenti: nonostante le loro differenze, tutti affermano di seguire Gesù (risponderò alle argomentazioni di questi studiosi nel [[Indagine Post Mortem/Capitolo 3|Capitolo 3]]). Usando il termine "cristiani" in senso lato per riferirsi a "coloro che affermavano di seguire Gesù" piuttosto che come "coloro che seguivano certe dottrine su Gesù", evito di porre la domanda nella mia argomentazione storica non assumendo che i cristiani fossero coloro che credevano che Gesù fosse risorto fisicamente e che questa era la visione "ortodossa". Definirò il "cristianesimo primitivo" come la religione di coloro che affermavano di seguire Gesù durante il periodo dal 30 al 62 e.v.; questa definizione lascia aperta la questione dell'estensione della diversità all'interno di questa religione. Nel Capitolo 3 mostrerò, basandomi sull'evidenza piuttosto che sulla definizione, che c'era un ampio riconoscimento nel cristianesimo primitivo che Gesù fosse risorto fisicamente.
 
C'è un ampio consenso tra gli studiosi storico-critici contemporanei sul fatto che un certo numero di persone avesse avuto esperienze che ritenevano apparizioni di Gesù risorto poco dopo la sua crocifissione e che motivavano la loro proclamazione del vangelo cristiano (Habermas 2006a, p. 79). Questa conclusione è stata rafforzata negli ultimi anni dalle argomentazioni nell'importante libro di [[w:Nicholas Thomas Wright|N.T. Wright]], ''The Resurrection of the Son of God'' (2003). In oltre 800 pagine, Wright sostiene che la tomba vuota e le apparizioni della resurrezione "si sono verificate come eventi reali... sono, nel senso normale richiesto dagli storici, eventi dimostrabili; gli storici possono e dovrebbero scrivere su di loro" (Wright 2003, p. 709). È il "fardello negativo" (p. 7) del libro di Wright sfidare il punto di vista di altri studiosi che hanno interpretato la risurrezione di Gesù come una risurrezione non corporea (cfr. ad esempio Schillebeeckx 1979, pp. 320-397, il quale afferma che la "risurrezione" è il modo della comunità cristiana di esprimere la sua esperienza della grazia di Dio e della conversione piena di fede in Gesù). Wright fornisce un'abbondanza di prove nel suo tentativo di dimostrare che il termine ''anastasis'' e i suoi affini (per es. ''exanastasis'') e le parole correlate si riferivano quasi sempre alla resurrezione corporea nell'antico mondo mediterraneo ''sia'' tra pagani e ''sia'' tra ebrei. (''Anastasis'' significa "in piedi" e si riferisce al cadavere che normalmente veniva seppellito in posizione supina [Gundry 2000, p. 118]. Su questo punto si veda anche l'interazione di Wright con Crossan in Stewart 2006; Madigan e Levenson 2008; Licona 2010, pp. 400-437, 543-546.) Wright nota l'eccezione trovata nella posizione attribuita a Imeneo e Fileto in {{passo biblico2|2Timoteo|2:17-18}}: "Fra questi ci sono Imenèo e Filèto, i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione (''anastasis'') è già avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni". Wright afferma che questa eccezione potrebbe anticipare il successivo ripensamento [[w:Gnosticismo|gnostico]] e la ''[[:en:w:Treatise on the Resurrection|Lettera a Rheginos]]'' della fine del II secolo. Wright sostiene che questa eccezione "usava il linguaggio della resurrezione per denotare qualcosa a cui quel gruppo di parole non si era mai riferito prima" (Wright 2003, pp. 267-270, 681). Wright (2008, p. 42) conclude: "era probabile che si verificasse un tale malinteso dell'intera questione, ma non altera la schiacciante impressione di unanimità".
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