Storia del femminismo italiano/3.2. La presenza femminile nei moti del 1848
3.2. La presenza femminile nei moti del 1848
[modifica | modifica sorgente]Durante i moti rivoluzionari del 1848, la partecipazione femminile assunse forme sempre più visibili e dirette. In molte città italiane le donne presero parte a manifestazioni, insurrezioni, proteste e attività di soccorso ai combattenti, offrendo assistenza ai feriti, ospitando patrioti e contribuendo logisticamente alle operazioni militari[1].
Alcune parteciparono attivamente agli scontri armati: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, che a Napoli reclutò più di 150 volontari e noleggiò un vapore a sue spese per raggiungere Milano appena insorta, si trovò a coordinare un battaglione di volontari lombardi durante la difesa di Roma; si ha inoltre notizia di donne che, travestite da uomini, combatterono sulle barricate, come accadde a Milano e Venezia.[2][3]
Nel discorso pubblico e nella stampa risorgimentale, le donne vennero spesso rappresentate come custodi di un nuovo ordine morale, elevandole a garanti della coesione nazionale e del sentimento patriottico. Questa idealizzazione rafforzava tuttavia la tradizionale dicotomia tra sfera pubblica maschile e sfera privata femminile, relegando le donne a ruoli di madri e mogli virtuose, educatrici e muse ispiratrici.[4]
In varie località, tuttavia, le donne manifestarono la volontà di superare i limiti imposti dai ruoli di genere, chiedendo un coinvolgimento più diretto nella lotta armata. A Venezia, durante l’insurrezione contro gli austriaci del 1848, Elisabetta Michiel Giustinian, Antonietta Dal Cerè e Teresel Moscon, anche a nome di altre patriote, richiesero formalmente al comandante della Guardia Civica di poter costituire un battaglione femminile. L’obiettivo era condividere con i loro padri, mariti e fratelli i rischi e l’onore della difesa nazionale[5].
In varie località, tuttavia, le donne manifestarono il desiderio di un coinvolgimento più diretto, mettendo in discussione i ruoli di genere codificati. A Venezia, durante l’insurrezione contro gli austriaci del 1848, Elisabetta Michiel Giustinian, Antonietta Dal Cerè e Teresel Moscon, anche a nome di altre patriote, richiesero formalmente al comandante della Guardia Civica di poter costituire un battaglione femminile, per poter condividere con i loro padri, mariti e fratelli i pericoli e l'onore della lotta per l'indipendenza nazionale.[6][7]
Le autorità risposero con ironia o con atteggiamenti paternalistici, autorizzando solo attività ausiliarie come la cura dei feriti o la preparazione di cartucce. Le donne armate erano viste come una minaccia all’ordine sociale e al modello di cittadinanza vigente.[8][2]
In questo contesto nacque a Venezia uno dei pochi periodici femminili del 1848, Il Circolo delle Donne Italiane, in cui si affermava l’importanza del ruolo femminile nella guerra e si collegava la partecipazione patriottica alla richiesta di piena cittadinanza. Nell'articolo di apertura del primo numero, Adele Cortesi rivendicò l’emancipazione femminile, con le stesse motivazioni presenti nel testo La causa delle donne, scritto durante la Repubblica del 1797 da un'anonima "cittadina".[9]
Anche a Roma, il periodico di impronta politico-pedagogica La donna italiana (aprile-novembre 1848), diretto da Cesare Bordiga, rappresentò un significativo tentativo di costruzione di uno spazio pubblico femminile. L'educazione femminile fu una tema ricorrente, con interventi che auspicavano un "giusto mezzo" per liberare le donne dall'ignoranza e dalla schiavitù familiare, pur mantenendo in qualche modo l'orizzonte delle "domestiche cure". [10] Ampio spazio venne dedicato alla cronaca delle azioni patriottiche compiute dalle donne, con resoconti di voci provenienti da tutta Italia, come la cronaca della partecipazione femminile alle cinque giornate di Milano. Autrici romane e non contribuirono al giornale con appelli, articoli, rassegne e componimenti poetici. [11]
In altre regioni alcune donne pubblicarono corrispondenze su giornali liberal-nazionali come Il Risorgimento di Torino e Il Nazionale di Napoli (1848), offrendo un punta di vista femminile sugli eventi politici e sociali dell’epoca.[12]
Note
[modifica | modifica sorgente]- ↑ Liviana Gazzetta, Il primo femminismo italiano: diritti e doveri delle donne nell’Italia liberale, FrancoAngeli, 1999, ISBN 9788846405525
ISBNnon valido (aiuto). - ↑ 2,0 2,1 Alberto Mario Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza, 2004, p. 95, ISBN 9788842071747.
- ↑ Laura Guidi, Patriottismo femminile e travestimenti sulla scena risorgimentale, in Studi storici, vol. 41, n. 2, 2000, pp. 571-587.
- ↑ Cavicchioli, pp. 64
- ↑ Brunella Casalini, Donne, nazione e cittadinanza. Il dibattito sull’emancipazione femminile nell’Italia dell’Ottocento, Carocci, 2001, ISBN 9788843018230
ISBNnon valido (aiuto). - ↑ Filippini, pp. 115
- ↑ Zazzeri, pp. 166
- ↑ Filippini, pp. 118
- ↑ Filippini, pp. 121
- ↑ Rosanna de Longis, “La donna italiana”. Un giornale del 1848, in Genesis, vol. 1, n. 1, 2002, pp. 261-266.
- ↑ Chiara Licameli, Voci di donne per una Italia Unita: «La donna Italiana: giornale politico-letterario», in Altrelettere, n. 7, 2018, pp. 1-23, DOI:0.5903/al_uzh-37.
- ↑ Soldani 2007, p. 219